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Quando “vecchio” è un modo di dire

By pino scaccia | luglio 29, 2008

E’ nato quando è nata Las Vegas. Ma anche quando in Italia sono nate le ferrovie dello stato e in Unione Sovietica la transiberiana. “Anno miracoloso” definiva il 1905 un certo Einstein, alle prese proprio in quei tempi con la relatività. Certo ne ha viste e sentite tante quel vecchio contadino di Potenza che stufo della vita si è buttato dentro l’Arno. Vecchio non è un modo di dire: a 103 anni, stufo di quell’ospizio tanto lontano da casa, ha deciso che di questo mondo non gli importava più niente. Solo che il mondo non è stato d’accordo così gli ha mandato due poliziotti svegli e coraggiosi che l’hanno salvato. “Uffà”, avrebbe detto il vecchio riprendendo il tran tran. Una storia che mette tristezza, ma che non deve allarmare. Nello stesso giorno dall’altra parte di questo strano mondo una coetanea dell’italiano ha deciso di presentarsi alle elezioni municipali: Deodata Pereira Borges, brasiliana di Bahia, anni 104. Stufa? Tutt’altro, convinta anzi che la sua esperienza (non la si può negare) sia ancora utile alla comunità di Feira de Santana, il suo paesino, più addirittura del figlio, un giovanotto, appena 64 anni. “Mamae” ha le idee chiarissime: “Un tempo non c’era tutta questa violenza, mentre ora la gente viene uccisa in casa propria”. Per non parlare di quel pischello di giapponese, tal Shigeo Tokuda, ex agente di viaggi che andato in pensione ha deciso di riciclarsi e ora, a 73 anni, di mestiere fa l’attore hard, duecento film all’attivo, un portento. “Almeno fino a ottant’anni non ho problemi”, ha dichiarato. Al di là delle battute e dei casi personali, il problema degli anziani è ormai centrale con l’età media incredibilmente salita. Specie in Italia. Il Tg1 domenica ha dedicato uno speciale alla questione: 12 milioni di italiani (il 16 per cento della popolazione) hanno più di 65 anni, siamo i più vecchi d’Europa. Se è vero che il livello di civiltà si misura dall’attenzione per i più fragili, cerchiamo d’impegnarci.  Anche perchè la vita è una ruota che gira.

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Topics: persone | 27 Comments »

27 risposte per “Quando “vecchio” è un modo di dire”

  1. StellAlpina scrive:
    luglio 29th, 2008 alle 22:14

    Pino, cliccando sul link non esce niente…
    Comunque io credo di aver visto lo speciale di cui parlo. Ti dirò, è stato molto interessante. Soprattutto perchè mi ha fatto scoprire le tante attività a cui si dedicano gli anziani per scacciare la solitudine e la monotonia dei loro anni. Al di là del gioco delle carte, o le bocce ( il gioco a cui si dedica mio nonno), ho visto delle vecchiette che, ad esempio, cucivano i vestiti alle bambole che l’ Unicef vende poi per beneficienza, ed erano così contente! Perchè oltre a passare il tempo facevano qualcosa per gli altri. Poi c’era chi si dedica al canto e, iniziativa bellissima, una sorta di biblioteca itinerante. Nel senso che in una piazza arrivava un pullman pieno di libri e loro potevano scegliere quali prendere da leggere, incentivando così anche la cultura. Poi c’erano quelli che si raggruppavano per andare al mare, tipo una colonia per anziani..insomma, davvero un bel servizio.
    Io ho in casa i miei nonni materni, venuti a vivere con noi da pochi anni, perchè anziani, con i loro acciacchi e quindi impossibilitati a continuare a vivere da soli. Prendere una badante non lo abbiamo ritenuto giusto, perchè la nostra casa è grande e mia mamma poteva prendersi cura di loro… Certo è che ci hanno stravolto la vita! Entrambi hanno 80 anni e da poco hanno compiuto 60′ anni di matrimonio… Ecco, solo questo volevo dire…

  2. pino scaccia scrive:
    luglio 29th, 2008 alle 22:20

    Forse hai ragione, per quel link è valido solo per il server della Rai, vedrò di trovare quello per tutti.

