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Quelle piccole barche cariche di pace

By pino scaccia | luglio 30, 2008

“Fra poco meno di due settimane cercherò di entrare a Gaza. Con una quarantina di attivisti per i diritti umani provenienti da quindici Paesi diversi, compresi palestinesi e israeliani, e un carico di aiuti umanitari abbiamo deciso di sbarcare sulle coste della Palestina. Il primo di agosto ci ritroveremo a Cipro, e il 5 salperemo su alcune barche che abbiamo acquistato verso Gaza, dove ci attendono i rappresentati di una decina di Ong che ci hanno invitato. La condizione umanitaria a  Gaza è catastrofica, la peggiore degli ultimi 40 anni. Nonostante Israele dichiari che Gaza non sia  più occupata, di fatto nega alla vasta maggioranza della popolazione l’accesso al lavoro, agli spostamenti, all’educazione, alla sanità, e al diritto di ricevere visitatori. Abbiamo provato a ritornare in Palestina via terra. Ci abbiamo riprovato via aria. Nonostante io ed i miei compagni siamo tutti pacifisti che professano la non violenza, siamo stati arrestati, incarcerati e ingiustamente processati dinnanzi alle corti israeliane. Questa volta, navigando su acque internazionali, ed essendo stati invitati dai palestinesi, non abbiamo ritenuto doveroso informare Israele. Il nostro obbiettivo è quello di rompere l’assedio.  (…) Qualunque sia l’esito della nostra missione, speriamo che il nostro gesto, il nostro determinato sacrificio, possa smuovere ulteriormente le coscienze di un mondo adulterato dall’arroganza dell’indifferenza. (…) Chiediamo solo che alcune semplici imbarcazioni approdino a Gaza con il loro carico di pace, amore, empatia, che a tutti i palestinesi siano concessi gli stessi diritti di cui godono gli israeliani e qualsiasi altro popolo del pianeta. Soffiate sulle nostre vele, remate con noi, la giustizia e la libertà sono diritti spogliati di cittadinanza, riguardano l’intera comunità di esseri umani senza esclusione alcuna. Restiamo umani”. Vittorio Arrigoni  (attivista per i diritti umani e blogger)

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Topics: guerra & pace | 76 Comments »

76 risposte per “Quelle piccole barche cariche di pace”

  1. meri scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 17:17

    Io sto già soffiando, con tutte le mie forze…

  2. khadi scrive:
    luglio 30th, 2008 alle 17:23

    Grazie per la segnalazione, corro subito da Vittorio!

  3. nupi scrive:
    luglio 31st, 2008 alle 16:53

    Nonostante tutto il marcio che mi circonda,” VOGLIO RESTARE UMANA”: soffierò, soffierò con tutta la forza di cui sono capace per smuovere il macigno dell’indifferenza.
    GRAZIE

  4. Zee scrive:
    luglio 31st, 2008 alle 20:31

    Ci sono venti che chiamano a raccolta altri venti. E quando arrivano, non basta una sola rosa a contenerli. Prendi il mio e soffialo nelle tue vele per Gaza. Prendilo per la prua che apre l’onda o usalo per smuovere le ciglia strette di chi non vuol vedere. Chè tutti i soffi poi, scatenino tempesta nelle coscienze nascoste e diventino amore in quel pane spezzato in due.
    Aspetto la voce di vedetta sull’albero maestro.

    Buon vento…Vittorio

  5. StellAlpina scrive:
    luglio 31st, 2008 alle 21:32

    Ho riletto con attenzione questo post. Lo avevo fatto precedentemente ma con poca attenzione. Ammiro questo gruppo di attivisti, ce ne fossero di più in giro! Certo ci vuole coraggio, ma anche tanta dedizione e soprattutto tanto amore per gli altri, per la giustizia, per l’uguaglianza.
    Mi chiedo ogni giorno come può accadere che ci si uccida tra fratelli nella terra che ha visto nascere Gesù…

  6. pipistro scrive:
    luglio 31st, 2008 alle 21:51

    Lo ha visto nascere e lo ha visto morire.

    (E prima che qualche informazionecoatta tacci questa elementare osservazione di chissacché, preciso che la nascita e la morte di chicchessia – Gesù compreso – ad opera di chissachì, è un fatto)

  7. gloria scrive:
    luglio 31st, 2008 alle 23:12

    Siete fantastici e sono certa ke alzerete molte onde…
    Pino con il tuo permesso aggiungo qst post al mio blog così ke molti altri possano leggere il coraggio e la voglia di libertà e verità ke hanno qst eroi, qst angeli. Vorei essere lì con voi, ma lo sono con il cuore.

  8. pino scaccia scrive:
    luglio 31st, 2008 alle 23:31

    Certo, se lo meritano.

  9. l'incarcerato scrive:
    agosto 1st, 2008 alle 15:53

    Vengo dal blog di Guerrilla , sono contento che anche lei abbia pubblicato nel suo blog questa bellissima iniziativa.
    Lei è uno dei pochi giornalisti che ancora non mi fanno cedere all’evidenza di un giornalismo non più libero.

  10. Subcomandante1928 scrive:
    agosto 2nd, 2008 alle 13:03

    Come incarcerato, vengo dal blog di Vittorio, e sono contento che anche lei abbia dato risalto a questa notizia.

    Qualora desiderasse riceve gli aggiornamenti, la invito a mandarmi una mail all’indirzzo che ho inserito qui.

  11. pino scaccia scrive:
    agosto 2nd, 2008 alle 13:10

    Mandata l’email. Certo che mi interessano gli aggiornamenti.

  12. pipistro scrive:
    agosto 4th, 2008 alle 23:05

    Free Gaza Movement, due barche da Cipro per Gaza
    (ultime notizie)

    4 agosto 2008, Nicosia (Cipro). Le autorità cipriote hanno dichiarato lunedì che non cercheranno di fermare il gruppo di attivisti che hanno deciso di salpare per Gaza sfidando il blocco israeliano del territorio palestinese (…)
    AP (Matti Friedman)

    Il 5 agosto 2008 partirò su una delle imbarcazioni del Movimento Free Gaza da Cipro. La missione consiste nel rompere l’assedio israeliano, un assedio assolutamente illegale che ha gettato un milione e mezzo di persone in una situazione orribile: imprigionati nelle loro stesse case, esposti ad una violenza militare estrema, privati delle elementari necessità della vita, spogliati dei fondamentali diritti umani e della dignità (…)
    Dichiarazione di Jeff Halper, in partenza per Gaza

    3 agosto 2008, Stuart Littlewood si chiede se Israele permetterà alle barche cariche di aiuti umanitari di “Free Gaza” di raggiungere la loro destinazione e ci ricorda della litania di violazioni israeliane delle sue obbligazioni internazionali, umanitarie, legali e politiche (…)
    link

  13. pipistro scrive:
    agosto 5th, 2008 alle 22:19

    5 August 2008
    Dal Movimento Free Gaza
    a Tzipi Livni – Foreign Affairs Minister, Israel

    Caro Ministro degli Esteri Livni,
    per conto del Movimento Free Gaza vorremmo formalmente invitarla ad unirsi a noi nel prossimo viaggio da Cipro alla Striscia di Gaza. Pensiamo che la sua presenza in questa importante missione aiuterebbe ad alleviare le preoccupazioni espresse dai media israeliani in merito ai nostri obiettivi. Ancora più importante, crediamo che sarebbe estremamente d’aiuto per lei vedere di persona gli orribili effetti delle politiche israeliane sulla gente della Striscia di Gaza, così come testimoniare personalmente l’efficacia dell’azione non violenta per un cambiamento positivo.
    Benchè non siamo d’accordo su molte delle sue dichiarazioni e sulla sua politica come Ministro degli Esteri, siamo completamente d’accordo con un suo pensiero messo per iscritto due anni fa, quando disse: “Per troppo tempo il Medio Oriente è stato governato da una logica a somma zero. La perdita di una parte era vista come la vittoria dell’altra. Questo modo di pensare ha portato molta sofferenza alla nostra regione” (Tzipi Livni, “The Peace Alternative”, Asharq Alawsat, 18 giugno 2007)
    Questo è assolutamente corretto. Cerchiamo la fine di questa sofferenza. Ci troviamo – e pure lei dovrebbe sentirlo intensamente – in tempi veramente difficili. L’unica cosa chiara è che la violenza non ha favorito nessuno in questo conflitto. Come gruppo di attivisti per la pace, espressamente non violento, speriamo che lei accetterà questa opportunità, di superare la logica a somma zero del blocco imposto dal suo governo, e unirsi a noi in questo viaggio storico per rompere l’assedio di Gaza.
    L’assedio portato dal suo governo alla popolazione di Gaza è stato ritenuto illegale da numerose organizzazioni per i diritti umani, ha portato nell’ultimo anno alla morte di più di duecento persone cui sono state negate adeguate cure mediche ed ha causato una catastrofe umanitaria ad opera dell’uomo nella Striscia di Gaza. E’ chiaro che questa non possa essere la condotta di un governo civile, né questa politica potrà mai portare la pace ad Israele.
    Il nostro viaggio può sembrare un tentativo alla Don Chisciotte e per questo facilmente trascurabile, ma come gruppo che crede ardentemente che queste mosse possano essere foriere di cambiamenti vitali e che ogni persona abbia il potere di cambiare in meglio il mondo, speriamo che lei vorrà prendere seriamente la nostra offerta. Salperemo per Gaza nei prossimi giorni. Per favore, si unisca a noi.
    Sinceramente,
    Comitato Direttivo del Free Gaza Movement, Cyprus
    Tel. +357 99 081 767
    FriendsofGaza@gmail.com
    http://www.FreeGaza.org

    Povera Livni, impegnata com’è ad orchestrare un incendio mediatico in odio all’Iran per la risposta evasiva data (anche) oggi dalla Repubblica Islamica alle minacce usa-israeliane ed alle indecorose, inaccettabili offerte del cosiddetto 5 + 1, non troverà il tempo per rispondere a tono. Speriamo che la secca eredità morale del padre (componente operativo del commando sionista che il 22 luglio 1946 fece saltare il King David Hotel uccidendo 91 persone) non le sia di aiuto e di ispirazione nei confronti delle provocatorie, ma pacifiche barchette che arrivano da Cipro. Oggi il mondo guarda. Cioè, guarda meglio.

