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Quando l’errore è irreversibile

By pino scaccia | Maggio 27, 2008

Dall’Australia arriva oggi una notizia importante. Ottantasei anni dopo essere stato impiccato, un uomo è stato scagionato. Bella consolazione per i parenti, se ancora ne ha. Colin Campbell fu giustiziato nel 1922 per stupro e omicidio di una compagna di classe, una bambina. Nuovi rilievi hanno dimostrato che le prove erano irrimediabilmente viziate. In Australia la pena capitale è stata abolita nel 1975 e certamente quest’errore giudiziario è prezioso per chi combatte contro chi vuole reintrodurla. Del resto, la grande possibilità di errore (irreversibile) è uno dei punti di forza della campagna contro la pena di morte. Non se ne preoccupa certo la Cina dove processi sommari (e reati minimi, trentotto in tutto fra cui teppismo e contrabbando) portano ad almeno cinquemila esecuzioni l’anno (il novanta per cento del totale) oppure gli altri quaranta regimi autoritari che ne fanno uso frequente (Iran, Pakistan, Iraq e Sudan in testa) ma certo la possibilità di errori, oltre ai motivi morali, fa venire molti dubbi negli undici Paesi a democrazia liberale dove la pena di morte è ancora attiva. Il Canada, per esempio, dove un uomo (Steven Truscott) è stato liberato con tanto di scuse del procuratore generale dopo quasi cinquant’anni nel braccio della morte. Condannato nel 1959 per l’omicidio di una ragazzina, il Dna ha dimostrato che non era lui l’assassino. E poi gli Stati Uniti dove la percentuale degli errori giudiziari, secondo fonti autorevoli, si aggira intorno al cinquanta per cento. Insomma, metà dei giustiziati sono innocenti. I rapporti stabiliscono che dal 1973 al 2006 sono stati rilasciati 132 prigionieri dopo prove approfondite. Solo il governatore dell’Illinois, George Ryan, ne scoprì tredici in un anno. Proprio nei giorni scorsi sono stati scarcerati due condannati per delitti non commessi: Levon Jones nel North Carolina e James Woodard in Texas. Il primo stava nel braccio della morte da quindici anni, l’altro da ventisette. Loro in extremis non hanno conosciuto il boia. Ma gli altri? Da oggi a ottobre sono in programma sedici esecuzioni: sicuro che sono tutti colpevoli? Accorgersene dopo è inutile, una beffa.

Intanto, un altro minore è stato condannato a morte in Iran. L’anno scorso sono stati giustiziati sette minori dal regime di Teheran.

Topics: inquestomondodisquali | 16 Comments »

16 risposte per “Quando l’errore è irreversibile”

  1. Xaaraan - Il blog di Antonella Beccaria » Pino Scaccia: quando l’errore ? irreversibile scrive:
    Maggio 27th, 2008 alle 22:32

    [...] Pino Scaccia, Quando l’errore ? irreversibile: Ottantasei anni dopo essere stato impiccato, un uomo ? stato scagionato. Bella consolazione per i [...]

  2. Danith scrive:
    Maggio 27th, 2008 alle 23:42

    contro la pena di morte sempre…
    tra gli “errori” di oggi, nonostante le nuove tecniche e le prove non decisive, vorrei ricordare tra i tanti Derek “Rocco” Barnabei e Joseph O’Dell

  3. fuoridelcoro scrive:
    Maggio 27th, 2008 alle 23:59

    la pena di morte è aberrante, incivile
    finchè succede in cina o o in iran non mi meraviglio, ma lo scandalo è che c’è ancora negli stati uniti che vogliono esportare la democrazia nel mondo

  4. maurizio scrive:
    Maggio 28th, 2008 alle 06:43

    facciamo l’amore no le guerre

  5. franca bassi scrive:
    Maggio 28th, 2008 alle 08:24

    Tanti sono morti, innocenti, tanti sono stati uccisi, innocenti. Chi ha ucciso è giusto che deve pagare, togliere la libertà, penso che sia sufficiente. Chi siamo noi, per decidere a un cuore di battere.

