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Non dimenticare gli ostaggi

By pino scaccia | giugno 20, 2008

“E’ passato ormai un mese (21 maggio) dal rapimento di due persone, operatori volontari in Somalia: Jolanda Occhipinti e Giuliano Paganini. Sono la sorella di padre Bossi, rapito lo scorso anno, dal 10 giugno al 19 luglio, per cui sono una persona di parte.  So per i parenti cosa vuol dire aspettare qualche telefonata o notizia che non arriva mai…….. è per questo che la sollecito in qualche modo a dare visione di queste persone.Non voglio fare polemiche (come sono state fatte lo scorso anno) sui cittadini di serie A o B, sono certa che la Farnesina sta operando nei giusti modi, ma voglio sollecitarla a scrivere degli articoli su queste persone che lavorano per le Ong, e non per farsi un nome, ma lavorano nel nascondimento e aiutano la povera gente a sopravvivere e a darsi una dignità. Fa piacere leggere ogni tanto qualche notizia bella e positiva (anche se non fanno scoop) e non le solite notizie brutte e negative (in questi ultime tempi sono il 90% di quello che si scrive). Il mio pensiero va ai parenti di questi due rapiti in Somalia che secondo me avrebbero piacere che ogni tanto qualcuno ricordasse i loro cari………..in questi momenti ci si aggrappa a tutto…….anche se sono solo due righe….ti viene da pensare: hai visto che si ricordano? Grazie”. Pinuccia Bossi 

Ne parleremo, promesso, pur nel rispetto del silenzio stampa chiesto dalla Farnesina “impegnata attivamente” secondo le ultime comunicazioni. Indubbiamente non sono trattative facili in una Somalia devastata dalla guerra civile. La prima grande difficoltà (come per Giancarlo) è l’individuazione dei referenti giusti. 

I miei diavoli custodi. Un corteo di quattro auto, due fuoristrada al centro, un pick-up dietro e uno davanti il convoglio con i miliziani. Complessivamente ventidue uomini armati, anche di cannoncini. Questa in Somalia è l’unica condizione per sopravvivere. Muhammud, il capo scorta, mi sussurra: “Forse sono pochi. Domani rinforziamo. Dobbiamo metterci al sicuro”. Il problema è che qui posti sicuri non ce ne sono perchè chiunque puo’ venderti, rapirti, ucciderti per far soldi o per umiliare la tribù che ti protegge. Mi pento di essere venuto. I cinquanta chilometri dall’aeroporto in città sono pieni di paura. Questo è un Paese in guerra, una guerra civile  infinita, rabbiosa, senza sbocchi. Penso a Palmisano, a Ilaria Alpi (mi dicono di non chiedere: “è una storia brutta solo a parlarne” ), da allora nessuna troupe è più venuta qui. L’unica legge si chiama proprio “legge” che in somalo significa pedaggio. Fanno check-point improvvisi e chiedono soldi per passare in quello che ritengono il loro territorio. Non c’è un governo e neppure una semplice amministrazione. Cinque uomini si autoproclamano presidenti, ma sono almeno dieci quelli che comandano. Senza contare i signori della guerra: non sono politici ma imprenditori, certo non vogliono la pace. Fanno troppi soldi con i morti. Per non dire di quelli che li fanno con la disperazione. Una terra con mille problemi: sono rimasti ormai solo odio e rovine. Mogadiscio, 2004

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Topics: africa, reportage, somalia | 11 Comments »

11 risposte per “Non dimenticare gli ostaggi”

  1. meri scrive:
    giugno 20th, 2008 alle 17:20

    E’ commovente questo appello di Pinuccia Bossi, denota sensibilità e altruismo, caratteristiche di famiglia, evidentemente… sentendo queste storie le sembrerà di rivivere quei giorni di attesa per il fratello.
    Speriamo finisca tutto bene come per Giancarlone.

