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Sulle tracce di un esercito perduto
By pino scaccia | Giugno 18, 2008
Il mio primo impatto con la guerra è stato con una guerra del passato. Non studiata sui libri. Ma rivissuta, anche fisicamente, mezzo secolo dopo che si era conclusa. Ho passato mesi, anni nella valle del Don a ricostruire le tracce dell’Armir, l’armata italiana dispersa in quella che oggi è l’Ucraina. Un doppio viaggio, una parte (la più importante) negli archivi finalmente aperti dei ministeri sovietici, dall’altra (la più emozionante) sui luoghi della disastrosa marcia del Davaj. Ho dato risposte dopo tanto tempo a tremila delle ottantamila famiglie dei dispersi e ogni volta è stato un pugno allo stomaco, scoprendo il miracolo di chiudere un dubbio. Un altro pugno allo stomaco è stato assistere alla scoperta dei cimiteri nascosti, addirittura negati da Stalin e alla riesumazione ritrovando alpini italiani di allora come se fossi nel campo di battaglia con loro, sepolti da cappellani amorosi e nelle tasche le lettere scritte ma mai arrivate alla famiglia. Così, tra una ricerca e l’altra, ho scoperto e amato le storie di Rigoni Stern, umilmente ho cercato di aggiungere le mie storie. Non potendo competere con le sue emozioni vissute direttamente, ho cercato almeno di squarciare qualche mistero. Adesso che l’alpino-scrittore è morto sento di dovermi riavvicinare a quelle pagine. Nella prefazione, nel ‘92, scrissi che la più grande sorpresa era stata quella di aver scoperto che c’è qualcosa di peggiore della morte, ed è il dubbio. “Armir” è stato il primo dei quattro libri che ho avuto, finora, la forza di scrivere. Pubblicato con successo dalla Rai Eri, l’anno scorso è andato al macero. Ma la storia non si chiude. Anzi, sembra appena cominciata….
Topics: armir | 247 Comments »


Giugno 18th, 2008 alle 21:42
Non è facile, descrivere le sofferenze, se non si vivono, o si vedono. Calarmi dentro le pagine di Armir, non è stato facile, lo faccio da giorni, leggo, torno indietro, con quale penna, si deve scrivere il dolore? Deve essere stata così grande la loro sofferenza, che noi, non la possiamo neppure immaginare.
Avanti…
più avanti…
cammina!
La steppa…
non termina mai?
Perchè non ti fermi orizzonte?
[...]
Il cammino riprende.Coi segni di fame,
di sete,
di febbre,
stampati nel viso,
con gli occhi nel vuoto
che cerca la vita:
avanti…
più avanti…
cammina.
Quando leggo queste frasi, sento freddo, provo brividi e angoscia. Pino, credo che sei appena al principio, devi continuare per loro, solo tu, puoi riuscirci, Armir… non può tornare al macero. Lo vedo dalle tue immagini, sul tuo volto ci sono i segni, delle guerre, degli orrori che hai visto in tutti questi anni. Sono così stanca di scrivere, ho tanto desiderio di dormire, ma una parte di me si ribella, sento sempre di più questa pena, che non si placa mai.
Giugno 18th, 2008 alle 22:08
L’altra mattina alle dieci, Milano sembrava ferma. Però in Piazza Sant’Ambrogio, al Sacrario, qualcuno aveva dei fiori. Altri, con il baschetto da fante o il cappello da alpino, raccontavano fatti di molti anni fa. Persone che non si erano mai viste si parlavano come se si conoscessero da molto.
La commemorazione dei Caduti e Dispersi di Russia, è un evento particolare e sentito, però anche un po’ dimenticato, quasi fosse un dolore nascosto.
Milano ha un monumento particolare in Piazza Sant’Ambrogio, nel giardino del Sacrario. Un reduce, Lilli Mangano, che era della Divisione Vicenza, lasciò i suoi risparmi al Comune affinché ne facesse un monumento in ricordo dei caduti della sua Divisione. Questa mattina, il Presidente dell’UNIRR ha ricordato il sacrificio di questi nostri padri dicendo che erano andati in Russia “solo per aiutare”. In effetti, i compiti previsti per i Fanti di quella Divisione, erano di ordine nelle retrovie del Corpo Alpino. Ma questi soldati, che non erano addestrati per nessuna guerra, si trovarono ben presto a dover combattere come gli altri, permettendo così ai compagni della Tridentina di uscire dalla sacca di accerchiamento. Morirono quasi tutti.
Nella chiesa romanica dedicata a Sant’Ambrogio, questa mattina sedevo vicino a un reduce della Vicenza. L’ho riconosciuto subito perché aveva la mostrina cremisi e bianca sul bavero e ho sperato fino all’ultimo che fosse del 277° reggimento. Era proprio come lo Zio Antonio nel sogno: molto anziano, tranquillo e seduto, che aspettava, con le mani appoggiate al bastone.
Alla fine della messa finalmente gli ho chiesto di che reggimento fosse, e lui orgoglioso: “278° Reggimento di Fanteria, Divisione Vicenza”. (Pazienza, mi sono detta, del 277 è destino che non trovi nessuno). E allora gli ho chiesto di raccontarmi la sua storia, se era stato prigioniero. Lui mi ha detto subito che la guerra è una brutta cosa e che se lui era ancora vivo, è solo perché in Russia non era la sua ora: “Non c’è altra spiegazione” – ha detto – “ci avevano accerchiati, sul Don. Io sono andato avanti per salvare gli altri, sapendo che mi avrebbero sparato, e invece sono ancora qui. Non era la mia ora”. Non fu preso prigioniero, riuscì ad uscire dalla sacca prima aggregandosi al Vestone e poi ad un gruppo di pochi alpini. Ho pensato ai pericoli che può avere incontrato… cose che noi che siamo abituati a vivere comodamente non possiamo nemmeno immaginare.
Addio, nonno
Giugno 19th, 2008 alle 21:58
Quando penso alla nostra vita, e a cosa era la vita una volta, con la guerra, la fame, la prigionia e mille problemi veri, mi torna in mente una poesia di Pipistro che inizia così “ti han detto / del passo imprudente di una bionda fanciulla / che incespica in nulla
e perde la scarpa … “
Giugno 19th, 2008 alle 23:41
Desidero ricordare Rigoni Stern in quanto svolsi il servizio militare nell’ariglieria di montagna.
L’Associazione Nazionale Alpini rappresenta una risorsa nazionale, sempre pronta per interventi di emergenza e soccorso, migliaia di volontari che concretizzano la vocazione umanitaria con slancio, impegnata costantemente nelle importanti e strategiche attività di prevenzione con interventi di recupero e salvaguardia dei territori soprattutto montani, ( a questo proposito nel 2002 ho donato un’opera titolata: “La mia montagna” al museo storico delle truppe alpine di Trento il “Dos Trento”) da ricordare anche i diversi ospedali da campo, realizzati nel corso degli anni e gestiti da volontari A.N.A.
Da artista, vorrei che ogni città e paese italiano possedesse un monumento a ricordo degli alpini, quale testimonianza delle atrocità delle guerre e che accomunano persone desiderose di costruire la libertà e una pacifica convivenza fra i popoli.
Pur ribadendo il grande spirito di amicizia degli alpini, mi dispiace che nella festa delle sfilate non ci sia anche un rimando ai ricordi bellici, ai coflitti, alla sofferenza e alla morte, alla dura vita umana di tanti giovani, alle tante lacrime e vite distrutte!
Occorre ricordare affinchè la memoria non venga inghiottita dalle nevi della steppa o dalle parate e dalla baldoria, e svanisca la comozione delle cicatrici morali dei coflitti armati.
I giovani devono sapere della storia di quei ragazzi che ricevettero la cartolina precetto e partirono, anche se erano contrari alla guerra, anche se erano avversi al fascismo: la chiamata era di quella “patria cui non si usava metterla in discussione.
Gli alpini del Don russo furono i più colpiti ; 35 mila perdite su 57 mila effettivi, senza contare quelli che perirono in prigionia o a causa delle ferite e congelamenti.
Vi sono già molti libri che raccontano fatti legati alla guerra, ma quello di Rigoni Stern “Il Sergente nella Neve” è il libro più completo sulla narrazione della ritirata dalla Russia di un battaglione dell’esercito italiano. Questo battaglione era accampato sulla riva del fiume Don.
La ritirata avvenne a piedi, nell’inverno russo. La maggior parte dei militari italiani venne uccisa, quelli che si salvarono morirono congelati. L’inverno russo è rigido e gli italiani non erano preparati ad affrontarlo.
Non avevano uniformi e scarpe adatte alle temperature di quei luoghi. Devono scappare, col fuoco nemico che li bersaglia da tutte le parti. Praticamente senza cibo e con poche munizioni. Non potevano riposare perchè i russi avanzavano senza sosta. Avevano freddo ma dovevano continuare a marciare e combattere e riescono ad uscire dalla sacca sul fiume Don. Durante questa ritirata la maggior parte degli italiani muore di freddo e di stenti. Pure Mario R. Stern è ferito e semi congelato.
Ecco, vorrei che comparisse meglio quest’aspetto di smarrimento degli animi colpiti dalla guerra….
Giugno 19th, 2008 alle 23:46
Sono disperato… Dedico un post all’Armir e il commento è messo sotto un altro post….
Caro Stefano, leggendo infatti questo post saprai che ho seguito per molto tempo la vicenda. Molte leggende sono state sfatate. Per esempio quelle sulle scarpe di cartone. Ho visto con i miei occhi la riesumazione dei corpi: gli stivali erano di cuoio. Ci sono stati episodi in cui i russi hanno preso agli italiani gli stivali perchè erano migliori dei loro.
Lo smarrimento, certo. Stiamo parlando di una ritirata lunga e dolorosa. Ed è sicuramente vero che gli italiani non erano abituati a quelle temperature (arrivate a – 40).
Settembre 12th, 2008 alle 11:05
LETTERA DAL PASSATO
RUSSIA fronte del DON
Gennaio 1943
Mi chiamo Giaretta Antonio, Alpino del III° Battaglione Misto Genio 113 T.M.(telefonisti marconisti ) Divisione Julia, classe 1922, disperso in Russia nel fatto d’armi di Nikolajewka il 23 Gennaio 1943.
Sono nato a Creazzo, in via Masare. Un bel posto per crescere. Una casa modesta, in una piccola contrà, nella collina del « Ciosso ». Fuori dalla porta di casa, attraversata la corte, c’era una balconata dalla quale vedevo Olmo con il viale alberato, la pianura con, in fondo, i colli Berici, il Retrone con i salici lungo le sponde, i campi alberati e le siepi; qualche fattoria e nei campi delle piccole casette, ricovero per gli attrezzi.
Proprio davanti a casa un grosso gelso ombreggiava una fontana, dalla quale usciva acqua fresca. Vicino ad essa, un grande fico addossato ad una piccola legnaia, con una gabbia di conigli . Erano buoni, dolci e succosi quei fichi. Non eravamo ricchi ma sereni si.
Sono cresciuto in questo piccolo mondo con i miei genitori, Maria e Domenico e con i miei fratelli : Bovo con la passione per la caccia, Alviano con la passione per la musica, la fisarmonica ed il violino. Attilio sergente della div. Piave ed Albino, il più giovane dopo di me, con la passione per la Vittoria, che poi sposerà. Ero molto vivace ed un pochino malinconico, come tutti i sedicenni che si schiudono alla vita. Forse anche per questo piacevo alle ragazze. Erano belle le ragazze di Creazzo. La domenica, alla messa del mattino ed il pomeriggio alle S. Funzioni era un continuo intreccio di sguardi e le guance adolescenti arrossivano con facilità. Dopo, in piazza S. Ulderico , battute, risate e scherzi a non finire. Gli inverni erano freddi e la neve abbondante. Ma con la brezza primaverile arrivavano i primi tepori, le lunghe giornate e le chiassose serate in corte. Ricordo gli assolati pomeriggi estivi, mitigati dall’ombra fresca del « moraro »ed il silenzio pomeridiano rotto dal chiacchierio continuo delle cicale. E verso sera i voli di tante rondini. Odo ancora i loro stridii, perdersi in lontananza e verso l’alto nel cielo. Con l’autunno arrivava il lavoro nel vigneto, nel campo sotto casa. L’uva era bianca e nera e profumata. E poi di nuovo l’inverno: la vita col suo ritmo fremeva nel mio sangue diciottenne.
Ma poi la guerra chiamò ed io, uomo poco più che ragazzo, vestita l’onorata divisa degli alpini, compii il dovere al quale ero stato chiamato. E lo compii fino in fondo. La guerra, la maledetta guerra, mi portò lontano. Una guerra che non capivo in un paese che non conoscevo. Dovevo sparare, piazzare mine, uccidere, andare avanti. Io non l’ avrei mai voluto, non me lo sarei mai aspettato. Ma lo dovevo fare. Con nel cuore le ragazze del mio paese; con nel cuore Berto e gli altri amici ed il gusto dei fichi e del pane; con nel cuore l’ombra fresca del mio moraro e l’acqua buona della fontana; con la nostalgia delle risate in piazza e dei miei cari genitori e fratelli. Io, con la morte nel cuore dovevo sparare, fare la guerra. Ma non capivo. Sentivo però, che la guerra, la maledetta guerra, in un attimo m’aveva tolto tutto. Tranne la speranza di tornare e la ritrovata voglia di pregare. E lo scrivevo nelle cartoline di posta militare; chiedevo notizie « qui fa molto freddo, ma godo buona salute, da voi come va? Fatemi sapere, scrivetemi, mandatemi qualcosa che qui c’è molto bisogno. Mandatemi carta e buste per scrivere. Bolli ne ho ! » E mi firmavo vostro figlio e fratello Antonio. Una volta mi arrivarono dei confetti. Mio fratello Albino si era sposato con la Vittoria, che mi voleva un sacco di bene. Li tenni stretti a me quei confetti, non so per quanto tempo. Li distribuii ai miei amici. Erano buoni; sapevano di casa.
Ho risposto con una cartolina postale militare 202, inviando i miei più cari auguri alla Vittoria ed Albino per una vita felice. Poi, non per mia volontà, calò il silenzio. Non seppi più niente dei miei e loro non seppero più nulla di me. Non ero morto, ma neanche vivo: ero semplicemente disperso, un numero senza dimensione. Un silenzio, peggiore della morte, avvolse così mia mamma e mio papà. Almeno quella viene una volta sola. Quel mio silenzio dev’essere stato un incubo per i miei cari; un incubo di notte ed un tormento ogni giorno, durato tutta la loro vita e che, ormai, durerà per sempre. La mia Italia, tutta racchiusa in quel piccolo, amato, mondo di Creazzo non l’ho più rivista. Se non nei miei tormentati sogni di ragazzo, diventato adulto troppo in fretta, per colpa di una guerra, maledetta guerra.
Ho vissuto il freddo, la fame, la paura, nel fango, nella neve. Ho visto morire cari amici nell’inferno del fronte russo. Ho visto tante volte da vicino gli occhi, gelidi, della morte. Me ne sono andato pensando ai miei familiari ed alla loro sofferenza; troppo presto e troppo giovane. La guerra, la maledetta guerra, mi ha tolto tutto quello che la vita, con la sua pace mi aveva donato. Di me sono rimaste due foto ed una cartolina militare. Avevo 20 anni e come tutti tante speranze, gioie, paure. Ricorda, sempre, quando sentirai parlare di guerra, delle maledette terribili guerre. Pensate a me ed a tutti i compagni senza più voci. Pensateci come se fossimo ancora presenti; le nostri giovani vite non saranno passate invano. Ora vi saluto , torno nel nulla dal quale, sono fugacemente riemerso. Lascio per sempre questo tempo, nella speranza che questa mia lettera dal passato possa essere utile per un futuro di pace, senza più guerre.
Geniere Alpino Antonio Giaretta
III Battaglione Misto Genio 113^ T.M.
Divisione Alpina Julia
P.S. Questa è la mia vera e breve storia. Chissà quanti di noi, scomparsi, racconterebbero le stesse cose, solo cambiando nomi e località. Non ho più festeggiato un compleanno, da quel lontano 1942. Ero nato il 30 Ottobre del 1922. Non ho più udito canzoni né voci e parole di amici, di sacerdoti, di ragazze, di qualche giovane padre e madre o dei parenti di compagni « non più tornati». Se qualcuno volesse scrivermi, lo può fare indirizzando come sopra, presso mio nipote Giaretta Graziano v. Loghetto, 52 36050 Sovizzo (Vicenza ).
Ogni parola terrà vivo il ricordo mio e quello di migliaia di altri giovani, scomparsi per sempre, nella più grande tragedia della storia recente di questa amata Italia.
Settembre 12th, 2008 alle 12:00
Antonio, io non sono cattolica e per questo non posso ricordarti nelle preghiere, però ti assicuro che il pensiero di te, dei tuoi fichi e dei confetti lo custodirò nel mio cuore. Ti abbraccio e provo a riscaldarti dal gelo russo, Margherita.
Settembre 12th, 2008 alle 13:52
Grazie.Leggendo questa storia ho rivissuto,in parte,ciò che mi raccontava mia nonna.Anche,suo figlio,il fratello maggiore di mamma,nel 1944 ricevette la famosa cartolina.Partì,18 anni appena.
Aviere lui che sicuramente di aerei aveva visto solo quelli che bombardavano,bello,giovane e con la voglia di ritornare.Ma non è ritornato.Disperso.Come tanti altri.Di lui rimangono delle foto che ha spedito come cartoline da Rodi.Un nome scritto su una targa che il comune ha posto al cimitero.E l’attesa,fino all’ultimo respiro,di una mamma.Si era convinta che avendo perso la memoria non ricordasse più chi fosse.Magari era sposato,aveva figli e…miracolo,gli ritornava la memoria.Non ha voluto accettare che la guerra glielo avesse portato via.Se ne è andata con questa speranza.Molti anni dopo.Con testardaggine e tanti no,sono riuscita,
a conoscere che fine avesse fatto.Fatto prigioniero dopo l’8 settembre dai tedeschi,insieme a migliaia di altri italiani,imbarcato su di una nave che li avrebbe condotti in Germania per lavorare nelle fabbriche belliche,furono silurati e affondati dagli Alleati.Tutti dispersi.Morti senza un corpo da restituire alle loro mamme.
Antonio,zio Giuseppe e a voi tutti morti in guerra,ogni guerra.
E senza distinzione di nazioni,ideologie,religioni e razze,Dio vi abbia in Gloria.
Settembre 12th, 2008 alle 14:05
Antonio, con te c’era anche qualcuno che non ho mai conosciuto…
Era il fratello di mia nonna mai più tornato dal fronte! solo una foto sbiadita rimane di lui, non ha una tomba ma un albero con inciso il suo nome dove i cari possono piangerlo…
Settembre 12th, 2008 alle 15:45
Caro Antonio, lei è più o meno coetaneo dei mie nonni. Anche loro, spesso, raccontano del passato, delle guerre, di chi partiva senza più tornare, dei sacrifici, delle provazioni, delle cartoline che arrivavano dal fronte. Mio nonno, però, non ha partecipato in prima persona alal guerra. Il racconto della sua vita mi ha commosso. Non resti nel silenzio, però, perchè persone come lei devono restare alla luce del sole, senza più incubi o rimpianti per un passato che si è stati costretti a vivere e per cose che si è stati costretti a fare. Potrei essere sua nipote. Le mando un abbraccio forte e la ringrazio per qui tra noi. Magari e la sua lettera servisse a far capire a tanti che le guerre sono sporche…soprattutto di sangue innocente!
Settembre 12th, 2008 alle 22:33
Ho capito male io o le ragazze?
Antonio è disperso,chi scrive è il nipote?
Settembre 12th, 2008 alle 22:37
Mi sembrava ovvio, forse perchè per molti anni ho seguito l’Armir. Certo che è il nipote, Graziano.
Settembre 12th, 2008 alle 23:18
Si si franca, mi sono rivolta ad Antonio perchè è bello parlare anche con chi non c’è più… mi ha ricordato i racconti di mio nonno ed io bambina non capivo bene ma restavo lo stesso ad ascoltarlo per come riusciva a coinvolgermi nei sui ricordi di soldato ventenne che aveva conosciuto la guerra e aveva saputo trarne qualcosa di buono… certo lui fu più fortunato di tanti altri!
Ebbene sì poco tempo fa abbiamo ritrovato anche una foto del nonno di quei tempi e pensate col suo cappello da… alpino ovvio!
Settembre 13th, 2008 alle 09:32
Si, sono il nipote, scusate la poca chiarezza. Sono felice per quanto avete scritto. Ma se qualcuno ha pensato che quel ragazzo, Antonio, fosse ancora tra noi, bè ho raggiunto lo scopo. In effetti quando scrissi la lettera, qualche mese fa, avevo ricecuto una missiva dal Ministero della Difesa, inerente una ricerca di Antonio. Tale ricerca, condotta a Mosca da parte di Onorcaduti, risultava, purtroppo, negativa. Inoltre avevo ricevuto copia del verbale di irreperibilità redatto il 16 Maggio del 1943 dall’11° rgt. Genio. Ero emozionato nell’aprire la missiva di Onorcaduti. Rimasi amareggiato nel leggerla e scrissi di getto la lettera; mi sembrava di essere sotto dettatura. Se non fossi un razionale penserei che, a dettarmela, fosse stato mio zio nel tentativo di farsi beffe dell’oblio del disperso. Quanto scritto nella lettera, nomi e località sono reali. Delle persone citate solo mia zia Vittoria è ancora vivente e le farò leggere quanto avete scritto. Mio zio aveva un carattere gioviale e ” smorosava “, con Berto, il suo amico del cuore ( fratello della Vittoria ), a Sovizzo, dove aveva una mezza ” morosa “. Spero di non essermi dilungato troppo; vi ringrazio per le vostre parole e spero tanto che tutto ciò contribuisca a far riemergere quel libro disperso di Pino Scaccia.
Settembre 14th, 2008 alle 13:45
Caro Graziano,
anche io sono nipote di un Antonio disperso in Russia.
Lui era nella Vicenza e anche lui aveva una “morosa” in Italia che non rivide più. Aveva comprato l’anello di fidanzamento e lo lasciò in custodia a casa, chiedendo di conservarlo per il suo ritorno.
Anche io sto facendo ricerche, se posso darti un consiglio non fermrti ad Onorcaduti. Ci sono altri canali di ricerca anche se certo, il fatto che la loro ricerca a Mosca abbia dato esito negativo significa che probabilmente – ma non certamente – morì in battaglia. La miglior morte, credimi. Se leggi cosa succedeva nei campi di prigionia, in particolare nei primi campi di smistamento, puoi stare certo che il tuo Antonio ha fatto la morte migliore.
Sappi che Onorcaduti può dare notizie certe (e le dà con un impegno meraviglioso che assicura precisione e verità) ma non può fare supposizioni. Noi invece possiamo, possiamo prendere dati e incrociarli, leggere libri, confrontarci.
Graziano, se ti và contatta Pino che ti lascia il mio indirizzo e-mail. Sarei davvero felice di condividere con te i miei primi piccoli successi di questa ricerca.
Settembre 15th, 2008 alle 11:30
Cara Silvia, certo che mi va. E’ quello che voglio.Ogni qualvolta mi si apre una pista si apre una speranza. Quasi come inseguire delle impronte lasciate su quella neve. Non so come contattare Pino.La mia e-mail è la seguente herbolab@libero.it. Ho letto parecchi libri sulla prigionia ed è vero che per molti di loro la morte è stata il minore dei mali. Vorrei far conoscere una persona che reputo meravigliosa. Si chiama Venturini Luigi. Era sergente Maggiore della stessa compagnia di mio zio, la 113^ del III Btg. Misto genio della Julia. Oggi responsabile del Tempio di Cargnacco. Ha scritto un libro ” La fame dei vinti “, tremendo per quel che si legge; grande per la mancanza di odio e per la speranza e la tenacia che trasudano le sue pagine. ( per inciso è stato pubblicato due anni prima de ” La fame dei vinti ” di Pansa ). Dopo 2 anni di prigionia, senza notizie dei suoi,rimpatriato arriva alla stazione di Udine. Un militare gli porge una tazza di brodo caldo; scrive Venturini pg.147 ” Sono teso dall’ansia ed esco con la tazza in mano. La gente mi parla ma non sento cosa dice; non so cosa fare, guardo ancora tra la folla e laggiù, vicino ad un gruppo di persone, intravedo una figura scarna che guarda dalla mia parte: mio padre! Un colpo al cuore e la tazza mi cade dalle mani: Sono bloccato e, senza dir parola, mi ritrovo tra le sue braccia. Ci sosteniamo a vicenda accomunati dal pianto. – E’ una settimana che ti aspetto! – dice mio padre – ieri è venuto da noi un carabiniere e tua madre quasi muore dall’emozione. – La mamma è viva ? gli chiedo. – Siamo tutti vivi.- Dio ti ringrazio per questo grande giorno, la Tua Mano ha premiato la mia fede “. Al telefono, qualche tempo fa, al ricordo di tale incontro, ancora gli si bloccava la voce. Mi ha detto ” ancora oggi non mi rendo conto come sia potuto uscire da quell’inferno. L’unica spiegazione è che Dio ha scelto me per poter raccontare.” Meriterebbe un film solo quell’incontro.Vi invito a leggerlo quel libro, in attesa di quello di Pino Scaccia.
