Ricerca

Categorie

Link


« | Main | »

Spenta un’altra voce

By pino scaccia | luglio 1, 2008

E’ difficile anche per me trovare le notizie e sono convinto inoltre che interessino solo chi fa il mio mestiere. Ma non voglio che diventi “normale” morire per un giornalista. Nell’ultima settimana ne sono morti (uccisi) tre: in Ecuador, Messico e Filippine. Trentuno vittime solo quest’anno. Tutti fatti fuori da chi non vuole testimoni, in terre lontane dalla libertà. Per conoscenza diretta della situazione mi colpisce particolarmente la fine di “Bert” Sison, ucciso dalle parti di Manila in pieno stile mafioso: è a passeggio con la figlia, come una persona normale, arrivano due sicari in moto, bum bum, chiusa un’altra voce del dissenso. Le cifre talvolta valgono più delle parole: nelle Filippine sono stati uccisi 24 giornalisti negli ultimi tre anni, 55 da quando c’è al potere Gloria Arroyo, gennaio 2001. Per non parlare dei rapiti, degli aggrediti, dei minacciati, degli arrestati, dei comprati. E nessuno da quelle parti ha il coraggio d’indignarsi.

Comments

comments

Topics: filippine, reporter | 12 Comments »

12 risposte per “Spenta un’altra voce”

  1. latorredibabele scrive:
    luglio 1st, 2008 alle 23:46

    Arriva circondato dalle sue guardie del corpo, con un sorriso piuttosto teso. Ma la domanda del giornalista gli fa perdere subito la pazienza: «Su quali basi si ritiene il presidente dello Zimbabwe?». Robert Mugabe risponde stizzito, mentre i suoi uomini provano ad allontanare con le buone e con le cattive il reporter dell’ITN. «Non siamo una colonia britannica» risponde ripetutamente. E poi, nella concitazione, Mugabe dà del «maledetto idiota» al giornalista Julian Manyon (anche se probabilmente la sua rabbia è rivolta più genericamente alla stampa britannica e occidentale).L’episodio è avvenuto a Sharm el-Sheik, durante il vertice dell’Unione africana.

  2. pipistro scrive:
    luglio 2nd, 2008 alle 00:11

    L’indignazione e soprattutto la sua manifestazione diventano un pericolo mortale. Anche la nostra storia ci suggerisce che quando si colpisce nel segno, con la penna e con la parola, la contromisura è solo il silenzio. Allora qualche volta si muore e nel caso (non occorre neppure citare le assenze più rumorose) si muore soli.

  3. meri scrive:
    luglio 2nd, 2008 alle 08:02

    Non interessano solo a chi fa il tuo mestiere, ma anche a chi ama la libertà e la democrazia, sul serio e che non ci sta a bersi tutto quello che il potere vorrebbe fargli ingoiare, comprese le menzogne e le mistificazioni per mantenere posizioni e privilegi.
    Effettivamente, però, guardandomi intorno, non siamo in molti.

  4. margherita scrive:
    luglio 2nd, 2008 alle 09:25

    Tra l’altro, proprio in casi come questi, poi ci rendiamo conto di come il mondo sia davvero paese. Non dobbiamo infatti mmaginare che queste minacce alla libertà di pensiero, parola ed espressione siano prorogativa solo dei regni dispotici o del terzo mondo. Giusto ieri sera il tg ha trasmesso un servizio su Lirio Abbate, girnalista ansa siciliano, fatto oggetto di minacce assieme alla famiglia per i suoi articoli sulla mafia. E questo accade nel 2008 nella civilissima Italia. Riflettiamo, gente, riflettiamo.

  5. Pino Scaccia scrive:
    luglio 2nd, 2008 alle 09:34

    Lirio è un amico. Gli ho chiesto a Perugia, per il premio Baldoni, l’ultima volta che l’ho visto: ma come si vive così? “Male – mi ha risposto -, molto male”.