    Sai, sono coinvolto personalmente nella questione. Mia madre ha quasi novant’anni e seguendo lei sto vivendo un’altra realtà, che non conoscevo. Una cosa ho sicuramente capito: guai a far capire a un anziano che non è più indispensabile. Io strillo mamma, la tratto come sempre, la incito per la palestra e per le chiacchiere con le amiche, come sempre. Sai la battuta più bella? Mi risponde sempre: ma quelle sono vecchie. Ecco, come se lei non lo fosse.
    Ne ho conosciute tante di non-piu-giovani. Hanno una grande voglia di vivere.

  3. pino scaccia scrive:
    luglio 29th, 2008 alle 22:23

    Ho cambiato il link. Non è possibile accedere direttamente credo ma passando per la pagina degli speciali, cliccando sull’ultima puntata “Argento vivo”. LINK

  4. pino scaccia scrive:
    luglio 29th, 2008 alle 22:30

    Il vero problema riguarda la mia generazione. Da non più giovani dobbiamo pensare non solo ai figli ma anche ai genitori. Ma è un grande piacere.

  5. StellAlpina scrive:
    luglio 29th, 2008 alle 22:33

    Ok, ma comunque sarà quello lo speciale che ho visto. Una cosa che mi ha colpito è stato anche il “volontariato” di alcuni giovani che, appena hanno del tempo libero, vanno da persone anziane sole e far loro compagnia…e vedeste come erano contenti quei vecchietti! Ad alcuni una volta a settimana portano anche la spesa, soprattutto a chi, con la pensione, non arriva a fine mese. E poi ho provato grande tenerezza quando hanno intervistato 2 vecchietti, entrambi vedovi…avevano le lacrime agli occhi quando parlavano delle loro mogli defunte, era come se si sentissero spaesati…che tenerezza!
    Mio nonna fa pochissimo (soprattutto perchè si è molto cullata sugli allori da quando sta con noi), mentre mio nonno ha 80 anni e ancora si dedica al suo orto…non orticciolo, ma orto che dà loro prodotti che poi vendono! Esce da casa nostra alle 5:30 (d’ estate) e va a casa sua, come dice lui… Credo che per loro sia stato molto difficile dover lasciare la loro casa, costruita grazie ai sacrifici fatti per anni in Svizzera, lasciando i figli in Italia, affidati a parenti.
    Da mia zia, invece, vive una zia 92enne…che si chiede perchè ha tante rughe e se c’è qualche crema che possa farle togliere!
    Sono un patrimonio però, mia nonna mi insegna sempre tante espressioni arcaiche!

  6. pino scaccia scrive:
    luglio 29th, 2008 alle 22:43

    I ricordi sono il nostro patrimonio.

    (Mia madre ieri diceva che non vuole tagliarsi i capelli: “ci ho messo tanto a farli crescere”. Che tenerezza).

  7. franca scrive:
    luglio 29th, 2008 alle 23:10

    Quando ero ancora una bimba e vivevo in Sicilia, i “vecchi” della famiglia rimanevano,anche se allettati,nelle loro case avite.
    Non venivano lasciati da soli. A turno,i figli,ma anche i parenti si prendevano cura di loro.La sera,i più piccoli,stavamo ad ascoltare i loro”cunti”(racconti).Tutti in famiglia,li tenevamo in gran considerazione.Ciò che dicevano era saggio,perchè frutto di esperienza vissuta.Non li lasciavano morire in ospedale,in modo quasi asettico,come adesso.Ma circondati dagli affetti.Anche la morte, come i momenti più gioiosi,veniva vissuta con tutta la famiglia. Bimbi compresi.

  8. pino scaccia scrive:
    luglio 29th, 2008 alle 23:13

    Vedi poi che alla fine il progresso rende la vita più comoda ma ammazza l’umanità.