Domenica prossima, al Tempio di Cargnacco, in provincia di Udine ci sarà l’annuale giornata del ricordo. Credo verranno tumulate delle salme rimpatriate. Ci saranno anche i reduci. Ogni anno, per ovvii motivi, sono sempre meno. Io ne ho conosciuto qualcuno di questi leoni dal cuore tenero, ormai alla soglia del loro tramonto. ” Ma come mai quest’anno, non c’è Giuseppe,Antonio, Piero, Marco, Luigi,Giovanni, …….. ? ” Mi è capitato di sentire la risposta ” Eh! el ga l’nfluensa, non credo ch’el vegnarà più “. Ben si capisce, dall’espressione, che ha raggiunto i suoi compagni. E , sugli occhi umidi, vedi comparire qualche sorriso dolce-amaro. In provincia di Vicenza ad Enego, sull’altopiano, in contrà Frison, c’è un piccolo tempio dedicato a questi nostri fratelli italiani non più tornati. E’ pieno di piccole lapidi con le foto dei vari Giovanni, Antonio, Giuseppe,…….. Immerso nei boschi e nei prati e vicino alla montagna, sembra una piccola scheggia di paradiso. Posto più bello, per loro, credo non si potesse trovare.
Un caro saluto da parte mia e di Toni
Settembre 15th, 2008 alle 12:33
Graziano, la mia email sta nei contatti. Comunque è questa
pinoscaccia@gmail.com
Settembre 15th, 2008 alle 12:50
Graziano,
anche io conosco alcuni reduci, figli di reduci e di soldati mai tornati da quell’inferno bianco. Proprio in questi giorni ho contattato la figlia del Capitano della Compagnia di mio zio, che era la Compagnia Cannoni 47/32 del 277 rgt Vicenza. E’ sorprendente la rete di contatti che si crea, tra ricercatori e parenti. Per fortuna l’UNIRR in questi più di 60 anni ha avuto la forza di tenere viva la memoria e di lottare affinché la verità potesse trionfare.
Ti scrivo, tu intanto guarda questo sito: GIS RUSSIA
E’ molto utile per poter capire dove si trovavano i nostri dispersi alla cattura o all’uccisione e potersi cos’ incamminare sulla strada della verità. A presto, Silvia
P.S.: Pino grazie per la disponibilità
Settembre 15th, 2008 alle 15:13
Pino Grazie anche da parte mia
Settembre 18th, 2008 alle 12:04
Ciao Silvia,
spero che i nomi dei reduci del 277° , che ti ho inviato, della zona di Brescia, ti possano aiutare. Nella zona di Torino non ho, per ora, trovato nominativi del reggimento.Il comandante del 277° era il Colonnello Giulio Cesare Salvi. Li ho trovati nel libro di Franzini Egidio, del 1952, Il cui titolo è “ Campagna di Russia – libro ricordo del CSIR e dell’ARMIR “. Riporta tantissime foto e dati. Voglio ricordare il lavoro immane del Dott. Franzini, ufficiale degli alpini ed ex internato, che scrisse questo libro, frutto di ben 40.000 lettere inviate ad altrettante famiglie di caduti e dispersi. Furono controllati e verificati i dati di tutte le risposte. La Vicenza,divisione alla quale apparteneva il tuo prozio Antonio, è la divisione dimenticata. Imbastita in quattro e quattr’otto, con il 30% degli effettivi non adatti al combattimento, senza mezzi nè salmerie, combattè strenuamente, fiancheggiò e fece da retroguardia alla Tridentina, durante la ritirata, fino al 26 Febbraio 43. Contro i carri da 26 tonnellate opponevano i loro fucili, qualche arma pesante ed una tenacia che diede molto filo da torcere. Molte famiglie italiane hanno rivisto il sorriso dei loro cari, grazie alla sofferenza di quei fanti; eroi per caso, per disperazione, per necessità. Erano contadini, artigiani, calzolai, operai, elettricisti, che tutto avrebbero voluto diventare tranne che eroi. E per di più dimenticati; col loro umile eroismo hanno tenuto spalla ad una tragedia che è diventata epica.
Settembre 18th, 2008 alle 13:14
Graziano,
ti ringrazio tantissimo per quei nomi, anche da qui.
Come ti ho scritto ho un cugino parroco proprio a Collio (il paese del primo nominativo) che si è già attivato.
Ti ringrazio anche per il titolo del libro che certamente leggerò. La Vicenza aveva anche marinai e aviatori, persone che magari erano state scartate dal servizio militare per problemi fisici (ernie e quant’altro) tutti trasformati in fanti per l’ “occasione”.
Appena ottengo la data per le ricerche all’USSME ti faccio sapere, così consultiamo i “diari”. A presto e ancora grazie
Settembre 18th, 2008 alle 16:19
per Pino. Ho trovato questa recensione del libro di Venturini citato più sopra. Non so se puo’ essere pubblicata. Io te la invio, poi vedi . Ciao
Domizia CARAFOLI
La fame dei vinti: 60mila gavette di rabbia. Prigionieri italiani in Urss
tratto da: Il Giornale, 23.11.2005.
Ci sono sessantamila fantasmi nella recente storia d’Italia. Sessantamila morti chiusi in un archivio le cui chiavi sono in mano alla cattiva coscienza del nostro Paese. A Giulio Bedeschi occorsero diciotto anni per riuscire a pubblicare “Centomila gavette di ghiaccio”, accettato da Ugo Mursia dopo il rifiuto di tutti gli altri grandi della patria editoria. A Luigi Venturini, friulano, ex sottufficiale della Divisione Julia, ne sono occorsi cinquantasei per dare alle stampe nel 2002 la storia dei soldati e ufficiali italiani sterminati nei campi di prigionia sovietici dal 1943 al 1945. Sono quei sessantamila fantasmi. «Fummo fatti prigionieri in settantamila -dice oggi Venturini- e ritornammo in diecimila. Per anni si accettò la favola che quei sessantamila erano morti durante la ritirata». Perché fino ad un certo periodo era inopportuno rendere noto che nel paradiso socialista si facevano morire i prigionieri di guerra.
Solo dopo la caduta del regime comunista, quando si aprirono gli archivi del Kgb, il settore Onorcaduti del nostro ministero della Difesa riuscì a visionare decine di migliaia di cartelle dei prigionieri italiani e a rintracciare i nomi di quarantamila soldati morti in prigionia e sepolti in fosse comuni. «Sugli altri ventimila ignoti che mancano all’appello -dice ancora Venturini- solo noi sopravvissuti conosciamo la verità». Una verità che Luigi Venturini, classe 1922, non ha mai avuto il coraggio di rivelare a voce alle madri dei suoi commilitoni che gli chiedevano notizie dei figli, in quel dicembre del ‘45, quando scese, scheletrico e coperto di piaghe, da una tradotta alla stazione di Mestre. Non aveva il coraggio di parlare ma non voleva dimenticare. «E così -racconta- dopo aver trascorso tutto il 1946 tra lunghe cure mediche, mi proposi di scrivere le memorie di quel triennio tremendo. Era il mio estremo omaggio agli amici morti. Eravamo partiti in nove da via del Bon a Udine, sono tornato solo io. Mi ero presentato al distretto di leva, il 15 gennaio 1941, avevo appena compiuto diciannove anni».
Come per Bedeschi, le memorie di Venturini rimasero a lungo nel cassetto. Che aria tirava, il reduce dai lager russi non ci mise molto a capirlo. «Quindici giorni dopo il mio ritorno a casa, si presentarono due partigiani, due ragazzotti col fazzoletto rosso e il mitra a tracolla. “Vedi di non inventarti storie -mi intimarono- sennò, se non ti hanno fatto fuori i russi, provvediamo noi”. Mia madre, poveretta, era terrorizzata». Poi gli anni trascorsero. «Quando la sera del 27 novembre 2000 vidi in televisione il presidente Ciampi in visita alle fosse comuni di Tambov, dove sono sepolti migliaia di prigionieri di guerra italiani, mi sono commosso fino alle lacrime. Finalmente. E pensare che i tedeschi fin dall’83 avevano sistemato e onorato i loro cimiteri di guerra in Russia. Da noi dei campi di prigionia sovietica non si è quasi parlato». Nel 2002 è uscito il libro di memorie di Venturini, “La fame dei vinti. Diario di prigionia in Russia di un sergente della Julia” (editore Gaspari, pagg. 171, euro 14,50). Titolo ispirato a “Il sangue dei vinti” di Giampaolo Pansa? «Niente affatto -risponde lui- il mio libro è uscito un anno prima». Non è un libro facile da leggere e Venturini lo sa. Contiene ciò che non ebbe il coraggio di raccontare alle madri degli amici morti «quando quasi mi vergognavo di essere sopravvissuto».
Luigi Venturini, radiotecnico responsabile dell’unica stazione radio del comando divisione, fu fatto prigioniero alla fine di gennaio 1943 a Valujki dove, dopo lo sfondamento del fronte sul Don, erano ripiegati i resti della divisione Cuneense e gli ultimi uomini della Julia, ignorando che la cittadina era già in mano russa. Il calvario dei prigionieri inizia da lì, nella gelida sera del 27 gennaio 1943, con 40 gradi sotto zero. Valujki, ma anche Podgornoje, Tambov, Rossosch, Buturlinowka, Arsh, Krinovaja, Elabuga: sono le tappe di massacranti trasferimenti, marce di centinaia di chilometri nella neve, compiute da uomini stremati, feriti, febbricitanti. «Davai, davai. Avanti, avanti, ci gridavano le guardie russe. Chi cadeva a terra veniva ucciso. Non c’erano camion per caricare feriti e congelati. Il 70 per cento dei soldati fatti prigionieri con me sono morti nei primi mesi del ‘43». Per gli altri si apriva un inferno fatto di lager dove venivano uccisi dalla denutrizione, dalle malattie polmonari, dal tifo, dalla dissenteria. Un inferno di vagoni piombati dove giacevano ammucchiati uno sull’altro nel proprio sterco, accanto ai cadaveri di quelli che non ce l’avevano fatta, tormentati dalla fame, dalla sete, dai parassiti.
Il fondo dell’inferno fu Krinovaja dove, nel delirio della fame, tra i prigionieri cominciò a dilagare il cannibalismo. Ma episodi simili si verificarono anche a Podgornoje dove si trovava Venturini: «Mi ero accorto di un fumo acre, come di carne bruciata che usciva da una stufa -ricorda- e mi chiedevo che cosa potesse essere, dal momento che il pochissimo cibo che ricevevamo era soltanto pane nero e una specie di zuppa. Me lo dissero i compagni che si dedicavano alla sepoltura dei morti: a molti cadaveri mancava il cuore o il fegato. Il taglio era netto e non si poteva scambiare per una ferita».
Si può sopravvivere a tutto questo? «La prigionia -risponde Venturini- mi ha mostrato l’orrore della vita e il suo contrario. Io sono vivo grazie a una donna russa che mi raccolse con la febbre altissima perché avevo una polmonite doppia, mi caricò su una slitta e mi portò fino a Podgornoje dove fui ricoverato in quello che era stato un ospedale di retrovia della divisione Tridentina. Dopo la guerra, sono ritornato nei luoghi che ho attraversato da prigioniero, e l’ho cercata. Era morta ma ho saputo il suo nome. A lei ho dedicato il mio libro. “A mamma Fëkla Juchnevic e a tutte le madri russe a cui debbo la vita”. Queste donne furono meravigliose, divisero con noi -i loro nemici- il poco che avevano, quando fuggivamo dai campi in cerca di cibo. Una carità evangelica».
Un contrasto singolare, quello fra la durezza del trattamento che i sovietici riservavano ai prigionieri e la generosità dei civili. «Me ne sono chiesto anch’io la ragione -dice Venturini-. Ho spesso pensato che i nostri carcerieri ci volessero eliminare tutti. Credo ora che la nostra tragedia abbia avuto cause molteplici: la durezza obiettiva della situazione (gli inverni erano tremendi) e la durezza del carattere russo. Poi c’era l’odio ideologico verso “i fascisti”, la loro disorganizzazione dovuta sia alla guerra sia al regime, la mancanza di viveri, di mezzi di trasporto, di carburante…».
Venturini sopravvisse alla polmonite, al tifo, all’enterocolite, alla malaria, alle piaghe provocate dalla massiccia infestazione di pidocchi, all’anemia provocata dalla denutrizione. Sopravvisse alle urla dei morenti di cancrena, alle cataste su cui era costretto a buttare i poveri corpi disarticolati dei compagni morti. Sopravvisse anche alla tentazione di accettare la proposta di tornare in patria per un’azione di spionaggio contro il suo Paese. «I russi mi sottrassero tutto: abiti, oggetti personali, la foto dei miei genitori. Riuscii a salvare l’immaginetta della Madonna di Castelmonte che mia madre, sua devota, mi aveva dato al momento della partenza».
Il 4 dicembre ‘45, cinquantatré giorni dopo la partenza dal campo di Elabuga, il sergente Venturini -46 chili e le gambe gonfie per la distrofia provocata dalla denutrizione- attraversava il Brennero. I treni dei reduci erano accolti da una folla di padri e madri con fotografie in mano: scrutavano ansiosi le larve che scendevano dai vagoni. Da 35 mesi non sapevano nulla dei figli.
Non fu un ritorno facile per il sottufficiale della Julia. «La mia casa era diroccata per i bombardamenti, mio padre, brigadiere dei vigili urbani, era stato denunciato da un collega per collaborazionismo (parlava un po’ di tedesco) ed era stato prima incarcerato e poi epurato, non avevamo una lira. Ma io ero tornato. E quando, dopo le tradotte del gennaio 1946, fu chiaro che dalla Russia non sarebbe tornato più nessuno, decisi di mettere sulla carta la nostra storia, per ricordare almeno i miei otto amici partiti con me che erano rimasti là». L’atteggiamento del Paese ufficiale nei confronti dei reduci fu un misto di incredulità e di fastidio. «Nella primavera del 1946 l’atmosfera politica sconsigliava la pubblicazione di storie che potessero accusare l’Unione Sovietica. I miei appunti rimasero nel cassetto».
Per i tre anni di prigionia, al reduce furono assegnati tre anni di paga da sottufficiale. «Ma nell’estate del 1947 vennero i carabinieri con un documento che mi imponeva di restituire tutto al distretto militare di Udine. Andai a protestare. “Mancano i fondi”, mi risposero. Avevo appena ricominciato a lavorare, restituii tutto a rate di mille lire al mese».
Settembre 20th, 2008 alle 07:57
Pino, altre due librerie mi hanno detto che il il tuo ARMIR è irrecuperabile. Mi puoi spiegare cosa intendi dire quando scrivi ” Ma la storia non si chiude. Anzi, sembra appena cominciata….” E pensare che in questi giorni ho trovato ” Davai ” un libro scritto nel 1948 di Palmieri L. e ” La guerra che non si doveva fare ” di Amedeo Tosti del 1945. Ciao.
Graziano
Settembre 20th, 2008 alle 10:08
Credo che sia recuperabile solo online.
“La storia non si chiude…” perchè quando l’ho scritto erano soltanto i primi passi della scoperta degli archivi Armir. Chissà…se trovassi la forza di riprendere le ricerche….
Settembre 20th, 2008 alle 13:49
Piano, piano. Noi intanto ( le centomila gavette di ghiaccio ) facciamo il tifo. Solo quello possiamo fare; Magari qualcuno che dia una mano, disinteressatamente, salterà fuori.
Ad ogni modo, questo spazio che ci hai dedicato è già una forza. Il poi ….sarà quel che sarà.
Ottobre 2nd, 2008 alle 10:56
Ciao Pino
Ieri ho trovato una sorpresa nella mia casella: una mail inviatami dal sig Plini del Gis, con la mappa delle posizioni del III Btg.misto genio della Julia, relative ai mesi di Nov. e Dic. 43. Nella sua mail Il sig. Plini cita questo blog. Da cosa nasce cosa.
Grazie
Ottobre 17th, 2008 alle 18:39
Ciao Pino
Ho letto in questi giorni “Magnani un soldato fra due epoche “, che ho molto apprezzato. In quel testo si fanno molti riferimenti al tuo Armir e sono tornato, quindi, a ricercarlo. Questa volta l’ho trovato. Dovrei ricevere il libro fra una settimana.- In questi giorni ho ripensato al 21 settembre scorso a Cargnacco, all’annuale giornatat della memoria. Una cerimonia toccante con gli onori resi alle salme di un Alpino e di un Bersagliere di Torino, identificati ed ambedue riesumati in un cimitero dell’Ucraina. C’erano tanti reduci. Non è per essere di ” buon malocchio”, ma l’anno prossimo qualcuno in meno………..
” Questione di anagrafe,- mi ha detto il Cav. Venturini, – ma ogni anno siamo sempre meno, cosa vuoi è così la vita.”
Io non so come funzionino le cose nel vostro ambiente di lavoro e quindi la mia sarà una idea balorda, o quantomeno irrealizzabile, ma non potreste, che ne so, col Dott. Vespa o gli Angela, imbastire qualche lavoro con interviste, immagini. documentari o quant’altro, con questi ultimi reduci .Raccogliere le loro testimonianze, fare qualcosa che non li faccia dimenticare, che consegni al ricordo i loro volti di vecchi e la loro storia. Di materia ed argomenti sai quanti ce ne sarebbero! Ho letto. in questi giorni, il libro di Paolini; il suo “Sergente” nell’edizione televisiva, trasmessa da La7 ha avuto un largo seguito. Quasi ogni famiglia italiana ha avuto a che fare direttamente od indirettamente con i fatti del CSIR e dell’ARMIR. Inoltre a Gennaio ricorre l’anniversario di Nikolajewka. Si potrebbe rinverdire un tema.
Ciao.
Ottobre 17th, 2008 alle 19:07
Personalmente sto pensando alla maniera di ritornare sull’argomento. Mi entusiasma e mi commuove.
Ottobre 19th, 2008 alle 08:21
Io credo che Graziano abbia ragione: il prossimo gennaio ci sarà il 66° anniversario di Nikolajewka. Lo scorso gennaio è passato in sordina, come tutti gli anni, anche perché – giustamente – si commemorava anche la fine di Auschwiz. Ma visto che questi soldati sono la nostra vita, la nostra famiglia e la nostra storia, credo che meritino più spazio di cosa è stato concesso loro fin’ora.
Pi’, sarebbe grande se riuscissi ad ottenere un servizio per l’occasione. Non so bene cosa succeda a Roma, ma qui a Torino è commovente. Come tu sai bene.
Novembre 13th, 2008 alle 21:49
ciao a tutti.
Sto anche io ricercando un soldato che risulta disperso sul fronte russo dalla fine di febbraio 1943 credo il 25.Ho letto che il sig. graziano invia a Silvia una lista di reduci della “Vicenza”.Mi puo aiutare?Ha una lista di reduci del 9°battaglione misto genio?Io scrivo dalla toscana e fino ad ora non sono riuscito a trovare che poche notizie.Leggo anche che Silvia parla di provare anche altre strade oltre ad onorcaduti,quali sono?Posso eventualmente contattarvi alle vostre mail che ci sono nelle vostre risposte?Grazie.Gabriele
Novembre 13th, 2008 alle 22:47
Che bello che ogni tanto qualcuno passa di qui…. Grazie Gabriele, ogni persona che non perde la speranza e che continua a cercare è una ricchezza. Non vorrei mmetere la mia e-mail qui, però nei contatti trovi quella di Pino, che ti può dare la mia. Sarei felice di poterti aiutare, ma il tuo soldato di che Divisione è?
Novembre 13th, 2008 alle 23:11
Innanzi tutto ti ringrazio per aver risposto subito.
Il 9° battaglione misto genio era compreso nel Corpo d’Armata Alpino,era formato da tre compagnie,la 109 telegrafisti,la 117 marconisti e la 2 fotoelettricisti.Non so di quale compagnia facesse parte.Chiederò la tua mail e nei prossimi giorni ti contatterò.Grazie ancora.
Novembre 13th, 2008 alle 23:29
Ok, tu cerca di capire la Divisione, se puoi. Il Corpo d’Armata Alpino aveva Julia, Tridentina e Cuneense, poi in un secondo momento si è unita la Vicenza (che però era fanteria). Ti faccio un esempio: mio nonno era nella Divisione Tridentina, Battaglione Vestone, non ricordo la compagnia. Hai un foglio matricolare? Probabilmente lì c’è scritto.
Novembre 14th, 2008 alle 23:20
Ho ricontrollato;c’erano 5 battaglioni del genio tre dei quali associati alle divisioni alpine julia,cuneense e tridentina,rispettivamente il secondo,terzo e quarto.C’erano poi altri due battaglioni,uno dei quali era il nono misto genio,che erano inseriti nel Corpo d’Armata Alpino.Queste notizie le ho reperite da un sito relativo all’Arma del Genio.Non ho il foglio matricolare perchè il distretto militare dell’epoca non esiste più ed è stato accorpato a quello del capoluogo di provincia dove la ricerca è assai difficile.
Novembre 15th, 2008 alle 12:22
Ciao Gabriele, ho visto stamane la tua mail, alla quale ho cercato di rispondere, ma mi torna indietro con indirizzo sconosciuto. Ti rispondo da qui. Ho nomi ed indirizzi, non molti per la verità, di appartenenti al IX Batt. Misto Genio; inoltre ho i nomi di tutti i comandanti delle varie compagnie del Battaglione al momento della partenza per il fronte russo, che avvenne il 18 Luglio 42 da Bolzano. Dammi qualche giorno, dato che ho parecchio da fare di questi tempi e t’invierò tutto quello che ho. Se vuoi trovare il foglio matricolare devi rivolgerti all’archivio di stato della città nella quale era il distretto militare; tutti i documenti storici dei distretti militari sono conservati li. Devi cercare assolutamente il F.M., perchè è riassunta la storia del servizio militare del soldato, comprese le date di avvicendamento nei territori dichiarati in stato di guerra. Hai sentito Onorcaduti di Roma o l’UNIRR di Milano?
Un caro saluto
Novembre 15th, 2008 alle 17:54
Ciao Graziano,ti ringrazio moltissimo e attendo con ansia tutto il materiale che mi puoi mandare.Nel frattempo proverò a inviarti un altro mio indirizzo mail.Grazie ancora,ciao
Novembre 15th, 2008 alle 18:25
Ciao ragazzi, mi chiamo Mauro e sono amico di Gabriele,il soldato che sta cercando è mio zio Giuseppe. Purtroppo non sapevo dove andare a cercare ma grazie a Gabriele ho conosciuto un mondo nuovo,con speranze di avere qualche notizia in più. Ovviamente il mio desiderio più grande (ma credo per tutti voi),sarebbe trovare dove giace per poterlo riportare a casa. Ringrazio tutti per ciò che fate e vi prometto che anche io farò di tutto per aiutarvi. Grazie Gabriele.
Novembre 15th, 2008 alle 23:59
Mauro, Gabriele, secondo me un modo per “trovare” o comunque cercare (e in qualche caso trovare) quando non si hanno notizie certe, è fare supposizioni. Cerchiamo pure tutti i dati certi possibili dei nostri parenti morti in Russia, ma arriveremo, probabilmente, ad un punto di non ritorno. Da lì, considerando che ci sarà sempre un punto interrogativo di fondo, possiamo fare ipotesi, possiamo associare possibili percorsi a testimonianze lette, possiamo mischiare tutti i dati in nostro possesso e fare statistiche, possiamo (e questa è la grandezza di internet) passarci le informazioni. E’ cosa vorrei cercare di fare, anche per capire la sorte del mio prozio.
Novembre 16th, 2008 alle 00:01
Sì, devo proprio tornare ad interessarmene….
Novembre 16th, 2008 alle 00:28
Hai proprio ragine Silvia.Cercando su internet si trovano comunque tanti nuovi fattori e date che confrontati ti fanno anfare avanti in più direzioni delineando meglio la situazione.
Ho chiesto la tua maila Pino ma non l’ho ancora ricevuta;proverò a chiederla anche a Graziano e appena ce l’ho ti contatto
Novembre 16th, 2008 alle 18:54
Si Pino, sono d’accordo. Fra l’altro Il tuo libro dovrebbe arrivarmi a giorni, almeno spero. Ne ho ordinate due copie.
Grazie Mauro per le tue parole. Il 21 Settembre scorso nel Tempio di Cargnacco è stata scoperta una lapide commemorativa, dedicata a quella che è stata definita l’Armata Silenziosa, ossia tutti i familiari che hanno sofferto il non ritorno di qualcuno, che hanno cercato e che ancora cercano. Dici bene Mauro,vorremmo riportarli a casa, in questa nostra Italia; la ferita, evidentementa, non è rimarginata del tutto. E noi che cerchiamo di trovare, non foss’altro che una località, un nome, apparteniamo a questa Armata Silenziosa.
Sempre in quella data sono stati resi gli onori militari all’Alpino Goller Giulio Giuseppe, n. il 05/12/1922 a Besenello (Tn ), caduto il 21 /01/1943 ed esumato dal cimitero Politotdeskoje, Appartenente al 9° Alpini. Ed al Bersagliere del 3° Fusetti Ambrogio, nato a Turate ( Co ) 07/01/1922, caduto in data 01/12/1942, esumato dal cimitero Konovaloff. Ora riposano a Cargnacco, avevano 21 anni e stanno li a dirci che simili orrori non debbono più ripetersi. La guerra, per usare le parole del gen. Magnani, non è follia ma omicidio.
Gabriele, io ti ho inviato per prova sei mail, alle due caselle, ma ho difficoltà sia nell’aprire le tue sia nel risponderti, nel senso che mi torna un avviso d’indirizzo sconosciuto. Quante ne hai ricevute ? Delle tue sono riuscito ad aprirne solo una
Novembre 17th, 2008 alle 07:46
Gabriele, ti aspetto.
Questa settimana non riuscirò a segire tutto molto bene, ma tuscrivimi.
