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La strage dimenticata

By pino scaccia | luglio 20, 2008

Campello del Clitunno, ieri sera.  Fiaccolata contro le morti bianche, in memoria di quattro vittime del lavoro. Un centinaio di persone, qualche parlamentare, il sindaco, sindacalisti, soprattutto parenti di quei poveri quattro operai, nessuna notizia. Neanche una riga oggi, da nessuna parte. Silenzio assoluto, fino al prossimo morto. Nella notte umbra si è chiesta una “mobilitazione permanente” per sconfiggere lo “scandalo dei nostri tempi”. Direi che bastano le cifre per confermare che si tratta di un’autentica strage. Dall’inizio dell’anno ci sono stati quasi 600 mila infortuni sul lavoro, 15 mila invalidi, 581 morti. Numeri da guerra, ma la vera guerra resta quella contro il disinteresse.

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Topics: lavoro | 20 Comments »

20 risposte per “La strage dimenticata”

  1. franca scrive:
    luglio 20th, 2008 alle 19:56

    I giornali non vendono copie in più ,sulle fiaccolate.
    Ma incrementano le vendite se i coniugi Briatore visitano una località vip.

  2. Pino Scaccia scrive:
    luglio 20th, 2008 alle 20:00

    Che tempi… Ho letto che facevano a pugni per vedere da vicino i coniugi…pensa che soddisfazione

  3. Alessandra scrive:
    luglio 21st, 2008 alle 10:36

    E’ importante che ci siano tante altre mobilitazioni come quella di sabato 19 perche’ i veri responsabili di simili tragedie paghino per tutto il male recato agli operai uccisi e alle loro famiglie.Non ci si deve mai fermare nella lotta anche se e’ comprensibile lo sconforto di fronte all’indifferenza delle isittuzioni.E’ importante informare nelle scuole, nelle piazze e nelle fabbriche perche’ non ci siano piu’ omicidi sul lavoro.

  4. NICOL scrive:
    luglio 21st, 2008 alle 17:19

    E’ allucinante quello di cui siamo capaci noi italiani?? Personaggi come Briatore e Consorte, che nella loro vita, secondo il mio umile parere, non hanno fatto nulla, a parte i soldi, attraggono la gente, ed anche (ma auguro di conseguenza) una certo tipo di stampa.
    Forse perche’ dalle disgrazie altrui, cerchiamo tutti di scappare.

  5. claudio scrive:
    luglio 21st, 2008 alle 18:50

    CAMPELLO SUL CLITUNNO: FACCIAMO DI QUELLE LAMIERE UN MONUMENTO AL LAVORO

    Sabato ero tra i tanti semplici cittadini che hanno sentito il dovere morale e civile di essere alla fiaccolata di Campello sul Clitunno per testimoniare ai famigliari delle 4 vittime che non sono ( e non saranno) soli in questa battaglia di civiltà.
    Penso che sarebbe utile a ciascuno di noi vedere quello che ho visto io sabato con i miei occhi arrivando alle 19,00 davanti allo stabilimento con il sole ancora alto, uno spettacolo da “blocco allo stomaco” dove a colpire è il contrasto tra il verde lussureggiante dei pini che circondano la fabbrica ed il colore di ferro bruciato, le immagini di guerra dell’esplosione, ovvero acciaio e lamiere contorte ed accartocciate su se stesse dove 4 persone sono state arse vive; spero che il processo faccia il suo corso e stabilisca le responsabilità perché questo aiuterebbe tutti a ritrovare quella fiducia nella giustizia, quella fiducia nelle istituzioni ora mortificata dalla convinzione sempre più diffusa che alla fine a vincere sia ancora una volta la legge del più forte, di chi con i soldi ha la presunzione ( o l’arroganza) di comprarsi l’impunità.
    I singoli cittadini presenti sabato sono stati importanti ma a questo punto e con questo governo sarebbe ancora più importante che fossero i sindacati ed i partiti a dare segnali chiari di solidarietà ai familiari delle vittime per ora soli ed isolati anche dagli abitanti di Campello sul Clitunno che li vivono come “pericolo”; dobbiamo evitare la “guerra tra poveri”, sarebbe il modo peggiore e meno civile di rispettare quei 4 morti e tutti gli altri che ogni giorno restano sul campo.
    Non demoliamo quelle lamiere contorte, facciamone un monumento ai caduti sul lavoro perché aiuti la gente a non dimenticare o a fingere di non vedere;davanti a queste immagini non voltiamoci dall’altra parte, non spegniamo le nostre coscienze ed impegniamoci tutti perché “la sicurezza sui luoghi di lavoro non si fa ogni tanto, ma tutti i giorni dell’anno”.