  14. audrey scrive:
    agosto 7th, 2008 alle 21:17

    Oggi sono riuscita finalmente a fare una chiacchierata abbastanza lunghetta con Vik in gmail.
    La connessione sull’isoletta greca funzionava…Miracolooooooo
    Era un po’ teso (mi pare normale..no?) e mi ha confessato che alternamomenti di grande euforia e febbrile attività ad altri in cui vive unasorta di smarrimento.
    Direi che , data la situazione, sia normale, il gruppo è moltoeterogeneo (Vik è l’unico italiano presente)ed i timori non sono pochi,vista anche l’attuale situazione politica in Israele tuttaltro chechiara.
    Intanto, elemento fondamentale, comincia a muoversi ed ad interessarsidella vicenda la stampa internazionale ed anche quella italiana.
    Ieri c’è stato l’articolo su the Guardian. Guarda il sito

  15. gloria scrive:
    agosto 23rd, 2008 alle 15:05

    TEL AVIV, 23 AGO – Israele autorizza la navigazione per Gaza ai battelli ‘Free Gaza’ e ‘Liberty’, a bordo dei quali si trovano una cinquantina di pacifisti. La radio militare israeliana ha aggiunto che i due battelli dovrebbero raggiungere il porto di Gaza ‘fra le 17 e le 19, ora locale’. Ad attenderle ci sara’ anche il leader locale di Hamas, Ismail Haniyeh. ‘E’ importante rompere l’ingiusto assedio imposto alla popolazione di Gaza’, ha detto un suo portavoce.
    Evvai ragazzi ce l’avete fatta!!!!

  16. pipistro scrive:
    agosto 23rd, 2008 alle 15:36

    “Siamo entrati nelle acque di Gaza” – [Send to Friend] – Yvonne Ridley Date : 08-23-2008 – Un messaggio a tutti dalla SS Liberty: “Siamo entrati nelle acque di Gaza. Portiamo la bandiera palestinese e ora pensiamo che raggiungeremo le coste di Gaza molto presto. Ho perso per pochi giorni l’inizio della caduta del Muro di Berlino, ma ora so come si sentiva la gente quando ha abbattuto quei primi pochi mattoni. Oggi è una grande vittoria del popolo sul potere”. –Yvonne Ridley, abord the SS Liberty, bound for Gaza, 23 Aug. 2008

    (“We’ve entered Gazan waters!” – [Send to Friend] – Yvonne Ridley Date : 08-23-2008 – A Message to All from the SS Liberty: “We’ve entered Gazan waters. We’re flying the Palestinian flag, and we now believe that we’re going to reach the shores of Gaza very soon. I missed the start of the Berlin Wall coming down by just a few days, but now I know how people felt when they tore down those first few bricks. Today is a huge victory of people over power.” –Yvonne Ridley, abord the SS Liberty, bound for Gaza, 23 Aug. 2008)

  17. Vittorio Arrigoni scrive:
    settembre 1st, 2008 alle 21:23

    Stavamo calando in acqua le nostre reti, ad una distanza che il nostro capitano ha stimato in 7 miglia nautiche dalla costa, per iniziare a pescare, quando le navi della marina militare israeliana si sono messe in moto per raggiungere la nostra posizione.
    Una delle navi, posizionata ad una distanza minore di 200 metri di fianco a noi, ha aperto il fuoco nella nostra direzione almeno 4 volte durante il giorno. Erano spari intimidatori diretti nell’acqua, ma alcuni proiettili hanno raggiunto lo scafo della nostra barca. Un colpo di cannone a momenti ci raggiungeva. Abbiamo provato a stabilire un contatto radio, ma è stato inutile.I soldati a bordo delle navi israeliane ci hanno ordinato, usando i megafoni, di sgomberare l’area. Poi hanno ripreso a sparare. A volte sparavano senza aver ricevuto alcun ordine. Una volta hanno sparato sulle nostre reti da pesca ed hanno provato a danneggiarle passandoci sopra.
    Sfortunatamente abbiamo commesso un grande errore: non avevamo con noi nè le nostre macchine fotografiche nè le videocamere nè i megafoni, da usare proprio come fanno loro. Ma è un errore che non ripeteremo nella nostra prossima pesca.
    Nonostante le intimidazioni la pesca è stata ricca e vantaggiosa, abbiamo portato a terra una quantità di pesce dieci volte superiore rispetto gli standar dei pescatori palestinesi.

    Vittorio Arrigoni.

  18. Jonathan scrive:
    settembre 9th, 2008 alle 22:17

    Che onore stringere la mano di Haniyeh, eh?
    Mani orgogliosamente sporche di sangue “sionista”, mani di un infaticabile combattente per la libertà, votato all’uccisione di ebrei: il top di gamma per dei pasionari dei diritti umani come voi, n’est pas?

    Che dire… Chapeaux!

  19. latorredibabele scrive:
    settembre 9th, 2008 alle 22:20

    Tutto relativo, tutto relativo. E poi perchè ebrei? Casomai israeliani, la religione non c’entra.

  20. Jonathan scrive:
    settembre 9th, 2008 alle 23:31

    Ah tutto è relativo? Certo, come i crimini dei vostri amici di Hamas.

  21. latorredibabele scrive:
    settembre 9th, 2008 alle 23:43

    Intanto, cerca di avere rispetto: questo non è proprio il posto giusto per fare l’arrogante. Io non sono amico di nessuno ma faccio il cronista. E se cominciamo a fare la lista dei crimini non la finiamo più. Il giorno che sarete capaci di fare autocritica forse si arriverà alla pace.

  22. Meri scrive:
    settembre 10th, 2008 alle 04:50

    Se mi abbassassi ad un certo livello potrei copiare il commento di quel “jonathan” e cambiare semplicemente il soggetto con uno dei tanti presidenti israeliani che si sono succeduti negli anni insieme a quello delle vittime….

    Che onore stringere la mano di …..(inserire nome), eh?
    Mani orgogliosamente sporche di sangue “palestinese”, mani di un infaticabile combattente per la libertà, votato all’uccisione di palestinesii: il top di gamma per dei pasionari dei diritti umani come voi, n’est pas?

    Che dire… Chapeaux!

    Questione di punti di vista…. e di rispetto della realtà dei fatti.

  23. Jonathan scrive:
    settembre 10th, 2008 alle 09:38

    Caro cronista, qui gli unici che mancano di rispetto verso i morti israeliani siete voi, fieri di andare a Gaza a portare supporto ad un’organizzazione terroristica che nel prorprio statuto indica nella pulizia etnica la soluzione alla questione israelo-palestinese. Magie del doppio standard di voi pasionari dei diritti (in)umani…

    Aggiungo poi che io “faccio l’arrogante” dove mi pare e piace, tanto più che lei fregia il suo blog del logo del tg1… Il tg1 è un servizio pubblico? Non sono forse io, in quanto cittadino italiano, fra gli utenti di tale servizio? Allora è nelle mie facoltà criticare l’operato di un giornalista che in teoria dovrebbe garantire un servizio caratterizzato da imparzialità di cronaca ma che in pratica mistifica la realtà a favore di una parte. Ed è suo dovere, in quanto dipendente pubblico che peraltro utilizza il logo del tg1 per ammantarsi di una autorevolezza che le sue stesse parole smentiscono puntualmente, accettare con serenità le critiche di un suo “datore di lavoro”.

  24. Jonathan scrive:
    settembre 10th, 2008 alle 09:52

    Perchè è stata tagliata la testimonianza che ho riportato nel mio commento precedente? Non sarà forse il sintomo di una scarsa serenità e di una scarsa propensione all’autocritica? O forse è solamente l’ennesimo palesarsi di quel doppio standard di cui, caro Scaccia, mi sembra essere un maestro assoluto?

  25. pipistro scrive:
    settembre 10th, 2008 alle 09:54

    Quando l’arroganza va di pari passo con l’ignoranza e i modi da tecnocrazia militare tanto cari in certa parte del mondo, non c’è dialogo, solo insulti gratuiti, non circostanziati e anche autolesionisti.
    E’ inutile infatti parlare di terrorismo e mani sporche di sangue quando si annoverano tra i propri primi ministri persone già così definite dai fatti e dalla storia (e non dalla propaganda) ed è assurdo sproloquiare di pulizia etnica dopo che una pletora di storici ed analisti (anche israeliani) la hanno individuata nei confronti della gente di Palestina.
    Documentarsi sarebbe il minimo, ma a certa falange è inutile suggerirlo.