  9. ceglieterrestre scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 08:53

    Ricordo: mia nonna Betta,come se dormisse, c’erano i miei genitori, zia Stella, e noi nipoti, tutti intorno, per vegliare il suo ultimo sonno,io continuavo a fare il rocchetto con la lana colorata,che le mi aveva insegnato. La ricordo era bellissima, un volto senza rughe, eppure, tanti anni erano passati su quel viso, tante sofferenze.Quando si è addormentata, aveva tanti capelli bianchi, raccolti dietro la nuca, anche se avevo compreso, che non si svegliava più, tanto bello era il suo viso,che non sono rimasta impaurita dalla morte, mi sembrava, che stava vivendo, la sua favola. Ancora oggi, vivo nella sua ombra, e le cose che mi ha insegnato, oggi, le lascio a mio nipote Andrea, lui le comprende, e anche lui, non ha paura della morte.Un mese fa è morta ultra novantenne la sua bisnonna Menecuccia paterna, è rimasto male, che non la potuta vedere, insieme siamo andati in chiesa per salutarla, Andrea, ama molto gli anziani.Con Andrea, mi capita spesso di affrontare, il discorso della morte, ieri in auto mi diceva nonna:”se succede prima a te, oppure a me, vabbè, chi muore per primo, la notte deve fare i dispetti, a chi ti ha fatto male”, io mi sono messa a ridere e ho fatto finta di contare, che erano solo quattro i banditi, che avevo incontrato nella mia vita, mi potevo ritenere fortunata, e anche lui rideva.

  10. Barba scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 10:47

    Anch’io vivo il problema. Mia madre 92 anni e mezzo è stata autosufficiente fino a pochi mesi fa. Una piccola donna d’altri tempi, orgogliosa, caparbia e determinata. Poi, inevitabilmente, ed improvvisamente inizia il declino fisico. Anche la memoria ogni tanto vacilla e si scorda delle cose più recenti mentre rimangono sempre vivi i ricordi d’un tempo. E così ogni tanto mi dice di voler morire ma tiene duro perché vuole rivedere mio figlio, a settembre, quando tornerà in Italia dalla Germania. Hai voglia a dirle che non deve pensare così! Lei ti risponde che fino a quando ce l’ha fatta ha vissuto la sua vita, che ne valeva la pena, ma che ora non vuole essere di peso. Mi mette una tristezza infinita quando la guardo nei suoi piccoli occhi e mi rendo conto che, malgrado ciò che dice, è serena.

  11. StellAlpina scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 12:23

    Complimenti a Pino e Barba per le mamme ultranovantenni! E tra l’altro ancora abbastanza vispe, o meglio vigili. A me fa tanta pena quando vedo quei vecchietti di 90-95 anni, ma che vivono come vegetali, imboccati, al letto per anni… Mia nonna dice sempre che se lei potesse scegliere vorrebbe una morte istantanea, cioè addormentarsi normalmente la sera e non risvegliarsi la mattina. Quindi senza sofferenza, senza strascichi. Sarà perchè ha vissuto la sofferenza e la morte di un figlio che aveva 3 anni, e poi le sofferenze di una vita di un altro figlio, ancora in vita però, passato e scampato a varie sofferenze. E per una mamma vedere tutto ciò non seve essere facile. A volte mi innervosisco perchè chiacchiera troppo, perchè si intromette in cose che non le competono, perchè viola spesso la nostra privacy e tantissimi altri difetti…però so che se non ci fosse mi mancherebbe tanto. Anche perchè di nonna ho solo lei. Quella paterna è morta nel lontano 1981, pochi mesi dopo la mia nascita.

  12. Barba scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 13:35

    @StellaAlpina, quando dici “si intromette in cose che non le competono….viola spesso la nostra privacy ” fai la fotografia di molti anziani. Anche se qualche volta può essere fastidioso pensa che ciò è probabilmente dovuto ad un modo di vivere che noi non conosciamo. Si tratta della “famiglia allargata” che era tipica sopratutto nelle zone rurali fino a una cinquantina di anni fà. Una grande casa dove vivevano i nonni, patriarchi ,con i figli e le nuore ed i figli dei figli. Era una comunità dove tutti i problemi erano condivisi, il problema dell’uno era il problema di tutti, così come la gioia. Ma anche la vita di paese quando il pettegolezzo era un modo per fuggire dalla monotinia quotidiana fatta solo di lavoro e fatica. Mica c’erano televisione o altri svaghi. La società,(… NOI), è cambiata profondamente in un tempo relativamente breve e per i più anziani è quasi impossibile stare al passo.