  6. Meri scrive:
    Maggio 28th, 2008 alle 08:27

    Non basta definirsi liberali, democratici per esserlo. Soprattutto quando ci si erge a “civlizzatori” del mondo.
    Chi vuole davvero combattere la pena di morte lo fa senza distinguere il paese dove essa viene applicata.
    Non ci dovrebbero essere differenze fra la pena di morte in Iran e quella applicata in Cina o negli Usa.
    Nessun interesse economico o politico può giustificare.
    Invece spesso vedo il tema della battaglia contro la pena capitale utilizzato come mezzo di propaganda politica contro questo o quel paese, a seconda delle opportunità politiche del momento, sai dai poltici che da alcuni mezzi di informazione.
    Chi fa cortei, petizioni, denunce contro questa aberrazione in Iran, deve farlo allo stesso modo anche contro gli Usa, e viceversa. Sennò è solo ipocrita malafede.

  7. NyFrigg scrive:
    Maggio 28th, 2008 alle 09:37

    Meri, sottoscrivo tutto :-)

  8. Padre Brown scrive:
    Maggio 28th, 2008 alle 10:12

    Mi ricordo uno spot azzeccatissimo ma andato poco in onda. Parlava in prima persona un condannato e solo nel finale, quando scoprivi, dalla sentenza del tribunale che era innocente, scoprivi che era un morto ammazzato tramite inienzione letale.. Era preciso. Diretto.
    Si, il fatto di non poter “cambiare idea” è indubbiamente un punto di forza dell’anti pena di morte. Ma credo che il punto di forza debba essere un altro. Semplice. Che non si uccide. Punto. Nemmeno con il mandato di colpevolezza. A parte il solito discorso della “spirale”, credo che bisogna infondere proprio il valore della vita. Non si uccide. E soprattutto non in mio nome. Nel nome del popolo come si legge sulle sentenze. Non in mio nome.

  9. latorredibabele scrive:
    Giugno 5th, 2008 alle 12:55

    Curtis Osborne, condannato a morte per l’uccisione di una coppia nel 1991, è stato ucciso con un’iniezione letale nel carcere di Jackson, in Georgia. Al suo caso si era interessato anche l’ex presidente americano Jimmy Carter, che aveva lanciato un appello perché la sua sentenza fosse tramutata in ergastolo. Osborne è morto alle 21:05 locali di ieri, le 03:05 di oggi ora italiana. Si tratta del secondo condannato a morire nello stato americano della Georgia da quando la Corte Suprema in aprile ha messo fine alla lunga moratoria sulle esecuzioni, il 42.mo nello stato da quando la suprema corte ripristinò la pena capitale negli Usa nel 1976.

  10. UnaMusa scrive:
    Luglio 5th, 2008 alle 18:11

    Grazie per il Suo lavoro.

  11. latorredibabele scrive:
    Agosto 6th, 2008 alle 13:25

    Persino il presidente Bush si era opposto all’esecuzione della condanna a morte, nell’ottobre del 2007, dal momento che la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja aveva chiesto l’annullamento della sentenza e un nuovo processo. Ma lo stato del Texas non ha voluto sentire ragioni e la notte scorsa ha giustiziato il messicano Jose Medellin, 33 anni, condannato per aver stuprato e ucciso una sedicenne nel 1993, delitto commesso insieme ad altre cinque persone. (…) La Corte di Giustizia Internazionale aveva chiesto un nuovo procedimento ma la Corte Suprema texana ha respinto l’ultimo ricorso di Medellin e il boia ha proceduto con l’esecuzione, la quinta nello Stato, che ha il primato del record di esecuzioni. Infatti il Texas ha già fissato per quest’anno altre 14 esecuzioni, cinque entro agosto.