Intanto ti lascio un link con importanti dati tratti da documenti ufficiali
A presto!
Novembre 17th, 2008 alle 19:51
Ciao a tutti.Graziano ho ricevuto una mail con delle indicazioni per richiedere il foglio matricolare e la storia straordinaria di quella gamella che dopo 60 anni è tornata dal suo Alpino;ti ho anche risposto e poi un’altra di prova a cui non mi è stato possibile dare la conferma di lettura.Grazie per le indicazioni.
Silvia,Ho chiesto a Graziano(se ha ricevuto la mail di stamani 17/11)di darti il mio indirizzo mail così mi puoi contattare,grazie per il link,vado subito a vedere ciao e grazie tante a tutti.
Novembre 18th, 2008 alle 08:42
Gabriele, si, ho ricevuto l’email di Graziano con il tuo indirizzo… fai solo passare qualche giorno, anche se magari già domani riesco a scriverti, non so. Ho un po’ di faccende da seguire, ma appena riesco ti scrivo! Grazie
Novembre 18th, 2008 alle 10:14
Buongiorno a tutti! Trovo questo blog e mi si apre il cuore! sono giorni che sto facendo una ricerca su mio nonno che risulta disperso e morto in Russia. Nel 1993 dal Ministero della Difesa è giunta la lettera che GIUSEPPE LEGORI (nato il 06/04/1914 – a Castelverde (CR)) è deceduto nel campo nr. 80 di ASBEST, luogo che ho trovato io per caso sulla cartina della Russia. Non risulta infatti tra i campi di prigionia che per esempio leggo nel sito dell’UNIRR. Nel 2002 inoltre il riceviamo, a seguito della mostra aperta a Milano nel castello sforzesco, una lettera dell’UNIRR appunto, in cui si evince che il nonno faceva parte del 277° rgt fanteria. Ho scoperto qui sul blog che questo reggimento faceva parte della divisione VICENZA. Sarebbe bello poter avere più informazioni, sapere se qualcuno ha più notizie anche di questo famigerato campo nr. 80 di ASBEST che non risulta da nessuna parte, sapere se ci sono ancora in vita persone che hanno fatto parte del 277° rgt ecc. Io dal canto mio continuo la ricerca in internet anche grazie ai siti che voi proponete. Vi ringrazio in anticipo per tutto quello che riuscirete a scoprire. Anche qualche particolare mi basterebbe! Silvia M.
Novembre 18th, 2008 alle 11:02
Carissima Silvia,
che bellissima notizia, finalmente qualcuno del 277° reggimento, proprio come il mio zio Antonio!!
Per favore mi scrivi anche tu? Chiedi il mio indirizzo a Pino, o a Graziano, li trovi nei precedenti messaggi.
Poi segui il link del gs russia (commento 18), e scrivi asbest nella ricerca località: ti fa vedere dov’è.
Spero di sentirti presto, anche se, come dicevo a Gabriele prima, il questi giorni sono un po’ presa da altre cose, ma al più presto rispondo a tutti e due!
P.S.: una notizia: c’è in progetto un libro proprio sulla Divisione Vicenza!
Novembre 18th, 2008 alle 11:06
p.s per silvia m.: ti mando una pagina di una pubblicazione di onorcaduti sui campi di prigionia
Novembre 18th, 2008 alle 16:27
Ciao Silvia M. Ti mando degli indirizzi di appartenenti al 277° Reggimento della div. Vicenza.
Dolci Mario Cesare fu Berengario sold. I /2 via Vecchia, 18 Cremona.
Maggiore Gerardini Gabriele via Meli n° 5 Cremona
Mereni Giovanni sold. II/ 5 via dei Mille, 30 Cremona
Sono gli unici che ho trovato di Cremona. Nel mio indirizzario ne ho tanti altri, ma di città lontane es. Palermo. Li ho inviati anche a Silvia. Se ti interessano fammelo sapere, le invierò anche a te. Spero ti siano utili. Il tempo, purtroppo, corre. Può essere che siano andati avanti, come si dice fra noi Alpini, o che le famiglie non esistano più. T’incoraggi il fatto, però, che io ho trovato due reduci viventi del Battaglione di mio zio, a Giugno e Luglio di quest’anno.
Uncaro saluto Graziano
Novembre 19th, 2008 alle 09:56
Come posso ringraziarvi? Silvia, Graziano, grazie mille. Ora cerco l’indirizzo mail di Silvia. E mi annoto subito i nomi dei reduci! Ma si potrà disturbarli? Voi come avete agito?
Novembre 19th, 2008 alle 11:02
ciao a tutti io sono alla ricerca del nonno di mio marito morto in russia nel1942 non ho quasi nulla su di lui sembra che nessuno lo conosca
se vi fornisco il uo nominativo mi potreste dare qualche indicazione
Novembre 19th, 2008 alle 11:09
la mia mail per chi mi volesse aiutare nelle ricerche : merilu.75@hotmail.it grazie
Novembre 19th, 2008 alle 11:12
Carissima SILVIA M,
se hai la fortuna di trovare un reduce, stai tranquilla che non lo disturbi.
Purtroppo i reduci della Vicenza che io ho cercato di contattare sono “andati avanti”, tuttavia ho trovato la figlia del Capitano della Compagnia di mio zio, persona gentilissima.
sarebbe bello sapere di che battaglione e compagnia faceva parte tuo nonno Giuseppe, tu hai un foglio matricolare? Potrebbe non esserci scritto, nel caso ti dirò come fare. Ma ora penso che sarebbe importante che tu trovassi il suo foglio matricolare. Segui le istruzioni di Graziano al commento 35.
Novembre 19th, 2008 alle 11:32
Silvia! No, io non ho nessun foglio matricolare ed ora vado al commento che mi dici per provare a trovarlo! Ti dico anche che ho contattato Graziano per scriverti direttamente sulla tua casella di posta elettronica. Grazie mille!
Novembre 19th, 2008 alle 13:19
Questa è per Pino. Ho letto altre parti del Blog, anche se il mio ” chiodo” è qua. Ho letto quello che hai scritto. La sofferenza che traspare dal contatto con l’inferno della guerra, delle guerre che hai documentato. Ed allora, mi sono venute in mente due citazioni: una è di Dickinson Emily ” Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere. (Emily Dickinson).
L’altra è di Chaplin ” Ci vuole un minuto per notare una persona speciale, un’ora per apprezzarla, un giorno per volerle bene, ma poi tutta una vita per dimenticarla”. Credo che almeno un grazie per questo spazio sia doveroso da parte di tutti noi.
Novembre 20th, 2008 alle 00:21
Ciao Maria;per sapere qualcosa di più sul nonno di tuo marito,la cosa migliore è come ti dicono gli altri il foglio matricolare.Però,pe raiutarti nelle ricerche ti può essere utile sepere che al Tempio Sacrario di Cargnacco(che trovi sul sito della UNIRR)hanno tutti i nomi dei militari dispersi in Russia e ti sanno dire il reparto di appartenenza,ti bastano nome cognome data di nascita e paternità.Prova con una telefonata.Ciao
Novembre 20th, 2008 alle 08:17
Indubbiamente PINO, grazie davvero per aver dato modo di parlare di una tragedia che ormai tante persone hanno dimenticato. Lo sapete che nella mia biblioteca di zona a Milano, ho trovato solo (e sottolineo SOLO) quattro libri che trattassero dell’ARMIR e della campagna di Russia? Dei titoli che sono stati proposti su questo blog nemmeno l’ombra… Ma cosa volete: questa è la vita e bisogna andare avanti. Cosi almeno si dice.
Novembre 20th, 2008 alle 08:18
Ps. Graziano, la citazione della Dickinson è meravigliosa.
Novembre 20th, 2008 alle 09:06
SILVIA M., ma tu vivi a Milano?
Beh allora sappi che sei molto fortunata. Perché non vai alla sede UNIRR di Milano, lì trovi un sacco di libri e documenti. E persone disponibili ad aiutarti. In particolare puoi chedere del VicePresidente Nazionale Signora Luisa Fusar Poli. E’ gentilissima e sa come aiutarti.
Novembre 20th, 2008 alle 10:37
Questa poesia mi ricorda le nostre centomila gavette di ghiaccio
Portare la nostra parte di notte
la nostra parte di mattino.
Di immensa gioia riempire il nostro spazio,
il nostro spazio riempire di disprezzo.
Qui una stella, là un’altra stella.
Qualcuno smarrisce la via!
Qui una nebbia, là un’altra nebbia.
Poi, il giorno!
Un caro saluto a tutti gli ” Abitanti “
Novembre 20th, 2008 alle 14:03
Anche io vorrei esprimere la mia gratitudine per questo sito.In poco tempo stiamo diventando sempre di più.
A volte penso a cosa debbano aver sofferto quei ragazzi,mi rendo conto di non poterlo neanche immaginare.La guerra è è terribile e sapere di morire così lontano da casa,senza vicno i propri cari,consapevoli che forse non avranno mai una tomba su cui piangere,fa tremare l’anima.
Aiutiamoli a trovare la pace che meritano.
Novembre 21st, 2008 alle 12:23
Udite e voi tutti gioite.. Cercato nel lontano 2007, ordinato varie volte a varie librerie, anche on line, senza risultati, pur risultante sempre a catalogo, ordinato infine il 17 Ottobre c.a., oggi, 21 Novembre 2008 alle ore 11.45, le poste Italiane mi hanno consegnato n° 2 copie del libro ” Armir sulle tracce di un esercito perduto”.
“Mai così tanto sudai” disse il cavaliere alzando la celata, quella volta a Barletta.
Secondo Don Adriano, tale conclusione è prova dell’esistenza di Dio. Stamo a scherzà, ovvio.
Ciao
Novembre 22nd, 2008 alle 17:32
Ho letto Armir sulle tracce di un esercito perduto. Per chi s’interessa di questo è una miniera di conoscenza. Ci sono numeri che danno idea di quanto grande sia stata quella tragedia, numeri avvolti nell’ anima di chi quella tragedia l’ha vissuta, singoli soldati e loro famiglie, tante testimonianze. Scrive l’autore pag.161 – Ho ricevuto una telefonata dolcissima da Napoli. ” Mi chiamo Alessandra, 14 sto cercando………………..Mi potete aiutare? – Sto cercando, mi può aiutare, sto cercando, mi può aiutare, sto cercando , mi può aiutare. Quante volte ?! Quante telefonate, quanti mi potete aiutare dai nostri nonni, padri, fratelli. No, proprio non mando giù il fatto che si uccida questo libro, questo mezzo per conoscere. Il mio parere conta come il due di coppe, me ne rendo ben conto, ma li dentro c’è una tragedia, ci sono nomi ed è una offesa che ci colpisce tutti.
Novembre 22nd, 2008 alle 20:56
soltanto in questo momento ,girovagando in internet ho trovato questo speciale chiacchiriccio sui nostri eroi dimenticati ma non da noi ho letto avidamente tutte le lettere inviate spero di utilizzare qualche dritta che mi sono segnata per poter scoprire qualcosa in più su mio nonno Gemini Nicola del 52 CP DIV TORINO FANTERIA CANNONI risulta disperso in occasione del combattimento avvenuto nel dicembre 1942 .La sua ultima lettera è del 15 dicembre 1945.Cerco ogni volta che le leggo di trattenere le lacrime ogni parola scritta trasmette disperazione,ma anche speranza nel ritorno per abbracciare mia madre che all’epoca aveva 22mesi sono contenta di aver trovato dove poter scrivere anche di sentimenti su questa incredibile carneficina dimenticata come fosse vergognoso avere dei soldati degli uomini degli eroi che hanno dato la vita per la Patria.Mia nonna purtoppo è morta l’anno scorso e con se ha potuto portare solo una foto di mio nonno ma lo ha sempre aspettato aveva97 anni e ancora lo aspettava.Ogni volta che un grande vecchi ci lascia pota con se un pezzo della nostra storia i ragazzi di oggi purtroppo non se ne rendono conto il rispetto per questi saggi non viene più insegnato……..Scusatemi tutti mi rendo conto di essere stata lunghissssssssima,spero di trovare altre notizie oltre quelle già in mio possesso e di comunicarvelo grazie
Novembre 22nd, 2008 alle 21:43
Desidero esprimere la mia gratiudine a Graziano,che mi ha molto aiutato fornendomi utili suggerimenti,titoli di libri,nominativi di reduci (importantissimi) per portare avanti la ricerca dello”zio” Giuseppe.
E’ difficile trovare persone così disponibili ad aitare il prossimo.
Grazie.
Gabriele e Mauro
Novembre 23rd, 2008 alle 19:50
Nicoletta. Ora i tuoi nonni sono assieme.
Vi ringrazio Gabriele e Mauro, ma non esagerate perchè altrimenti arrossisco.Anch’io sono stato aiutato moltissimo su questo argomento e metto a disposizione quel poco che so. Ma in tanti altri aspetti della vita od in particolari difficoltà, io ho trovato spesso persone disponibili.
Novembre 24th, 2008 alle 08:57
Ciao Graziano! Dove l’hai trovato il libro di Pino Scaccia? Mi piacerebbe averne una copia. Grazie
Novembre 24th, 2008 alle 15:58
Nicoletta, i tuoi nonni ora sono assieme. Tienici informati.
Gabriele e Mauro, grazie per le vostre parole, ma non esagerate altrimenti arrossisco. Sono stato aiutato anchi’io e molto. Ma non solo nella ricerca di mio zio Antonio. In tante altre difficoltà, rigurdanti la vita, io ho sempre trovato persone disponibili a dare una mano. La nostra Italia ne è piena. Certo non fanno audience, ma ci sono. E sono la maggioranza.
Ciao.
Novembre 27th, 2008 alle 09:56
Da qualche giorno non riesco a visualizzare i commenti perchè sovrapposti.
Succede anche a qualcun’altro?
Ciao.
Novembre 27th, 2008 alle 23:58
A me no,è tutto a posto.
Sono impegnato nella ricerca sui nominativi che mi hai fornito,quando ho qualche risultato te lo faccio sapere.Ciao
Novembre 29th, 2008 alle 12:28
Ciao Silvia M.
Il libro di Pino l’ho trovato alla libreria Licosa di Firenze 055 6483213.
Ma t’avevo già mandato il numero tramite mail il 19/11. Non l’avevi ricevuta?
Dicembre 2nd, 2008 alle 10:13
CIAO Graziano,
Si scusa ho ricevuto la mail, l’ ho anche scritto qui sul blog ma non è stato pubblicato. La libreria l’ho contattata settimana scorsa. Mi fanno sapere ma credo che i tempi saranno lunghi… giusto?
Dicembre 3rd, 2008 alle 22:04
Ciao Silvia,
ti ringrazio per le notizie che mi hai dato tramite mail,spero tu abbia ricevuto la mia risposta,se non è così fammelo sapere.Grazie
Dicembre 10th, 2008 alle 14:05
Sì Gabriele,
scusa.
Ho ricevuto le risposte di tutti e risponderò al più presto (Graziano mi capisce: da quando sono tornata da Roma gli devo ancora dire cosa ho trovato, ma lui sa perché).
In questi igorni sto riordinando i documenti dell’AUSSME, quelli che sono andata a fotografare, e li manderò a Gianfranco, figlio di un capitano della Vicenza, che farà un lavoro importantissimo.
Scusate il silenzio, alle volte mi perdo.
SILVIA M., ho dato la tua email a Gianfranco, penso ti contatterà in questi giorni. Fammi sapere quando ricevi il foglio matricolare. Nel caso non sia segnato il reparto non ti preoccupare, ci sono altre strade.
Dicembre 11th, 2008 alle 10:42
Ciao Silvia,
sono in attesa del foglio matricolare. Spero mi arrivi prima di Natale. Poi ti faccio sapere ovviamente. Hai fatto benissimo a dare la mia mail a Gianfranco perchè sono giorni che dico “ora gli scrivo”… Poi alla fine non ce la faccio. Ma il lavoro che sta facendo è troppo importante! E anche tu ci stai mettendo davvero del tuo.. Sei una grande.
Dicembre 11th, 2008 alle 12:29
Ciao, c’è un interessante numero su Focus storia di Dicembre dedicato all’armata italiana in Russia, con allegato un DVD inedito.
Qui non è ancora arrivato.
Dicembre 12th, 2008 alle 10:13
davvero? Vado in edicola dopo il lavoro!
Dicembre 12th, 2008 alle 23:59
L’ho comprato a Prato. Interessantissimo.
Dicembre 13th, 2008 alle 00:11
Quanto chianti ti sei fatto a” Prahoo”?
Dicembre 13th, 2008 alle 00:38
dai, ti rispondo sotto l’altro post
Dicembre 13th, 2008 alle 09:43
A proposito di Chianti, Bepi era reduce di Russia, del Vestone, lo stesso battaglione di Cenci, Rigoni, Moscioni, insomma gente tosta.Si era ad una riunione conviviale; il bicchiere di Bepi era vuoto. Quanto ne vuoi di vino Bepi?. Riempi, riempi. In quel mentre entrava la moglie di Bepi e questi, vedendola, disse all’avventore: ” Basta por…( Censura ), quanto vin me deto? Sito mato?. Così nacque il detto:
” Bombe, done, fredo e vin,
noe bloca mai l’Alpin,
ma la moiere si.”
Serena Domenica a tutti gli amici del post
Dicembre 14th, 2008 alle 22:15
Ma dai? Focus storia di dicembre… uhm… domani lo prendo. Grazie per la segnalazione!
Dicembre 15th, 2008 alle 10:27
Ciao ragazzi, vi segnalo che a Natale uscirà la ristampa del libro ” Cristo con gli alpini ” di Don Carlo Gnocchi, che fu cappellano militare della Julia sul fronte Greco Albanese e della Tridentina sul fronte russo, in quella che D. Carlo definì la campagna della sofferenza. La prima edizione risale al 1943; fu il primo testo che scoperchiava quella tragedia. Ebbe poco seguito anche perchè osteggiato dalle autorità fasciste. Ne seguì una seconda edizione , nel 1946, che ebbe più seguito, anche in relazione all’avvenuta presa di coscienza di ciò che realmente era accaduto in terra di Russia.
Non è un libro ” tecnico militare” ma aiuta ad entrare nel profondo dell’anima di quei nostri ragazzi. Dice Luigi Scarpel, un reduce di Cornuda, nella sua memoria:- ” sul Don si è tragicamente fermata la vita di tanti fratelli ed è finita la gioventù di tutti, anche di noi che siamo tornati, perchè in quei giorni siamo diventati vecchi, dentro.
Dicembre 15th, 2008 alle 20:09
Ciao a tutti.
Graziano,come si fa per avere il libro di cui parli?Quale è la casa editrice?Volevo anche far sapere che c’era un interessante vhs uscito negli anni 90,che ho avuto modo di comperare;era di “Deltavideo” titolo”1941-1943 L’Armata italiana in Russia”.Purtroppo io non ce l’ho più,si è sciupato,comunque era ricco di particolari e molto ben curato.Sto cercando di ritrovarlo.
Dicembre 16th, 2008 alle 09:34
Ciao putei
Gabriele, il libro di Don Gnocchi sarà edito dalla Mursia. Il VHS della DeltaVideo l’ho cercato anch’io, ma sembra introvabile. Era interessante per dei filmati originali, dell’Ist. Luce, se ben ricordo.
Ma il libro di Pino l’hai ordinato?. Guarda che vale la pena di averlo. Secondo me una persona che non sapesse niente di cò che è stata la campagna di Russia, leggendo quel libro si farebbe una idea esatta, perchè ne tocca vari aspetti. Inoltre penso sia stata la prima opera riportante un elenco di nomi di soldati, scaturito immediatamente dopo l’apertura dei famosi archivi. A mio parere ha una valenza anche di documento e ciò ne rende ancor più incomprensibile la destinazione al macero. Non ho dimenticato che questo post è nato proprio da quel libro che, secondo me, dovrebbe entrare di diritto in una bibliografia minima inerente quel periodo.
Dicembre 16th, 2008 alle 21:47
Ciao a tutti.
Graziano,ricordi bene,il vhs conteneva filmati dell’istituto Luce interessantissimi ed era ben fatto.Inoltre il commento era eccellente,a tratti toccante.
Sicuramente ordinerò il libro che nominavi tu,mentre quello di Pino io lo acquistai quando uscì; sta cercando di ordinarlo Mauro.
Adesso sto leggendo “Nicolajewka c’ero anch’io”.Anche questo è un libro che incomincia ad essere difficile da reperire.
Una domanda a tutti.
Sapete dirmi che notizie si possono reperire sul diario storico di un Battaglione?Individuali riguardo ai soldati?
Grazie
Dicembre 16th, 2008 alle 22:47
Gabriele, no.
Ho letto di recente il diario storico del Comando del Corpo d’Armata Alpino, trovato all’AUSSME, Roma.
Non c’è praticamente nulla di personale (una delle poche cose che ci ho trovato, con nomi e cognomi: il cambio di generale della Divisione Vicenza, l’8 dicembre. Esce Broglia, entra Pascolini). Niente di più. Il Diario di guerra rimane comunque un documento molto importante e interessante e affascinante: se ne hai l’opportunità consultalo, anche se non parlerà nello specifico del tuo disperso.
Portate pazienza tutti, please.
Ho finito ora di riordinare i documenti per Gianfranco, domani glieli spedisco.
Da domani vi rispondo singolarmente, per email. Grazie. Grazie soprattutto a Graziano, che ha sopportato per lungo tempo i miei silenzi inquietanti.
Dicembre 21st, 2008 alle 10:33
Ciao a tutti, siamo a Natale. Io ho costruito due Presepi, ma ne costruirei molti altri, a compensare l’idiozia di chi, pensando di essere nel culturalmente corretto, impedisce ai nostri bambini di costruire i loro presepi, negli asili o nelle scuole. Il Presepe è una eredità ,della quale non voglio sbarazzarmi. Non c’è nei miei cromosomi, ma se ci fosse ne sarei contento. Per molti motivi, non ultimo perchè in quel terribile Natale del 42, i nostri costruivano presepi con ogni cosa, ghiaccio, lamiere, cartoni; mollica di pane no, perchè troppo preziosa. Ed attorno a quei Presepi pregavano per tornare. Ma anche per chi tornò il simbolo del Presepio costituì sempre un ricordo caro. Ne sia prova la poesia in prosa di Prisco:
Natale 1942
“C’era Gesù,tra noi,nelle trincee presso il Don,
a tenerci compagnia nel gelo.Se no,di che saremmo vissuti,se neppure Lui ci avesse parlato,nel silenzio notturno della steppa?
Chi può vivere soltanto di gelo,di fame,di fuoco?
E allora Lui ci sussurava il nome della mamma,ne adoperava la voce per offrire l’augurio e il dono di Natale: “Ritorna figliolo,noi ti aspettiamo”.
Innumerevoli gomitoli grigio-verdi rannicchiati ed infissi nella neve,eravamo un’unica linea presso il Don-ma pochi,per la bianca vastità di Jvanowka,Galubaja Kriniza,Nowa-Kalitwa:molti soltanto a Selenyj-Jar,al piccolo cimitero nato dal sangue degli alpini de “L’Aquila”.
Il bambino parlava a noi,si soffermava in silenzio e inatteso innanzi a Loro,Li attendeva per portarli con sè,nella notte di Natale.
Noi superstiti restavamo sgomenti,quel mistero si esprimeva soltanto in dolore:sopra la neve,sotto la neve legava un’unica fraternità,una stessa sorte.
Ma noi siamo tornati.
Non c’è più Natale eguale a quell’ultimo nostro:ogni anno siamo là,
su quella neve a chiamarLi.
Fratelli nostri,noi vi ricordiamo”.
Fu nel Natale del 1989, che Luigi Scarpel di Cornuda, reduce della Cosseria, concluse la sua memoria storica con queste parole:
” Miei cari nipotini,
finisco qui la storia della mia guerra ed ora sono contento di avervela raccontata. Durante questi anni, da quando l’ho cominciata, ho vissuto con i miei ricordi e sono stati ricordi ed anni felici.
Dicono che ai vecchi non si può togliere il piacere della memoria: io credo che per un redice dalla Russia la memoria sia una malattia ed il gusto di riviverla e di raccontarla ne è la medicina. Spero quindi di essere ormai guarito dal mio male. Certo un po alla volta l’affollarsi dei ricordi si placherà ed anche gli episodi della mia guerra svaniranno dalla mia memoria. resteranno su queste pagine ancora per qualche anno ma alla fine, col passare del tempo, anche le parole scritte sbiadiranno. Forse un giorno un vostro figlio guarderà queste pagine ingiallite e vi chiederà “Che cos’è questo quaderno? E’ quello che resta- risponderete – della grande voglia che aveva mio nonno di raccontare la sua guerra ”
Un bacione dal vostro nonno Gigi.”
Ho postato questa testimonianza perchè mi sembra significativa dell’animo di tanti reduci. Scarpel Luigi è andato avanti nel 2000; era un grande invalido. Parlai con lui durante una manifestazione a Bassao o Treviso, non ricordo bene. Ho trovato stamane questo piccolo testo, che mi ero scritto in un fogkietto, disperso in mezzo ad una montagna di carte. Appena troverò la fonte la invierò.
Ma adesso, da bravo Alpino e per giunta Artigliere da Montagna, voglio tagliare l’aria con un paio di gustose frasi del Tenente Prisco, interista nel DNA, vi ricordo una sua, sottile, dedica
” A tutti quelli che, amando il calcio, sono naturalmente Interisti”
ed un suo aforisma
«Dopo aver stretto la mano a un milanista corro a lavarmela. Dopo averla stretta ad uno juventino, mi conto le dita.»