  13. Gloria scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 14:00

    Io vivo qst realtà giorno x giorno avendo mamma ke vive con me e con la sua malattia (l’alzehimer) è terribile ma so ke io sono ormai la sua fonte di vita. In qst giorni dopo l’ennesima caduta è stata sottoposta ad un intervento al cervello x asportarle un ematoma. Vederla lì in quello stato e sapendo ke in qst momento l’unico suo punto di riferimento sono io, mi fa stare male xkè nn posso dedicarle tutto il tempo ke vorrebbe dato ke lavoro e anke se ho una sorella, vedo ke nn è la stessa cosa: lei vuole me. Da quando ho scoperto la malattia di mia madre ho paura a diventare vekkia: io ho due figli maski e so ke quando sarà il momento nn potranno prendersi cura di me e io sarò sola e qst mi terrorizza. Mamma nella sua sfortuna è fortunata ha una figlia ke l’adora anke se a volta la strillo ma giusto x spronarla, ma anke xkè nn mi do pace a vederla in quello stato lei del 1929 con un diploma di ragioniera era una tedesca x noi. La vekkiaia è tremenda ma se c’è ki li accompagna in qst avventura loro nn si sentono soli e qst è molto importante.

  14. StellAlpina scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 14:11

    Beh sì, è vero. Poi sai, è diverso se i nonni li hai in casa e li vivi da quando sei piccolo e se, invece, il cambiamento arriva quando si è giovani. Perchè loro avranno certe abitudini e tu altre. Io però ho “adottato” un metodo tutto mio: faccio orecchie da mercante alle svariare domande “dove vai, con chi, ma è tardi, ma è presto, ma questa maglietta è scollata, chi è a telefono”…e bla bla bla. Tremendo!

  15. Luca R. scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 14:12

    Nella nostra società andrebbe data tantissima attenzione agli anziani, soprattutto da parte di parenti e figli. Il paese però dovrebbe dare estrema attenzione ai giovani. L’Italia è un paese proiettato sui “vecchi” con attenzione zero alle giovani generazioni, è un paese fatto per chi ha una certa età, proiettato all’indietro. Ecco perchè paesi come la Gran Bretagna, l’Irlanda o i paesi nordici, pur avendo un welfare che protegge le generazioni più avanti d’età, restano proiettiati al futuro.

  16. StellAlpina scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 14:13

    Ah, e un’altra cosa. Proprio per questa situazione che stiamo vivendo adesso, mia mamma dice sempre a noi figli “quando vi sposerete andate a vivere il più lontano possibile da noi! perchè quando si diventa anziani siamo tutti uguali”.

  17. pino scaccia scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 14:58

    Sono due problemi diversi. Il rispetto per gli anziani non esclude una seria politica giovanile. In Gran Bretagna, per esempio, ci sono riusciti.

  18. StellAlpina scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 15:05

    Al sud c’è ancora un forte senso della famiglia e i figli si prendono cura dei genitori anziani, anche a costo di sacrifici, pur di non lasciarle a morire negli ospizi o negli ospedali. Al nord, vuoi perchè di solito lavorano tutti, vuoi perchè c’è una maggiore richiesta di libertà da parte dei figli, succede l’ esatto contrario. L’ anno scorso quando ho abitato al nord per la supplenza, il primo mese sono stata in albergo. Ebbene, nella stanza di fianco alla mia c’era una signora. Giorno dopo giorno abbiamo fatto amicizia, lei mi aspettava quando tornavo da scuola per un po’ di compagnia e mi raccontava della sua vita. Le chiesi come mai fosse sempre sola e come mai tanto tempo in albergo. Mi spiegò che i figli non potevano prendersi cura di lei e che quindi avevano deciso di “mandarla” a vivere in un ospizio, ma lei aveva resistito pochi giorni ed era tornata a casa. Ma i figli volevano che lei trovasse una nuova sistemazione, perchè loro avevano bisogno della sua casa, ma senza lei dentro…e così aveva deciso di trasferirsi a vivere in albergo. Una storia tristissima. La incontravo a colazione e raramente a pranzo e cena, perchè lei se ne stava in camera. Una volta a settimana veniva a prenderla l’ ambulanza perchè aveva bisogno di cure per non so che patologia, ma non ho visto mai un parente venire a farle visita, almeno nel mese in cui sono stata lì. Il week end erano i giorni peggiori, forse perchè lei avvertiva che la domenica, ad esempio, era un giorno in cui la famiglia avrebbe potuto riunirsi. Quando poi io mi sono trasferita in una casa, ogni tanto passavo in albergo a chiedere di lei, per vedere come stava… Dopo qualche mese mi fu detto che la signora si era sentita male la notte e al mattino, preoccupati per la sua assenza, avevano deciso di entrare nella sua camera. La signora era morta. Mi si raggelò il sangue addosso…morta sola come un cane, in una camera d’ albergo. Tuttavia l’ albergatore me lo raccontava come una cosa da niente, spiegandomi poi che non era la prima volta che succedeva e che molti anziani avevano deciso di andare a vivere in albergo da loro, forse per la centralità in ci si trovava, e molti avevano trascorso lì i loro ultimi anni di vita. Tristissimo…