  26. pino scaccia scrive:
    settembre 10th, 2008 alle 09:54

    Voi? Io non sto a Gaza, mai andato, sono tornato ieri dalla Georgia. Proprio perchè imparziale accolgo le posizioni di tutti. Figurati, accolgo anche la tua che non ha nè capo nè coda.
    Datore di lavoro? Servizio, utenti? Informati. Intanto questo è un blog personale e non accetto arroganze nè prepotenze. Se ospito tutti è, come detto, solo per rispetto all’imparzialità. Ma ho tutto il diritto di non passare chi manca di rispetto. Informati pure sul canone che non è un canone ma una tassa erariale, cioè dello Stato, per possesso dell’apparecchio.
    La storia di etichettare tutti come terroristi è il solito modo di liquidare le questioni e pensare di avere ragione. La questione palestinese è così complicata che non si può certo affrontare in due parole. Ma i morti continuano, da tutte le parti.
    E non solo non accetterò più chi manca di rispetto, ma soprattutto chi invita all’odio invece che alla pace. Non sono schiavo di nessuno e so bene a chi rispondere, non certo a una persona arrabbiata di parte. Punto.

  27. pino scaccia scrive:
    settembre 10th, 2008 alle 10:00

    Ti spiego anche questo, Jona. Io sono estremamente sereno. Questa è la zona dei commenti non dei lenzuoli. Potevi mettere un link. Pensi che una testimonianza spieghi la questione? Sai quante ne potrebbero trovare gli altri? Continui a sentirti “padrone” qui e ancora non hai capito che sbatti contro un muro. Già, muro: ti ricorda niente? Devi imparare tante cose, soprattutto intanto l’autocritica. Per fortuna c’è gente intelligente dalla tua parte, ma leggendo interventi come i tuoi capisco perchè non si riesce a trovare una soluzione.

  28. Jonathan scrive:
    settembre 10th, 2008 alle 10:29

    Arroganza, ignoranza, modi da tecnocrazia militare… qualcuno ha qualche altro insulto da aggiungere? Caro pipistro qui nessuno sproloquia di pulizia etnica, anzi, proprio in ossequio al principio della DOCUMENTAZIONE delle fonti riporto qualche estratto tratto dallo statuto di Hamas…eh sì, proprio sproloqui!

    “Hamas si batte per piantare la bandiera dell’islam su ogni centimetro della Palestina” (art. 6).
    “Israele esistera’ solo finche’ l’islam non lo cancellera’, esattamente come ha cancellato altri prima di lui” (Preambolo).
    “La terra di Palestina e’ waqf [possedimento religioso islamico], consacrata alle future generazioni musulmane fino al Giorno del Giudizio. Nessuno puo’ cedere o abbandonare la terra di Palestina o una qualunque sua parte” (art. 11).
    “La Palestina e’ terra islamica […] e pertanto la liberazione della Palestina e’ un sacro dovere individuale per ogni musulmano, dovunque si trovi” (art. 13).
    “Nel momento in cui i nemici usurpano una parte della terra islamica, la jihad [guerra santa] diventa un sacro dovere individuale di ogni musulmano. A fronte dell’usurpazione da parte degli ebrei, e’ obbligatorio levare il vessillo della jihad” (art. 15).
    “In risposta alla chiamata del dovere, si serreranno i ranghi, i combattenti si uniranno ad altri combattenti e in ogni parte del mondo islamico le masse si leveranno proclamando a gran voce la jihad. Il grido raggiungera’ i cieli e riecheggera’ fino a quando sara’ raggiunta la liberazione, gli invasori saranno annientati e giungera’ la vittoria divina” (art. 33).
    “Le iniziative, le cosiddette soluzioni di pace e le conferenze internazionali sono in contraddizione con i principi di Hamas. […] Queste conferenze non sono altro che un mezzo per rendere gli infedeli arbitri in terra islamica […] Non c’e’ altra soluzione per la questione palestinese al di fuori della jihad. Iniziative, proposte e conferenze internazionali sono una perdita di tempo, un esercizio di futilita’.” (art. 13).

    Ora una domanda: chi è che non vuole la pace? E, soprattutto, come si può essere dei paladini dei diritti umani e stringere la mano di chi crede ciecamente in queste parole?

    A Scaccia rispondo che questo sarà pure il suo blog personale ma che vi campeggia il logo del tg1; ridicolo, oltre a questo dettaglio dell’abuso (io lo ritengo tale) di un logo del servizio pubblico, il fatto che lei voglia sottrarsi alla realtà: lei Scaccia è o non è un dipendente pubblico???

    Andando ai contenuti, la cito: “E non solo non accetterò più chi manca di rispetto, ma soprattutto chi invita all’odio invece che alla pace”. La invito a riportare le mie parole che inciterebbero all’odio e, se non ne trovasse alcuna, la invito a scusarsi prontamente. E la invito anche interrogarsi sul fatto che Hamas è l’unica parte in causa nel conflito israelo-palestinese a incitare apertamente all’odio e alla guerra… Perchè allora non censura e rifiuta fermamente chi ne sostiene le ragioni.? Glielo dico io perchè: doppio standard!!!
    Citandola ancora lei sotiene di avere il diritto di non passare chi manca di rispetto: forse la testimonianza (che lei mi ha tagliato) di un padre che ha perso la propria figlia è, per lei, una mancanza di rispetto? Invito chi sia incuriosito a leggere tale mancanza di rispetto a visitare il link qui di seguito.
    http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/2008/09/04/ciechi_e_ignoranti.html

    Caro Scaccia, questo tono saccente da dove le viene?
    Ho scoperto che è bello citarla: “Io non sto a Gaza, mai andato”. E io dovrei prendere lezioni da lei, che candidamente ammette di non essere mai stato a Gaza? Prima di attaccare a testa bassa chi critica un’operazione perlomeno ambigua come quella dei “pacifisti per Hamas” di cui parla il post, cerchi di riflettere sul fatto che forse chi le parla a Gaza ci è stato e che forse questa persona non è digiuna di conoscenze storiche come il pubblico che lei facilmente mistifica.

  29. pino scaccia scrive:
    settembre 10th, 2008 alle 13:00

    Comincio a essere stufo. Abuso del logo? Forse non sai che sono un inviato del Tg1.
    Per il resto sono sproloqui. Talmente lunghi che nessuno li legge.
    Non accetto più offese. Io discuto con le persone serie. PUNTO.

  30. StellAlpina scrive:
    settembre 10th, 2008 alle 13:10

    E con la tua ultima frase, Pino, hai ben illustrato la reazione di chi frequenta il blog di fornte agli sproloqui di Jonathan…NESSUNO LI EGGE!

  31. meri scrive:
    settembre 10th, 2008 alle 14:59

    Visto che siamo di testimonianze, queste che seguono sono le parole che pronunciava nel 2003 Elisa Springer, ex deportata nei campi di sterminio nazisti. Penso si commentino da sole.
    ‘Sharon vuole sterminare i palestinesi come ha fatto Hitler. Quello che sta avvenendo a Gerusalemme – afferma Elisa Springer – non ha niente a che vedere con la religione. Nessuna religione puo’ permettere di uccidere un altro essere umano’.
    L’ex deportata, autrice del best seller ‘Il silenzio dei vivi’, vede nella politica israeliana altri pericoli. ‘Quello che sta avvenendo in Palestina – dice- non fa altro che fomentare nel mondo l’odio antisemita perche’ la gente non sa che non tutti gli ebrei sono israeliani e non tutti gli israeliani sono come gli ebrei. Io – dice – non mi sento di essere ebrea come lo e’ Sharon e i suoi seguaci. Cosi’ come sono convinta che molti israeliani non la pensano come Sharon. L’odio – continua l’ex deportata – si trova ovunque, anche tra i palestinesi ecco perche’ deve essere il mondo intero a mettere pace tra i due popoli’.
    Ci stanno tentando in molti, da troppi anni, senza, pero’, riuscirci. Cosa si puo’ fare?
    ‘Io non leggo molto i giornali pero’ non ci vuole molto per capire da dove si deve partire. Se il problema e’ nato dall’occupazione israeliana dei territori palestinesi, allora e’ giusto iniziare da li': liberare i territori occupati e sedersi attorno ad un tavolo per discutere. Con le armi, invece, non si fa altro che fomentare odio e morte’.Gerusalemme e’ sotto assedio, i villaggi palestinesi sono occupati, i morti non si contano. SEGUE QUI
     

  32. franca scrive:
    settembre 10th, 2008 alle 16:05

    Jonathan,mi dispiace che il “dibattito”abbia preso questa brutta piega.
    Pur essendo profondamente cristiana,rispetto i miei “fratelli maggiori”.
    Ero spiritualmente con lui, davanti al Muro del Pianto,quando Giovanni Paolo vi ha chiesto scusa.
    Amo la cultura,la cucina,le tradizioni ebraiche.
    Quando visito una città che ha avuto (purtroppo)un ghetto,mi immergo in esso .Lo percorro in lungo ed in largo.Entro nelle sinagoghe,quando aperte.La sera prego con i Salmi.A Pèsach con un gruppo di amici riviviamo l’evento come Jeshuah con gli Apostoli.
    Il 27 gennaio commemoro la Shoah.Vergognandomi per ciò che è stato inflitto agli Ebrei.
    Da mamma capisco il tuo grido di dolore.Ho visitato il link che hai suggerito.Troppo sangue sporca la TerraSanta.Consentimi di chiamarla così.Oppure “terra di latte e miele”.Come la chiama Manuela Dviri.Con le parole di Manuela(anche lei ha perso un figlio in questa assurda guerra)vorrei chiudere questo lungo commento.
    “L’umanità viene prima delle differenze politiche e religiose,bisogna crederci,e su questo costruire la pace”.

  33. pipistro scrive:
    settembre 10th, 2008 alle 17:10

    Di documenti e dichiarazioni bellicose da parte israeliana ce ne sono state e ce ne sono d’avanzo (per chi non voglia spulciare nella storia o, per quanto di quotidiano appare, su Ha’aretz, Ma’ariv, Arutz Sheva, YnetNews, bastano le citazioni del database PIWP).