  2. franca bassi scrive:
    giugno 20th, 2008 alle 17:43

    Unica fonte di notizie per me, oggi è il blog. Un tempo, sentivo la radio e la tv, e questo mi creava dei disturbi, vivevo i drammi che venivano trasmessi, con forte emotività. Per me, le brutte notizie, non scompaiono spegnendo un tasto, e questo mi ha portanto a rinunciare a sentirle. Tanti amici, pensano che è come insabbiare la testa, ma per me non è così. La mia buona memoria, in questo frangente, mi è nemica, basta nulla, che affiorano nella mia mente come in un archivio, sempre pronto a ricordare, le brutte notizie, e questo mi rende impotente, e mi fa sentire, una perdende. Mi rendo conto, che, anche se la mia vita è stata ed è ancora in salita, per mia natura mi porta a lottare ancora, ma, per lottare, ci servono tante energie, che alla mia età, non ho, non riesco ad andare avanti, perciò, ho deciso di limitarle, così posso ancora aiutare qualcuno, entrambe le cose non le posso fare. Sono veramente dispiaciuta, in questo momento, per le persone che sono ancora sequestrate, speriamo, che tornano presto liberi e che possono, dimenticare la brutta esperienza. Le guerre creano odio, sofferenza, morti e tanti disagi. Credo che siamo una razza, che non comprende, la vera libertà, sta dentro di noi, siamo solo noi a renderci, non liberi. Solo se un popolo è liberò, può vivere, la sua vera vita. Il possesso di uno stato, non crea libertà di un altro. Se siamo in grado di comprendere, ci sarà Libertà, altrimenti, sappiamo già, che passeremo, il nostro ciclo di vita, correndo dietro alla signora Libertà.

  3. Mike (Ringhio) scrive:
    giugno 21st, 2008 alle 00:02

    MI associo all’appello, perchè non esistano rapiti di serie A o di ASerie B…meglio se non esistessero proprio i rapimenti!!!

    Occhio PIno, da quel che leggo non è proprio il massimo del relax stare da quelle parti!!!

  4. latorredibabele scrive:
    giugno 27th, 2008 alle 13:46

    Il conflitto armato in Somalia ha provocato la morte di 2.136 civili dall’inizio dell’anno in corso, portando il totale delle vittime a 8.636 dall’inizio, nei primi mesi del 2007, della ribellione guidata da movimenti dell’integralismo islamico. Lo ha riferito un gruppo locale attivo nella difesa dei diritti umani. Nei combattimenti fra i ribelli e le forze governative somale – appoggiate dall’Etiopia – sono rimasti inoltre feriti 11.790 civili. “Se la comunità internazionale non interverrà per fermare il massacro nel paese, i somali saranno presto estinti”, ha detto alla Reuters Sudan Ali Ahmed, capo dell’organizzazione umanitaria Elman Peace and Human Rights, che ha sede a Mogadiscio.

  5. latorredibabele scrive:
    luglio 1st, 2008 alle 13:22

    CINQUE OPERATORI UMANITARI LOCALI, TRA I QUALI UNA DONNA, SONO STATI RAPITI IERI IN SOMALIA. LO HA DETTO ELIO SOMMAVILLA, RESPONSABILE DELLA ONG ITALIANA WATER FOR LIFE, ALLA QUALE APPARTENGONO QUATTRO DELLE PERSONE SEQUESTRATE. IL QUINTO LAVORA PER LA FAO. NELLE MANI DEI RAPITORI CI SONO ANCHE DUE ITALIANI, IOLANDA OCCHIPINTI E GIULIANO PAGANINI, SEQUESTRATI IL 21 MAGGIO SCORSO.

  6. latorredibabele scrive:
    luglio 1st, 2008 alle 22:56

    Ribelli islamici hanno attaccato edifici abitati da somali, etiopi e dell’Unione africana, uccidendo almeno 13 civili, rimasti vittima del fuoco incrociato. E’ successo a Mogadiscio e lo hanno riferito i residenti.