Dicembre 21st, 2008 alle 10:39
Mamma mia, preso dalla fretta di concludere mi son dimenticato di augurare un Buon Natale ed un felice anno di Pace a tutti gli amici del Post, da parte mia ed anche di mio zio Antonio.
Ciao.
Dicembre 23rd, 2008 alle 21:35
BUON NATALE a tutti.
In ricordo delle nostre gavette di ghiaccio, continuiamo a cercare.
“Chiedi e ti sarà dato, cerca e troverai, bussa e ti sarà aperto. Perché colui che chiede riceve, e colui che cerca trova, e a colui che bussa verrà aperto.”
Dicembre 25th, 2008 alle 17:41
Buon Natale a tutti!Speriamo che con il nuovo anno arrivino notizie utili per le nostre ricerche.
Dicembre 31st, 2008 alle 19:31
Ciao, forse stasera nevicherà qui da noi, ed io, sopratutto quando la neve scende con le sue ampie e lente volute o quando, spazzata dal vento, fioccheggia di traverso contro la luce dei lampioni di sera, io non posso non pensare a quello che successe, tanti anni fa, su quella neve insanguinata, dove morirono tantissimi sogni. Ed allora mi è venuta voglia di salutare gli amici del blog ed il nuovo anno con alcuni stralci tratti dal “Sergente nella neve”. pg 44 ed. Einaudi ” Premetti il grilletto e sparai tutto un caricatore; ne sparai un altro e piangevo mentre sparavo……….Incominciava a nevicare. Piangevo senza sapere che piangevo………” Il plotone di Rigoni stava abbandonando il Don per iniziare la ritirata ” Nella mia tana, inchiodato ad un palo, rimaneva il presepio in rilievo che mi aveva mandato la ragazza per il giorno di Natale.”……………pg.46 ” Si camminava uno dietro l’altro con la testa bassa……..si sudava ma bastava fermarsi un attimo per tremare dal freddo. Ed era molto freddo…….Ora mi butto nella neve e non mi alzo più, è finita…….” .pg.96 ” Rigoni alzati” gli dice il Ten, Moscioni dandogli due piccole pastiglie. ” Cenci mi da una sigaretta e fumiamo – Dì Rigoni, che desidereresti adesso? -Sorrido, sorridono anche loror. La sanno la risposta perchè altre volte l’ho detta camminando nella notte.- Entrare in una casa, in una casa come le nostre, spogliarmi nudo, senza scarpe, senza giberne, senza coperte sulla testa; fare un bagno e poi mettermi una camicia di lino, bere una tazza di caffè-latte e poi buttarmi in un letto, ma un letto vero con materassi e lenzuola e grande il letto e la stanza tiepida con un fuoco vivo e dormire, dormire e dormire ancora. Svegliarmi poi e sentire il suono delle campane e trovare una tavola imbandita: vino, pastasciutta, frutta; uva, ciliege, fichi e poi tornare a dormire e sentire una bella musica.- Cenci ride, Antonelli ride ed anche i miei compagni ridono. ”
Stasera, Capodanno 2008, noi tutti vivremo questo sogno, questa fortuna e forse senza accorgersene. E stasera e domani la nostra tavola sarà imbandita e, giustamente, saremo allegri, assonnati e ci racconteremo barzellette divertenti.
Buon anno a tutti e buon divertimento
Gennaio 6th, 2009 alle 21:49
Ciao a tutti.Ho appena terminato una conversazione telefonica con una persona che forse mi può aiutare nella ricerca.Queste notizie,inattese,danno sempre una nuova carica e spezzano quegli inevitabili e spesso lunghi momenti di stasi forzata che tutti noi viviamo sulle tracce dei dispersi.
Sto leggendo “Nikolajewka c’ero anch’io” un libro fatto dai reduci che lascia senza parole,toccante.Mi ha colpito in particolar modo il fatto che tutti coloro che scrivono tengono a sottolineare che hanno eseguito il proprio dovere verso la Patria,senza perdersi in giudizi su colpe da attribuire(a questo ha già pensato chiaramente la storia ).
Mi ha fatto inoltre piacere sapere che da qualche tempo “Centomila gavette di ghiaccio”è diventato un libro che gli insegnanti fanno leggere a scuola.Era l’ora,così finalmente le giovani generazioni potranno apprendere sui banchi una parte di storia che,per quanto mi riguarda,non mi è mai stata insegnata.
Gennaio 7th, 2009 alle 13:06
Una persona muore del tutto solo quando si perde il suo ricordo. Hai detto bene Gabriele. A Sovizzo, il mio paese quando si è trattato d’intitolare il nuovo parco pubblico, c’è stata una battaglia. Vi spiego. Da noi c’è un appassionato alpinista. E’ stato il primo a salire una vetta Asiatica inviolata. A tale vetta poteva dare il suo nome, ma l’ha chiamata Nikolaiewka in ricordo dei nostri caduti. Ma Mirco, ha ingaggiato e vinto una battaglia per dare il nome di Nicolajewka al parco pubblico. Vincendo le resistenze dei più che non conoscevano niente di Nikolaiewka asserendo che era un nome troppo difficile; e degli altri che volevano intitolare il parco a qualche potentato locale. Mirco è passato casa per casa per spiegare agli Assessori le sue motivazioni, ed alla fine ha avuto la meglio.Ed oggi Nikolajewka è un nome li, pronto a ricordare; stimolo che non si ripetano più fatti così tragici. Una lezione di storia sempre presente.
Un giorno della scorsa estate, stavo fantasticando ( fantasticavo proprio ) sulla possibilità di fare un viaggio, partendo a piedi da Isjum per arrivare al Don, accompagnato da un mulo e dal mio Cappello, come messaggio contro le guerre; si ferma da me Mirco, mi saluta e mi dice ” Graziano sai cosa mi piacerebbe fare?Partire dal Don in Dicembre con gli sci fare a ritroso la strada fino ad Isjum o Gomel. Per rivivere cosa devono aver provato.” Mirco, dico, io stavo proprio pensando l’opposto partendo a fine Agosto” Allora – dice Mirco- organizziamoci. Tu attacchi la Russia ed io organizzo la ritirata. E ci siamo messi a ridere.
Gennaio 7th, 2009 alle 14:42
Ciao Graziano.Il tuo amico Mirco merita tutta la nostra ammirazione e riconoscenza.
Devo dire che la vostra idea di ripercorrere le orme dei nostri soldati,seppur fantastica come dici,è molto interessante.Sempre fantasticando,si potrebbe pensare che rendendone partecipe le istituzioni e magari gli Alpini di oggi,ne verrebbe fuori una commemorazione degna di nota.Sempre fantasticando….
Gennaio 9th, 2009 alle 19:10
Qualche volta la follia della guerra lascia spazio a quel piccolo S. Francesco che ognuno si porta dentro. Sentite questo episodio tratto dal libro ” La ritirata di Russia ” ed. Nordpress di Egisto Corradi, tenente della Julia in Russia, dove si meritò una medaglia d’argento al V.M. In seguito reporter di guerra del Corriere. Siamo al 23 Gennaio 43, periodo di rottura della sacca. L’episodio in questione, che Corradi definisce degno di una dissolvenza cinematografica, è riferito dall’Alpino fotografo Tino Petrell, lo leggiamo a pag.97 ” Un pezzo da 75/13 era piazzato a ridosso di un isba. Nevicava e si sentiva intorno al villaggio il rumore di due carri russi che andavano e venivano. Venne su del vento e l’aria si schiarì: dinnanzi a noi, a settanta metri, c’era un carro sovietico. Era fermo, aveva il cannone puntato contro la nostra isba e contro il nostro pezzo da 75/13. Tra noi ed il cannone,dritta in piedi, c’era una vacca con la corda al collo. Passarono alcuni attimi spaventosi, da svenire. Ma loro non spararono e noi nemmeno. Non so perchè, mi curvai e adagio adagio mi mossi verso la mucca sotto i russi che mi vedevano, fino a che afferrai un capo della corda e mi tirai la mucca dietro l’isba ed un ufficiale che era il comandante del Morbegno mi abbracciò ed il carro russo andò via.”
Gennaio 12th, 2009 alle 12:07
Ciao a tutti, voglio segnalarvi uu sito “http://www.1943angelomio.it/index.html.
Questa compagnia di Verona ha allestito un lavoro teatrale, dedicato ai nostri valorosi veci, che dire scaturito dal cuore è dire ben poco. Andatelo a vedere, questo sito, e leggete quello che vi è scritto
“Un’apprezzabile esempio di teatro che documenta e tiene viva la memoria. ( Verona Time )”
Gennaio 12th, 2009 alle 12:28
Dimenticavo, io ho visto il DVD e mi pare proprio un meraviglioso lavoro, oltremodo toccante,perchè basato su documenti veri, forniti dall’archivio di stato di Verona.
Ciao
Gennaio 19th, 2009 alle 19:02
Ormai siamo al 66°anniversario di Nikolajevka. Ed io ricerco le tracce lasciate da quell’Esercito Perduto. Seguite.Voglio ricordare, ancora una volta,(ma non è mai abbastanza ), cosa significò e quale spirito animò i nostri veci in quel triste frangente. E lo faccio usando le parole di Don Carlo Gnocchi. Chi più di lui, infatti,può descrivere quei giorni senza retorica. Lui, a diretto contatto con gli uomini e la loro disperata resistenza; in un ambiente ostile,lungo una pista disseminata di morti e feriti.Penso sia la più dettagliata descrizione di quella situazione che ci sia pervenuta. Gli Alpini avevano ricevuto l’ordine della ritirata. Lasciavano le loro posizioni Scrive Don Carlo a pag.28 di – Cristo con gli Alpini – ed. Mursia 2008
” Da quel giorno ebbe inizio una delle più epiche vicende che questa guerra ricordi. Gli Italiani,come già al tempo di Napoleone, seppero dimostrare la validità della loro tempra fisica e morale, contro la più accanita ostilità degli uomini e delle cose. Undici combattimenti, undici cerchi di ferro astiosamente saldati dal nemico ed undici volte spezzati dall’impeto irrefrenabile degli Alpini; settecento chilometri di marcia nella steppa bianca e sconfinata, sulla neve farinosa, agghiacciati dal vento gelato, flagellati dalla tormenta, con quaranta gradi sotto zero, senza viveri, con poche munizioni faticosamente trascinate sulle slitte superstiti, bivaccando all’aperto, spesso marciando anche di notte, attaccati rabbiosamente dal nemico, insidiati a tradimento dai partigiani, assaliti ad ogni momento dai carri armati, sotto l’incubo di incursioni aeree, quando gli autocarri si arrestavano per mancanza di carburante,le artiglierie rimanevano bloccate dalla neve, i muli cadevano estenuati dal freddo e dalla fatica, le armi si inceppavano per il gelo, la fila dei combattenti andava a mano a mano assotigliandosi per i caduti, i feriti,i congelati; quindici giorni di marce e di combattimenti, di veglie e di fame, di stenti e di eroismi nella più inospitale e crudele delle stagioni e delle terre d’Europa, contro nemici aguerriti e baldanzosi per il successo,costituiscono una delle più alte vittorie dello spirito sulla materia, della volontà sull’avversa fortuna ed una delle più luminose affermazioni della grandezza della nostra gente. Perchè si può vincere l’insidia degli uomini, uomo contro uomo – anche se più agguerrito di armi – ma occorre una forza interiore ed un valore personale di assoluta eccezione per vincere la guerra di una natura così ossessionante e disumana ed una stagione così ostile come quella che gli Alpini hanno dovuto affrontare e superare. Questo inesorabile andare verso l’orrizzonte pallido e lontano, come verso l’infinito irragiungibile, nella cornice di un paesaggio disperatamente nudo e disteso, nel quale la tragedia e l’eroismo individuale diventano risibile e vano sforzo contro il predominio bruto della natura, è tale da scoraggiare ogni resistenza e dar l’impressione di un silenzioso, fatale naufragio del corpo e più dello spirito, in così passiva e crudele smisuratezza e prepotenza del cielo e della terra. Quando una sera, appoggiandomi sfatto ad una slitta, ho scoperto, sotto la coltre bianca di neve, i corpi di due caduti che un soldato trascinava con sè da molte giornate, ostinatamente,per non dare loro sepoltura in terra di Russia, ho compreso e misurato, da quel gesto di pietà disperata, tutta la repulsione per quella terra enigmatica, fredda ed estranea.”
Gennaio 22nd, 2009 alle 21:55
Domenica mattina, in Piazza Castello a Torino, ci sarà la commemoraizone della battaglia di Nikolajewka.
Ci andrò per ricordare Zio Antonio, che forse quella battaglia non l’ha nemmeno vissuta, e poi Zio Giuseppe e Nonno Faustino che riuscirono a tornare. Sarà triste, quando metteranno la Corona sul monumento. Sarà doloroso sentire profondamente dentro si sé che qualcuno della tua famiglia, del tuo stesso sangue non c’è, non l’hai mai visto, non ha potuto darti cugini con cui giocare da piccoli. Sarà difficile non piangere pensando alla nonnina che ti portava a spasso da bimba e ti parlava di lui, dell’impossibilità di avere sue notizie. Penserò ai suoi occhi di donna forte che avrebbe voluto sperare ma dentro se stessa già sapeva, molto prima che arrivasse la lettera di Onorcaduti. Ricorderò il loro forte legame fraterno, le parole che si scrissero. Non posso ancora colmare questa forte distanza del “non sapere dove”, ma posso impegnarmi, come Le avevo promesso prima che anche Lei “andasse avanti”.
Gennaio 22nd, 2009 alle 23:29
Silvia,accenderò una candela.Per zio Antonio.E per i tanti,troppi,zii che,
sono rimasti laggiù.
Gennaio 23rd, 2009 alle 10:42
Carissimi,
questa mattina ho ricevuto un importantissimo fax da Mosca.
Mi hanno comunicato che Zio Antonio è morto in un ospedale di Tambov. Se è nella mia volontà (e vi assicuro che lo è!) mi mandano il fascicolo di prigionia, con le sole spese di copiatura. Non so dirvi esattamente come mi sento… sono felice e triste allo stesso tempo. Triste perché se avessi incominciato prima questa ricerca, probabilmente mia nonna avrebbe avuto un luogo su cui piangere… ma contenta perché alla fine l’impegno paga. Ce l’ho fatta, nonostante tutto. Nonostante molti mi dicessero che non ce l’avrei mai fatta. Ma ci ho creduto, ci credo, so che possibile, e ora sono arrivata alla fine di questa ricerca. Grazie a tutti voi, per il sostegno morale, importantissimo, di chi comprende la situazione perché la vive. Grazie Pino per questo spazio e per il tuo impegno: oggi mi rileggerò cosa hai scritto di Tambov.
Gennaio 23rd, 2009 alle 10:56
Che emozione! Sì, lo rileggerò anch’io. Credo di avere anche un paio di foto: le ritroverò.
Gennaio 23rd, 2009 alle 11:19
Sorè, non sai quanto sono contenta per te! E’ una notizia fantastica! E mi da fiducia….
Gennaio 23rd, 2009 alle 12:53
Sì, Meri, perché quanto ci ha insegnato nostro fratello, funziona davvero. Bisogna crederci e impegnarsi.
Gennaio 23rd, 2009 alle 21:56
Sono veramente contento per te eSilvia,l’emozione di una notizia così deve essere di una inetnsità difficile da descrivere.
Il tuo impegno ,la dedizione che hai profuso nella ricerca,la tua fede nella continua ricerca sono state premiate.
Brava!
Gennaio 23rd, 2009 alle 22:13
Silvia,ti posso chiedere come e chi contattare in Russia ?
Gennaio 24th, 2009 alle 13:34
Ciao Pino, ho trovato questa piccola, grande storia di Elio Alpino della Tridentina, riesumata da un amico, RIBROB, e postata nel Blog dell’ANA. Elio Apparteneva a quella schiera che ha saputo, sicuramente, mantenere la stessa umanità della gente di montagna, dei contadini dell’Emilia o della Basilicata o dei braccianti delle solfatare siciliane, con la sfortunata popolazione russa con la quale hanno avuto contatti. Si chiamavano Antonio, Giuseppe, Elio,…… erano come siamo noi. Sono andati avanti, per usare una espressione cara a noi Alpini,ma Ci parlano ogni volta che noi, uomini liberi critichiamo il nostro paese, ogni volta che ci vergognamo di essere Italiani, ogni volta che ci riempiamo la bocca di ” Libertà” e ci dimentichiamo che loro sono morti per essa. Queste parole le troverete in un piccolo testo, scritto da un mio compaesano,che potrete scaricare da http://www.sovizzonline.it/public/membri/gptecchio/nikolajewka.pdf
Ecco la storia-poesia di Elio
E’ morto l’alpino che sopravvisse al suo funerale
Quasi che anche lei avesse voluto dargli l’ultimo saluto, come una vecchia amica venuta a spartire i ricordi di una vita: sì, c’era la neve domenica a Vedeseta al suo funerale, la stessa coltre bianca che si pensava lo avesse portato via per sempre già 58 anni orsono, durante la Campagna di Russia. Elio Locatelli, l’uomo che morì due volte, se n’è andato – stavolta per davvero – il 3 gennaio scorso, a 85 anni, lasciandosi alle spalle un’esistenza di fatiche e di sofferenze, ma anche una «risurrezione» e una straordinaria storia d’amore, fatta di attesa, sogni premonitori, speranze.
Sulla sua bara non voleva fiori, solo il cappello con la penna nera, forse perché quando «morì» la prima volta attorno non aveva rose, ma solo ghiaccio e cadaveri: gennaio 1943, nella «sacca» di Nikolajewka l’alpino Locatelli Elio faticava a battere in ritirata perché aveva i piedi congelati. Fu catturato dai russi, patì fame e freddo, s’ammalò proprio mentre stava tornando a casa in treno. Nel ‘45, quando erano rientrati anche gli ultimi superstiti, lui mancava ancora all’appello. Un soldato bergamasco raccontò di averlo visto morto e in paese, a Vedeseta, per tutti, tranne che per la Rina, la sua morosa, l’Elio divenne un fantasma.
Nel ‘45 gli celebrarono anche una Messa funebre, un funerale senza salma: ci andò anche la Rina, ma c’è da credere che, mentre recitava l’”Eterno riposo”, dentro di sé pregava perché il suo Elio fosse ancora in vita. Aveva ragione: lui tornò l’anno dopo, malandato ma vivo, senza che lei avesse mai smesso di aspettarlo. Certe volte il paradiso può attendere, e non solo nei film. L’Elio un po’ come il Lazzaro del Vangelo, che muore, risuscita e poi muore di nuovo. Don Massimo Maffioletti, il parroco di Vedeseta, ai funerali ha osato il paragone «perché quest’uomo, che con la guerra era stato dato per morto, è stato richiamato alla vita e ora è ri-morto. Dio l’ha richiamato alla vita e gli ha regalato una moglie e cinque figli.La sua esistenza adesso è sazia di giorni e possiamo salutarlo in modo pieno».
Sì, addio Elio, che sei stato fidanzato e poi marito, soldato e poi barbiere e contadino, vivo e poi morto, e poi ancora vivo prima di andartene per sempre. Che vita, marchiata per sempre dalla guerra e dall’amore per la Rina, la stella polare che ha sempre orientato i suoi ritorni dal fronte. Si fidanzano nel ‘38 l’Elio e la Rina, lui 21 anni, lei 19. È l’anno in cui parte per il servizio militare, mentre in Europa cominciano a soffiare i primi venti di guerra. Seguiranno, nel ‘40, i primi spari al confine francese, il fronte albanese, fino al ‘42, quando parte alla volta della Russia. La gloria dura poco, perché in pochi mesi l’esercito italiano è costretto alla ritirata. Marce forzate, freddo, fame, temperatura che raggiunge i 40 gradi sotto lo zero.
«Alcuni si accasciavano a terra e vi rimanevano stecchiti – racconterà l’Elio molti anni dopo a Osvalda Quarenghi, la storica di Vedeseta – altri si addormentavano e non avevano più la forza di riprendersi. Di giorno si combatteva per superare qualche accerchiamento di carri armati russi. Ogni giorno lotta… feriti… morti… e fame… e gelo». C’è da immaginarlo l’Elio che racconta in dialetto, a stento, schivo e di poche parole, come un vero uomo di montagna. «In famiglia ha sempre parlato poco di queste cose – ricorda Saverio, uno dei cinque figli – raccontava qualcosina a mia madre, ma smetteva non appena vedeva i suoi occhi lucidi».
Pudore, e forse la convinzione che la sua storia non interessasse a nessuno. Invece il suo racconto è di una bellezza struggente: violento e tenerissimo. «A Nikolajewka ero tra i morti, morti da tutte le parti… e neve… e gelo. I soldati della Tridentina che erano sani hanno proseguito la ritirata. Io non riuscivo a tenere il loro passo. Con la baionetta ho tagliato i miei scarponi gelati, che facevano tutt’uno con le calze e con le dita, e ho liberato i miei piedi. Erano di tutti i colori; allora mi sono confezionato una specie di fagotto intorno ai piedi con degli stracci, ricoperto con il copertone dei muli che era impermeabile, in modo da poter camminare con meno spasimo».
Poi c’è la cattura da parte dei russi e la marcia a ritroso verso il Don. La prigionia e ancora freddo e fame, con i carcerieri che chiedono solamente quanta gente è morta durante la notte e l’Elio e gli altri sopravvissuti che leccano la brina sui muri per “avere un po’ di ristoro”. «Fame, fame. Ricordavo casa: se avessi avuto i resti che avanzava il mio maiale avrei fatto festa». Durante la prigionia l’Elio finisce sotto i ferri: gli vengono amputate le dita dei piedi con un arnese usato per potare le piante. Poi il campo di concentramento, tra cimici e pidocchi, dove s’ammala: tifo petecchiale. «Avevo delle piaghe qui intorno alla vita grosse più di una moneta e con una crosta nera e spessa che pareva una corteccia d’albero. Ma sono guarito».
C’è la Rina a casa che lo attende, non può morire così. Ma quanto tempo è passato? L’Elio e gli altri non lo sanno, ignorano addirittura che la guerra è finita. Poi, nell’autunno del ‘45, una dottoressa «bella e gentile» gli dice che possono andare a casa. E l’Elio si ritrova su un treno che ricorda quello cantato da De Gregori in «Generale». «Eravamo tutti frastornati, come rimbambiti: chi cantava, chi piangeva, chi vociava». Al confine russo il treno si ferma: i superstiti scendono alla disperata ricerca di cibo. L’Elio entra in un cimitero senza croci. «Sotto ad alcune piante c’erano delle prugne verdi. Ne raccolsi e ne mangiai non so quante. Ma ben presto avvertii forti dolori al ventre e nausea. Persi i sensi». È in quel momento che l’Elio muore per la prima volta. Con lui infatti c’è un alpino bergamasco che lo nota a terra esanime e poi non lo vede sul treno che riparte. Il soldato crede che sia morto e al suo rientro a Bergamo sparge la notizia. Invece l’Elio è in un ospedale russo dove rimarrà per mesi. A Vedeseta ormai sono tutti rassegnati, tutti tranne una.
L’amore della Rina è sempre stato un sentimento senza fretta, lento e calmo: ha atteso per sette anni il suo fidanzato, non può rassegnarsi a credere che non torni più. Nemmeno quando celebrano il primo funerale. E poi la Rina ha fatto un sogno: un uomo veniva a portarle una divisa militare dicendole «Guarda che l’Elio tornerà, aspettalo». Ai sogni lei ci crede e attende. Attende fino a un giorno della primavera del ‘46 quando al posto pubblico di Vedeseta giunge una telefonata da Bergamo; è un commilitone dell’Elio: «È vivo, è qui accanto a me», dice. L’Elio torna in paese, smunto, dimagrito, quasi irriconoscibile, guidato fin lì – dopo mille peripezie – da una stella polare di nome Rina. Come dire?, un eroe. Si può dire? Sì, stavolta sì: un eroe più d’amore che di guerra, tenuto in vita dalla voglia di rivedere la sua donna. «A Vedeseta non so che cosa sia successo: il fatto è che al mio arrivo il paese era in festa e c’era la banda che suonava come quando arrivava il cardinale. Ma la Rina non c’era… e aveva ragione perché lei voleva vedermi da solo».
L’Elio va a casa, ma quella notte non riesce a dormire. «Al mattino il mio primo pensiero è stato per la Rina. Scesi da lei: mi aspettava fuori casa. Era raggiante. La strinsi tra le braccia e lei piangeva, piangeva». L’anno dopo – il 31 maggio del 1947 – il matrimonio e poi i cinque figli, in una vita di fatiche e sacrifici. Senza dita dei piedi, l’Elio ha fatto mille lavori, dal contadino, all’intagliatore di legno, al barbiere, mestiere imparato al fronte e che ha continuato a svolgere a Vedeseta con uno specchio e una poltrona sistemati in uno stanzino della casa.
La Rina se n’è andata nel luglio del 2000 e da allora, dicono in paese, l’Elio non è più stato lo stesso: «Soffriva di solitudine», spiega chi lo conosceva bene. I suoi fantasmi sono tornati a trovarlo negli ultimi giorni di vita, quando era ricoverato all’ospedale di San Giovanni Bianco. Il 31 dicembre i botti di fine anno gli erano rimbombati dentro come colpi di cannone e alla figlia, che all’indomani era andata a trovarlo, aveva urlato: «Ma sei matta, cosa fai in giro che c’è la guerra?!». Avevano capito che l’Elio si stava arrendendo per sempre: questa volta il Paradiso non poteva più attendere. E c’è da credere che la Rina si sia messa nuovamente a piangere vedendo arrivare quell’adorabile tiratardi. Anche stavolta in pesante ritardo: 57 anni dopo.
da (L’Eco di Bergamo del 10 gennaio 2003)
Stefano Serpellini
Gennaio 25th, 2009 alle 21:12
Gabriele, contaci. Ti ho appena mandato un’email.
