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Alla ricerca di una lingua comune

By pino scaccia | maggio 11, 2008

La luna e la torre La torre di Babele è, insieme, un progetto e un luogo fisico.  Il luogo fisico è la torre vera, così come l’ho conosciuta a Samarra, in Iraq. Lì la chiamano “malwiya”, la spirale, splendida metafora architettonica dove è faticosissimo, sul serio, arrampicarsi in vetta superando passaggi tortuosi. Il progetto è quello di ospitare tutte le parole del mondo, per arrivare finalmente a capirsi, cioè a ritrovare una lingua universale proprio dove si dice sia nata l’incomprensione come punizione divina per i troppi litigi. Pensateci: cos’è cambiato da allora? Di parole, girando per terre difficili, ne sento sempre tante e diverse, cerco di sentirle tutte e qui cercherò di rappresentarle per arrivare anche il più vicino possibile alla verità. Sostengo da tempo che la verità assoluta non esiste. Esistono i fatti, sui quali ognuno ha la sua verità. Molto spazio sarà dato dunque alle persone più che ai luoghi.  Se da inviato del Tg1 il mio compito sarà, come sempre, quello di informare, questo sarà uno luogo intimo, dedicato al privato, un pò lo spazio dell’anima.  Una terra senza muri dove confidarvi quello che c’è dietro la notizia, ma anche un’occasione per me di guardare oltre il teleschermo, mettendomi in gioco, cercando di capire quando e dove si sbaglia, discutere insieme in questo villaggio planetario ormai spalancato, dove non ci sono (non dovrebbero esserci) più confini. Infine, volevo sottolineare che questo è un ritorno al futuro. Dopo un girovagare anche esaltante per il web torno sul portale della Rai portandomi dietro un’eredità importante: il testamento di Enzo Baldoni con cui ho diviso, proprio su questo sito, l’ultima avventura della sua vita. Fra le cose che ha detto ne ricordo soprattutto una:  “Lasciamo che siano i fatti a parlare. Il resto è chiacchiere e politica, tutte cose da cui voglio tenermi lontano”. Lui, autentico cronista di “pancia” ne ha dette molte altre che sono autentiche lezioni. Una alla volta ve le ricorderò.  ProfessioneReporter

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Topics: baldoni, iraq, tribù | 7 Comments »

7 risposte per “Alla ricerca di una lingua comune”

  1. pipistro scrive:
    maggio 20th, 2008 alle 23:46

    “Un’eredità importante: il testamento di Enzo Baldoni con cui ho diviso, proprio su questo sito, l’ultima avventura della sua vita”. Uno spunto perchè la vicenda di Enzo torna continuamente d’attualità e lo farà per molto – credo – confidando che vengano alla luce tante altre tessere del puzzle iraqeno.
    E’ del 13 maggio 2008 un’esclusiva di “Democracy Now!” in cui un ex graduato dell’intelligence militare (USA) rivela che l’Hotel Palestine di Baghdad era stato inserito in un elenco di possibili obiettivi prima dell’uccisione di due giornalisti. Si ricorderà che, appunto nel 2003, un carro armato americano bersagliò inopinatamente quell’albergo. L’operazione, accidentale secondo il Pentagono, provocò la morte di un cameraman di Reuters, Taras Protsyuk e di un cameraman di Telecinco, Jose Couso. L’amministrazione Bush negò poi di consegnare i responsabili dell’attacco al Palestine per un processo all’estero (né i militi sono stati mai incriminati negli Stati Uniti). Inutile sottolineare che l’episodio ce ne ricorda un altro del nostro recente passato iraqeno: l’impunità accordata ai responsabili dell’uccisione di Nicola Calipari e del ferimento di Giuliana Sgrena.
    Più in generale e traendo spunto dall’attacco al Palestine, una ex sergente dei servizi di informazione USA, certa Adrienne Kinne, rivela quindi ora a “Democracy Now!” di non aver visto solo l’elenco secondo cui il Palestine era un possibile bersaglio (particolare inconciliabile col fatto che tutti sapevano che l’Hotel era solito ospitare i giornalisti), ma anche che in quel periodo (2003 – 2004) erano sotto controllo tutte le possibili comunicazioni di ONG e di giornalisti, anche americani, in Iraq.
    La Kinne prestava allora servizio a Fort Gordon, in Georgia, e la missione in cui era coinvolta con un’altra ventina di persone includeva l’intercettazione di tutte le comunicazioni satellitari in Iraq e Afghanistan. Si trattava – dichiara – di migliaia e migliaia di conversazioni e dell’identificazione di altrettanti numeri correlati ad ogni genere di attività in corso in quei paesi.
    Precisa infatti la Kinne: “Nel corso del tempo, visto che lentamente cominciavamo ad identificare numeri e loro titolari, la che mi diede gran preoccupazione fu che cominciavamo a trovare sempre più numeri che non appartenevano ad alcuna organizzazione affiliata al terrorismo o alle milizie iraqene e afghane e simili, ma ad organizzazioni per gli umanitarie, Organizzazioni non governative, compresa la Croce Rossa, la Mezzaluna Rossa, Medici Senza Frontiere ed una gran quantità di organizzazioni per gli aiuti umanitari. Ed erano inclusi anche i giornalisti”.
    La conversazione (agevolmente reperibile in rete, trascrizione compresa) dura a lungo e sono molti gli spunti meritevoli di approfondimento. Ma non è difficile immaginare perchè l’ho collegata agli ultimi giorni di Enzo.