  12. Paolo Carinci scrive:
    Settembre 17th, 2008 alle 23:57

    L’esecuzione della condanna a morte di Troy Anthony Davis, in Georgia, potrebbe avvenire in qualsiasi momento tra il 23 e il 30 settembre, nonostante i numerosi dubbi sulla sua colpevolezza. Davis è stato condannato a morte nel 1991 per l’uccisione dell’agente di polizia Mark Allen MacPhail in un Burger King di Savannah, nello stato della Georgia: un omicidio che Davis continua a negare di aver commesso. Contro di lui non sono mai state presentate prove concrete e l’arma del delitto non è mai stata ritrovata. Il processo si è basato interamente su deposizioni fatte a seguito di pressioni della polizia, le quali presentavano notevoli incongruenze e che in seguito sono state ritrattate da molti dei testimoni. Davis si è visto inoltre negare ripetutamente la possibilità di presentare nuove testimonianze che avrebbero potuto scagionarlo dall’accusa di omicidio. Davis era già stato a un passo dall’esecuzione nel 2007. Il 16 luglio , neanche 24 ore prima, la Commissione per la clemenza l’aveva bloccata e rinviata di 90 giorni, rinvio poi prolungato dalla Corte suprema della Georgia che aveva deciso di riesaminare il suo caso. L’esame è terminato il 17 marzo di quest’anno, quando la Corte ha negato un nuovo processo a Davis. Amnesty International chiede alla Commissione per la clemenza di commutare la sentenza. Firma l’appello

  13. blogfriends scrive:
    Ottobre 14th, 2008 alle 20:33

    WASHINGTON – L’obesita’ non lo ha salvato dal boia. Pesante 121 chili, il condannato a morte Richard Wade Cooey aveva chiesto alla Corte Suprema degli Stati Uniti di non essere ucciso con una iniezione letale: vista la sua stazza, questa la teoria dei suoi difensori, l’esecuzione sarebbe stata troppo lunga e dolorosa. L’appello e’ pero’ stato rifiutato e l’uomo, 41 anni, finito nel braccio della morte in Ohio per lo stupro e l’uccisione di due studentesse universitarie nel 1986, e’ stato giustiziato. (Agr)

  14. latorredibabele scrive:
    Ottobre 22nd, 2008 alle 09:10

    Un uomo di 29 anni, Joseph Ray Ries, è stato giustiziato con una iniezione letale in un penitenziario del Texas. Si tratta della prima di dieci esecuzioni capitali programmate nei prossimi trenta giorni nello stato. Ries era stato condannato per l’omicidio di un uomo di 64 anni. La concentrazione di esecuzioni in un mese è «eccezionale anche per il Texas», ha commentato il presidente della coalizione texana per la pena di morte, Rick Halperin.

  15. No alla pena di morte | La Torre di Babele scrive:
    Marzo 15th, 2009 alle 13:44

    [...] International si oppone incondizionatamente alla pena di morte, ritenendola una punizione crudele, inumana e degradante ormai superata, abolita de jure (per [...]

  16. barbara brunati scrive:
    Marzo 15th, 2009 alle 14:25

    Certezza della pena. E’ questo, a mio parere, il punto di partenza per una Giustizia da ricostruire e su cui, credo, nessuno avrebbe da ridire. Perché in presenza di un processo condotto correttamente, con prove inconfutabili e senza smania di spettacolarizzazione, che portasse l’imputato alla carcerazione per 5,10,20 o 30 anni, o foss’anche per tutta la vita, ogni cittadino vedrebbe la giusta pena inflittain maniera proporzionale al delitto commesso. E le vittime sarebbero, se non “vendicate”, almeno parzialmente “risarcite”.
    Invece ci ritroviamo con delinquenti a piede libero ed innocenti in carcere, indagini svolte spesso sotto la pressione dei media e quindi a rischio di errore, nonché leggi interpretate in modo difforme (o deforme?) che suscitano rabbia e desiderio di vendetta nei cittadini. E qui si chiude,molte volte, il cerchio dell’odio: nella voglia di farsi giustizia da soli o di sostenere le posizioni estreme di chi punisce un delitto con un altro delitto, anche se la morte è “di Stato”. E se un innocente è giustiziato o passa più della metà della sua vita in carcere, chissà perché, non importa mai a nessuno. Per lui, non è previsto alcun risarcimento.

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