Gennaio 25th, 2009 alle 21:22
Questa mattina a Torino, Piazza Castello.
Ho saluto il ragioner Saroglia e il Colonnello Antonio Andrioli, della sezione UNIRR di Torino. Il colonnello Andrioli mi ha fatto una tenerezza infinita. Gli ho detto dello zio, che ho trovato il suo campo di prigionia, e lui si è commosso raccontandomi di come si è salvato a Kriovaie (Pino, Krinovaie, hai presente?).
Come immaginavo, ho pianto anche questa volta. Ma lì si piange tutti. Tra le autorità c’erano anche un generale di divisione dei carabinieri e un generale di corpo d’armata dll’esercito, ma non chiedetemi i nomi perché non frequento! Il picchetto militare era di un reparto della Taurinense, poi c’erano dei bersaglieri in congedo di Cirié, con le bici, e una fanfara di alpini in congedo. E naturalmente il mitico Don Italo Ruffini, che con i suoi 96 anni è più sveglio di me!
Gennaio 25th, 2009 alle 22:42
Ciao a tutti
Silvia,ho appena letto la tua mail,ti ringrazio molto.Sicuramente andando avanti nelle ricerche avrò ancora bisogno dei tuoi consigli.
Gennaio 27th, 2009 alle 10:44
ciao a tutti. Ho qui tra le mani il libro di PINO. L’ho ricevuto dieci minuti fa e non vedo l’ora di arrivare a casa e nel silenzio leggermelo tutto. Purtroppo il nome di mio nonno non c’è nell’elenco dei dispersi. Ma non importa, perchè ormai so tante cose. Anche la mia ricerca cara Silvia è giunta al termine… Tu però sei stata davvero brava.
Gennaio 27th, 2009 alle 15:56
Ulteriore emozione che desidero condividere con voi. Ho chiamato Andrea P., il ragazzo di L’Aquila dal quale avevo saputo come contattare i russi. Suo nonno e mio zio erano nello stesso ospedale! Sembra una banalità, ma pensateci: 65 anni fa i nostri cari passavano insieme i loro ultimi giorni e oggi, i loro nipoti si aiutano per cercarli.
Gennaio 27th, 2009 alle 16:00
SILVIA M, un consiglio: continua a leggere. Tu certo sei stata più veloce, hai trovato il reparto sul foglio matricolare, Onorcaduti ti ha comunicato il luogo, ma tu leggi. Troverai molte altre informaizoni sui luoghi che ha visto tuo nonno. In particolare ti consiglio i libri di Scotoni, i due volumi dove raccoglie i documenti italiani conservati dai russi: lì si trovano informaizoni molto precise anche sulla Vicenza. Giusto ieri, con l’aiuto di Paolo Plini che mi ha fornito una piantina, ho ricostruito passo passo l’arrivo di mio zio a Nowo Ajdar, in Ucraina. Magari poi ci andiamo, a visitare quei posti, che ne dici?
Gennaio 28th, 2009 alle 08:33
cara Silvia! se potessi, volerei adesso. Ma non posso. Quello che sicuramente faremo con mio fratello, mia mamma e mia zia, sarà quello di visitare prossimamente il tempio di Cargnacco.
Il libro di Pino l’ho appena iniziato ma non credo che lo farò leggere alla mamma: certe pagine sono davvero troppo tragiche. Purtroppo, come dicevo, non si parla di Asbest (molto probabilmente non erano ancora stati trovati documenti che riguardassero quel campo di lavoro all’epoca della ricerca) ma sicuramente la mia voglia di conoscere quanto si può va avanti.
Lo sai che ho scritto ad uno dei reduci? Se non è andato “avanti” spero che mi risponda.
Per i libri di Scotoni, mi dici dove reperirli? Nelle biblioteche di zona non ci sono, nelle librerie tantomeno (sotto Natale ho “setacciato” le maggiori della città alla ricerca di libri sull’ARMIR)
Un’altra cosa che devo assolutamente fare, è quella di andare alla sede dell’UNIRR. qui a Milano.
Se hai tempo e voglia, descrivimi tutto il percorso in terra russa che ti ha portato ad ottenere tutte le notizie su tuo zio.
Nel frattempo, un abbraccio caloroso a tutti.
Gennaio 29th, 2009 alle 16:29
Cara SILVIA M., nemmeno io posso adesso, ma prima o poi…. sì. Intanto ho iniziato a studiare russo, in previsione. I libri di Scotoni li puoi richiedere direttametne a Paorama oppure prova su qualche sito tipo http://www.unilibro.it
Per “come ho fatto” ti mando un’email con i riferimenti.
A presto!
Gennaio 30th, 2009 alle 16:58
Pazzesco. Leggete fino in fondo se volete capire perchè è pazzesco.
Dall’introduzione de ” La fame dei vinti ” di Venturini Luigi, responsabile dell’U.N.I.I.R. del Tempio di Cargnacco
” i sopravvissuti e tutti coloro che non sono tornati erano giovani di popolo che avevano indossato la divisa militare senza poter obiettare o disertare, obbligati a rispettare le dure leggi vigenti in tempo di guerra, erano solo dei soldati mal vestiti e male armati che combattevano con onore.” Nel suo libro ” NO ! ” ed. Cacciari Bologna, il Generale Alberto Massa Gallucci, prigioniero per dodici ingiusti anni, a pag. 113 durante un interrogatorio ” Tra le varie domande generiche me ne fu rivolta una particolare: ero a conoscenza di saccheggi e crudeltà commessi dalle truppe italiane? Risposi – Escludo assolutamente che l’E.I. abbia commesso atti di crudeltà, in quanto il nostro codice penale militare contempla come reato gli atti contrari alla condotta della guerra secondo le leggi moralied internazionali; pertanto nessun ufficiale ha potuto dare ordini di saccheggio e nessun componente ha potuto eseguire tale ordine “.
Nessun dubbio mi sfiora sui nostri veci. Hanno combattuto con valore, con coraggio. Hanno combattuto con onore e cavalleria. Unici soldati fra i vari schieramenti alleati ed avversari, hanno saputo far quadrato e levare gli scudi anche contro la bestialità della guerra, aiutando e soccorrendo feriti e civili anche avversari, hanno saputo dare, compatibilmente con lo status di guerra e pur invasori, un po’ di respiro a popolazioni alle quali il regime russo aveva tolto ogni minima traccia di libertà. Non peccando mai di efferatezza e barbarie. Hanno riaperto le chiese trasformate in depositi e permesso ai sacerdoti russi di celebrare, secondo i loro usi, senza alcun timore.Questo lo sappiamo, anche se qualcuno vorrebbe affermare il contrario. Se qualche caduta c’è stata è l’eccezione che conferma la regola.
Nessun dubbio mi sfiora. E nessuna remora ho nell’affermare queste mie convinzioni. Io reputo di conoscere troppo bene e nel fondo l’anima di quegli uomini, perchè è la mia anima. Jean Baudin e Julius Bogatsvo, a proposito del CSIR e dell’ARMIR hanno detto che in guerra come nella vita capita di dover perdere. Ci sono vari modi di perdere. Resta comunque certo che si può perdere acquistando rispetto, stima ed onore. Gli Italiani, dicono, sono stati dei perdenti, si, ma meritandosi rispetto, stima ed onore.
Perchè scrivo allora pazzesco all’inizio?. Andate a leggere l’Avvenire del 20 Gennaio 2009. A pag. 5 e 6 è recensito un lavoro di uno storico tedesco. In questo lavoro i nostri Antonio, Giuseppe, Elio, Stern, Cenci, Moscioni, sono accusati di tutto. Manca, a dire il vero, l’accusa di essere stati loro ad avere scatenato una guerra che ha fatto 50 milioni di morti più venti milioni in Russia. Forse lo storico tedesco ha la memoria corta e la mente miope.
Gennaio 31st, 2009 alle 09:10
Se volete vedere la pagina andate http://edicola.avvenire.it/ee/avvenire/default.php?pSetup=avvenire scieglete la data del 20 gennaio in alto s destra ed agorà
Gennaio 31st, 2009 alle 14:25
Possiamo stare tranquilli,Graziano.I Nostri int erra di Russia come su tutti gli altri fronti non si sono ben comportati.Ovviamente nella truppa si trovano tutti i tipi di persone,quelle per bene e quelle no,quindi come dici anche tu,qualche episodio che conferma la regola ci sarà sicuramente stato.Basta però leggere i libri dei reduci dell’ARMIR per capire subito che la popolazione russa aiutava per quanto loro possibile i nostri mentre non poteva vedere i tedeschi.Nel libro Njkolajewka c’ero anch’io,si trovano molte testimonianze in tal senso.Spesso i contadini russi avvertivano i nostri nelle isbe quando stavano per arrivare i partigiani.Ricordo anche diaver letto che,un comandante di un nostro sommergibile durante la seconda guerra mondiale,dopo aver silurato un battello nemico,vide dal periscopio la presenza di numerosi naufraghi in mare.Emerse e portò in salvo i nemici supoerstiti.Questo,che è un caso più unico che raro,denota sicuramente la grande umanità che ha sempre contraddistinto il popolo italiano,in pace ed in guerra.
Gennaio 31st, 2009 alle 14:26
Possiamo stare tranquilli,Graziano.I Nostri in terra di Russia come su tutti gli altri fronti si sono ben comportati.Ovviamente nella truppa si trovano tutti i tipi di persone,quelle per bene e quelle no,quindi come dici anche tu,qualche episodio che conferma la regola ci sarà sicuramente stato.Basta però leggere i libri dei reduci dell’ARMIR per capire subito che la popolazione russa aiutava per quanto loro possibile i nostri mentre non poteva vedere i tedeschi.Nel libro Njkolajewka c’ero anch’io,si trovano molte testimonianze in tal senso.Spesso i contadini russi avvertivano i nostri nelle isbe quando stavano per arrivare i partigiani.Ricordo anche diaver letto che,un comandante di un nostro sommergibile durante la seconda guerra mondiale,dopo aver silurato un battello nemico,vide dal periscopio la presenza di numerosi naufraghi in mare.Emerse e portò in salvo i nemici supoerstiti.Questo,che è un caso più unico che raro,denota sicuramente la grande umanità che ha sempre contraddistinto il popolo italiano,in pace ed in guerra.
Gennaio 31st, 2009 alle 14:32
NEL PRIMO MESSAGGIO C?E? UN “NON” CHE HO ERRONEAMENTE INSERITO!!!!!!!!!!(NON SI SONO BEN COMPORTATI VA LETTO SI SONO BEN COMPORTATI:SCUSATE)
Gennaio 31st, 2009 alle 18:25
Graziano, ho appena risposto, per email, ad un conoscente comunsita che, per giustificare l’atteggiamento di quel pazzo di togliatti verso i nostri soldati e ufficiali in Russia, mi scriveva che gli italiani si sono comportati molto ma molto male. Gli ho risposto così: “A me non risulta che gli italiani si siano comportati male. Non spiegherebbe l’affetto dei russi nei nostri confronti, le frasi ormai note di quel periodo “Italienski karasciò, Niemzi kaputt”, non spiegherebbe l’aiuto concreto che ho avuto dai russi nel ritrovare mio zio (unico costo: quelli che sosterranno per farmi la copia del fascicolo di prigionia), non spiegherebbe cosa è successo dopo a moltissimi soldati tornati da lì (che come mio nonno se ne andarono nei campi di concentramento tedeschi), non spiegherebbe le testimonianze di chi, antifascista e figlio di antifascisti, partecipò alla campagna di russia e ne scrisse (vedi ad esempio: “i topi nella steppa” di Sirio Sintoni).
Non è qualche giornalista che dà fiato alle vergogne dei tedeschi che vi parteciparono, a cambiare i fatti che furono. E nemmeno un pazzo quale togliatti, che se poteva avere un briciolo di ragione nell’antifascismo, lo ha perso completamente nell’inchinarsi a quell’assassino di Stalin, e nascondere pe troppo tempo la grande menzogna”.
Febbraio 1st, 2009 alle 10:56
Grazie Silvia e Gabriele, grazie avete ragioni da vendere, ragioni che mi confortano. C’è un’intero corpo d’Armata lassù che batte i cucchiai nelle gamelle gridando NO. E gli ultimi sono quaggiù, molti che combattono l’ ultima battagla e spero che sia risparmiata loro quest’altra umiliazione. Temo che questo libro sia solo l’avanguardia. Se ha successo ne usciranno altri. Ci vorrebbe un fuoco di sbarramento, io non ho cannoni controcarro, non essendo uno storico, ma ho mandato quanto segue al Blog dell’ANA.
” Adunata Alpini, un Panzer tedesco viene verso le nostre linee. Il capocarro, uno storico, si chiama Schlemmer. Se volete vedere il carro andate su http://www.avvenire.it In alto sciegliete archivio storico, poi la data del 20 gennaio c.a. e cliccate su agorà in basso. Poi fate fuoco. Questo vuole stritolare, con i suoi cingoli, Stern, Cenci, Moscioni e tutti gli altri, denigrando il loro ricordo e tentando di gettare, ancora una volta, fango anche sugli ultimi, ancora vivi. Io non leggerò quel libro. Ho già letto abbastanza dei nostri per sapere che sono falsità. Conosco nel profondo la loro anima perchè è la mia anima e non si sono mai prestati a nefandezze.A quello storico dico Fa attenzione perchè hai davanti gli Alpini ed abbiamo già fermato i panzer coi fucili. Il tuo panzer finirà rottame arruginito, con la torretta divelta, in un fosso ai lati della strada della storia.Ed a tutti quelli, sempre troppi, che si sentono appagati ogni qual volta leggono qualcosa contro l’Italia ed il nostro essere Italiani io dico, prima di salire sul panzer nemico, abbiate il coraggio di affrontare i carri italiani. Io ne schiero quattro, poi li descrivo. Prima di salire su quel carro, abbiate il coraggio di andare a parlare con gli ultimi reduci – nostri veci -, ancora vivi; chiedete a loro se hanno stuprato, impiccato, saccheggiato o quant’altro, Ma dovete guardarli dritti negli occhi quegli uomini,quando porrete queste domande, perchè se abbasserete anche una frazione di secondo lo sguardo davanti a loro, avrete perso la battaglia e dovrete inchinarvi e chiedere scusa. Altrimenti sarete dei vigliacchi. Dovete farlo in fretta, perchè se ne stanno andando. Se non lo fate e salite il carro siete dei vigliacchi
Dico a loro, prima di salire quel carro, affrontate la divisione dei ricordi lasciati dai nostri veci con ” parole che assomigliano alle loro mani ” ricordi sparsi in migliaia di testimonianze anche di avversari. Se non lo fate siete dei vigliacchi. E per ultimo, anche se Alpini,abbiamo mezzi corazzati, che dimostrano quanto sia stato tentato di estorcere confessioni ai nostri prigionieri con maniere indegne dell’uomo, indegne di un militare.Il primo carro si chiama ” NO ” ed è guidato dal Generale Alberto Massa Gallucci, madaglia d’oro al V.M. Officine d’Arte Grafica Cacciari.
Il secondo carro si chiama ” Magnani un soldato fra due epoche “il capocarro si chiama Generale Franco Magnani, edizioni Arterigere, il terzo carro che, per ora posso mettere in linea, si chiama ” La fame dei Vinti ” ed. Gaspari il capocarro è un Sergente Maggiore ancora in vita Luigi Venturini. Il quarto carro si Chiama ” Cristo con gli alpini” ed. Mursia. Il capocarro è un Cappellano Don Carlo Gnocchi. Tipo tosto ancorchè disarmato. Se volete salire il panzer nemico senza affrontare questi carri siete vigliacchi. Sappiamo che documenti che confessano atrocità o simili sono sati estorti a dei giovani il cui unico desiderio era tornare a casa, con il ricatto e quindi privi di valore. Infine sparo un colpo di avvertimento ” Dalla piana antistante le trincee si udivano salire i lamenti dei feriti russi immobilizzati nella neve. Lugubri e fiochi, straziavano il cuore.
- Bisognerebbe fare qualcosa, andare a prenderli, poveretti. Sulla neve muoiono, con questi quarantadue sottozero.
-Sono uscite già due pattuglie, ma non hanno potuto avvicinarsi, sono state prese a fucilate. Ci sono ancora diversi russi appostati in giro e sparano.” Bedeschi ” Centomila gavette di ghiaccio ” ediz. Mursia pg.245
Quest’altro colpo lo dirigo ai cingoli ” stringevo forte il mitragliatore. Premetti il grilletto, sparai tutto un caricatore addosso ai russi; ne sparai un altro e piangevo mentre sparavo ” Rigoni Stern Il Sergente nella neve ” ed. Einaudi. Caro storico tedesco, sarebbero questi gli aguzzini?!
Alpini Trovate altri carri da mettere in linea contro il panzer e sparate anche voi i vostri colpi di mortaio e di obice. Van bene anche i fuciloni controcarro.
Infine vi chiedo di accettare il mio scrivere un po’ ” colorito “. Sono inc…….to,Incavolato…..
Nero, pergiunta e perdio.
Febbraio 2nd, 2009 alle 19:47
Ciao Gabriele, mi sai dire se il fatto del sommergibile è forse quello del somm. Cappellini e del com. Todaro?
Febbraio 3rd, 2009 alle 19:18
Ciao Graziano,per risponderti con sicurezza,devo ritrovare il libro in questione che,causa trasloco,non posso immediatamente consultare.Appena posso cercherò di dirtelo.Ciao
Febbraio 7th, 2009 alle 21:55
Ciao Graziano,oltre a quello che ti avevo comunicato ho ritrovato la notizia del Cappellini e del comandante Todaro.Dopo aver silurato un piroscafo belga carico di armi e materiali,i naufraghi a bordo di una imbarcazione di salvataggio furono presi a traino.Dopo poco l’imbarcazione non resse il mare e colò a picco.Il comandante fece salire i naufraghi sul battello e li chiuse nella falsa torre mettendoli in salvo su di un’isola delle Azzorre.Ho letto che al ministero della guerra arrivò una lettera indirizzata al comandante che ne elogiava il comportamento;il mittente è sconosciuto.
Febbraio 9th, 2009 alle 11:17
Grazie, Gabriele
Ciao.
Febbraio 11th, 2009 alle 22:51
Intanti Vi ringrazio per le Vostre belle risposte.
Mio zio Mandrile Giuseppe classe 1922 battaglione Dronero 2 Reg.alpini compagnia comando risulta disperso al 30/01/43.
Sono in possesso di alcune lettere l’ultima il 08/01/43 senza mai menzionare la zona d’operazione.Cerco in tutti i modi di avere notizie ma niente da fare. A luglio 2007 con mia moglie facciamo un viaggio nella zona di guerra della cuneense. Una esperienza unica ,stiamo sui campi di battaglia,sulle fosse comuni,e anche nei tristi campi di prigionia. Troviamo due donne anziane ,che al tempo avevano 14 anni ci raccontano con le lacrime agli occhi la battagli di Nikolajewa,
un vero calvario. A Waluiki scopriamo la fossa comune con tumulato il corpo del padre di una nostra amica, nata 10 giorni dopo la partenza del papa’. AJuciostoje campo di prigionia portiamo dei fiori sul cippo avvolto dalla vegetazione, con noi il fratello di un alpino li tumulato,sena straziante.
Sono diversi anni che mi documento sulla campagna di Russia,
vedo che tanto si parla ,ma !!!! non troppo si fa,(Indiscussa la volontà di non far sapere degli eventi avvenuti in quel periodo).
Un nostro amico reduce ancora in VITA classe 1921 , ci sono voluti 5 anni di preghiere e pazienza per farci raccontare la sua prigionia dal 21/12/42 al settembre 1947 nei campi di prigionia di krinovoje e Tambov. Cose allucinanti e come ciliegina anche due volte la settimana il lavaggio del cervello con il nostro (buon Togliatti) di persona.
Non mi allungo di più ,noi abbiamo buttato nel Don un mazzo di fiori, sui cippi una bandierina italiana e un lumino,nei campi di prigionia abbiamo lasciato le lacrime. Mio zio credo di averlo trovato (Lo vedo in tutti questi posti dimenticati da Dio) e da noi.
Non pretendiamo di trovarli ma almeno ricordiamoli perchè con il loro sacrificio ci hanno insegnato molto.
Andiamo in tanti un po più sovente perchè forse loro si sentono un pò soli e al freddo.
Scusate la mia scrittura poco italiana.
Febbraio 12th, 2009 alle 16:38
” Non pretendiamo di trovarli, ma almeno ricordiamoli perchè con il loro sacrificio ci hanno insegnato molto”
Grazie, Italianissimo sig. Giuseppe, per le sue parole.
Febbraio 19th, 2009 alle 16:13
Ciao Pino, t’invio quanto pubblicato nella rivista ” L’Alpino ” nel numero di Febbraio 2009.
Se puoi pubblicarlo qui ne saremo felici. L’ottava armata si avvaleva di un tribunale militare che si costituì nel luglio del 42 ereditando i processi in atto verso gli esponenti del CSIR. Cessò di esistere nell’aprile del 43. I processi svolti a carico di militari, secondo Rochat, furono 1889. Le condanne furono 743. 3 furono le condanne a morte per diserzione, commutate in ergastolo. I Reati gravi erano rari.
Tanto per dire che esisteva una giustizia militare. Voglio ricordare che le ” regole d’ingaggio ” dello stato maggiore tedesco, per l’attacco alla Russia, fra le altre cose dicevano ” qualsiasi azione fatta dal soldato tedesco nei confronti del popolo russo non è perseguibile penalmente ” cit. da M.R. Stern Hermann Heidegger ” Ritorno sul fronte ” Transeuropa Edizioni.L’ALPINO – Articoli: Campagna di Russia: le inaccettabili accuse d’uno “storico” tedesco
Mercoledì, 28 Gennaio 2009 – 01:34 (195 Letture)Vers. stampaSegnala l’articolo
È con sorpresa, amarezza, e non solo, che leggiamo sul quotidiano di riferimento della Conferenza Episcopale Italiana, “Avvenire” del 20 gennaio 2009 (pp. 5 e 6) un titolo a tutta pagina: Ritirata di Russia, assalto agli alpini. L’occhiello è un’accusa agghiacciante, anche se attribuita ad uno storico tedesco: “Italiani brava gente? Tutt’altro: anche sul Don violenze su civili, ruberie, stupri, antisemitismo… Uno storico tedesco accusa”. Sullo sfondo la più celebre foto della ritirata. Ce n’è abbastanza per porci più di una domanda ed esprimere lo sconcerto che un quotidiano così equilibrato e attento ai fatti storici si sbilanci a dire che l’autore di quel libro ha “una certa ragione” sul fatto che non si è fatta abbastanza ricerca e che sequestri di risorse alimentari, case di tolleranza, esecuzioni sommarie di “spie”, insulti “in tutti i modi possibili” ai russi nonché vere e proprie stragi di civili sarebbero imputabili anche alle Divisioni del Regio Esercito. Fortunatamente lo storico tedesco non ci addebita anche la dichiarazione di una guerra che qualcuno stima abbia fatto nel mondo cinquanta milioni di morti e in Russia intorno ai venti. Le testimonianze dei reduci, poco importa se scritte da personaggi nobili, anche cappellani militari, sono, sempre secondo quanto riportato, forzatamente viziate da una “politica della memoria” che ha unito “realtà e finzione”, scaricando “sui tedeschi la responsabilità della guerra e dei crimini”. Una bella revisione della storia! “Il buon rapporto dei nostri soldati con il popolo russo sarebbe solo un mito”. In una parola, italiani e tedeschi pari e patta. Le grandi bugie si costruiscono mettendo insieme piccole verità. La guerra, è inutile ripeterlo, è sempre sporca e qualche episodio esecrabile ci sarà stato anche da parte italiana, ma l’aggressione devastatrice all’Unione Sovietica, attuata con metodicità scientifica, porta l’insegna della svastica. Il ricercatore teutonico dovrebbe, oltre a spulciare documenti, andare ad intervistare i testimoni russi viventi, farsi dire dove e chi ha rapinato, fucilato, impiccato senza pietà, da Leningrado al Caucaso, e probabilmente, se i suoi “schemi interpretativi” glielo consentiranno, dovrebbe trovare elementi sufficienti per cambiare umilmente idea. Gli alpini sono raramente santi, eroi qualche volta, uomini sempre. E nella storia del nostro esercito, proprio in Russia, si sono guadagnati sul campo la medaglia d’oro al valore umano e alpino. Un ultimo interrogativo: perché un simile libro ha trovato così ampio spazio nel quotidiano che è così vicino al pensiero dei nostri Pastori? Uno scoop storico? (v.b.)
Pubblicato sul numero di febbraio 2009 de L’Alpino.
Febbraio 25th, 2009 alle 13:14
Così scrive Giorgio Scotoni nel suo “Retroscena della disfatta italiana in Russia nei documenti inediti dell’8a Armata”:
“Momento della verità per migliaia di giovani della “generazione del ventennio” – che per la prima volta si trovano soli a decidere – la ritirata dell’8a armata italiana simboleggia effettivamente il preludio alla tragedia dell’8 settembre 1943. Nel generale disorientamento tra i molti che abdicano ai propri doveri, non pochi soldati del Regio Esercito daranno prova di eroismo, altri delle qualità morali e del coraggio civile che riscatteranno il Paese dal fascismo.”