  2. Magritte60 scrive:
    maggio 29th, 2008 alle 15:17

    Ciao Pino, mi rendo conto scoprendo solo ora questo nuovo formato del blog, traghettato ufficialmente sulla RAI di quanto tempo sia passato da quando non navigo più e inseguo come un matto la mia linea di glleggiamento personale. Ora che la mia tribù personale è passata da concreta ad effimera, anche ritornare in certi luoghi, come la grande tribù e quel condominio che è la Torre, non è facile, ma il tempo passa e le cose si succedono. Però ora si ritrona e sicome è tanto che non ci si frequenta salvo che per cose di necesità (ma le amicizie solide sono fatte anche così) si ricomincia e per cui si può ritornare a frequantre i diversi luoghi anche del passato. :o)
    Si ricominicia ;o)

  3. pinoscaccia scrive:
    maggio 29th, 2008 alle 15:26

    Nostalgia del borgo. Il borgo resta, dentro noi: certi rapporti non si cancellano.

  4. Mirko Caruso scrive:
    gennaio 3rd, 2009 alle 16:27

    Che piacere ritrovare online questo disegno dopo anni,peccato che l’immagine sia piccola. Io conservo ancora l’originale e spero sempre di potertelo dare prima o poi, lo feci con questo intento :)
    Un abbraccio, Mirko.

  5. La rosa scarlatta | La Torre di Babele scrive:
    agosto 11th, 2009 alle 08:34

    […] Sta quattordici piani sopra, io al terzo lui al diciassettesimo. Naturalmente del Palestine. Lui e’ Enzo Baldoni, si definisce viaggiatore, di sicuro è un blogger. Ci siamo già incontrati di sfuggita un paio di volte. Una volta al check-point, un’altra di notte quando scoppiò l’ordigno nel giardino del ristorante. Io lo chiamavo bomba e lui “rosa scarlatta”. Il suo diario di bordo irakeno si chiama Bloghdad. Una prospettiva diversa, ma forse uguale, di vivere l’inferno. Comunque, un grande compagno d’avventura. Baghdad, 9 agosto 2004 Un cronista di pancia […]

  6. La Torre vista dall’alto | La Torre di Babele scrive:
    giugno 9th, 2010 alle 16:59

    […] di cambiamento. Lo spiegai giusto due anni fa di questi tempi quando lo spazio approdò nel sito del Tg1. Va ribadito adesso che il sito cambia faccia, un pò anche per fare un bilancio. In due […]

  7. irisilvi scrive:
    maggio 12th, 2012 alle 17:25

    I ricordi sono come un’onda, vanno e tornano in un continuo, incessante refrain. Alcuni, come uno tsunami, arrivano come un preavviso di morte, altri cullano e riempiono i nostri spazi interiori. La dolcezza contrapposta alla forza per generare la vita.

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