    Più che sugli statuti e sui programmi, tutti rivelatisi inutili o controproducenti, occorre avere riguardo ai fatti. Ferme le sanguinose operazioni di spossessamento e pulizia etnica – si chiama proprio così – e l’annichilimento di interi villaggi tra la fine del 1947 e il 1948, in Israele si è voluto rendere quanto restava della Palestina secondo il piano di spartizione ONU e, poi, di quanto avanzato dopo la guerra del 67, semplicemente invivibile per i palestinesi (inutile ricordare le generose prospettive di Sharon: “We’ll make a pastrami sandwich of them”).

    L’incapacità della dirigenza dello stato ebraico di adeguarsi (e adeguare la sua gente) all’idea che pace e permanenza su territori sottratti ai palestinesi non erano e non sono compatibili e l’arrogante miopia che ha loro suggerito di non accettare confini fino a quando fosse stato possibile risicare (rubare, conquistare) nel sangue anche un metro quadrato in più, ha impedito e impedisce tuttora – incidentalmente ad Hamas – di riconoscere un occupante che non vede confini ai suoi sogni di conquista (incubi ormai), che si presenta platealmente come etnocrazia a discapito della popolazione palestinese che vi risiede, che pratica apertamente una politica di apartheid e di “fatti compiuti” con la forza delle armi e – finché dura – con il disonesto patrocinio degli USA. E’ la stessa dirigenza che per motivi di pura politica interna – cioè, di potere – preferisce sottostare al ricatto dei settlers, dei conquistadores invasati e dei poll pre-elettorali, la stessa dirigenza inabile ad una trattativa onesta, cioè una trattativa in cui non vengano disseminate tra le maglie di un preteso accordo quel quid in più, inaccettabile, che mina alla base l’accordo stesso.

    Se la falsa diplomazia Barak style (tuttora caposaldo dell’establishment israeliano) ha fatto il suo tempo, anzi ha fallito. Se la propaganda e il sistema lobbystico cominciano a trovare un muro nella comunicazione ed è ormai difficile distorcere più di tanto i fatti nonostante gli sforzi (e le risorse) impiegati, se il tentativo di introdurre un Quisling in Palestina non ha avuto successo, forse sarà utile un approccio diverso al conflitto e ai sistemi per risolvere quella che è ormai una metastasi. Un’infezione suscettibile di estendersi all’intero Medio Oriente ed anche peggio.

    Ma, come al solito, sono troppe parole rispetto ai fatti che – con un po’ di impegno – ciascuno è ormai in grado di conoscere, sol che lo voglia.

  34. Jonathan scrive:
    settembre 12th, 2008 alle 10:13

    Pipistro la tua ignoranza dei fatti storici è pari solamente alla povertà ed inadeguatezza del tuo linguaggio. Sai che si capisce veramente poco di quello che scrivi?
    Tornando ai contenuti che tenti di comunicare si tratta semplicemente di FALSITA': ma tu l’hai mai letto un libro, dico uno, sul mandato britannico in Palestina nei mesi precedenti la dichiarazione di indipendenza? Non so se le tue conclusioni siano frutto di semplice ignoranza dei fatti o di una più strutturata ideologia antisemita ma, comunque sia, mi spiegheresti gentilmente come gli ebrei avrebbero potuto perpetrare una pulizia etnica quando il controllo militare e di polizia della Palestina era nelle mani della più grande potenza coloniale della storia? Mi spieghi, corroborando le tue accuse con fatti documentabili, come poche centinaia di migliaia di ebrei, buona parte dei quali da poco sfuggiti ai lager nazisti, ebrei la cui emigrazione verso il mandato era strettamente controllata e limitata, avrebbero potuto porre in essere espropri o come li chiami tu “spossessamenti”? Innanzitutto ogni centimetro di terra che i pionieri sionisti ottennero nella Palestina britannica fu profumatamente pagato ai legittimi proprietari arabi; arabi che in moltissime occasioni si giovavano dell presenza degli ebrei sul piano economico e con i quali i rapporti erano, sovente, di buon vicinato. So benissimo che ora tu ribatterai opponendomi Deir Yassin o le sporadiche attività terroristiche dell’Irgun o della banda Stern ma so anche che ignorerai di menzionare le numerose stragi di civili ebrei avvenute per mano araba negli anni ’30, cioè ben prima che il secondo conflitto mondiale desse il via al processo di decolonizzazione che avrebbe permesso al popolo ebraico di sperare in un focolare nazionale; allora come si spiegano quelle stragi degli anni ’30? Forse con le “occupazioni” della guerra del ’67??? O come si sipega il rifiuto degli arabi al piano di spartizionie dell’Onu? Sai Pipistro che quasi tutti i territori reclamati dai palestinesi oggidì furono da loro stessi abbandonati nel ’48, quando i leader arabi (Gran Muftì in testa) imposero ai propri concittadini di lasciare le proprie case prevedendo un bagno di sangue ebraico proprio in coincidenza della fine del mandato britannico e del rifiuto arabo del piano di spartizione? Sai chi pronunciò questa frase, nel ’48: “Se i Sionisti osano fondare uno stato, noi li massacreremo. Il massacro farà apparire insignificante qualunque azione compiuta da Gengis Khan e da Hitler”? La pronunciò il segretario della Lega Araba, poco prima che gli eserciti regolari e non di sette paesi arabi si scagliassero in un’offensiva contro il neo-nato stato di Israele… Offensiva che fallì miseramente nonostante l’esiguità anche numerica delle forze di difesa israeliane e nonstante fosse in vigore un embargo su scala planetaria che impediva agli ebrei di comprare armi.
    Bella la storia, vero pipistro? Basterebbe studiarla un po’ di più per non sostenere FALSITA’. Sovente chi è digiuno di conoscenze è ricco di opinioni, e tu, caro pipistro, sei una prova vivente di questo assunto.

  35. Jonathan scrive:
    settembre 12th, 2008 alle 10:35

    @ Pino Scaccia:
    Scaccia lo so che leggere costa fatica, e ancora di più leggere fatti documentati che smentiscono le verità assolute di cui lei ed i suoi sodali vi riempite testa e bocca. Nonostante ciò le chiedo il piccolo sforzo di leggere l’articolo che le segnalo nel link.
    Ah, per riprendere il testo del suo ultimo intervento, io ho la capacità critica di discutere anche con persone poco “serie”, visto che lei misura la serietà delle altrui argomentazioni con la rispondenza di queste ultime alle proprie OPINIONI.

    http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/2008/05/16/1948_israele_e_palestina_la_ve.html

  36. Jonathan scrive:
    settembre 12th, 2008 alle 10:41

    @ Franca: grazie per le tue parole.

  37. pino scaccia scrive:
    settembre 12th, 2008 alle 11:41

    Verità? Ma quali verità?
    Può essere una persona seria chi si considera il mio “datore di lavoro”? Può essere credibile?
    Finchè non contengono insulti continuerò a pubblicare gli interventi per oggettività. Ma certo non perdo tempo a discutere con chi ha già la verità in tasca. E’, appunto, tempo perso.

  38. pipistro scrive:
    settembre 12th, 2008 alle 12:05

    Gli attacchi personali sono una conosciuta strategia cui non è utile aderire. Per il resto chiunque è in grado di valutare e di capire perchè certa sequela di superficiali regolette della comune propaganda non valga neppure il tempo della lettura.

  39. Jonathan scrive:
    settembre 12th, 2008 alle 12:29

    Scaccia, non si nasconda dietro un dito. Lei lavora come inviato al tg1, la rai produce il tg1 e, fino a prova contraria, la rai è un’azienda pubblica, gestita con denaro pubblico e che dovrebbe fornire un bene pubblico, cioè un servizio di informazione corretto e non parziale. Lei come libero individuo ha il pieno e sacrosanto diritto di esprimere il proprio pensiero con ogni mezzo che le moderne tecnologie rendono disponibile e, cionondimeno, io sono libero di considerare le sue posizioni sulla questione israelo-palestinesi non compatibili con l’equa fornitura di un servizio pubblico caratterizzato dall’offerta di un’ “informazione obiettiva e corretta”.

  40. pino scaccia scrive:
    settembre 12th, 2008 alle 12:40

    Intanto, lo status della Rai è un pò più complesso. Ma sono stufo di ripetere le stesse cose. Se ne potrebbe parlare nel caso di servizi al Tg1, questo ribadisco per l’ultima volta è un blog personale che non non ha obblighi informativi nè soprattutto rappresenta la linea editoriale del giornale presso cui lavoro. L’oggettività è tuttavia rispettata dal pubblicare interventi di tutte le parti. Non per obbligo, ma per scelta. Punto, definitivo.

    (E a proposito di nascondersi, io non uso un nick neanche troppo originale, ma mi presento con nome, cognome e faccia, dunque non accetto lezioni, soprattutto da fantasmi specie quando si presentano in modo insolente e aggressivo. E quando hanno una chiusura mentale tale da rendere inutile, ripeto, qualsiasi dibattito. Per anni ho discusso sul blog con un’ufficiale – donna – dell’esercito israeliano, è stato un confronto aspro ma interessante e utile perchè i livelli erano alti. La sfilze di comunicati di parte è solo noiosa e dannosa, perchè inasprisce i toni, non serve a nessuno. Non ne parlo più.)