  7. latorredibabele scrive:
    luglio 7th, 2008 alle 00:09

    Il numero di rapiti in Somalia ha raggiunto quota 15 persone: tutti somali tranne due italiani, un britannico e un keniota. Più tre tedeschi (tra cui un bambino) e un francese catturati dai pirati mentre navigavano su una barca da diporto al largo delle coste somale nel golfo di Oman. Abbiamo potuto raccogliere qualche informazione sui due italiani rapiti il 21 maggio, Jolanda Occhipinti e Giuliano Paganini. I due starebbero bene e sono stati portati in una casa alla periferia nord di Mogadiscio nel quartiere Horuwa (paradiso, in somalo). Paganini avrebbe avuto la malaria ma sarebbe stato curato. Lei vive in una casetta riservata alle donne, lui con gli uomini. Sono trattati bene, considerate le circostanze e la guerra che infuria a Mogadiscio. I rapitori, una banda comandata da un certo Shek Mamud (ma si sospetta sia un nome di battaglia), hanno chiesto un riscatto di 150 mila dollari. All’inizio del rapimento erano stati chiesti un milione di dollari. corriere

  8. latorredibabele scrive:
    luglio 24th, 2008 alle 20:29

    Giuliano Paganini e Jolanda Occhipinti, i due volontari italiani rapiti in Somalia due mesi fa, sono ancora vivi. A dare la notizia è il ministro degli Esteri Franco Frattini, che però chiede di mantenere il massimo riserbo: “I contatti sono in corso. Chiediamo, però, il silenzio stampa. Speriamo che la vicenda finisca come per gli alpinisti sull’Himalaya”.

  9. latorredibabele scrive:
    agosto 3rd, 2008 alle 10:11

    Nuova strage a Mogadiscio. Almeno 20 persone, di cui la maggior parte donne, sono state uccise e 40 sono rimaste ferite dall’esplosione di una bomba mentre stavano pulendo una strada nella zona sud della capitale somala. Ne hanno dato notizia fonti locali secondo cui la deflagrazione si e’ verificata nel sobborgo meridionale conosciuto come ‘K4′ mentre decine di donne aiutate da una Ong locale si erano riunite per ripulire l’area “Stavano ripulendo la via quando una grande esplosione ha scosso l’intero sobborgo. Ho contato 15 corpi, moti di cui donne fatte a pezzi”, ha raccontato Hasan Abdi Mohamed, un testimone accorso sul posto. L’attentato, che non e’ stato rivendicato, e ‘uno dei piu’ sanguinosi delle ultime settimane. Nell’area sono attive le ultime frange delle Corti Islamiche, il movimento estremista che controllava la capitale e parte della Somalia fino a gennaio del 2007 quando il governo di transizione, aiutato dalle truppe etiopiche, ha ripreso il controllo del Paese. La Somalia dalla fine del regime di Mohamed Siad Barre nel 1991 ha precipitato il Paese nel caos. Solo lo scorso anno gli attentati delle Corti hanno causato almeno 6.000 vittime e centomila sfollati.

  10. latorredibabele scrive:
    agosto 5th, 2008 alle 18:00

    Giuliano Paganini e Jolanda Occhipinti, i due cooperanti italiani rapiti in Somalia, sono stati liberati. La notizia è stata confermata dal figlio della Occhipinti, Gianni Tumino: «Ho sentito mia madre al telefono nel primo pomeriggio, mi ha chiamato lei al cellulare. Mi ha detto che sta bene». «La telefonata era molto disturbata – ha aggiunto-. abbiamo parlato soltanto per qualche minuto». I due italiani lavoravano ad Aw Deghle nei pressi di Afgoi, nel Basso Shebele, una cinquantina di chilometri da Mogadiscio, per l’Organizzazione non governativa CINS. Erano stati rapiti all’alba del 21 maggio scorso da un gruppo di uomini armati (almeno una ventina).

  11. Quelle due suore in Somalia | La Torre di Babele scrive:
    dicembre 18th, 2008 alle 09:15

    […] e la gente a morire nella guerra fra bande. La mia vita ha percorso molti posti difficili, ma la Somalia la ricordo ancora come l’esperienza più pericolosa, dove ho avuto realmente, pesantemente […]

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