Marzo 4th, 2009 alle 12:41
Mio padre era del 278^ reg. Fant. div. Vicenza . in Russia dal 10/42 al 06/03/1943. Tornò in Italia ( con immensa fortuna) ,e si fece diversi mesi in un ospedale militare nei pressi di Rimini, con i piedi congelati.
Nato nel 1921, ora si gode la sua pensione /vecchiaia lavorando ancora in campagna. Vorrei sapere, se esiste un sito dove trovare qualcuno che ha avuto la sua stessa fortuna ,avendo passato quello che ha passato , ed essendo ancora quà a raccontarlo.
!^ Battaglione
II^ Compagnia
Posta Mil.- 156
Grazie Luciano
Marzo 4th, 2009 alle 18:27
Ciao Luciano.
Ho avuto la fortuna di incontrare un reduce del 278°, il Tenente Mezzasalma, che sta a Milano (vedi commento numero 2). Mi ha raccontato la sua storia, è stato emozionante e commovente, come sempre con ognuno di loro. Fai così, scrivi sul libro degli ospiti dell’unirr, il sito è : http://www.fronterussounirr.it
Marzo 5th, 2009 alle 21:43
Ciao Graziano,
ti ho inviato due mail,le hai ricevute?fammi sapere.Ciao
Marzo 6th, 2009 alle 11:22
Ricevuto Gabriele, ho tardato a risponderti. Devi scusarmi.
Ciao
Marzo 6th, 2009 alle 19:56
Ciao Silvia. Grazie
Marzo 10th, 2009 alle 17:26
Sai cosa pensavo, Luciano? C’è un reduce del 278°, si chiama Sirio Sintoni, autore de “I topi nella steppa”, che vive a Forlì. Chissà se il tuo papà lo ha conosciuto… lui era della Compagnia Cannoni Anticarro 47/32 del 278.
Marzo 11th, 2009 alle 08:26
Ciao Luciano, io ho pareecchi nome di appartenenti al 278° rgt.di fanteria della Div. Vicenza. Ed anche foto. Furono pubblicate in un testo del 1954 di Egidio Franzini. Posso inviarti le fotocopie se vuoi. Fammi sapere.
grazianogiandomenico@libero.it
Ciao.
Giugno 4th, 2009 alle 21:55
Ciao , mi chiamo Anna e mio nonno è disperso in russia.
Apparteneva alla 2° compagnia del 277° regimento fanteria divisione vicenza.
La cartolina con cui mia nonna riceve la notizia della sua scomparsa è del gennaio del 43′ non abbiamo altre notizie anche perchè nessuno ha mai sperato di trovarne. Vorrei saperne qualcosa di piu’…sapete se ci sono reduci in Umbria? grazie per l’ aiuto che potrete darmi.
Giugno 4th, 2009 alle 22:54
anna, ci proviamo
Giugno 5th, 2009 alle 06:47
Carissima Anna,
)
benvenuta!
Sono contentissima che ci sia un’altra nipotina come me
Anche mio prozio era del 277, Compagnia Cannoni Anticarro 47/32.
Intanto ti consiglio di leggere “Morire giorno per giorno” di Gabriele Gherardini che se non ricordo male era il capitano della 2 compagnia 277 Divisione Vicenza.
E poi ti rimando a questo file, che ho scritto dopo aver trovato informazioni più dettagliate su mio prozio, spero possa esserti utile: http://www.plini-alpini.net/Come_ho_trovato_zio_Antonio.pdf
A presto,
Silvia
Giugno 15th, 2009 alle 09:18
UN ANNO SENZA MARIO
« Il momento culminante della mia vita non è stato quando ho vinto premi letterari, od ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita… »
Ciao Mario grande ed umile Uomo, Italiano ed Alpino. Poeta del vento e delle valli; della nebbia e della Neve; dei fiori e dei campi.Cantore degli urogalli e dei caprioli. Scrittore delle cime e delle nuvole. Maestro dei sentimenti profondi. Quella volta ti chiesi ad un incontro ” Vorrei cercare mio zio disperso in Russia, Cosa devo fare? ” Appoggiasti la tua mano sulla mia spalla, dicendomi : ” Cercalo dentro di te prima di tutto. Qualcosa troverai. Poi potrai cercarlo in altre direzioni. “Io ero giovane e non capii le tue parole. E rimasi sconcertato.Tu conoscevi bene cos’era successo e sapevi che di quell’uomo come di migliaia d’altri non si sarebbe più trovato traccia.Poi leggendo ” Il sergente nella neve” capii cosa intendevi. Ed attraverso la tua opera le centomila gavette di ghiaccio ritornavano a noi. Fu l’unica occasione nella quale ci parlammo. Poche parole ma che non ho dimenticato.
Grazie Mario. Ora tu accarezzi le cime e sei sempre nei nostri cuori di Italiani e di Alpini.
Giugno 17th, 2009 alle 08:17
ciao Anna,
anche mio nonno era della 2 comp. 277 regg. della div. Vicenza. Per l’esattezza 5° squadra, rep. salmerie… Spero tu riesca a sapere qualcosa di più, come ci sono riuscita io.
Silvia M.
Giugno 17th, 2009 alle 16:07
ciao Anna, mi associo all’augurio di Silvia.
In questi giorni ho cercato nomi di commilitoni di tuo nonno.
Purtroppo di provenienti dall’Umbria ne ho uno solo di Perugia. Ho cercato nell’indirizzario del comando e reparti vari divisionali. Ed anche in quello del277° e 278° Reggimento fanteria.
Alcuni nomi ” vicini ” di appartenenti al 277°
Fredighelli Giacomo soldato Fossombrone Pesaro
Fraternali Augusto soldato Monte Conco P.S. Costello Pesaro
Gorgolini Agostino Soldato Borgo Pace Pesaro
Guanci Sabino di Atripalda Avellino soldato
Guescini Leandro v. Camminate 56 Fano Pesaro
Ottaviani Ottavio soldato Pietralunga Perugia
Poalini Lino s.tenente Torricella di Fossombrone Pesaro
Roncarelli Eros c.le magg. v. Rimesse, 27 Bologna
Spero che questa mia ti possa aiutare
Ciao
Giugno 18th, 2009 alle 15:47
Se penso a quanto è stato scritto qui e poi trovo http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Mario_Rigoni_Stern
mi si spezza il cuore e mi monta la rabbia.
La madre degli ……………..è sempre gravida
Giugno 24th, 2009 alle 21:27
Infatti Graziano.
Questa pagina che hai linkato è incivile.
Tipica di una certa Italia allo sfascio.
Luglio 30th, 2009 alle 18:12
Era la notte del 20 gennaio del 1943. Il Gen. Ricagno,com.te della Julia, una parte del quartier generale, il comando del 3° Art. Alpina, il terzo Batt. Misto Genio od almeno quello che ne rimaneva, un reparto tedesco forte di 500 uomini, arrivano a Solove’v. Qui incontrano il com.te dell’8° Alpini ed il com.te della Cuneense, gen . Battisti. Cercano di determinare il tragitto più sicuro in relazione alla ritirata. Improvviso arriva l’attacco russo. Mezzi corazzati pesanti e fanteria di linea, invadono il paese. I nostri privi di armi controcarro efficaci fanno di tutto per arrestare l’avanzata nemica verso l’isba sede del provvisorio comando che viene investita da una sequenza di colpi, senza gravi danni. Artiglieri, genieri, attendenti si gettano nella lotta e riescono a frenare l’avanzata russa. Si lancia nella mischia, per ordine del Gen. Battisti il Mondovì del 1° Alpini seguiti a ruota dal glorioso Borgo San Dalmazzo, aliquote del forte Saluzzo ambedue del 2°. Appoggiano l’azione batterie del 4° Art. e del Conegliano. La situazione è disperata. Esce dal comando l’allora cap. Magnani, il gigante Alpino, gridando come un ossesso ” Dai che scappano- Dai che scappano” E’ un grido disperato, assurdo. Ma sufficiente perchè un impeto di rabbia disperata prende i nostri Alpini che scattano in avanti. Aprono il fuoco perfino i feriti dalle slitte. Qualcuno sale sui carri e getta bombe a mano nelle torrette. I russi, sconcertati, si danno alla fuga trincerandosi a Novo Postojalovka.
In questa azione ci fu un caporale, Bortolussi Aldo di Zoppola ( Udine ), della 15^ Batteria, che pur ferito gravemente, torna al suo pezzo e riprende a sparare. Non ce la fà più. Sente che è la fine e vuole vedere il comandante Ten Col. Rossotto. Questi arriva si china su Aldo e lo abbraccia. Il Caporale sussurra ” Quando canteremo ancora le nostre canzoni alpine?”. In quel mentre su di lui scendeva la pace. Bortolussi appassionato di canto e di cori alpini ebbe la medaglia d’oro al valor militare. Era il 20 Gennaio del 1943. Solo ieri per noi Alpini.
Luglio 31st, 2009 alle 17:18
Sono particolarmante commosso e ringrazio tutti per quanto scritto. Non ho mai letto nulla di qualche appartenente a quanto segue: Stn. Tarantino Giovanni n.20/9/1920, che faceva parte del 120° regg.artiglieria – 3^ divisione celere – 3° gruppo – 8^ batteria -posta molitare n.40. Dichiarato disperso sul Don dal 16/12/1942. Mi auguro qualunque particolare sull’accaduto. Grazie a tutti.
Agosto 1st, 2009 alle 07:55
Caro Uccio,
non conosco bene la storia del 120° celere, ma c’è un bellissimo sito: http://www.centoventesimo.com , inoltre se vuoi posso metterti in contatto con un altro nipote dello stesso reggimento, però prima batteria.
Per tutti gli altri, Gabriele, Graziano, Silvia: ho appurato in settimana che effettivamente l’associazione di Mosca si è trasferita, pare dalla primavera di quest’anno. Vi inoltro e-mail con i nuovi dati quanto prima. Scusate se non rispondo subito ma ho una connessione ad orario (a casa) e dal lavoro non riesco a mandare e-mail.
Agosto 9th, 2009 alle 17:43
cara Silvia,
ti ringrazio per la preziosa risposta inviatami: sto raccogliendo notizie dal sito indicatomi. Grato per possibile contatto con l’altro nipote della prima batteria. Non riesco a trattenermi dalle lacrime ogni istante che mi rivedo a 13 anni accompagnare mio fratello al treno per la partenza in Russia. Ero orgoglioso, tanto oprgoglioso al suo fianco! Mi sentivo pari a lui. Scusami.
Agosto 10th, 2009 alle 11:57
Uccio,
scusarti di cosa?
E’ commovente ogni racconto, ogni ricordo… non sai quanto piango ogni volta che penso alla mia nonnina, quando mi parlava del suo fratello Antonio, o di mia zia, quando ricordando i racconti di nonna mi parlava della partenza di Zio Antonio, e di come fosse “sereno”, per non sapere cosa lo aspettava. Ogni volta che cammino nella neve, penso a quanto deve aver camminato lui, e non a meno dieci ma a meno 36, o meno 40. E senza corpicapo adeguati, senza valenki, senza cibo, senza tutto.
Per lasciarti il contatto, avrei bisogno di una tua e-mail o tu della mia. Fai così, leggi questo: http://www.plini-alpini.net/Come_ho_trovato_zio_Antonio.pdf
al fondo trovi il mio indirizzo e-mail. Se non ti rispondo subito è perché sono partita per le vacanze, ma non preoccuparti, il 6 settembre sono di nuovo operativa!
Settembre 19th, 2009 alle 11:31
Non riesco a trovare il tuo ARMIR. Vorrei leggerlo. Per quasi 40 anni ho vissuto con il nonno Piero, alpino della Julia, e ho ascoltato i suoi ricordi di quell’inverno sul Don… Ora è andato avanti. Ho imparato molto da lui.
Non hai modo di renderlo disponibile sotto forma di ebook? Sono sicuro che alcuni di quelli che ti seguono sui Blog o FB lo vorrebbero leggere; ad alcuni farebbe pure bene… Se ti serve una mano… Un saluto GLuca
Settembre 19th, 2009 alle 19:03
gianluca credo che sia ancora disponibile nelle vendite online, m’informo meglio e ti faccio sapere
grazie comunque
Settembre 20th, 2009 alle 06:09
Si alcuni lo danno disponibile, sto provando uno alla volta… ma ancora non riescono a reperirlo… ho visto che c’è in qualche biblioteca in giro per l’Italia… Prima o poi si troverà… Grazie ciao g
Settembre 23rd, 2009 alle 17:40
Salve, leggo le storie di tutti voi, e nonostante siano trascorsi molti anni da quando ho iniziato a leggere le storie dell’armir, ed ancora oggi, mi rammarico del fatto che nonostante siano trascorsi 70 anni ci siano famiglie che cercano di avere notizie di parenti scomparsi e dati solo per dispersi. Io per fortuna grazie a Pino Scaccia quindici anni fa ho avuto la certezza della morte di Gianni. Gianni era il primo marito di mia nonna e la sua storia è stata raccontata da Scaccia nel suo libro ARMIR. Oggi sono alla ricerca del luogo della sua morte. Ogni volta che ho qualche spunto poi mi areno. Ma non mi rassegno. Un anno fa è morta mia nonna, l’ultima volta che l’ho vista con lei ho parlato poprio di Gianni. Le ho promesso che avrei provato a trovarlo finchè non avrei avuto la certezza dell’impossibilità di avere notizie ulteriori. E tenterò ogni strada finchè non avrò la certezza che portare un fiore sulla sua tomba, fosse anche una fossa comune, è impossibie.
Un saluto a tutti
P.S. Dott. Scaccia, un saluto affettuoso e complimenti per il nuovo incarico.
A presto
Alessandra
Ottobre 8th, 2009 alle 11:55
Online ancora nulla… l’ho trovato in biblioteca, ieri… ho iniziato a leggerlo tra un’ appuntamento di lavoro e l’altro.
Perchè prossimamente non ricordare questi ragazzi, magari sul nuovo TV7? Ciao grazie GLuca
Ottobre 8th, 2009 alle 21:16
Buonasera a tutti,sono la pronipote di due alpini della Julia dispersi in Russia,Zanotto Guerrino e Luigi,3° artiglieria alpina,gruppo Udine 18a btr.Entrambi di Palazzolo dello Stella(Udine).Dopo quasi un anno di ricerche non so che fare per sapere di più,ho parlato con qualche reduce della stessa batteria ma non li ricordano,ho consultato tutti i fascicoli dell’UNIRR,ho scritto al ministero della Difesa,ho conosciuto il tragitto giorno x giorno del gruppo Udine durante la ritirata,ma ciò che ho sono supposizioni.Non riesco a venirne a capo.Vi prego sapreste aiutarmi ?Per qualsiasi notizia lascio il mio indirizzo mail : manueladercoli@libero.it
Ottobre 11th, 2009 alle 21:01
Ciao a tutti sono Mandrile Giuseppe già sentiti a febbraio continuo le mie ricerche sullo zio ma torvo poco . Sara possibile con un Vostro aiuto trovare qualche commilitone di mio zio ,se ancora in vita.
Dato per disperso al 31/01/43 penso nella zona di Valuki.
Il suo nome e referenze. Mandrile Giuseppe classe 1922 secondo regimento alpini compagnia comando battaglione Dronero.
Vi ringrazio tanto e saluti.
Ottobre 12th, 2009 alle 22:34
Sono il nipote di Peghini Guido Sergente del 4° reggimento artiglieria alpina della Cunense dato disperso durante la ritirata dopo la battaglia sul Don
Ottobre 25th, 2009 alle 13:49
Ciao Anna,
leggi bene questo post. Sono capitato qui per caso, ma forse ti interessa sapere che mio nonno era del 277mo reggimento, divisione Vicenza, seconda compagnia. Mio nonno e’ ancora vivo, lucido e ha un’ottima memoria di quegli anni.
Forse, se cerchi informazioni potrebbe esserti utile contattralo. Si chiama Eros Roncarelli e vive a Bologna, se vuoi contattarlo puoi scrivere a me a questo indirizzo mail: mauro_mizar@hotmail.com.
Ottobre 30th, 2009 alle 17:11
Mauro, posso scriverti anche io?
Novembre 1st, 2009 alle 16:57
Sì, certo. Chi mi vuole contattare per avere informazioni puó farlo.
Mauro
Novembre 6th, 2009 alle 07:08
Buongiorno a tutti.
Dal momento che casualmente sono approdato in questo sito,volevo approfittare della Vostra preparazione per quanto riguarda alcune norme e iregolamenti .Mio zio disperso nella campagna di Russia era stato arruolato al Distretto militare dell’Aquila come Alpino,pur essendo nato in provincia di Rieti,che all’epoca non era ancora stata istituita.
Vengo al dunque:per iniziare una sorta di ricerca virtuale dovrei per prima cosa sapere in quale compagnia,battaglione,divisione è stato inquadrato.
Posso chiedere informazioni al Ministero della Difesa a Roma,oppure al Distretto Militare de L’Aquila,che mi pare,sia stato trasferito e tramutato in quel di Chieti?
Grazie delle evnetuali info.
Angelini Maurizio
Novembre 7th, 2009 alle 07:26
Maurizio, dipende dalla data di nascita di tuo zio.
Se è pre 1918, allora devi chiedere all’archivio storico della città di appartenenza del Distretto Militare che lo aveva arruolato, quindi mi sembra L’Aquila. Se invece è nato dopo il 1918,allora puoi chiederlo al Distretto Militare, sì.
Novembre 7th, 2009 alle 14:50
Gent.ma Silvia,
ringraziandoLa per l’attenzione,preciso che lo zio è nato il 12/2/1922 a Fiamignano (Rieti).
Quindi deduco che posso chiedere informazioni al Distretto Militare di Chieti e non più al Ministero della Difesa a Roma?
Grazie dell’ulteriore delucidazione.
Angelini Maurizio
Novembre 7th, 2009 alle 17:25
esatto, a Roma non hanno fogli matricolari, ma solo gli stati di serviszio degli ufficiali. Tra l’altro in un ufficio che in questo periodo è in ristrutturazione, per cui per i nipoti degli ufficiali questi sono tempi … bui.
Novembre 13th, 2009 alle 19:12
Salve, volevo informarvi che il Ministero della Difesa ha messo on line gli elenchi dei militari morti in Russia, per alcuni con la data della morte.
A Presto.
Novembre 14th, 2009 alle 08:42
Già, Ale.
Bravissima, non avevo pensato di scriverlo qui.
Ecco il link: http://www.difesa.it/Ministro/Commissariato+Generale+per+le+Onoranze+ai+Caduti+in+Guerra/introDB_Caduti.htm
da qui cliccare su “Accedi al sistema di ricera”.
(Pino, ma te la ricordi la ragazzina che cercava il primo amore della nonna?)
Novembre 14th, 2009 alle 12:40
Buogiorno,vorrei rispondere a Mandrile Giuseppe,non so se la può aiutare ma potrebbe chiedere informazioni a Luigi Venturini,catturato proprio nel vallone di Valuiki,poi tornato dalla prigionia.Io ho il suo numero.Mi mandi una mail a manueladercoli@libero.it ne parliamo meglio.
Novembre 14th, 2009 alle 23:26
Buonasera vorrei segnalare una cosa al sig.MANDRILE,sul sito della Cuneense ci sono le foto di un vaglia postale e alcune lettere di MANDRILE GIUSEPPE,del battaglione Dronero.
Novembre 25th, 2009 alle 12:55
Tratto dal libro di Padre Giovanni Brevi “ Russia 1942 1953 “ ed. 1955 Garzanti
L’ultima resistenza del Corpo d’armata alpino divampò attorno alla chiesa di Rossosch, davanti alla quale s’era installato il comando stesso. Poco lungi si schiudeva l’infinita prospettiva di croci del piccolo cimitero nel quale i nostri cappellani, guidati da don Bruzzone, avevano seppellito, affratellati nella morte, amici e nemici. Nella notte dal 19 al 20 gennaio il battglione Val Cismon ebbe l’ordine di ritirarsi da Nicolaieska di Rossosch. Le katiuscie e le mitragliatrici russe crearono subito larghi vuoti nelle file degli alpini. All’alba del 20 gennaio, una grigia alba che stringeva il cuore, i combattimenti divennero feroci. Per tutta la giornata del 20 gennaio le batterie del gruppo Udine spararono con l’alzo a zero contro i carri armati che ci circondavano da ogni parte, e ne misero fuori combattimento buona parte. Ma era una lotta impari. Mancavano le munizioni, mancava la benzina, i reparti erano spaventosamente decimati dal fuoco nemico.
Nella notte del 21 gennaio proseguimmo il ripiegamento. Era una ritirata inutile, ma non raggiunse mai i toni della debacle. In quelle ore tristi gli alpini mostrarono di essere gli splendidi soldati di sempre. Finchè non caddero nelle mani dei russi combatterono e ripiegarono inquadrati, agli ordini dei loro ufficiali, inquadrati continuarono a combattere, inquadrati morivano senza un lamento. Eppure erano giorni che non si conosceva il tepore di una zuppa
calda, si sgranocchiavano soltanto gallette e formaggio o si beveva neve, quell’implacabile neve russa nella quale si affondava fino al ginocchio. Non era umanamente possibile percorrere in tali condìzioni più di venti chilometri al giorno, anche perchè il ripiegamento era continuamente intralciato dalla confusionaria ritirata dei servizi che si frammi- chiavano spesso ai reparti combattenti. Da qui ebbero origine probabilmente le false voci sui i pretesi sbandamenti di interi reparti Per quello che io constatai de visu, le nostre unità e soprattutto gli alpini, rimasero salde e organizzate sino alla resa. Cioè fino a quando, venute a mancare le munizioni, fu giocoforza arrendersi poiché sarebbe stato folle combattere inermi contro la massa d’acciaio dei carri armati sovietici « made in U.S.A. » che ci serrava da ogni parte. Ignoravamo i particolari delIa nostra reale situazione. Soltanto più tardi avremmo saputo che eravamo chiusi pressochè completamente in una sacca. La tattica russa era questa: rompere il fronte, accerchiare i reparti aggirati e andare oltre. A loro volta, gli accerchiati venivano successivamente circondati in volute concentriche ed eliminati, un gruppo dopo l’altro. Eliminare è il termine esatto. Fino a tutto il gennaio 1943 i prigionieri isolati furono la minoranza, gli eliminati i più. Salvo che si trattasse di intere divisioni o di reparti di notevole consistenza, le truppe russe regolari o le bande partigiane non facevano prigionieri ma passavano tutti per le armi. Quanto a rapidità d’esecuzione venivano prima i tedeschi, seguivano i cappellani, le camicie nere ed infine i feriti.”
Don Brevi ed il col. Lavizzari vengono presi prigionieri nella battaglia del Kolkoz Stalino
“ Tornammo sui nostri passi, dirigendoci verso il capannone per indicare ai sovietici i feriti sulla soglia ci apparve barcollante un sergente del Val Cismon, un maestoso alpino dalla barba rossastra. « È inutile,» mormorò. « È finita. Li hanno ammazzati tutti. » dall’interno ci giunsero le ultime raffiche dei sovietici. Quattrocento alpini friulani, vicentini, abruzzesi, bellunesi, quattrocento fra i migliori alpini d’Italia erano stati uccisi a bruciapelo, uno accanto all’ altro, senza che potessero difendersi.
I nomi ? Non si sapranno mai! Fino all’ultimo furono tutti stupendamente eroici. Era gente degli stessi paesi, erano cresciuti insieme, insieme avevano imparato l’abbiccì, insieme erano partiti per la guerra. Conoscevano a vicenda le loro famiglie, le spose, le madri, le sorelle, l’interno delle case lasciate al paese.
Finchè rimasi con essi notai che erano soltanto preoccupati di salvarsi a vicenda. Continuarono ad obbedire agli ufficiali con secchi « gnorsì » e chi restava tra la neve per sempre era assillato da un solo pensiero: far avere alla madre, alla mo- lie, alla fidanzata la catenina d’oro e l’ultimo affettuoso saluto. Che non se la prendessero, a casa. Il Dio degli alpini aveva voluto così. Essi riposano in una pace senza tramonto, certi che il loro sacrificio sia servito e servirà alla Patria. Ad essi dobbiamo se siamo tornati dalla Russia a testa alta. Nel parco dei trofei di guerra di Mosca non abbiamo visto tricolori. Le bandiere che mancano ai trionfi del Cremlino sono sparse a brandelli, tra le ossa dei morti, sotto il grano della terra di Russia. “
In Agosto di quest’anno ero, con mio figlio Nicolò, a Seleny Jar, l’incrocio insanguinato. Le ossa di quei giovani soldati si vedono ancor oggi in quei campi desolati. Affiorano dopo l’aratura. Qualche mano pietosa le raccoglie e le deposita nel piccolo, piccolo memoriale, costruito SOLO l’anno scorso. Abbiamo steso, io e mio figlio, la nostra bandiera su quella terra e la commozione s’è impadronita di tutto il nostro gruppo. Abbiamo letto i nomi di tutti i caduti della nostra Vallata dell’Agno. Tanti, troppi. Li abbiamo ricordati con una preghiera ed abbiamo chiesto loro che diano una mano, da lassù, affinchè la nostra storia di Uomini non sia più funestata dall’orrenda guerra. A pochi chilometri, nella città di Rossosch, gli Alpini, negli anni novanta, hanno costruito un asilo infantile, donato alla città dov’era il Q.G. delle truppe Alpine. Quella sofferenza che si respira nei campi di battaglia ancor oggi, gli Italiani, molti dei quali ex combattenti dell’ARMIR, hanno saputo e voluto trasformarla nelle gioiose grida dei bambini. Ed oggi, in quell’Asilo, s’insegna la lingua e la cultura del nostro paese. Un piccolo miracolo scaturito dalle sofferenze dei nostri caduti.
http://www.anaconegliano.it/opere/rossosch.htm
Dicembre 6th, 2009 alle 13:57
Ieri ad Almese (TO), è stata posta una targa commemorativa su una delle caserme che dal novembre 41 all’agosto 42 ospitò i soldati del Battaglione Morbegno (V reggimento Divisione Tridentina).
