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La prigione negata

By pino scaccia | Maggio 29, 2008

Questa foto è rara. Si tratta della base americana di Bagram, in Afghanistan. L’ho scattata da un elicottero delle truppe Usa con cui ho condiviso il lavoro a febbraio. Insomma, ero “embedded” o come più gentilmente ci definiscono gli americani ero un ospite. Ho dormito più notti in quella base, da dove partono i caccia per il sud, ho mangiato parlato  e fatto amicizia con i marines. A tutti ho chiesto della prigione. Nessuno ne sapeva niente: ed erano sinceri perchè è gestita direttamente dalla Cia. Anzi, fino a poco tempo fa addirittura negata perchè costituiva una sorta di pre Guantanamo. Adesso quella prigione è citata in un rapporto di Amnesty international sui diritti umani. A Bagram infatti ci sono, da anni, almeno seicento prigionieri senza accuse nè processo (addirittura 25 mila in tutto l’Iraq).  E’ una delle denunce più forti dell’associazione. Sono 81 i Paesi al mondo che praticano ancora la tortura, altri 77 hanno leggi che limitano la libertà d’espressione. Nel rapporto c’è anche l’Italia. Citato fra gli altri anche un caso che seguiamo da tempo, quello di Abou El Kassim Britel, in carcere da cinque anni senza che nessuno gli abbia mai spiegato perchè.

Topics: afghanistan, reportage | 6 Comments »

6 risposte per “La prigione negata”

  1. Siv scrive:
    Maggio 29th, 2008 alle 19:56

    Ecco il mio primo commento sulla nuova postazione… Torno a firmarmi siv, come ai vecchi tempi..! ;) ehhhh noi anzianotti della Torre..! :D :D Quante ne abbiam viste attraverso i tuoi occhi!!
    Un abbraccio, a presto!

    Siv alias SparklingDiamond

  2. khadija scrive:
    Maggio 29th, 2008 alle 22:08

    grazie! da parte mia e di Kassim che è ancora in sciopero della fame,
    un cordiale saluto khadija

  3. franca bassi scrive:
    Maggio 29th, 2008 alle 23:44

    Grazie per la bella immagine, con la mia fantasia, ho lasciato solo le montagne innevate, quel parcheggio di mostri e scuri bisonti, con un grosso aquilone l’ho nascosto. Spero un giorno di tornare a Kabul libera. Si apriranno le prigioni, felice come una bimba, lancerò tanti aquiloni colorati, voleranno, poi in picchiata, si confonderanno con i gabbiani bianchi, liberi per sempre voleranno insieme nel cielo azzurro.

  4. Quelle notti a Bagram | La Torre di Babele scrive:
    Giugno 24th, 2009 alle 20:03

    [...]  «Hanno fatto cose che non si farebbero nemmeno agli animali». A parlare è uno dei ventisette ex detenuti del carcere di massima sicurezza statunitense a Bagram, in Afghanistan, intervistati negli ultimi due mesi dalla Bbc. Solo due degli ex prigionieri hanno raccontato di essere stati trattati bene nel carcere. Tutti gli altri hanno accusato i responsabili americani della prigione di abusi e torture. Il Pentagono, da parte sua, respinge al mittente ogni accusa, insistendo sul fatto che ogni prigioniero è stato trattato secondo le norme del diritto umanitario. Molti degli ex detenuti hanno confermato di avere subito abusi fisici, di essere stati costretti a denudarsi davanti a donne militari, di essere stati minacciati di morte. «Hanno fatto cose che non si farebbero nemmeno agli animali», ha detto un ex prigioniero conosciuto come Dottor Khandan. «Ci hanno gettato addosso acqua fredda in inverno e minacciato di morte. Ci mettevano ogni tipo di medicina nei succhi di frutta o nell’acqua per farci rimanere svegli e interrogarci», ha aggiunto”. La prigione negata [...]

  5. Da “embedded” a Kandahar « Professione Reporter scrive:
    Febbraio 6th, 2010 alle 11:46

    [...] Quelle notti nella base di Bagram in camerata con i marines Categories: afghanistan Commenti (0) Trackback (0) Lascia un commento Trackback [...]

  6. Missione da “embedded” | La Torre di Babele scrive:
    Febbraio 7th, 2010 alle 10:42

    [...] Fucile, tastiera, polvere e molta disciplina. A Kandahar le vite di reporter e soldati sono legate a doppio filo per giorni e notti. Come accade sempre per i giornalisti «embedded», termine inglese che significa «inserito». Nel mondo dei media e nel gergo del Pentagono, viene utilizzato per definire quei cronisti che seguono le missioni di guerra entrando a far parte delle stesse unità operative. Essere embedded al Kandahar Air Field è un’esperienza con caratteristiche particolari. Sebbene affidati alle unità di una precisa nazione, si vive, almeno nella prima fase della missione, a contatto con i militari di venti Paesi diversi (…) Francesco Semprini  La Stampa  Quelle notti a Bagram [...]

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