    Claudio Gandolfi, Bologna

  6. latorredibabele scrive:
    luglio 21st, 2008 alle 20:54

    Il “monumento al dolore” non e’ di granito, e neanche di marmo. E’ un’ architettura di lamiere di metallo accartocciate, annerita dalle fiamme, fusa in una trama di cilindri e di guglie, piastre e spezzoni di tubi, veramente inestricabile. Sta a Campello sul Clitunno, dietro i cancelli dell’ingresso 2 della Umbria Oli, accanto ad una gru che alza ancora in alto il braccio annerito e amputato, a destra del nuovo stabilimento che allinea silos di metallo fiammeggiante e tubi lucenti. Di notte, due cellule fotoelettriche puntano addosso ai nuovi impianti raggi mirati di luce e, per contrasto, un buio totale, il buio della notte di queste valli umbre senza bagliori metropolitani, sembra fasciare quegli altri silos contorti. “Ecco, dove e’ morto mio fratello. Ecco, il monumento al dolore dei caduti sul lavoro”, mi dice Lorena Colletti, poggiando la sua fiaccola sul muretto di cemento, di fronte alla sagoma scura di lamiere. Manca poco alla mezzanotte di sabato 19 luglio, ed e’ qui che si sta concludendo la fiaccolata organizzata dai familiari in memoria dei loro cari, gli operai, quattro, morti il 25 novembre del 2006 nell’esplosione dell’oleificio. Prima la messa, e poi la fiaccolata. Nella Condorelli segue su Articolo21

  7. Marco Bazzoni scrive:
    luglio 26th, 2008 alle 14:25

    Ero alla fiaccolata di Campello sul Clitunno, in ricordo dei quattro operai morti carbonizzati nella strage sul lavoro alla Umbria Olii.
    Ho voluto esserci in tutti i modi (insieme a tante altre persone), perchè ora più che mai dobbiamo stare vicini ai familiari. E questo invito vorrei rivolgerlo anche a tutti i mezzi d’informazione: non lasciateli soli!!!
    In questo ultimo anno e mezzo c’è stato un silenzio assordante da parte dei mezzi d’informazione, e solo nell’ultimo mese i riflettori si sono riaccesi, con la vergognosa richiesta di risarcimento danni di 35 milioni di euro ai familiari delle vittime, da parte dell’amministratore delegato della Umbria Olii, Giorgio Del Papa. Sabato, il sindaco di campello Paolo Pacifici, nel corso del suo intervento davanti alla Umbria Olii ha ripetuto diverse volte queste frase: “Verità e giustizia”. Che ci sia davvero giustizia per le vittime di Campello, ma con la G maiuscola. Sapere che martedì 22 luglio è stato approvato il Lodo Alfano che sospende i processi per le “Alte Cariche dello Stato”, e che sancisce che quattro cittadini non saranno più uguali dinanzi alla legge per tutta la durata del loro mandato, è una cosa che mi demoralizza moltissimo. Io mi domando, e vorrei che qualcuno me lo spiegasse, come può questa legge essere costituzionale, quando va contro l’articolo 3 della Costituzione Italiana, che dice :

    ” Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”

    Marco Bazzoni -Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

  8. latorredibabele scrive:
    luglio 26th, 2008 alle 15:08

    Un operaio catanese di 43 anni, Mario Ranno, e’ morto precipitando all’interno di un capannone Parmalat, da un’altezza di nove metri, in contrada Valcorrenti, a Belpasso. L’uomo, dipendente da 25 anni della ditta “Zitelli Franco” che si occupa di costruzioni metalliche, forse a causa di una distrazione, e’ caduto nel vuoto spostandosi sul tetto del vecchio deposito in uso, adiacente a quello su cui erano in corso i lavori dell’impresa. Inutile la corsa del 118 di Misterbianco: la vittima e’ deceduta quasi subito per un grave trauma cranico. L’incidente mortale si e’ verificato ieri e la procura ha aperto un’inchiesta. I militari hanno sequestrato il cantiere e oggi e’ in programma l’autopsia sul cadavere. Gli inquirenti stanno verificando se siano state rispettare le norme in materia di sicurezza sul lavoro.