Cerimonia commovente, il cui momento culmine è stato forse questo canto.
“Io resto qui. Addio. Stanotte mi coprirò di neve. E voi che ritornate a casa pensate qualche volta a questo cielo di Cerkovo. Io resto qui con altri amici in questa terra. E voi che ritornate a casa sappiate che anche qui, dove riposo, in questo campo vicino al bosco di betulle, verrà primavera. (Giuliano Penco, 1943)”
Dicembre 6th, 2009 alle 14:00
sto cercando di mettere in piedi un blog sull’armir
Dicembre 7th, 2009 alle 07:31
Bello! …ci trasferiamo di là?
Dicembre 7th, 2009 alle 11:35
sì, dai proviamo
Dicembre 8th, 2009 alle 13:08
Sto cercando di avere notizie di un militare che si chiamava Odello, penso sia il cognome. Apparteneva presumibilmente a qualche reparto della Cuneense. Giovanni scrive in alcune delle ultime lettere che erano smepre insieme. Ho trovato un Odello Filippo nel II Reggimento Alpini, ma non so se sia lui. Ho trovato anche un Odello Enrico ma non riesco a risalire al reparto di appartenenza.
Avete notizie per aiutarmi?
Grazie.
La mia e mail è alessandra.iannone@libero.it
Dicembre 17th, 2009 alle 22:07
Ale, Enrico era della cuneense (IV Reggimento).
Deceduto ad Oranki il 29 marzo 1943.
Era un capitano classe 1912.
E’ citato nel 3° fascicolo (cartaceo) dell’elenco italiano dei deceduti in prigionia.
Essendo Filippo invece del 2 reggimento, faceva parte della Tridentina (se sbaglio, chi sa mi corregga, per favore).
Siccome era Capitano, puoi trovare notizie credo solo a Roma, anche perché del 12… non so se al centro documentale trovi ancora il fascicolo. Comunque ti ho mandato e-mail con dettagli.
Dicembre 24th, 2009 alle 19:47
Auguro un sereno S. Natale ed un altrettanto sereno Nuovo Anno a tutti gli amici del blog.
Ciao!
Dicembre 29th, 2009 alle 16:59
Nipoti tutti,
mi è venuta un’idea.
Un modo per condividere quante più informazioni “sensibili” tra di noi, in modo veloce ma riservato.
Il fatto è che sto trovando sempre più strade, sempre più modi per cercare. Attraverso internet ma anche attraverso lo studio del russo, da quasi un anno ormai. Insomma, mi sembra che le risorse siano tantissime, e che ho bisogno allo stesso tempo di ordine e di un modo per accedervi facilmente in qualsiasi momento, e anche per confrontarmi con tutti. Solo che alcune cose sono condivisibili pubblicamente, altre no. Altre sarebbero da riservare a “noi”.
Pensavo di parlarne con Pino, anche per un buon uso del suo blog dedicato… facciamo che per l’anno nuovo parlo più chiaramente.
Pino… ti scrivo.
Intanto vi saluto e vi abbraccio tutti.
Dicembre 31st, 2009 alle 19:29
Buon anno a tutti!
Speriamo che il 2010 porti buoni risultati per le ricerche dei nostri cari.
Silvia,aspetto le tue novità,quelle di cui parli.
Ciao a tutti.
Gennaio 13th, 2010 alle 00:37
Ciao a tutti, mi riferisco alla risposta di Graziano del 17.6 dove elencava i nomi dei reduci del 277° reg. fanteria del Vicenza. Sono il figlio di Leandro Guescini di Fano (non abita più in via Camminate ma in via degli olmi 12 – 61032 Fano PU). Mio padre è ancora vivo e proprio in questi giorni cercavo di scrivere i suoi ricordi di episodi della guerra che mi racconta. Ora che sono in pensione ho deciso di fare così perché questi momenti rimangano sempre impressi nella ns testa. Qualche volta nel raccontare ha gli occhi lucidi, si emoziona. Mio padre conduceva un camion il 126 dice. Sono partiti in treno nell’ottobre del 42 in treno e sono arrivati a Kupians in Ucraina e presidiavano tre compagnie più quella di Comando dov’era lui, trasportavano viveri e vestiti. il 24.1.43 fu fatto prigioniero vicino il Don. Lui fuggiva sempre, cercava di scappare e spesso era salvato dalle famiglie russe. Veniva fatto prigioniero ma scappava ancora. Sino a quando venne trasferito dopo 14 gg di treno nel campo di concentramento di Tasken in Uzbekistan dove rimase per circa tre anni. Ma ora siamo ancora indietro con i racconti. Vorrei capire bene i movimenti del Vicenza e magari trovare anche delle foto o documentarmi su qualche libro. Mi ha raccontato un episodio di fuga con un compagno di nome Silvio di Pavia, magari sapere se è tornato.
Sto scoprendo ora la storia di mio padre e mi sto rendendo conto che ho perso tanto tempo.
Un abbraccio.
Gennaio 14th, 2010 alle 10:10
Gabriele,
sono un po’ indietro con il mio progetto ma ti faccio sapere al più presto.
ALFIO, ti prego, scrivimi o trova il modo di lasciarmi un’email, se non la vuoi pubblicare qui. Grazie
Gennaio 14th, 2010 alle 18:05
Ciao Alfio, non è mai troppo tardi. Nomi e ricordi possono essere preziosi.
“Dicono che ai vecchi non si può togliere il piacere della memoria: io credo che per un reduce della Russia la memoria sia una malattia ed il gusto di riviverla e raccontarla ne è la medicina.” Non sono parole mie ma di un reduce della Cosseria, Luigi Scarpel. Queste parole si trovano nell’introduzione delle sue memorie dedicate ai suoi nipotini, scritte poco prima di andare avanti,nel maggio del 2000. Questa sua memoria resterà nel tempo.
Gennaio 15th, 2010 alle 22:20
Devo far alcune correzioni su quello che ho detto. Siamo daccordo con mio padre che un pomeriggia a settimana mi racconta alcuni episodi che io puntualmente quando torno a casa butto giù nel computer. Nel mio messaggio precedente ho detto che guidava il 126 invece era un automezzo chiamato “autocarretta” perchè era un po’ camion e un po’ auto. Poi dissi che trascorse tre anni nel campo di concentr. di Tasken invece mi dice che era sempre in Uzbekistan ma in un paese più vicino dal settembre del 43 al novembre del 45. Mi sta raccontando alcuni passi che sono da film!
Sapete dove trovare della documentazione di foto e i movimenti che ha fatto il Vicenza? Grazie.
Silvia il mio email: guescio3@alice.it
Ciao.
Silvia se vuoi il
Gennaio 16th, 2010 alle 08:49
ALFIO sì.
So un po’ di cose sulla Vicenza in Russia per averle trovate in libri preziosi come quelli di Giorgio Scotoni e altri e per essere andata all’archivio dello Stato Maggiore dell’Esercito a Roma.
Il tuo papà è ua perla preziosa!
Ti scrivo oggi stesso.
A prestissimo,
Silvia
Gennaio 18th, 2010 alle 18:53
Buona sera a tutti!
Approfitto per avere qualche dritta.
Sto cercando notizie di uno zio caduto in russia il 31/01/43, sepolto nel campo di uciostoie.
Il suo nome è Giuseppe Binda classe 1914 di rezzago (como), alpino, divisione tridentina (?), battaglione morbegno (?).
Come posso muovermi per avere ulteriori notizie?
grazie per la collaborazione.
Matteo
matteobinda@libero.it
Gennaio 18th, 2010 alle 19:19
Ciao Alfio! Tutti noi siamo alla ricerca di ricordi e pensieri. Tuo padre è per tutti noi una ricchezza. Io fino al gennaio 1943, ho, in parte, pezzi di ricordi perchè ho le lettere che Gianni inviava a mia nonna dal fronte. A volte leggo cosa accadeva in particolari giorni e poi leggo le lettere corrispondenti a quello stesso periodo. Mi sembra di immaginarlo lì tra gli spari e il freddo, mentre, invece, scrive a mia nonna che sta bene e la rassicura.Invece intorno a lui c’è l’inferno! Raccoglili quei ricordi. Questa parte della nostra storia non è ancora stata raccontata con la verità e l’imparzialità che solo il trascorrere del tempo assicura. Ed i nostri ragazzi morti lì saranno prima o poi ricordati come eroi da tutti.
Gennaio 19th, 2010 alle 09:00
Matteo,
come puoi leggere poco sopra, il Morbegno è stato nel mio paese, Almese (TO), prima della partenza per la Russia.
Posso darti riferimenti di persone che hanno studiato quel periodo e ne hanno scritto un libro. Ti scrivo quanto prima.
Gennaio 19th, 2010 alle 22:26
Alessandra, sai che faccio fatica a farmi raccontare gli epiosodi? Ogni volta si emoziona e fa venire un nodo alla gola anche a me. Vedo che non è contento, non vuole ricordare più quei momenti. E’ un peccato che mi sono accorto così tardi di quello che hanno fatto queste persone. Quetse sono le ultime persone che hanno fatto veramente qualcosa per il futuro dei figli, nipoti, ecc.
Ma quando verrà raccontata con imparzialità questo pezzo di storia
Gennaio 19th, 2010 alle 23:33
Silvia ti rispondo da qua, dalla mia mail non parte la posta.
Innanzi tutto mi consigli qualche libro per quanto riguarda il Vicenza o la ritirata russa?
Vedo che mio babbo non è contento di parlare di quel periodo molto triste, ogni volta che racconta si emoziona.
Non ricorda tuo zio e ha una sola foto del periodo trascorso in caserma, appena riesco te la mando, ma è una foto di tre militari che fanno finta di prendersi a pugni in faccia. Anche perché fece un esame di guida per l’abilitazione alla guida dei mezzi militari e lo portarono all’Autocentro che mi dice era dall’altra parte della città (sono ricordi un po’ vaghi).
Ha un ricordo chiaro di un certa Tatarella, toscano, con cui trascorse parte della prigionia nel campo di concentramento alcampo 26 in Uzbekistan che arrivò dopo 14 gg di viaggio. A questo Tatarella piaceva molto cantare e lavoravano insieme in cucina degli ufficiali russi, mio padre era il capocucina e aveva un po’ di libertà, allora si portava spesso con se il Tatarella, poi si ricorda di un certo Sasso o Sassi, abruzzese. Magari se si riesce a trovare qualcosa.
Mi piacerebbe trovare anche una cartina della zona dei loro combattimenti, Donez, Don, Dniepr, Volga e magari dei campi di conc. dell’Uzbekistan, lui non ricorda il nome del campo.
A presto.
Gennaio 20th, 2010 alle 17:30
Ciao Alfio!
E’ normale che a tuo padre non faccia piacere ricordare….credo capiti un pò a tutti i reduci di questa guerra. Quelli morti sono stati dimenticati e quelli tornati si sono chiesti per tutta la vita come hanno fatto a sopravvivere a tutto quello. Sappi che quanto tuo padre ha visto e vissuto non è facile da immaginare figurati a raccontare e quindi, in parte, rivivere. Io ho letto molto dei racconti dei reduci e credimi posso capirlo.
Raccontagli quanto facciamo tutti noi per ritrovare e ricordare i suoi compgani morti lì e che i suoi ricordi possono essere utili. Sai, circa 18 anni fa, avevo poco più di quattordici anni, iniziai questa ricerca e per la prima volta parlai al telefono con un reduce. Era talmente dispiaciuto di non potermi aiutare che si commosse dal dispiacere ma mi ringraziò per quanto stavo facendo perchè i suoi compgani erano morti lì combattendo eroicamente e mai nessuno li aveva cercati, e ricordati.
E poi…salutalo da parte mia!!!!!
A presto
Gennaio 21st, 2010 alle 00:49
Alessandra,
mio padre ha 87 anni, molte cose non le ricorda, come i nomi dei paesi o se la ritirata era verso l’interno della Russia o verso l’Ucraina, non si ricorda il nome del campo di concentramento dell’Uzbekistan ma solo del Campo n. 26 e che non era moltro lontano da Tasken per ché ricorda che si parlava molto di quella città. Alcuni episodi che ha vissuto li ricorda nei minimi particolari. In questi giorni che lo sto assediando di domande ogni tanto mi telefona per rettificare quello che mi disse il giorno precedente. Oggi stampai la foto dell’autocarretta cl 39, macchina che guidava lui, quando gliela feci vedere si emozionò, ma era contento e disse: si era questa!! Priam pianse poi si mise a ridere dalla felicità.
Alessandra se posso esserti utile prova a chiedere così gli giro la domanda.
Ciao.
Gennaio 22nd, 2010 alle 17:42
Ciao! Bhe io sto cercando di sapere il luogo in cui morì Giovanni Camerlingo era il furiere della V Compagnia del Battaglione Ceva, ed è morto in un campo di prigionia che però pare non sia noto.
Era di Chiavari ma originario della provincia di Napoli aveva gli occhiali. Potresti provare a chiedegli se lo ha conosciuto. Le sue foto sono sul blog di Olla “passato presente”. POsso inviarle al tuo indirizzo e mail e così gliele fai vedere…..Da quanto mi sembra di capire tuo padre era del Vicenza, non credo si siano incontrati però…non si può essere certi di nulla per cui tentar non nuoce!!
Per le cartine e infomazioni sugli schieramenti consulta il sito di Plini, così ti fai un’idea.
In ogni caso la mia mail è alessandra.iannone@libero.it
A presto e un saluto a tuo padre!
Gennaio 23rd, 2010 alle 00:46
Silvia,
come fai ad essere così sicura che mio padre a fatto il militare nella caserma dei Lupi di Toscana. Lui non ricorda il nome, ma ricorda che da Brescia andò a fare il car in un paese del Friuli tra Palmanova e Cervignano, mentre il campo lo fece a Capo di Ponte un paese sopra il Lago Iseo. Non si riuscirà a reperire i nomi dei soldati della caserma di Brescia. Dimenticavo dopo 3-4 mesi passò all’Autocentro, reparto meccanizzato, che era in una caserma dall’altra parte della città.
Gennaio 24th, 2010 alle 09:25
Alfio,
la parte iniziale dell’addstramento, è stato fatto in caserme diverse, ma prima della partenza si sono radunati tutti a Brescia e a Bergamo.
Il 277 a Brescia, il 278 a Bergamo.
Rispettivamente, nelle caserme dei lupi di toscana del 77 e del 78 reggimento.
Lo so perché lo ho letto (per quanto riguarda il 277) e perché me lo ha confermato il figlio di un capitano della compagnia comando del 278.
Oggi ti mando e-mail dettagliata con i titoli che mi sono stati utili.
Ho infine ricevuto la foto del tuo papà.
Gennaio 26th, 2010 alle 01:08
Alessandra,
ho provato a chiedere ma non ricorda. Ricorda che in prigionia diversi napoletani avevano avuto degli incarichi dai russi (del tipo capo della camerata o del magazzino o della cucina come mio padre) perché avevano imparato alcune parole russe e riuscivano a capire la lingua. Questi poi non venivano trattati più come prigionieri ma come gli altri russi, quindi dormivano anche in camerate diverse ed avevano anche il permesso di uscire la sera. Questo almeno quello che capitava nel suo campo di concentramento n. 26 in Uzbekistan.
Gennaio 27th, 2010 alle 11:00
Alfio, ho visto che in Uzbekistan il campo 26\2 è anche denominato di Paktaral nei pressi di Taskent. Prova a chiedere a tuo padre se ricorda questo nome.C’è qualcosa su internet su questo campo, e credo che sia stato proprio fortunato!!
A presto
Alessandra
Ps Saluti a tuo padre.
Gennaio 27th, 2010 alle 11:24
Guarda il sito della cuneense ci sono testimonianze che raccontano proprio della permanenza lì. Tuo padre è stato davvero fortunato a sopravvivere!
A presto
Gennaio 28th, 2010 alle 11:47
Salve, sto cercando di scrivere una tesi di laurea sulla campagna di russia (mio zio è stato prigioniero di russia e io sono cresciuta con questi racconti senza capirne la portata). Ora sto disperatamente cercando il libro di pino scaccia. lo vorrei acquistare anche usato. Per favore potete indicarmi se è ancora reperibile in qualche libreria specializzata? Grazie mille.
Gennaio 30th, 2010 alle 10:40
Ciao Barbara,
il libro di Scaccia nell’usato lo puoi cercare qui: http://www.maremagnum.com
Sarebbe interessante sapere qualcosa di più di tuo zio…
Febbraio 2nd, 2010 alle 23:17
ciao a tutti io sono di Cuneo e come tanti di voi sto cercando di avere notizie riguardo a un alpino disperso in russia.Sono alle prime armi,ma sono partito in quarta per cercare qualsiasi notizia riguardo lo zio e padrino di mio papà,alpino del 1 reggimento,battaglione mondovi,11 compagnia.l’alpino si chiamava QUARANTA ANTONIO nato il 21/11/1919 e prima di giungere in russia er sul fronte greco albanese.nessuno ha più avuto notizie fino agli anni ‘92 o ‘93 quando i carabinieri del suo paese(margarita)hanno avvertito i nipoti e due sorelle ancora in vita del ritrovamento in una fossa comune del corpo del loro congiunto.purtroppo nessuno all’epoca si mosse per andare a cercarlo e io ho saputo solo poco tempo fa di questa possibilità dataci,all epoca,dai carabinieri.ora io che non sono stato alpino ma sono più testardo dei loro muli,ho deciso di fare di tutto e ancora di più per cercare notizie ,magari avere un nome di una fossa comune in russia per partire subito e fare l’impossibile per trovare magari la sua piastrina.so perfettamente che l’impresa e praticamente impossibile ma ho promesso a mio papà,ormai molto malato che avrei riportato a casa almeno la piastrina di suo padrino nonchè un pezzo della mia famiglia.vi ringrazio per l’ospitalità e spero che qualcuno magari più navigato e informato di me sappia darmi qualche dritta.
grazie di cuore.gianpiero
Febbraio 4th, 2010 alle 12:48
Ciao Barbara, il libro di Pino io sono riuscito ad averlo tramite una libreria di Firenze, dopo mesi di ricerca anche su Internet.
Ho il nome ed il numero della libreria in questionre. Non so, però, se posso pubblicarlo nel Blog, caso mai Pino mi potra’ rispondere.
Altrimenti mandami il tuo indirizzo mail. Ti risponderò quanto prima.
Un caro saluto
Febbraio 4th, 2010 alle 12:58
Ciao Gianpiero ho trovato nomi di reduci di Cuneo del Batt. Mondovì. Non ne ho trovati di Margarita.
Durante un recente viaggio nel Don abbiamo ritrovato le piastrine di quattro Alpini e di un artigliere campale.
Abbiamo rintracciato due famiglie ed abbiamo già consegnata una piastrina a Caprino Veronese. Questa piastrina, di un ufficiale Alpino ci è stata consegnata da un contadino che abbiamo conosciuto nel villaggio di Nowo Karabut. ( Che gli Alpini avevano denominato Farabutt ) Quell’ufficiale risulta caduto proprio nella battaglia di Karabutt.Col mio amico Beppe abbiamo rintracciato la famiglia a Caprino Veronese. Abbiamo consegnato la piastrina alle tre sorelle ancora viventi. E’ stata una cerimonia toccante. La più anziana delle sorelle, accarezzando la piastrina ci ha detto ” Me la ricordo benissimo questa piastrina. Quando mio fratello è partito per la Russia l’aveva al collo ed era lucidissima. Come sarebbe bello che fosse stato lui a riportarla.”
Come vedi sbagli a dire” impossibile”; dì piuttosto, “difficile”.
Hai detto che sei testardo più dei nostri muli. E’ vero, non sei stato Alpino, altrimenti non l’avresti detto. Non è possibile essere più testardo di loro. A meno che tu non sia Alpino, appunto. Ma il fatto che l’hai scritto mi dice che saresti stato un ottimo Alpino. Credo ci siano ancora in vita quattro esemplari dell’ultimo contingente di muli arruolati. Molti di questi nostri cari, testardi e generosi compagni, sono sati comperati dagli Alpini per sottrarli al macello. Durante le sfilate strappano molti applausi e molti nostri ” veci ” piangono nel vederli.
Leggi questa testimonianza di un reduce ( se l’ho già postata, pazienza )
Bedeschi ” Fronte Russo: c’ero anch’io “pg. 712
” Forse secondo me qualche medaglia toccherebbe anche ai muli, i muli che vidi per la prima volta l’estate precedente, che erano serviti a spostare gli alpini in ritirata e a nutrirli, queste bestie umili e forti come gli Alpini che non brontolano mai; oppure se brontolavano, lo facevano in senso buono. Quanti Alpini hanno trascinato attaccati alla loro coda ed infine li hanno nutriti.
Voi avevate fatto il vostro dovere, ma i russi avevano le katiusce, i T34, voi solo quattro zoccoli e gli Alpini due gambe e basta.Quanti atti di valore, un valore sfortunato, ma il vostro valore non è stato inutile, noi che siamo rimasti, perchè siamo stati fortunati, perchè con il vostro sacrificio ci avete protetti, abbiamo l’obbligo di difendere la vostra memoria, di far conoscere ai nostri figli cos’è un Alpino” A pag. 713, ricordando i suoi compagni ed i muli conclude ” Addio amici, chi sa se qualcuno un giorno riuscirà a portare qualche fiore su quella terra bagnata dal vostro sangue. La strage degli innocenti era terminata, Dio era stato molto misericordioso con noi. Misericordioso, perchè eravamo tornati alla nostra bella Italia, ma la strage continuò; molti altri, Alpini e non, morirono in Italia, non erano più i Russi i nemici, erano Italiani, secondo da che parte stavi; ci si ammazzava, ci si ammazza ancora, Amici, fratelli, basta con la violenza, cerchiamo di essere Italiani, lavoriamo, amiamoci. Amore con amore e non violenza contro violenza ” Michele Evangelista 156^ Compagnia telemarconisti V Batt. misto Genio 8^ Armata
Febbraio 4th, 2010 alle 18:39
ciao a tutti, mi rivolgo in particolare a giampiero, in quanto, anch’io sto cercando di aver notizie dello zio paterno Peghini Guido, il quale, dai ricordi di famiglia, sarebbe stato in forza all’undicesima compagnia del quarto reggimento artiglieria alpina.
Io al contrario di giampiero ad oggi non ho avuto nessuna notizia e mi sono attivato nel chiedere notizie al “Commissariato generale onoranze caduti in guerra”
Anche per me sono gratiti suggerimenti e consiglio
grazie
augusto
Febbraio 4th, 2010 alle 23:16
Giampiero prova nella banca dati del Monistero. Io ho trovato una data di morte, dopo 68 anni non è poco!
http://www.difesa.it/Ministro/Commissariato+Generale+per+le+Onoranze+ai+Caduti+in+Guerra/introDB_Caduti.htm
Febbraio 5th, 2010 alle 00:02
Alessandra,
ho cercato nel sito della cuneense ma non ho trovato del campo 26 di
Paktaral vicino a Taskent. Ti ricordi dove l’hai visto?
Grazie.
Febbraio 5th, 2010 alle 00:59
Ciao a tutti. Mi sembrate ferrati e pieni di passione, quindi mi azzardo a chiedervi lumi.
Il fratello di mio nonno materno si chiama Giuseppe Goretti e giace da qualche parte in Russia dal 20 gennaio 1943. Marchigiano, nato a Castelleone di Suasa (AN) nel 1915. Era effettivo al 156° btg Mitr ( che vuol dire? Mitragliere? ) “Vicenza”. Disperso in combattimento. L’ultima lettera, che con emozione ho tenuto in mano, reca la data del 14/12/1942. Non nomina luoghi precisi, ma parla di una Russia non così fredda, fa raccomandazioni ai familiari e dice di stare tranquilli che lui era solo di presidio. Ultima riga: “non c’è niente da pensare male”. La fidanzata lo aspettò ancora per anni, alla fine si sposò. Mi raccontano che ad ogni rientro di reduci era un accendersi di speranze puntualmente deluse. Mi raccontano che la madre restò per anni, da vecchia, inferma a letto con il ritratto del figlio in divisa davanti agli occhi, e dicono che lo ha invocato fino alla fine…
Ho cercato nei libri la storia e gli spostamenti del battaglione Vicenza, il 20 gennaio ci furono un centinaio di alpini morti nella battaglia di Kopanki. Sarà stato li? (Franco Brunello “Battaglione Alpini Vicenza” ) Però ci sono delle domande che ho in testa: perché non riesco a trovare niente su marchigiani negli alpini? Perché in quel libro non viene mai nominata la 156° compagnia? Come trovo dei commilitoni? Altri libri? ( a parte “L’armata scomparsa” e “tutti i vivi all’assalto”)
Potete aiutarmi a chiudere questo cerchio che dura da quasi 70 anni?
Grazie a chi avrà tempo anche per me.
Febbraio 5th, 2010 alle 13:24
Ciao Monia il Batt. Vicenza era costituito dalle storiche compagnie 59-60 e 61^ comp.più la 117 armi di accompagnamento. Io sono al corrente dell’esistenza della 156^ comp.T.M. appartenente al V° Batt. Genio misto d’armata. Esisteva anche una posta militare 156. Cercherò meglio. Intanto prova averificare i dati desunti dal foglio matricolare. Credo proprio che il Batt. Vicenza del 9° Alpini non avesse reparti mitraglieri con quel numero. Col nome Vicenza operò in Russia anche una Divisione di fanteria ed un gruppo di artiglieria da montagna. Il batt. AlpinoVicenza fu pressochè annientato durante la sanguinosa battaglia di Seleny Yar.