  41. Meri scrive:
    settembre 12th, 2008 alle 20:41

    Non posso non essere d’accordo con Pino….certi commenti è inutile leggerli. E condivido per questo anche Pipistro, che credo abbia scritto di più sulla questione palestinese, basta fare una ricerca con google, di quanto qualcuno qui (senza far nomi) abbia letto e continua a parlare….un dibattito è inutile con chi fa solo pubblicità fasulla.
    Le forze in campo nel 1948 sono state descrite anche da Morris in Vittime e il mito di un “Golia” arabo contro “Davide” israeliano è del tutto falso. Propaganda eroica. Con le sovvenzioni del mondo sionista (anche Golda Meir in missione negli USA ne ottenne) gran quantità di armi fu fornita dalla Cecoslovacchia. Le forze arabe non furono superiori se non nelle prime battute del conflitto, immotivate e disorganizzate.
    Cerchiamo di non essere ridicoli: i centimetri di terra “profumatamente pagati dai pieonieri sionisti” ai latifondisti residenti altrove non furono storicamente più del 5,5 – 5,7% della Palestina del mandato.
    Sulle “sporadiche” operazioni di pulizia etnica meglio davvero leggere i libri piuttosto che i siti di “informazioni corrette” e “verità rivelate” tanto cari a chi evidentemente non legge.
    Le emigrazioni promosse dai dirigenti arabi, che avrebbero invitato la popolazione ad abbandonare la loro terra e le loro case (forse per non farvi mai più ritorno?) sono una bufala spudorata e contro ogni logica. Nessuno è riuscito a dimostrare come, dove e soprattutto quanti siano stati questi generali inviti ad andarsene per 700.000 palestinesi lasciando tutti i propri averi.
    Il rifiuto arabo al piano di spartizione era naturale…..chissà che direbbero oggi gli israeliani se qualcuno proponesse loro di spartire la terra che considerano loro con i tibetani o gli armeni? Non si riesce nemmeno a fargli restituire la parte araba di Gerusalemme, né la terra rubacchiata con gli insediamenti in Cisgiordania, nel Golan e in Libano (Sheba Farms).
    Proprio bella la storia, basta non inventarsela.

  42. Meri scrive:
    settembre 12th, 2008 alle 20:50

    Ah, dimenticavo… capisco che la Torre sia un palcoscenico prestigioso e utlie per chi cerca un po’ di visibilità polemizzando col titolare e contemporaneamente un luogo da dove spargere un po’ di “informazioni coatte”… ma a tutto c’è un limite. Soprattutto quando gli argomenti sono così deboli e chiaramente mirati ad ottenere un bel riflettore (ai quali bisogna fare attenzione, potrebbero riflettere la realtà e non quello che si vorrebbe).

  43. roberto scrive:
    settembre 12th, 2008 alle 22:23

    Sulle vivaci stradine di Williamsburg, quartiere di Brooklyn affacciato sull’East River fino a poco tempo fa popolato dalla comunità ebraica degli hassidici, ma che di recente è diventato l’ultima frontiera modaiola, va in scena una insolita sfida: quella tra il movimento religioso e le sexy cicliste.
    Qualche mese fa l’amministrazione del sindaco Michael Bloomberg ha avviato un programma di piste ciclabili per le strade del quartiere. Con le piste sono arrivate le cicliste, troppo svestite per i membri del movimento hassidico che al loro passaggio sono costretti a guardare da un’altra parte. Secondo i leader della comunità , l’unico modo per non essere indotti in tentazione è eliminare le piste ciclabili e rinviare la costruzione di quelle in programma.
    «È vero – ha detto Simon Wessers, membro della circoscrizione di Williamsburg-Greenpoint – le cicliste sono troppo svestite e ci danno fastidio». Le piste ciclabili, che in futuro dovrebbero estendersi per venti chilometri, vanno molto di moda tra i giovani che negli ultimi anni hanno cambiato il volto di Williamsburg. Gli hassidici ci abitano da decenni, da quando Williamsburg era un tranquillo quartiere lontano dalle luci di Manhattan. Lo scorso 8 settembre la comunità hassidica aveva già chiesto all’amministrazione di intervenire contro i ciclisti, rei di non rispettare i semafori e di intasare le aree di parcheggio.

  44. Arcroyal scrive:
    settembre 13th, 2008 alle 12:36

    Che sui blog di Pino Scaccia chi sostiene le ragioni di Israele venga sistematicamente liquidato etichettandolo come un troll, un provocatore, un arrogante, un violento, è storia vecchia e risaputa, che vanta ormai decine di casi e di esempi. Dispiace però davvero vedere in alto a sinistra il logo del Tg1 che di tutti i telegiornali italiani, è sempre stato quello più equilibrato nel raccontare il conflitto arabo-israeliano. Come questo si concili con i due pesi e le due misure adottate nella gestione dei commenti, è un autentico mistero. Se per giorni si fa propaganda contro Israele e si riportano commenti duri e infamanti contro il suo governo, nulla da ridire. Anzi. Grande simpatia e disponibilità ad ospitarne altri. Ma se si presenta qualcuno a contestare, anche duramente, versioni del tutto unilaterali delle vicende mediorientali e del viaggio in barca Cipro-Gaza, allora scatta la ‘repressione’, il rifiuto a pubblicare ‘lenzuolate’ di propaganda. Come se i commenti dei pipistri e delle meri fossero invece brevi e succinti, e soprattutto illuminati da olimpico distacco.

    Ma certo non sono ricomparso qui dopo tanto tempo per ribadire cose dette e stradette negli ultimi anni. Sono tornato perchè questa frase

    “Per anni ho discusso sul blog con un’ufficiale – donna – dell’esercito israeliano, è stato un confronto aspro ma interessante e utile perchè i livelli erano alti “

    richiede diverse precisazioni.

    La donna israeliana, che nella vita è un alto ufficiale dell’IDF, è conosciuta in rete con il nick Isradani, ed ha frequentato la vecchia Torre di Babele per alcuni mesi ( non ‘per anni’ ) tra il 2006 e il 2007. Contrapporre i suoi interventi con quelli che Jonathan ha fatto qui negli ultimi giorni, lasciando intendere che allora i ‘livelli erano alti’, mentre oggi si sarebbero abbassati per l’infima qualità dell’interlocutore, è alquanto fuori luogo. Isradani, nonostante la sua estrema competenza ed educazione, fu trattata persino peggio di Jonathan ( che non conosco, e ci tengo a precisarlo perchè so quanto sia facile sulla Torre gridare al complotto di ‘oscuri fantasmi’ contro un blog prestigioso e il suo titolare ) .

    Si verificarono allora nei suoi confronti gli stessi, identici ‘assaltoni’ di massa da parte di nick che compaiono oggi pure qui. Con l’aggiunta, però, di punte di cattiveria e protervia ( come il giustificare in qualche modo gli attentati ‘kamikaze’ in presenza di una persona che le stragi nelle pizzerie e nei bus non li aveva vissuti per sentito dire o perchè letti sui giornali, ma sulla propria pelle ) che, per fortuna, in questa occasione non sono state raggiunte. Quello con Isradani non fu un ‘confronto’, ma uno scontro al calor bianco. E questo certo non per volontà di Isradani. Allora all’occasione straordinaria di parlare direttamente con un membro di quell’esercito che viene fatto passare anche qui come l’erede diretto delle SS, si preferì il piacere di ‘farla nera’ via internet. Isradani se ne andò dalla Torre di Babele sbattendo la porta e scrivendo sul suo blog personale un post amaro e disincantato, che è un vero peccato non sia stato reso pubblico. Isradani, visto il trattamento che le fu riservato, non andrebbe neppure menzionata da queste parti. Tantomeno per giustificare gli stessi schiaffi virtuali che furono allora riservati a lei.

  45. pino scaccia scrive:
    settembre 13th, 2008 alle 12:51

    Rinnovo la mia stima, nonostante le divergenze, per Isradani che le ho sottolineato anche in privato.
    Se poi dobbiamo parlare degli insulti e di nick vari la storia sarebbe lunga e antipatica ma non voglio assolutamente riaprirla, anche perchè non cadrò più nel tranello delle provocazioni. Basterebbe il dieci per cento delle offese ricevute in gruppo per chiudere la porta a chi si riaffaccia dopo tanto tempo. Ma le questioni personali non interessano gli altri, ma solo chi cerca visibilità. Nonostante le accuse sono così aperto che pubblico tutte le posizioni, attacchi compresi. Fatti, non parole. Anzi chiacchiere e pettegolezzi strumentali. Naturalmente le regole sono sempre le stesse: purchè si mantengano i limiti del rispetto e della discussione pubblica. Questa parentesi in qualche maniera privata resta un’eccezione. Credo di essere stato chiaro. Insomma, dibattito sugli argomenti non sul blog la cui gestione resta assolutamente mia, alla faccia di chi ancora non ha capito la differenza con un tg.

  46. Meri scrive:
    settembre 13th, 2008 alle 12:53

    ….dei pipistri e delle meri….
    Addirittura il plurale maiestatis, sono commossa.

  47. pino scaccia scrive:
    settembre 13th, 2008 alle 13:06

    Ti spettava la replica. Ma non voglo andare oltre. Le polemiche personali, ripeto, non interessano nessuno. Posso solo sottolineare, da parte mia, che nonostante gli anni c’è chi non riesce a staccarsi ancora dalla Torre. Evidentemente ci sarà un motivo. Punto.

  48. franca scrive:
    settembre 13th, 2008 alle 13:15

    Chiedo per l’ennesima volta scusa per la mia intromissione.
    Ma come si può continuare ad invocare la Pace se ostinatamente,caparbiamente ognuno,rimaniamo attaccati alle nostre posizioni?A me da innamorata dell’umanità,in tutte le sue eccezioni ed accezioni non importa chi ha torto e chi ragione.E’ il rispetto della vita umana che dovrebbe prevalere. Mi intristiscono sia le vittime (come la figlia di Jonathan) dei kamicaze che i bambini e i civili palestinesi dei Territori. Aborrisco chi sfrutta per fini ideologici o peggio politici e religiosi le vittime. Un morto è una persona che viene sottratta alla vita e che l’umanità perde. Un fallimento.