    Mortale infortunio sul lavoro avvenuto alle acciaierie Abs di Carniacco alle porte di Udine. Un operaio di 39 anni di origine rumena – L.V. le sue iniziali – e’ precipitato dal tetto di un capannone. L’uomo ha fatto un volo di una decina di metri schiantandosi al suolo. Le condizioni del lavoratore – dipendente di una ditta esterna – sono apparse disperate gia’ ai primi soccorritori e cioe’ il personale medico dell’eliambulanza del 118. Trasportato all’ospedale di Udine e’ morto pochi minuti dopo il ricovero. Sul fatto sono in corso indagini da parte dei Carabinieri della stazione di Latisana (Udine).

  9. latorredibabele scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 15:00

    Anche oggi un incidente sul lavoro, questa volta a Romanengo, in provincia di Cremona. Un operaio e’ morto, un moldavo di 22 anni, e un altro e’ rimasto gravemente ferito, italiano di 42enne, in un cantiere per la realizzazione degli spogliatoi di un impianto sportivo. I due uomini sono stati schiacciati dal braccio pompante di una betoniera durante una colata di calcestruzzo.

  10. latorredibabele scrive:
    luglio 31st, 2008 alle 01:23

    Claudio Scajola ci ricasca e colleziona un’altra pesante gaffe. In occasione dell’inaugurazione della centrale elettrica di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia, il ministro dello sviluppo economico ha infatti salutato l’apertura dell’impianto, considerato un modello di sicurezza, con queste parole: “Dopo tanti sacrifici, anni di lavoro e qualche vita umana si è costruito questa modernissima centrale dove tutto è controllato e tutto è sicuro”.

  11. NyFrigg scrive:
    luglio 31st, 2008 alle 08:58

    In che mani siamo finiti!

  12. latorredibabele scrive:
    agosto 1st, 2008 alle 00:26

    Un violento incendio è scoppiato alla raffineria Iplom di Genova Busalla. Dai primi rilievi dei vigili del fuoco del capoluogo ligure sembra che a bruciare siano stati dei serbatoi di gasolio, per cause ancora tutte da chiarire. Dopo un paio di ore, il rogo è stato messo sotto controllo.

  13. latorredibabele scrive:
    agosto 1st, 2008 alle 17:05

    REGGIO EMILIA – Questo pomeriggio un operaio romeno di 19 anni e’ rimasto vittima di un incidente mortale sul lavoro nella frazione Villalunga di Casalgrande, nel reggiano. L’incidente e’ accaduto nell’azienda Cart.Ri.Sa. Il muratore, dipendente di una cooperativa, e’ stato schiacciato da una trave in cemento lunga oltre 20 metri. (Agr)

  14. latorredibabele scrive:
    agosto 6th, 2008 alle 13:28

    Un operaio nigeriano di 37 anni è morto in un incidente sul lavoro all’interno della ditta vitivinicola «San Gabriele» di Trebaseleghe (Padova). L’uomo si trovava sul tetto di un capannone quando, per motivi al vaglio dei carabinieri e dei tecnici dello Spisal è caduto da una altezza superiore ai 15 metri, morendo sul colpo.

  15. latorredibabele scrive:
    agosto 6th, 2008 alle 13:28

    In Italia le morti bianche e il numero delle vittime della strada superano di gran lunga i decessi legati alla criminalità o ad episodi violenti. I morti sul lavoro in particolare sono quasi il doppio degli assassinati e i decessi sulle strade otto volte più degli omicidi. È questo l’allarme che lancia il Censis, specificando che nel 2007 le morti legate al lavoro nel nostro Paese sono state 1.170, di cui 609 per infortuni stradali, ovvero lungo il tragitto casa-lavoro o in strada durante l’esercizio dell’attività lavorativa. E l’Italia, avverte il Censis, è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro. Se si escludono gli infortuni in itinere o comunque avvenuti in strada, non rilevati in modo omogeneo da tutti i Paesi europei, si contano 918 casi in Italia, 678 in Germania, 662 in Spagna, 593 in Francia (in questo caso il confronto è riferito al 2005).