Se troverò qualcosa di piuù provvedero a comunicarlo.
Ciao
Febbraio 5th, 2010 alle 13:42
nuovo post sull’armir
http://latorredibabele.blog.rai.it/2010/02/01/lettere-dal-don/
Febbraio 5th, 2010 alle 13:43
nuovo blog
http://www.armir.splinder.com/
Febbraio 5th, 2010 alle 15:27
Ciao. Graziano innanzi tutto ti ringrazio per le notizie riguardo ai reduci,anzi se potessi farmi avere i nominativi e indirizzi(ovvio se sono in vita)mi piacerebbe potergli parlare,quindi ho provato ad attivarmi presso onorcaduti con una mail e nei prossimi giorni conto di passare all’unirr a milano,di persona per vedere se qualcuno mi ascolta….Ti ringrazio per l’incoraggiamento,da oggi sarà DIFFICILE non IMPOSSIBILE.
Ciao
Febbraio 6th, 2010 alle 00:44
ciao Silvia,
il Centro documentale di Ancona mi ha inviato le copie del foglio matricolare di mio padre, in partica è lo stesso che avevo, quindi non hanno più niente, sono stati gentilissimi pensa ho inviato la mail il 29.1, oggi mi è arrivato la copia del foglio matricolare. Oggi mi è anche arrivato il libro di Malisardi “Presente alle bandiere” (trovato a 44€) l’ho letto quasi tutto, sono andato da mio padre ed è stato bellissimo perchè gli sono tornati in mente alcuni fatti, fece il CAR a Strassoldo come lui e come lui andò ai lupi di toscana a Brescia da dove partì per Kupians e si ricorda di Morosowka e Rossosk. Mi sta anche raccontando fatti nuovi che gli sono tornati in mente. Ma mi sta continuamente chiedendo che fine avesse fatto questo Tarabella, un toscano con cui lavorò in cucina nel campo di concentramento n. 26, non sa se era alpino o altro, possiede anche una foto in primo piano con lui. Ho provato a guardare nel sito della Cuneensee ho visto il nome di un certo Tarabella Galliano tra i dispersi o deceduti, ma non so se è il toscano, mio padre non ricorda il nome, magari Graziano o qualcun’altro riesce ad aiutarmi?
GRAZIANO,
la divisione Vicenza non era composta dal 277° e 278° rgt ed ognuno da 3 battaglioni ed ogni btg da 4 compagnie??
Perché parlate del btg Vicenza e della 59-60 e 61° comp.??
MONIA
ciao, sono di Fano, siamo vicini, mio padre era nel 277° rgt del Vicenza, è tornato vivo ed è tutt’ora vivo. Ho scoperto ora questo mondo nuovo, bello, brutto, non so come definirlo. Ora che sono in pensione ho provato ad approfondire e a buttare giù delle memorie di tutti gli episodi che mio padre ricorda. Qui, in questo blog, mi hanno aiutato tanto da Silvia ad Alessandra, Graziano, Gabriele, ecc. sono molto documentati. L’importante è cominciare a leggere come ho cominciato io. Mi sto rendendo conto del tempo perso e di che fonte poteva essere mio padre negli anni addietro quando ricordava sicuramente tutto, ora con l’età (87 anni) ha perso un po’ di smalto. Ma è sempre bello averlo. Sono stato fortunato.
Ciao.
Febbraio 6th, 2010 alle 11:28
Grazie, Graziano. Sto capendo delle cose. Non sono anora in possesso del foglio matricolare, ma l’Onorcaduti dice “156°btg Mitr. “Vicenza”. Continuo a ercare, graditissimo ogni consiglio, grazie. Saluti.
Febbraio 7th, 2010 alle 14:47
ALFIO, io a Fano ci lavoro!
E faccio fatica a capire la composizione di btg etc…
Febbraio 8th, 2010 alle 00:37
Monia,
per capire come è strutturato l’esercito,ti posso aiutare dicendoti quello che ho imparato durante il servizio militare.partendo dal basso,un nucleo di soldati formano una squadra,più squadre formano un plotone (in artiglieria sezione),più plotoni costituiscono una compagnia(in artiglieria batteria).L’insieme di più compagnie si chiama battaglione,mentre l’insieme di più batterie si chiama gruppo.e’ definito reggimento l’insieme di più battaglioni o se in artiglieria,di più gruppi.Ci sono poi le brigate,le divisioni ed i corpi d’armata.Spero di averti aiutato a fare chiarezza e sopratutto di essermi ricordato bene.
Febbraio 8th, 2010 alle 07:14
Che ne dite se ci trasferiamo di là: http://www.armir.splinder.com/ ?
Pino ci ha dedicato un blog, non è carino stare qui, con un blog dedicato, no?
Febbraio 8th, 2010 alle 09:25
Ciao Alfio.IL BATTAGLIONE VICENZA era un battagliione Alpino, appartenente al 9° reggimento Alpini della dvisione Alpina Julia. Composto da 3 compagnie la 59, la 60 e la 61, più la compagnia armi di accompagnamento, la 117^.
La DIVISIONE VICENZA era una divisione di fanteria binaria, costituita, cioè, da due reggimenti, il 277 ed il 278.Ognuno di questi due regg. era poi costituito da battaglioni, a loro volta divisi in compagnie. Per compiti limitati,( esplorazioni, disturbo, depistaggio ecc, )venivano, nell’ambito delle compagnie, costituiti plotoni o squadre, agli ordini di sottufficiali od ufficiali inferiori, tenenti o sottotenenti. Le div. binarie sono molto deboli dal punto di vista del dislocamento; Mussolini aveva deciso di passare dalle ternarie alle binarie solo per poter aumentare il numero delle divisioni a parità di reggimenti. Così veniva soddisfatta la sua mania di grandezza a scapito della capacità tattica delle divisioni stesse.
GIANPIERO appena possibile ti mando i nomi nell’altro blog “Lettere dal Don”. Se non erro mi pare che sia cosiì che desidera Pino.
Febbraio 8th, 2010 alle 13:14
Ciao Monia. Le unità afferenti alla div ” VICENZA ” distinte dal numro 156 erano le seguenti:
156° Rgt. artiglieria cannoni da 75/37
156a Cp. cannoni controcarro da 47/32
156° Btg. Genio
156^ compagnia mitraglieri pesante
Come già scritto altre unità distinte dal 156 erano una compagnia mobile del Genio afferente, però, al Com.do d’armata e l’ufficio di posta militare n° 156, afferente al Quartier Generale.
Sottolineo, per evitare confusioni, che al fronte russo,le unità col nome di “Vicenza” erano, oltre la suddetta divisione di Fanteria, il battaglione Alpini Vicenza del 9° reggimento, ed il GRUPPO ARTIGLIERIA DA MONTAGNA ” VICENZA “, appartenente al 2° reggimento artiglieria alpina della divisione Tridentina.
Ora dovresti avere tutti i dati per identificare con certezza l’unità del tuo prozio. Penso tu abbia confuso la div. Vicenza col Batt. Vicenza.
Chiedo venia se mi sono ripetuto, ma ho scritto di fretta.
Un caro saluto a tutti.
Febbraio 8th, 2010 alle 19:30
come al solito silvia è la più saggia, anche perchè questo è un post del 2008, due anni fa!
Febbraio 8th, 2010 alle 19:32
oltretutto ho scelto splinder proprio perche tutti sono loggati (e non c’è filtro nei commenti per cui appaiono in tempo reale)
Marzo 8th, 2010 alle 15:45
Buongiorno a tutti.
Dopo aver ricreato sommariamante gli spostamenti e aggregamenti dei vari Reggimenti,Battaglioni ecc,ecc.,relativi al mio avo,sono alla fine giunto,purtroppo,in una sorta di steppa con una nebbia fitta fitta.E non solo dal punto di vista climatologico.
Dico francamente che la storia ,per quanto mi riguarda,purtroppo,termina là.
Per lo meno ne ho avuto la conferma ripercorrendo tappe tragiche e piene di sofferenza.
Una realtà vissuta in una crudeltà inimmaginabile.
La crudeltà della guerra.Guerra e dintorni…
Orbene,mi manca solo un piccolo dettaglio per relazionare ed informare i miei parenti delle ricerche effettuate.
A chi e dove posso informarmi per decifrare la tipologia delle mostrine e di un logo sul berretto del militare congiunto,dal momento che dispongo di una fototessera in divisa?
Grazie dell’attenzione.
Angelini Maurizio
Roma
Marzo 18th, 2010 alle 16:01
Ciao, vai a
http://www.esercito.difesa.it/root/uniformi/mostr_old_rgtftr.asp
Se la foto di tuo nonno è in bianco e nero, però, non vedrai i colori divisionali.
Dovrai risalire alla divisione mediante qualche documento militare, foglio matricolare ad es. Lo potrai richiedere all’archivio storico della città dov’era situato il distretto militare del tuo parente.
Siamo su ” Lettere dal Don”
Graziano
Settembre 12th, 2010 alle 19:01
Ciao a tutti. Sono il nipote del Col. Giulio Cesare Salvi di Parma, comandante del 277° “Vicenza”.
Non ho purtroppo conosciuto mio nonno, ma le straordinarie ed eroiche imprese compiute da lui, come dai vostri nonni e padri, i suoi soldati, mi sono stati da sempre raccontati da mio padre.
Ho appena scoperto questo blog, e mi farebbe piacere condividere con voi i vostri ricordi, e, per quanto mi è possibile, riferirvi i miei.
Resto in attesa di una vostra risposta e vi porgo i miei più cari saluti.
Mario
Ottobre 25th, 2010 alle 19:10
Ciao a tutti sono Anna…inizio con lo scusarmi per non aver risposto ai messaggi di Graziano e Mauro…non ci crederete ma non ero piu’ tornata qui….seguivo i post da splinder e non avevo visto che intanto mi avevate lasciato un sacco di utilissime notizie…scusate ancora.
Grazie a Silvia e al suo aiuto sono andata all’ Archivio di Stato per richiedere il foglio matricolare di mio nonno ma la sala dove era conservato era in restauro e non c è stato niente da fare, abbiamo mandato una richiesta al ministero della difesa e finalmente oggi è arrivata una risposta e ho qui il foglio matricolare di mio nonno
Moscatelli Italo classe 1915
matricola 30445 appartenente al 277°Rgt. Ftr.- I°Btg -2° compagnia della divisione Vicenza.
Posta Militare 156
e ho anche la copia del verbale di scomparsa e di dichiarazione di morte rilasciato nel 77 in cui si dice che “il Caporale Moscatelli Italo scomparve in occasione di un combattimento avvenuto il 6 gennaio 1943 in Russia”
Purtroppo non viene riportato il luogo della scomparsa tuttavia ho controllato e la P.M. 156 risulta essere a Rossosch e abbiamo una lettera del nonno in cui scrive che era stato li’ per curarsi i denti…immagino quindi che il luogo debba essere quello.
A graziano vorrei dire che abitando a Città di Castello e quindi non molto lontano da Fano mi farebbe piacere contattarlo e magari chiedere il suo aiuto per le mie ricerche…vi lascio la mia mail tutti i vostri consigli sono graditissimi….grazie a tutti
miyu@libero.it
Ottobre 25th, 2010 alle 19:22
…credo di essermi sbagliata…è Alfio che abita a Fano…ciao di nuovo e grazie ancora
Ottobre 27th, 2010 alle 15:26
Salve a tutti come tanti sono capitata qui girovagando in internet alla ricerca di suggerimenti per ritrovare notizie di mio zio disperso in Russia.Ho potuto constatare quanto siete preparati e pieni di buoni consigli,anch’io ho inviato una mail al centro documentale di Bologna per richiedere il foglio matricolare, sperando di non attendere invano.Non so se mi potete dare altri consigli,mio zio si chiamava Filiberto Traversi era nato a Ravarino modena il 7-5-1910,richiamato il 7-12-40 prima inviato a combattere in Africa.Poi è stato mandato sul fronte russo partito il 9 luglio 1942dopo 11 giorni di viaggio è arrivato il 21 luglio1942 al punto di raccolta, dalle numerose lettere in nostro possesso non racconta dei luoghi perchè gli scritti erano censurati.
Quindi non sappiamo il luogo esatto sappiamo che ha scritto l’ultima lettera il 6 gennaio “43 , e viene dichiarato disperso dal 17 gennaio “43.
Questo era il mittente scritto sulle sue lettere :
artgl.Traversi Filiberto 8°magazzino d’armata 3°reparto posta militare 102.
Abbiamo anche il numero di matricola 18531-25°artgl campagna(dal documento di leva)
Come faccio a sapere a quale comando apparteneva e di qui a sapere dove era disloccata la sua compagnia ed eventualmente il luogo del decesso?Onorcaduti mi ha risposto che potrebbe essere tra gli ignoti al sacrario di Cargnacco ma francamente è molto generico,l’Unirfriuli mi dice invece che mio zio apparteneva al 9°Raggr.artgl.unità direttamente dipendente dal comando della 8°armata forse disperso nella zona di Rossosch.Che mi consigliate ora?
Vi ringrazio e complimenti a tutti.
Liviana
Ottobre 27th, 2010 alle 16:56
Cara Liviana, ho pubblicato intanto il tuo appello sul blog dedicato esclusivamente ai dispersi in Russia, nella speranza che qualcuno ti aiuti nella ricerca.
http://letteredon.wordpress.com/
Novembre 2nd, 2010 alle 18:06
IMPORTANTE PER MARIO SALVI: per favore scrivimi qui: comitato@divisionevicenza.com
E’ da tanto che vogliamo scrivere o chiamare il Signor Giovanni Salvi, che da paginebianche risulta risiedere nello stesso indirizzo di Giulio Cesare Salvi che è stato pubblicato su “Nikolajewka c’ero anch’io”. Non ho ancora avuto il “coraggio” perché non so mai come i parenti reagiscono alle mi richieste di documenti, ma ti prego contattami all’indirizzo che ti ho lasciato, ho proprio bisogno di parlarti. E scusami se ti dò del tu. Scusami soprattutto se ho letto solo ora la tua richiesta! Silvia
Novembre 2nd, 2010 alle 22:04
Caro Mari Salvi,
Sono Mauro Deperoni. Proprio in questi giorni ho terminato di scrivere una breve storia su una Compagnia del 277° della Vicenza e mi sono imbattuto in alcuni documenti scritti di pugno da suo Nonno. Mi dica come posso farle avere il racconto e le immagini.
Cordialmente
MdP
ps: chiedo scusa a Pino Scaccia se ho cercato un contatto diretto ma mi sembrava proprio il caso. Il racconto è disponibile a tutti.
Novembre 2nd, 2010 alle 22:14
Giusto per chiarire, due parole sul “Comitato Vicenza”, che presto sarà meglio presentato su un sito non ancora attivo:
Il “Comitato Divisione Vicenza” è nato con lo scopo di raccogliere, riordinare e valorizzare informazioni, testimonianze, documenti e cimeli che riguardano la 156^ Divisione di Fanteria del Regio Esercito Italiano “Vicenza”, i reparti che la componevano e gli uomini che vi hanno combattuto durante il suo breve periodo di vita durante la Seconda Guerra Mondiale, nelle vicende belliche riconducibili alla Campagna di Russia.
Il comitato è composto da famigliari dei combattenti nelle unità della Divisione e cultori della materia interessati all’argomento.
L’obiettivo principale è contribuire alla raccolta di tutto ciò possa essere determinante a poter ricostruire le vicende dei reparti e la vita dei loro uomini con il fine di consegnare alla storia tutto ciò che sarà possibile reperire e l’obiettivo morale è quello di onorare la memoria dei combattenti della “Vicenza” nel rispetto delle loro famiglie.
Novembre 3rd, 2010 alle 12:36
Per Silvia:
Fortuna che mi hai mandato la mail, visto che di Giovanni in famiglia non ne abbiamo uno che è uno, e che quindi quel Giulio Cesare Salvi che hai trovato non è mio nonno…!!!
Dicembre 11th, 2010 alle 18:31
Vorrei sapere chi devo rivolgermi per sapere se è stato eretto un cippo commemorativo in cui sia presente il nome di mio zio catturato, internato e morto in Russia il 10.07.1943.
Grazie e Buon Natale
Dicembre 11th, 2010 alle 21:54
beh, referente è Onorcaduti ma se mi dai qualche elemento in più ci provo
Dicembre 12th, 2010 alle 12:59
Grazie Pino della sollecita risposta.
Nel 1993 è stato inviato dal Ministero della Difesa al Comune di Castel di Tora (RI), luogo di nascita di mio zio, e alla sua famiglia, un fascicolo a suo riguardo in cui sta scritto che “dagli esiti delle ricerche effettuate da ONORCADUTI negli schedari degli Archivi di Stato dell’ex U.R.S.S e dai riscontri effettuati nei documenti acquisiti da questa D.G. è emerso che il Cap.le Gentili Mario, già dichiarato disperso, è stato catturato dalle FF.AA. Russe il 29.01.1943 a VALUJKI. Internato nell’Osp. n. 2074 PINJUG – Reg. Kirov, ove è deceduto il 10.07.1943.”
Ho avuto sempre la sensazione che mio padre e gli altri fratelli (defunti), nell’attesa e speranza di ricevere informazioni positive sulla sorte di mio zio, anche quando hanno ricevuto questo documento, abbiano voluto continuare a pensare che lui vivesse in Russia sposato e con figli. Tra memoria e oblio. E così anch’io ho ereditato questo sentimento: tra memoria e oblio.
Io sono di Senigallia ma lavoro a Vicenza; e mi sono accorto che nel vicentino c’è un forte associazionismo di alpini; ciò mi a spinto a provare a fare una ricerca in più a favore della memoria.
Vorrei sapere, come ho scritto nel messaggio precedente, se esiste un cippo commemorativo sul quale sia presente il nome di mio zio. Chissà, un giorno forse qualcuno potrà portare un fiore alla sua tomba.
Grazie mille
Angelo Gentili
Dicembre 12th, 2010 alle 13:02
Dimenticavo la data di nascita :
nato a Castel di Tora il 02.07.1914.
Matr. n. 25263 ex D.M. Orvieto
Dicembre 13th, 2010 alle 14:58
Cercherò di sapere qualcosa di più.
Dicembre 14th, 2010 alle 01:25
Angelo, ho pubblicato la tua richiesta nel blog dedicato all’Armir nella speranza di saperne di più. Comunque ti sintetizzo che i 939 italiani morti nel campo di Pinjug sono stati tutti sepolti in una fossa comune nel locale cimitero.
http://letteredon.wordpress.com/2010/12/14/il-campo-n-2074-di-pinjug/
Dicembre 14th, 2010 alle 14:58
Grazie Pino,
confermi ciò che è scritto nel fascicolo: “La speranza di poter recuperare e rimpatriare i “Resti Mortali” presenta difficoltà difficilmente superabili in quanto i Sovietici hanno sepolto i nostri Caduti in fosse comuni unitamente a quelli di altre nazionalità rendendo così impossibile l’identificazione. E’ comunque intenzione del suddetto Commissariato Generale, una volta localizzate con precisione le aree di sepoltura , erigervi dei cippi commemorativi a perenne ricordo del sacrificio dei nostri soldati”
Forse una zona del cimitero di Pinjug è una di queste aree di sepoltura; ora è da verificare se è stato eretto un cippo commemorativo, magari con l’aggiunta dei nomi dei soldati.
Grazie di cuore per l’interessamento
Angelo
Dicembre 14th, 2010 alle 15:26
Un’altra informazione per cortesia: chi è Andrea Di Domenico? Rileggerò “Centomila gavette di ghiaccio”
Ciao e grazie
Dicembre 15th, 2010 alle 16:22
Nei cippi commemorativi non ci sono mai i nomi, purtroppo. Ho la lista di tutti i cippi che riguardano gli italiani su territorio russo (me l’ha fornita l’associazione dei memoriali di Mosca), controllerò se c’è uno a Pinjug.
Ti prego però di seguire il blog sull’Armir.
Dicembre 21st, 2010 alle 19:41
Caro Pino,
ho avuto finalmente conferma che a Pinjug non è stato eretto un cippo commemorativo. Altri cippi si trovano in altre località e riportano la dicitura “Qui riposano Caduti Italiani”. Come è noto tutti i Militari Italiani Caduti o Dispersi in Russia sono ricordati nel Tempio-Ossario di CARGNACCO (UD) appositamente eretto per onorarne la memoria. Ringrazio vivamente il Direttore Situazione Statistica Gen. B. Giuseppantonio Cappucci per avermi inviato le informazioni richieste e una scheda informativa relativa al campo di Pinjug molto toccante.
Spero di poter. prima o poi, deporre un fiore sulla fossa comune nel cimitero di Pinjug.
Per ciò che mi riguarda il cerchio si chiude.
Ringrazio tutti per il cortese e sincero aiuto.
Auguri di Buon Natale e un felice 2011
Angelo Gentili
Dicembre 24th, 2010 alle 11:19
Lo scorso anno sono andato a Rossosch con la mia auto, per sapere,vedere,conoscere il posto dove mio zio ART. BRACALENTE ERNESTO -32° GRUPPO – 149/40 REPARTO M.V. e’ deceduto il 23.12.1942.
Finalmente ho saputo che e’ deceduto ad Arbusovo o Arbusovka ( valle della morte), come detto da Alim Morozov – storico russo che abita a Rossosch il quale e’ custode del museo costruito dagli Italiani nel 1993.
Egli mi ha portato a vedere i luoghi dei combattimenti degli Italiani, mi ha spiegato le fasi della battaglia, mi ha compensato con i suoi racconti del lungo viaggio ( 3240 Km) fatti con la mia Alfa 156.
Sono stato anche a Cargnacco a visitare il sacrario ed e’ stato bello poter vedere quello che e’ stato fatto per i militari italiani morti in guerra.
Certo mi piacerebbe sapere qualcosa di piu’ su mio zio ( autista di un camion che portava una settimana i viveri ed una settimana le munizioni al fronte sul Don), mi piacerebbe poterlo riportare in patria in modo da far felice mia madre che ancora lo aspetta.
Se qualcuno mi puo’ aiutare a conoscere nuove notizie e magari qualche testo che tratti la ritirata di Arbusovo-Cerkovo-Millerovo mi puo’ scrivere a :
g.costantini@morrovalle.org – grazie
Dicembre 30th, 2010 alle 00:04
mi aiutate per favore a come sapere dove si trovava l’8° Reggimento Alpini il 21/01/1943
visto che mio nonno risulta essere deceduto in tal data? vi ringrazio di cuore
Febbraio 15th, 2011 alle 14:06
Ciao a tutti, mi chiamo Filippo ed ho la fortuna di essere stato educato dalla nonna.
La nonna si era sposata prima della guerra con mio nonno, Albino Tramontin, di Belluno , della Julia, btg. Val Cismon. La nonna quando il nonno è partito per la Russia aspettava la mia mamma. Il nonno non è più tornato, ma è sempre stato con me. La nonna lo ha aspettato tutta la vita ed ora spero sia con lui. La mia mamma invece, che è consigliere provinciale dell’associazione reduci, non lo ha mai visto e penso che lo stia ancora aspettando. Solo chi lo ha vissuto può sapere cosa vuole dire aspettare tutta la vita. Io vorrei fare alla mamma questo regalo, sapere cosa è successo al nonno, del quale porto anche il nome. Vorrei che qualcuno mi potesse aiutare, in qualsiasi modo. Magari indicandomi qualche reduce dello stesso BTG che io possa contattare.
Grazie per il Vostro aiuto.
Filippo
Febbraio 20th, 2011 alle 20:05
grazie a tutti questi eroi alpini eroi di ieri e di oggi che hanno amato e continuano ad amare l’Italia,grazie per l’esempio vorrei tanto che le nostre generazioni vi ricordassero sempre.Le vostre sofferenze sono state d’esempio alla mia generazione e il mio pensiero ancora oggi è tra le sconfinate distese russe,grazie ragazzi
Ottobre 31st, 2011 alle 19:22
Gentilissimo giornalista, Ho una laurea in agraria ,e,anche se non ho mai lavorato,resto profondamente perplesso,riguardo, i muli e i cavalli dell’ARMIR,dal tronco e arti sottili,alti,dai soldati tutti a piedi, dalle parole di Bottai(cito a memoria),che ricordava già in Grecia che il suo battaglione aveva 50 muli e ne doveva avere 180,o più,perdendo la necessaria mobilità,ma anche la capacità di trasportare armi pesanti.I muli dovevano essere presenti in tutti i nostri fronti,ma vennero lasciati colpevolmente da parte.antonio.
Novembre 7th, 2011 alle 16:50
mi sembra che durante le commemorazioni del 4 novembre la festa delle forze armate abbia il sopravvento sul ricordo dei caduti.
Spero di sbagliarmi.
Febbraio 7th, 2012 alle 23:56
carissimo dott. Scaccia…. le scrivo per una cortese informazione. Vivo in un paesino vicino Cassino e mio padre da qualche tempo è alla disperata e finora infruttuosa ricerca del suo libro.. Praticamente introvabile nelle librerie della zona.. Peraltro è un argomento che gli sta molto a cuore, dal momento che ha perso uno zio. soldato dell’Armir, probabilmente sepolto a Tambov… Le chiedevo se e come fosse possibile acquistare la sua opera. In attesa di un Suo cortese riscontro alla presente, Le rivolgo i più sentiti ringraziamenti.