  6. latorredibabele scrive:
    luglio 2nd, 2008 alle 09:46

    Reporters sans frontières (RSF) ha recensito 24 casi di giornalisti, cyberdissidenti e militanti della libertà di espressione arrestati o condannati a pene di carcere dal 1° gennaio 2008. Inoltre almeno 80 giornalisti stranieri sono stati ostacolati nel loro lavoro, prinipalmente nelle regioni tibetane e nello Sichuan (epicentro del terremoto). “Dove sono le aperture tanto promesse dagli organizzatori dei Giochi di Pechino e dal Comitato internazionale olimpico (CIO)? Al contrario i Giochi sembrano, ogni giorno di più, diventare un pretesto per arrestare, condannare e censurare. E’ una situazione inammissibile che mostra l’incapacità del CIO a garantire lo svolgimento dei Giochi conforme alla carta olimpica”, ha affermato in un comunicato RSF.

  7. Marco scrive:
    luglio 2nd, 2008 alle 11:27

    Solidarietà a Lirio Abbate, lo stanno isolando….
    Che vergogna!!!!

  8. Luigi scrive:
    luglio 2nd, 2008 alle 16:25

    Chi pensa liberamente con la propria testa dà fastidio.
    Se poi scrive pure e mette gli altri in condizione di capire….
    Solidarietà a Lirio Abbate ed a tutti coloro che rischiano ogni giorno la vita per darci un’informazione libera.

  9. Ale scrive:
    luglio 2nd, 2008 alle 17:34

    Sì infatti mi è venuta in mente una battuta…non mi ricordo di chi :

    “Fagli credere che sono persone che pensano, e ti adoreranno,
    falli pensare veramente… e ti odieranno”… ahah. vabbè.

    Comunque condivido tutto ciò che ho letto. Sta diventando sempre più difficile. Già nel quotidiano, perchè per la malafede e l’orgoglio non esiste mettersi in discussione e incontrarsi in armonia, ma solo prevaricare. Anzi “aver ragione”… meglio. -e dire che a me piace tanto avere torto! non sarebbe meglio?…. :))) – Figuriamoci ad alti livelli dove, più che il proprio orgoglio smisurato di facciata, c’è da difendere ben altro…. e è l’epoca cari miei, dobbiamo mettercelo in testa. Posso solo dedicarvi una poesia… (?)

    Dì sempre il vero che pensi
    e gli uccelli non voleranno via,
    quando dormirai sotto un albero;
    e i pesci resteranno fermi
    quando farai il bagno;
    e i fiori stenteranno ad appassire
    quando avrai camminato fino alla cima della montagna;
    e gli uomini proveranno imbarazzo,
    quando li guarderai negli occhi.

    Sig. P. P. (non so se posso fare il nome)

    Mi piace tantissimo!

  10. Melania Gastaldi scrive:
    ottobre 29th, 2008 alle 00:04

    “E nessuno da quelle parti ha il coraggio d’indignarsi.”

    Com’è vero!!!

  11. pino scaccia scrive:
    ottobre 29th, 2008 alle 00:06

    Il cuore batte sempre nelle Filippine, eh? Anche il mio. Come in tutti quei posti che mi sono rimasti dentro.

  12. Melania Gastaldi scrive:
    ottobre 29th, 2008 alle 00:35

    Un pezzo del mio cuore è là, con i bambini di Tondo e di Bicol.
    Incontrarli mi ha dato molto, anche se può sembrare una banalità detto così.
    Metà della mia famiglia ha vissuto a Manila per anni e ora quella gente fa parte della mia vita.

    La smokey. Quell’odore tremendo.
    A due passi dalla Manila-bene.
    Che schifo. Non la Smokey (anche quella, certo), ma il fatto che la Manila-bene si dimentichi della sua tanta tanta tanta povertà pur avendola sotto gli occhi.
    Lo so, hai ragione. Capita ovunque.

    Penso a loro perchè li conosco, ma poi ultimamente la mente corre anche in Cambogia e Myanmar…
    Il Myanmar…se si parla di libertà di opinione…

    Povera gente, Pino.
    Tu lo sai. Mi puoi capire.

Commenti