  16. StellAlpina scrive:
    agosto 6th, 2008 alle 14:50

    Su peacereporter c’è un editoriale dal titolo “L’ Italia, Repubblica fondata sui morti sul lavoro”. E’ una sorta d appello al ministro La Russa. Sapete, è incredibile quante battaglie vengono portate avanti nel buio, nel silenzio…e nel silenzio restano, perchè nessuno pone attenzione alle grida di aiuto, agli appelli, alle richieste di mettere fine alla carneficina di chi esce al mattino di casa per lavorare e non vi fa più ritorno. I servizi televisivi e gli articoli sui giornali si sprecano…ma nulla cambia, nulla viene fatto. Nei cantieri, nelle fabbriche si continua a morire, sempre più numerosi, giorno dopo giorno. E intanto quali sono le preoccupazioni prioritarie? Le impronte ai rom, l’ immunità alle cariche dello Stato, i militari nelle città…
    “In Italia ci sono 3.750 ispettori del lavoro. La stragrande maggioranza dei quali non mette piede fuori dagli uffici, essendo incaricata di lavori amministrativi. A fronte di centinaia di migliaia di luoghi di lavoro, a fronte di decine di migliaia di cantieri aperti.
    Eppure, i giornalisti e i politici continuano ad alimentare un inesistente allarme sicurezza.” Siamo un paese schiavo della burocrazia. (Vogliamo parlare del ragazzo accusato di aver provocato la morte dell’ ispettore Raciti, che da oggi è libero per decorrenza dei termini?!). Mi chiedo sempre più in che mondo viviamo…
    “I numeri degli incidenti sul lavoro sono quelli di una guerra. Mandiamo i militari ad una vera missione di pace”
    Non so quanto sia giusto, io sono contro l’ invio dei militari per le città…ma forse più controllo nei posti di lavoro è necessario! Allora aderisco all’ appello lanciato da peacereporter, nella speranza che serva almeno a smuovere qualcuno!

  17. lorena coletti scrive:
    agosto 9th, 2008 alle 18:40

    Rispondo alla lettera della Confindustria di Perugia sulla vicenda Umbria Olii.
    Sono la sorella di una delle vittime di campello, il mio nome e’ Lorena Coletti, ho letto la vostra lettera molto attentamente.
    Avrei da chiedervi tantissime cose, ma vorrei dirvi che noi non abbiamo bisogno della vostra solidarietà, ora che i nostri cari non ci sono più, ma ne avevamo bisogno prima che succedesse l’ incidente, in modo che mio fratello era ancora in vita.
    Voglio chiedervi alcune cose:
    Volete che il signor Del Papa continui a fare il suo lavoro, avete accolto la lettera dei dipendenti della Umbria Olii, mandata dal coordinatore dei dipendenti Cristina Bravi, e tutto questo mi sta pure bene, ma la lettera che ha scritto Giorgio Del Papa, che diceva che non poteva fare i lavori per l’ ottobre del 2006, perche’ doveva fare la bonifica dei silos l’ avete letta?
    Le nostre urla di giustizia le avete accolte?
    Le urla della moglie di mio fratello fatte il 19 /07/008 alla fiaccolata le avete accolte?
    Perche’ chi ha colpe sta tentanto in tutte le maniere di non averne e chi soffre non viene mai sentito?
    Ma la Confindustria si e’ mai chiesta che cosa c’era dentro a quei silos ?
    La Confindustria si è mai presa la briga di controllare se era tutto in regola alla Umbria Olii?
    Inoltre, la Confindustria si è mai presa la briga di sapere se quelle operazioni andavano fatte con la presenza dei vigili?
    La Coinfindustria si è presa la briga di salvare la vita a quelle quattro persone?
    Non credo, perchè se fosse stato così erano ancora in vita.
    Adesso mi venite a parlare che Del Papa è un uomo che ha fatto sempre del bene per Spoleto e la regione Umbria.
    Secondo voi chi deve pagare la morte degli operai ?
    E perchè parlate sempre di soldi, e non di queste stragi sul lavoro?
    Potrei continuare fino all’ infinito, ma tanto so che non risponderete alle mie domande o forse Vi limitate a dirmi che devo avere fiducia nella giustizia.
    Ma ci sarà mai questa giustizia, o si sta prendendo tempo per far si che qualcuno la scampi?