  49. Arcroyal scrive:
    settembre 13th, 2008 alle 14:34

    Spero di cuore che Isradani ritorni sui suoi passi e faccia risentire la sua voce da queste parti. La sua testimonianza, comunque la si pensi, è un qualcosa di unico e prezioso.

    Qualcosa è cambiato nella gestione della Torre.

    Continuo a pensare che il logo prestigioso che compare in alto a sinistra c’entri parecchio.

  50. pino scaccia scrive:
    settembre 13th, 2008 alle 14:51

    Lo spero anch’io. Le nostre ultime corrispondenze (private) sono state di stima reciproca. Sincera.

    No, non è cambiato niente nella Torre. I principi sono sempre gli stessi. Come la libertà di espressione e di gestione. Soprattutto il rifiuto di ogni prevaricazione. Quel logo mi contraddistingue professionalmente e personalmente da più di vent’anni. Forse è cambiato chi legge. Me lo auguro, dopo una parentesi collettiva stizzosa, squallida e chiusa. E se il cambiamento è autentico, significa che ho scelto la strada giusta. Non ho mai chiuso le porte alle idee, ma solo alle persone incapaci di usare rispetto e intelligenza. E continuerò a farlo, su qualsiasi server. Voglio interventi, non propaganda.

  51. Arcroyal scrive:
    settembre 13th, 2008 alle 16:17

    Non credo che siamo cambiati nè io nè te.

    A me sembra – mia personalissima impressione – cambiata la gestione con una maggiore tolleranza alle idee che tu non condividi e persino alle critiche più aspre. Come dimostra anche la ricomparsa di persone da tempo scomparse dalla Torre ( non mi riferisco a me ). Ed è un riconoscimento, e un apprezzamento, sincero.

    Comunque queste sono riflessioni inerenti il blog in quanto tale e, sapendo che è un genere di diatriba a te sommamente sgradito, lascio perdere.

    Riguardo alla “parentesi collettiva stizzosa, squallida e chiusa” due parole le debbo dire. Non entro nel merito della prima parte del tuo giudizio. Servirebbe solo a riaprire le polemiche personali. Dubito interesserebbero a molti, e sopratutto ‘sporcherebbero’ un post che non c’entra nulla con le ‘guerriciole’ virtuali nel fantastico mondo della blogosfera.

    Sul ‘chiuso’ invece, permettimi una doverosa precisazione.
    Se è un riferimento – come io credo – al fatto che una parte degli abitanti della Vecchia Torre si ritirò ‘esule’ in un ‘cantuccio di ombra romita’, allora è una risposta ai tanti sfottò che ti sono arrivati di là, e ci sta benissimo. Se però allude al fatto che il proprietario di quel blog abbia ‘chiuso’ o chiuda ai commenti di chi non condivide le sue idee, devo testimoniare che non è assolutamente vero. Da ospite, ho scritto laggiù centinaia di interventi in cui a volte ho sparato a palle incatenate sia sul proprietario del blog sia sulle sue idee. Mai mi è stato censurato nulla. Ne è ulteriore testimonianza il fatto che quando impazzavano le ‘discussioni’ sulla tua persona e qualcuno si è presentato a difenderti, non gli è stata cancellata neppure una parola.

    Tanto dovevo dire non per me, ma per chi mi ha ospitato e mi ospita da anni sul suo blog.

    P.S. Non ho citato nè il blog in questione nè il suo proprietario non perchè siano degli ‘innominabili’, ma per evitare eventuali accuse di ricerca di pubblicità ( accuse risibili, non fosse altro perchè non è neppure ‘roba mia’ ).

  52. pino scaccia scrive:
    settembre 13th, 2008 alle 16:48

    Squallido è il sistema. Squallide le offese. Squallide, stupide e ingenerose perchè credo di meritare rispetto quantomeno per il mio lavoro vero (quello del logo…) e perchè fatte in un circolo chiuso, certamente non in un dibattito. Ripeto: offese, non critiche. Il fatto che io torni ad ospitare personaggi di allora conferma la mia buonafede. Insisto: non sono cambiato. E’ cambiato l’approccio di chi viene a trovarmi. Ricordi una mia battuta ricorrente di allora? La porta è aperta per tutti, ma non per chi entra e mette i piedi sul divano. Non ho paura delle discussioni, credo di avere capacità ed esperienza per interloquire con chiunque, ma non accetto aggressioni. Non temo neppure le critiche perchè aprire un blog è una mia scelta, a differenza di altri che fanno il mio mestiere, e mettermi dunque in discussione. Forse, lo dico senza presunzione, sono più forte di quello che qualcuno pensa. Ecco perchè sono felice anche del ritorno degli esuli. Tornare è sintomo di intelligenza e di apertura, senza bisogno di rinnegare niente, cioè le proprie idee. Magari riflettendo solo su una vecchia, sbagliata convinzione: la Torre non è una piccola comunità ma aperta sempre a nuovi amici dalle estrazioni più disparate. E’ un fatto (e il mio grande orgoglio).

    (Giusto per chiarire definitivamente poi non ne parliamo più e andiamo oltre. Intanto, non è questione di pubblicità, ma hai fatto benissimo e apprezzo la non citazione perchè fino a prova contraria decido io chi deve essere ospitato qui e c’è certamente chi non lo merita. Secondo: i circoli chiusi non hanno senso perchè tutto resta nascosto …nel cantuccio di ombra romita. Terza e ultimissima considerazione: ognuno è libero di gestire come gli pare il proprio blog. Appunto. Anche io).

    Chiarito tutto questo, vorrei andare avanti. Non sono un tipo che guarda al passato, ma sempre oltre. Dopo mesi e mesi di Iraq e poi di Afghanistan, sono reduce dalla Georgia. Il mondo, purtroppo, ha sempre qualcosa di nuovo da dire. E continuo ad avere il privilegio di fare lo spettatore in prima fila. Con vantaggio anche della Torre e di chi la frequenta.

  53. latorredibabele scrive:
    settembre 15th, 2008 alle 16:49

    COMUNICATO UNICEF

    15 settembre 2008 – L’inizio dell’anno scolastico per i bambini palestinesi è segnato da mille difficoltà. Mentre lo sciopero degli insegnanti blocca le lezioni in molte scuole a Gaza, dati diffusi da UNICEF e UNRWA (l’Agenzia dell’ONU per i rifugiati palestinesi) segnalano un preoccupante calo della frequenza scolastica: nel corso dell’ultimo anno 3.400 bambini hanno abbandonato la scuola. Insieme al calo del rendimento scolastico (insufficienze del 40% per l’arabo, e del 50-60 % per la matematica lo scorso anno), questo dato indica un’inquietante inversione di tendenza, considerato il tradizionale alto livello d’istruzione dei palestinesi nel contesto regionale del Medio oriente.

    Le ragioni sono evidenti dai dati forniti da UNICEF e UNRWA. Nel Territorio Palestinese Occupato i bambini in età scolare sono quasi 1,1 milioni: il 70% frequenta le 1.833 scuole statali, il 23% le 308 scuole gestite dall’UNRWA e il restante 7% scuole private. L’85% delle scuole gestite dall’UNRWA a Gaza e il 6% in Cisgiordania sono costrette a doppi turni a causa di sovraffollamento e mancanza di materiali, così come 1/5 delle scuole statali, il che significa giornate scolastiche più corte e minor tempo a disposizione per imparare.

    Durante l’anno scolastico 2007-2008 le operazioni militari israeliane hanno impedito nelle scuole dell’UNRWA lo svolgimento di 256 giornate di lezione, pregiudicando il diritto all’istruzione di circa mezzo milione di scolari.

    In Cisgiordania, gli scolari devono superare qualcosa come 600 barriere – che vanno da terrapieni a check point militari – per recarsi ogni giorno a scuola. Secondo i dati a disposizione dell’UNICEF, nella scorsa estate, prima della riapertura delle scuole, si sono registrati 15 attacchi a edifici scolastici da parte dell’esercito israeliano e altri 8 compiuti da coloni israeliani contro scuole palestinesi. Anche quando non è la violenza a mettere a rischio il diritto all’istruzione dei bambini palestinesi, questo viene pregiudicato da altri fattori direttamente collegati al conflitto, come le limitazioni di movimento e la povertà in cui è sprofondata la popolazione palestinese.

    A Gaza il blocco israeliano – in vigore ormai da 14 mesi praticamente su tutti i beni in entrata – costringe le scuole palestinesi a barcamenarsi tra mancanza di materiali didattici, acqua ed elettricità; i prezzi delle uniformi scolastiche sono aumentati del 50-100%. Progetti di ricostruzione dell’ONU per oltre 90 milioni di dollari, comprendenti anche scuole, restano sospesi a Gaza per l’impossibilità di far entrare i necessari materiali di costruzione. E con l’economia sull’orlo del collasso, molti genitori non sono più in grado di mandare i loro figli a scuola.

    Ma il diritto all’istruzione è solo uno dei tanti diritti negati ai bambini palestinesi: altri 382 bambini palestinesi mancavano all’appello alla riapertura dell’anno scolastico, ripreso alla fine di agosto, nel Territorio Palestinese Occupato: 82 perché uccisi nel corso del 2008 – 76 nel conflitto con Israele (69 dei quali a Gaza) e 6 durante le violenze tra fazioni palestinesi – e 300 perché detenuti nelle carceri israeliane; tutti vittime della violenza che segna la vita quotidiana dei bambini palestinesi.