  19. franca scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 16:45

    Gloria,vado in ospedale per fare volontariato.Sai cosa ho imparato,tra le tante “lezioni”? Che i figli maschi ,più di quanto si creda,sono più presenti e premurosi delle femmine.Quindi stai tranquilla.E poi,ci sono le nuore.Io con mia suocera discuto molto meno che con la mia mamma.

  20. NICOL scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 17:13

    leggendovi mi e’ tornata in mente la mia nonna!!!! Quando e’ morta aveva 93 anni ma sull’autoambulanza dove e’ morta, ci e’ salita da sola. Aveva un grande spirito battagliero, non aveva paura di nulla a 80 anni e’ andata da sola in Australia. La sua forza era la lettura leggeva di tutto, qualsiasi foglio catturava la sua attenzione, non si perdeva un telegiornale e siccome era un pochino sorda si appiccicava al televisore. Me l’ha ricordata la frase della mamma di Pino ” ma quelle sono vecchie!!” e spesso erano anche piu’ giovani.
    quando noi nipoti abbiamo preso la patente lei e’ stata felicissima cosi’ l’avremmo portata a spasso!!! Non sono sicura che noi donne di oggi riusciremo ad eguagliarle, almeno nello spirito.

  21. anna rita scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 17:34

    Mentre leggo quanto scrivete sulle vostre madri mi viene una tristezza….io la mamma non ce l’ho più…Un brutto male l’ha portata via da me 8 mesi fà….Non era “vecchia”!!! Aveva la forza di un leone!!! E anche quando stava male, tanto male cercava di farsi forza e dare forza a noi che abbiamo fatto il possbile per tenerla in vita!!!!!!!!!!
    L’altro giorno mentre ero in treno una donna che non conscevo, un ex-caposala di un noto ospedale di Napoli, ha iniziato a raccontarmi di lei; che aveva sconfitto un cancro e storie varie e poi ad un certo punto mi ha detto”Oggi non si muore più di malattia bensì di vecchiaia”
    A quella donna avrei voluto dire che la mia esperienza di vita non concordava con quanto aveva detta… perchè quando ti muore un fratello di 27 anni e una madre che è ancora abbastanza giovane; non puoi comprendere la frase “Oggi si muore di vecchiaia…”

  22. StellAlpina scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 18:07

    Eh no Anna Rita, è ovvio che non la si può comprendere. E a dire il vero non sono neppure tanto d’ accordo con la frase della caposala! Oggi si muore di tante malattie, altro che vecchiaia! E nonostante la ricerca scientifica abbia fatto tanti passi avanti, ancora non ci sono cure per certi mali! Hai tutta la mia solidarietà Anna Rita! Non so cosa vuol dire perdere una mamma ed un fratello giovani, ma immagino come potrebbe essere la mia vita senza mia mamma che, anche se un po’ rompiballe, è pur sempre colei che mi ha dato la vita! Un abbraccio per te…

  23. antonella scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 19:02

    Sono daccordo anch’io,altro ke vecchiaia….qui ci sono persone giovanissime con cancro,tumori ecc.oggi parlavo con un’amica e mi ha detto ke un ragazzo di appena 17 anni ha un tumore maligno,ma vi rendete conto?Sono rimasta scioccata,nn si può….Quindi se una persona muore di vecchiaia,è sempre un male,ma almeno la sua vita la vissuta!

  24. gloria scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 20:00

    grazie franca qst mi fa sperare

  25. anna rita scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 20:16

    Scusate ma la pagina intitolata ” La paura” dove stà????

  26. franca scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 20:29

    Anna Rita,un abbraccio forte.
    I nostri cari ci mancano.Il loro posto non può prenderlo nessuno.
    Noi ,oltre che pregare,dobbiamo continuare a farli vivere parlandone.

  27. ilaria scrive:
    luglio 31st, 2008 alle 12:53

    la vita è una ruota che gira…verissimo. Peccato che non c’è quasi più nessuno che ci pensi…I giovani che si bruciano la vita…e il loro domani nessuno sa come sarà.

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