  18. latorredibabele scrive:
    agosto 17th, 2008 alle 06:47

    Due treni spezzati nel giro di otto giorni che provocano una polemica accesa tra l’azienda e i lavoratori. La notizia degli incidenti viene divulgata da Dante De Angelis, leader storico dei macchinisti e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, che mette in guardia sulle condizioni dei convogli Fs. La reazione arriva il giorno di Ferragosto: Trenitalia licenzia il ferroviere, per via delle dichiarazioni fatte alla stampa. “La notizia mi è stata comunicata il 15 agosto – dice lui – ma non sono ancora in possesso della lettera di licenziamento: è stata notificata in giorni festivi e ora giace presso gli uffici comunali, dunque potrò vederla solo lunedì”.
    De Angelis è stato mandato via “solo per aver dichiarato pubblicamente quello che tutti pensiamo – denuncia una nota della rivista dei macchinisti Ancora in Marcia – e cioè che la rottura dei due Eurostar a Milano è stato un incidente potenzialmente molto pericoloso e un campanello d’allarme che pone con forza all’attenzione di tutti la questione della manutenzione, della progettazione e dei controlli”.

  19. Marco Bazzoni scrive:
    settembre 1st, 2008 alle 21:17

    Oggi purtroppo sono morti due poveri operai delle Ferrovie dello Stato, investiti da un treno,
    La colpa è subito ricaduta sugli operai, che indossavano le cuffie antirumore perchè stavano usando i martelletti pneumatici, e non hanno sentito i ripetuti fischi del treno che li invitava a spostarsi.
    Non ci stiamo, siamo molto indignati, adesso si arriva persino a dare la colpa alle cuffie antirumore, anche se in un comunicato FS si lava la coscienza dicendo, che dai primi accertamenti i due operai non avevano nè’ cuffie antirumore, nè gli indumenti ad alta visibilità: link

    C’è qualcosa che non ci torna però.
    Se erano senza cuffie come dice Ferrovie dello Stato, i ripetuti fischi del treno gli avrebbero sicuramente sentiti, anche con i martelletti pneumatici in funzione.
    FS dice: ” dai primi accertamenti erano senza cuffie”.Ma non è possibile che siano schizzate via quando sono stati investiti dal treno?

    Puntualmente abbiamo assistito alla solite lacrime di coccodrillo del mondo politico, che però non ha battuto ciglio, quando il direttore generale di Confindustria Beretta ha detto, che il 50% degli infortuni mortali sul lavoro è in itinere.E’ una vergogna!!!
    Siamo d’accordissimo con la Cgil: “li ci doveva essere una figura di norma preposta al controllo dei transiti di treni durante le manutenzioni. E’ dunque figlia dei tagli continui sulla sicurezza e sul personale che rischiano in molti settori di fare precipitare il nostro paese in una situazione da terzo mondo”.
    E intanto chi denuncia l’insicurezza dei treni, viene licenziato come il povero Dante De Angelis.
    Noi rappresentanti dei Lavoratori per la sicurezza, abbiamo avviato una petizione per il suo reintegro immediato al suo posto di lavoro di macchinista, ed è possibile aderire al seguente link: http://www.firmiamo.it/dantedeangelis oppure inviandoci l’adesione per email (bazzoni_m@tin.it), inserendo nominativo, azienda, qualifica e città.
    Abbiamo bisogno di lavoratori come Dante De Angelis, che non hanno paura di denunciare l’insicurezza nei luoghi di lavoro, anche rischiando il proprio posto di lavoro.
    Marco Bazzoni, Andrea Coppini, Mauro Marchi-Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.

  20. latorredibabele scrive:
    settembre 23rd, 2008 alle 20:17

    ROCCA SAN GIOVANNI (Chieti) – Schiacciato dalla pala meccanica gommata che stava guidando: e’ morto cosi’ Filippo Aimola, 34 anni, agricoltore che oggi pomeriggio stava lavorando in localita’ Acquarelli, a Rocca San Giovanni, nel chietino. Il mezzo, posto sotto sequestro, si sarebbe ribaltato per un dislivello nel terreno, schiacciando l’uomo. La procura della Repubblica di Lanciano ha aperto un’inchiesta. (Agr)

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