    L’UNICEF e l’UNRWA, nonostante tutto, restano fermamente impegnati a garantire il diritto all’istruzione dei bambini palestinesi, quale diritto fondamentale dell’infanzia e impegno per lo sviluppo, che nel Territorio Palestinese Occupato assume il carattere di intervento d’emergenza intimamente connesso alla protezione dei bambini. Per fare ciò, UNICEF e l’UNRWA si ispirano ai bambini stessi, ai loro genitori e maestri, che quotidianamente superano ostacoli enormi per poter arrivare a scuola.
    UNICEF.IT

  54. Arcroyal scrive:
    settembre 16th, 2008 alle 16:22

    Un paio di appunti al comunicato Unicef.

    Il primo riguarda le ‘600 barriere’ che gli scolari palestinesi devono superare per andare a scuola. Questi check points non sono posti per rendere la vita impossibile agli abitanti della Cisgiordania, ma per impedire che i soliti benintenzionati vadano a farsi esplodere su qualche autobus di Tel Aviv o di Haifa.

    Il secondo, più importante, riguarda il contenuto degli insegnamenti impartiti nelle scuole finanziate dall’Unicef e dall’Unrwa a Gaza e nella West Bank. In Israele lo studio dell’arabo è obbligatorio fin dalle elementari. Nelle scuole dei Territori palestinesi non solo non si studia l’ebraico, ma vengono proposti agli alunni come modelli di comportamento la vita e le opere dei kamikaze.

  55. pino scaccia scrive:
    settembre 16th, 2008 alle 16:28

    I muri sono muri. E non tutti i palestinesi, specie i bambini, sono kamikaze: non ricominciamo.
    Visto che le parti sono così distanti, l’Unicef rappresenta una posizione oggettiva. E quindi da considerare credibile.

  56. Stefano scrive:
    settembre 16th, 2008 alle 16:40

    E’ indubbio che in molte scuole palestinesi venga insegnato ad odiare gli israeliani e si portino esempi di vita come quelli dei kamikaze e a volte li ci finivano anche i finanziamenti dell’Unione Europea.
    C’e’ anche da dire che i coloni non insegnano di certo non insegnano ai figli ad amare i palestinesi, basta vedere come li trattano.
    I posti di blocco sono diventati poi un abuso inaccettabile e ingiustificabile, perche’ sono continui e causano l’impossibilita’ di vivere e colpiscono tutti.
    Ritengo giusto invece quando singoli terroristi vengono attaccati ed uccisi.
    Del resto comunque, e’ chiaro che il substrato terroristico e l’odio non si risolve attendendo che finiscano tutti gli attentati terroristici o che tutti i soldati israeliani si ritirino. Lo si inizia a risolvere concludendo un serio accordo di pace, migliorando la vita di tutti, soprattutto nei territori occupati, che fara’ si che tanti non troveranno in Hamas l’unica speranza di vita.

  57. Arcroyal scrive:
    settembre 16th, 2008 alle 16:45

    I muri sono muri. E non tutti i palestinesi, specie i bambini, sono kamikaze: non ricominciamo.

    Mai detta e neppure pensata una cosa del genere. Però è vero che in passato bambini e ragazzini sono stati usati per il trasporto di armi e di esplosivi, e in qualche raro caso come kamikaze.

    Visto che le parti sono così distanti, l’Unicef rappresenta una posizione oggettiva. E quindi da considerare credibile.

    Mi dispiace, ma fino a quando l’Unicef non controllerà i programmi delle scuole che finanzia e non si attiverà concretamente per diffondere i valori della convivenza, non riuscirò a considerarla una fonte credibile. Quello che si insegna a scuola non è secondario se si vuole davvero arrivare ad una pacifica convivenza e ad un miglioramento delle condizioni di vita per tutti, arabi o israeliani che siano.

  58. pino scaccia scrive:
    settembre 16th, 2008 alle 17:34

    Andiamo bene, neppure l’Unicef è al di sopra delle parti. E questo sarebbe desiderio di convivenza?

  59. Arcroyal scrive:
    settembre 16th, 2008 alle 18:27

    Beato te che hai ancora fiducia nell’ONU e organismi correlati. Io l’ho persa dai tempi di Srebrenica. Su quanto avviene in Israele e d’intorni, è da anni che l’ONU è tutto fuorchè imparziale.

    Per fortuna che arabi e israeliani devono imparare a convivere gli uni con gli altri, e non con l’ONU. Altrimenti sarebbe un’impresa disperata.

  60. pino scaccia scrive:
    settembre 16th, 2008 alle 18:54

    Neanch’io ho fiducia nell’Onu. Ma ancor meno nelle parti.

  61. pipistro scrive:
    settembre 16th, 2008 alle 22:03

    Ferito Vittorio Arrigoni

    Gaza, martedì 16 settembre – Siamo in mare con i pescatori palestinesi. Una nave israeliana, più grande del solito, ci ha investiti con un getto d’acqua potentissimo che ha distrutto i vetri della cabina da cui stavo guidando la barca. Fortunatamente, mi sono girato in tempo, ma non ho potuto evitare che la mia schiena fosse colpita e ferita da parecchi pezzi di vetro. Un ulterioriore gesto di aggressione mentre i pescatori e i due internazionali a bordo stavano solamente pescando.

  62. latorredibabele scrive:
    novembre 18th, 2008 alle 16:24

    Vittorio Arrigoni, altri due attivisti del Free Gaza Movement e 14 pescatori palestinesi, sono stati arrestati dalla marina israeliana.

  63. pipistro scrive:
    novembre 18th, 2008 alle 22:08

    da Guerrillaradio

    “Vik ha chiamato suo papà. Gli ha detto che sono rinchiusi nel carcere dell’aeroporto, in tre celle separate. Sono stati colpiti con dei taser e poi immersi in acqua. Attendono l’arrivo di due avvocati e del Console italiano Felip. Vittorio ha detto che sta bene, ma aveva la voce esausta. Questo è l’aggiornamento che Maria Elena ci ha mandato alle 20.49.06″
    Alèxandros

  64. marele scrive:
    novembre 19th, 2008 alle 10:38

    Confermo che Vik, Andrew e Darlene sono stati trasferiti questa mattina alla prigione Maasiyahu di Ramle. Pare che le condizioni di questo carcere siano buone (per quanto possibile) e che loro tre si trovino in un’area con altri attivisti internazionali e non con criminali israeliani.
    Pare anche che abbiano deciso di opporsi pacificamente alla loro espulsione.
    Un avvocato sta cercando di parlare con loro, ma per adesso non ci è ancora riuscito. Si sta anche cercando di fargli avere alcuni dei loro effetti personali (vestiti, ecc…)
    Non appena avrò altre notizie vi farò sapere.

  65. marele scrive:
    novembre 19th, 2008 alle 22:48

    Ciao a tutti, Vik, Andrew e Darlene sono ancora nella prigione Maasiyahu di Ramle. Sono riuscita a parlare con Vik qualche ora fa sul telefono di un suo compagno di prigionia appena conosciuto ma molto generoso. Vik sta bene, ovviamente per quanto possibile viste le circostanze. Gli ho ovviemente fatto sapere del supporto che sta circondando questa vicenda e saperlo è stato come un’iniezione di forza e determinazione ulteriore per lui.
    Oggi ha parlato sia col console che un avvocato. L’avvocato non gli ha fatto una buonissima impressione, gli è parso un pò ‘mollaccione’, ma è l’assistente di quella che dovrebbe essere la loro avvocatessa e che speriamo prenda direttamente in mano la situazione. Il console gli ha portato dei vestiti, ha ascoltato il racconto di come sono andate le cose ieri e non ha, per ora, fatto molto di più. Si sta interessando della vicenda anche Secondo Protocollo (www.secondoprotocollo.org) che è direttamente in contatto con la Dott.ssa Ermellin, responsabile della Direzione Generale Italiani all’Estero.
    Domani dovrebbero esserci i primi interrogatori per Vik e Andrew e il secondo per Darlene che, a quanto pare, è già stata ascoltata oggi.Vik e gli altri hanno avuto solo poche ore fa la conferma del rilascio dei 15 pescatori e fino a quel momento hanno sostenuto uno sciopero della fame.
    Quanto all’espulsione Vik non ha preso una posizione precisa; vuole ascoltare quale potrebbe essere il suggerimento dell’ISM e poi compiere una scelta coerente con quella della ONG.
    Qualcuno all’interno dell’ISM e del Free Gaza Movement suggeriva la possibilità per Vik e gli altri di farsi mandare a Londra dal momento che in questo momento il Regno Unito è l’unico che sta dando a quanto accaduto il rilievo che merita.

    Non appena avrò altre notizie ve le comunicherò immediatamente.
    Vi abbraccio, Marele

  66. pipistro scrive:
    novembre 20th, 2008 alle 00:29

    Leggiamo sul sito del Free Gaza Movement, la lettera di protesta di un parlamentare irlandese rivolta all’ambasciatore israeliano a Dublino per il sequestro – illegale – di tre attivisti internazionali in acque palestinesi.

    Dove sono le lettere di protesta del nostro governo?
    Dei nostri parlamentari?
    Della nostra stampa (quasi assente)?

    Mentre il sistema lobbystico isrealiano comincia ad accusare segni di cedimento negli USA, si sta rinvigorendo in Europa e in Italia.

    Scusate per la mancanza di traduzione.

    His Excellency Mr. Mark Sofer,
    Ambassador of Israel,
    Carisbrook House
    122 Pembroke Rd,
    Ballsbridge
    Dublin 4,

    Céadaoin 19 Samhain 2008

    Dear Mr Sofer,
    I wish to protest in the strongest terms at the arrest by your country’s navy of three fishing boats operating out of Gaza along with their crews and three international observers onboard.
    I would ask that you, convey this protest to your government and ask when will the confiscated boats be returned to their rightful owners; when will the 3 international observers, Victor Arrigoni from Italy, Andrew Muncie from Scotland and Darlene Wallach from the USA, be released back to Gaza; when will all three have access to legal representation?
    I would remind you that the Israeli Navy have no business operating in Palestinian waters, least of all arresting boats and their crews, since the Oslo Agreement of 1994 established a 20-mile limit. The boats in question were fishing seven miles off the coast of Deir Al Balah, clearly in Gaza fishing waters, when they were intercepted by the Israeli Navy.
    Hopefully, your government will react positively to this letter of protest and release the three observers and return the boats intact to their owners.
    Is mise
    Aengus Ó Snodaigh TD

  67. pipistro scrive:
    novembre 20th, 2008 alle 10:46

    Qui intervista telefonica a Vittorio Arrigoni pubblicata da Infopal

  68. Arcroyal scrive:
    novembre 20th, 2008 alle 13:14

    E’un peccato che non vengano rese pubbliche le intercettazioni delle comunicazioni tra queste presunte ‘barche di pace’ e Gaza. Chi le ha ascoltate assicura che, oltre ad essere molto divertenti, fanno chiaramente capire chi siano i ‘pupari’ che organizzano queste operazioni a metà strada tra la provocazione propagandistica e l’attività bellica contro lo Stato di Israele.

    Poi, visto che ci si è ben guardati dallo spiegarlo, è necessario precisare il perchè di questa serrata attività di contrasto da parte della Marina israeliana. Da Gaza sono spesso partiti barche e barchini per tentare attacchi kamikaze contro imbarcazioni israeliane sia militari sia civili, e contro installazioni marittime come le piattaforme petrolifere. In un momento in cui Hamas ha rotto la tregua concordata e ha ripreso a colpire con razzi e mortai diversi centri abitati in pieno territorio israeliano, è evidente che non era più possibile limitarsi a tenere lontani i barcaioli al servizio di Hamas con i cannoni ad acqua.

    Aggiungiamoci pure che quelle in cui avvengono queste operazioni navali non sono più ‘acque palestinesi’ dal momento che l’organizzazione terroristica Hamas che controlla la striscia di Gaza ha sempre rifiutato di riconoscere gli accordi di Oslo del 1994. E’semplicemente ridicolo che quando fa comodo vengano tirati fuori invocandone il rispetto alla lettera, e quando non fa comodo ( come per esempio per quanto riguarda il riconoscimento al diritto di Israele ad esistere ) non solo li si ignori, ma ci si pisci pubblicamente sopra.

    Da cittadino italiano dispiace vedere le nostre autorità consolari impegnate nel recupero di personaggi che fanno di tutto per essere arrestati per poi gridare al suppruso e al maltrettamento. E questo contro l’unico sistema carcerario e giudiziario in Medio Oriente che rispetta i diritti umani, in cui non si ammazzano gli oppositori, e dove a tutti i detenuti è assicurata l’assistenza legale e un ‘giusto’ processo.

  69. pipistro scrive:
    novembre 20th, 2008 alle 16:41

    Video

    Sulla regolamentazione dell’acqua antistante la Striscia, il 22 agosto scrivevo:

    “… sembra [quindi] addirittura ridicolo oltre che pretestuoso riferirsi ad Oslo e ai suoi corollari, tutti incompiuti e rinnegati. Così non ha senso riferirsi oggi alle inverosimili condizioni imposte alla nascente Autorità Palestinese e alla gente di Gaza, con la ratifica di Yasser Arafat, nello specifico Accordo per Gaza e Gerico del 4 maggio 1994, diretto derivato di Oslo che riguardava proprio la Striscia e il mare antistante, poichè non uno degli indispensabili presupposti di fatto e di diritto previsti nel patto (in particolare la nomina di un’autorità congiunta israelo-palestinese preposta al controllo di quel mare) ha mai visto la luce. Lo scritto già a suo tempo non valeva la carta su cui Rabin e Arafat vergarono le proprie firme, tanto in assoluto quanto in relazione alla susseguente condotta osservata in merito alla sua esecuzione. Sicché, in particolare, il suo annesso I, art. XI, par. 4, che regolava l’accesso dei natanti e il destino dei viaggi internazionali per la Striscia di Gaza in attesa della costruzione del suo porto, caduto di fatto nel vuoto, è oggi giuridicamente nullo e inefficace. O – se si preferisce – impossibile. Parimenti inefficace è pertanto la giugulatoria suddivisione e regolamentazione virtuale del mare antistante la Striscia di Gaza e la connessa creazione di una Maritime Activity Zone pressochè carceraria lungo la costa palestinese (un tratto di mare esteso 20 miglia verso il largo e teoricamente diviso in tre zone: “K” e “M” contigue alle acque territoriali di Israele ed Egitto, riservata alle attività della Marina israeliana, ed “L”, compresa tra le due zone precedenti, aperta alle attività di pesca, economiche e ricreative, riservate ai battelli autorizzati dall’Autorità della Palestina). La stessa sorte spetta quindi alla (non) regolamentazione della responsabilità sul mare territoriale di Gaza evacuata e in ispecie alle odierne pretese israeliane”.

  70. Lettera dal carcere di Ramle | La Torre di Babele scrive:
    novembre 21st, 2008 alle 20:35

    […]  ”In palese disprezzo di ogni diritto umano, civile e contro ogni legge internazionale, ho trascorso le ultime sei ore rinchiuso con Andrew in una lurida toilette piena di pulci e parassiti e in cui non era presente alcuna fonte di acqua potabile. Questo il trattamento ricevuto per aver annunciato l’inizio di uno sciopero della fame per chiedere il dissequestro dei pescherecci palestinesi rubati ai pescatori palestinesi al largo di Gaza in acque palestinesi al momento del nostro rapimento da parte dei soldati israeliani. Ci hanno requisito i telefoni cellulari consegnatici ieri dal nostro avvocato ma, cosa ancor più grave, in flagrante violazione delle leggi internazionali, ci è stato impedito qualsiasi contatto con i nostri legali e con il nostro consolato che io ed Andrew abbiamo richiesto più volte a gran voce. Per denunciare gli incresciosi avvenimenti delle ultime ore ho dovuto sospendere il mio sciopero della fame in modo da farmi restituire il mio telefono e poter trasmettere questa denuncia. Da quello che ho udito prima che ci separassero, Andrew continuerà a restare in quella cella assolutamente fuori dagli standard di ogni convenzione in tema di detenzione e rispetto dei diritti umani finchè a sua volta non sospenderà il digiuno. Più che come una punizione la mia detenzione di oggi e l’attuale di Andrew possono essere inquadrate come una vera e propria tortura. E’ più che verosimile che anche Darlene, che continua a digiunare come Andrew, stia subendo lo stesso disumano trattamento. Mi accingo ora a denunciare  il gravissimo episodio al consolato italiano in seguito a quello scozzese e a quello statunitense. E’ importante tenersi aggiornati costantemente sulle condizioni psicofisiche dei nostri compagni. Domani dovrò ricorrere alle cure mediche per le decine punture di insetti e parassiti che ogni notte mi assalgono lasciando piaghe su tutto il mio corpo”. Vittorio Arrigoni, sequestrato nel carcere israeliano di Ramle (ore 18) Quelle piccole barche cariche di pace […]

  71. Un blogger italiano, Vittorio Arrigoni arrestato in Israele. at ARRAKIS scrive:
    novembre 22nd, 2008 alle 16:48

    […] Gaza Movement. La scorsa estate ha partecipato ad un progetto sociale interessante. Queste sono le parole che scriveva il 30 Luglio scorso sul blog di Pino Scaccia che ha ospitato una sua dichiarazione: Fra poco meno […]

  72. pier paolo pavarotti scrive:
    novembre 29th, 2008 alle 20:52

    Dopo 3000 anni di persecuzione finalmente israele ha un paese e lo fa fiorire piuttosto bene. Ha vinto tutte le guerre. Pensate veramente che si dia qualche pensiero per le vicissitudini di qualche cooperatore? Provate a mettere sulla bilancia la sicurezza nazionale di uno stato appena riconquistato e le vostre esigenze di cooperanti e vedrete che c’è poco da fare. Non c’è storia. Israle è padrone in casa propria e pure dove sospetta che potranno venire problemi per la sicurezza nazionale. Non è bello quel che succede a molti palestinesi ma Israele ha preso una parte di terra che sa sfruttare e difendere al meglio. i palestinesi sono divisi anche nell’estrema povertà, si alleano talora per fare i birichini e non di rado boicottano le iniziative ong con le migliori intenzioni. C’è ben poco da fare Shalom

  73. sergio scrive:
    novembre 29th, 2008 alle 21:06

    c’e’ invece chi vuole ancora fare

  74. pipistro scrive:
    novembre 29th, 2008 alle 21:24

    “Padrone a casa propria”.

    Una situazione condensata in quattro parole. Esattamente come falso storico, arroganza, apartheid.

  75. Uto scrive:
    gennaio 5th, 2009 alle 15:34

    Aggiornamenti da Vittorio che ha deciso di restare a Gaza

    http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?eid=1762&y=2009#commenti_start

  76. klonopin online scrive:
    aprile 12th, 2011 alle 00:34

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