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Gori, tutto distrutto meno la casa di Stalin

By pino scaccia | agosto 23, 2008

Gori (Georgia). Da stamattina, finalmente, Gori è tornata una città libera. I russi sono ancora vicinissimi, a neppure dieci chilometri, verso l’Ossezia del sud, mentre ancora i carri armati si muovono all’interno del territorio georgiano. Il porto di Poti è sempre occupato. Ma almeno a Gori si può cominciare a sperare in un ritorno alla normalità. Chissà forse per l’8 settembre, la data stabilita dal parlamento georgiano per la fine dello stato di guerra. Ancora i profughi non possono tornare a casa e chi è rimasto non ha più niente. In tutta la città ci sono file per gli aiuti alimentari. I segni dei bombardamenti sono già in periferia, mentre si tenta di ripristinare i servizi essenziali. Al Comune, in piazza Stalin, la gente aspetta di sapere. Di fronte, ecco le banche saccheggiate dalle truppe russe. La porta di una sala giochi è socchiusa: “Riapriremo presto” ci dicono. Troviamo l’unico negozio già aperto, uno spaccio, ma in realtà non è mai stato chiuso: “Venivano anche i russi qui, pagavano regolarmente”. I danni più grossi sono nel quartiere di Kakutaskili, dove c’era una fabbrica di cotone. Davanti a un enorme cratere quest’uomo ricorda: “Erano le undici di mattina dell’8 agosto, tre bombe ci sono cadute sulla testa, hanno distrutto tutto”. La fabbrica, una scuola media, due case. Undici morti in pochi minuti. Quest’uomo da allora non si muove: “Sono riuscito a salvare mia figlia – racconta – ma Meraby, il mio ragazzino di quattordici anni no, forse sta ancora là sotto”. Un prete dice: “Forse tra due-tre giorni la gente potrà tornare, ma le ferite che stanno dentro sono difficili da cancellare. Per fortuna non siamo soli, ci sta aiutando tutto il mondo. Proprio ieri sono arrivati anche soccorsi italiani”. Infilandoci nella città continuiamo a scoprire rovine e disperazione. Solo la casa natale di Stalin è intatta, non è stata neppure sfiorata. Naturalmente. Foto da Gori  Il servizio al Tg1 delle 20

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Topics: caucaso | 13 Comments »

13 risposte per “Gori, tutto distrutto meno la casa di Stalin”

  1. elena scrive:
    agosto 23rd, 2008 alle 15:38

    Libera, ma distrutta.
    curioso che la casa di stalin sia rimasta intatta.

  2. stefano rollero scrive:
    agosto 23rd, 2008 alle 17:34

    Scusate se il post non ha riferimenti, mi sembra giusto informare.

    Il ministero dell’Interno afghano ha dichiarato che il bombardamento aereo Usa della scorsa notte su Shindand, nella provincia occidentale di Herat (sotto comando italiano) NON ha causato la morte di 30 talebani come annunciato dai comandi Nato, ma ha ucciso ben 76 civili, in maggioranza donne e bambini sotto i 15 anni.”

    I paesi democratici hanno mandato i loro soldati in Afghanistan per liberarlo dalla violenza dei talebani e dal terrorismo, e non per massacrare la popolazione civile innocente. Non lo si deve mai dimenticare, se non si vuole smarrire la ragione stessa per cui si e’ li’.”

  3. magritte60 scrive:
    agosto 23rd, 2008 alle 18:38

    Comunque sia, evidentemente la figura del Segretario del Partito che venne dopo Lenin e che sconfisse il III Reich, grazie all’Armata Rossa, resta comunque un luogo sacro per chi, con ancora la Stella Rossa sulla fibia del cinturone, combatte.

  4. magritte60 scrive:
    agosto 23rd, 2008 alle 18:39

    …dimenticavo: meno male che Gori non è più sotto assedio.

  5. StellAlpina scrive:
    agosto 23rd, 2008 alle 20:07

    Una buona notizia dopo giorni funesti, tempestati di notizie di morte e distruzione. Spero che adesso queste popolazioni avviino un processo di ripresa, lenta e difficile, ma possibile.
    Riguardo alla polemica in corso nell’altro post sulla presunta superioritàdei giornalisti tedeschi, vorrei dire la mia.
    Conoscevo Pino Scaccia per sentito dire, nel senso che per me lui era l’inviato dalle zone di guerra, in particolare l’Afghanistan. E ricordavo i suoi servizi girati tra la gente e, soprattutto, in situazioni molto tese e pericolose. Non dimentichiamo l’incontro con i due talebani. Poi l’ho “conosciuto” meglio ed ho capito che per lui fare l’inviato non è un lavoro, no, è una sorta di vocazione. E’ come fare il medico: non può essere un lavoro qualunque, perchè si ha tra le mani la vita delle persone. Il giornalista ha la vocazione di renderci partecipi della verità. Una verità non scelta a priori, solo perchè ci viene fornita da quel certo personaggio, ma perchè ci viene data tenendo conto dei fatti veri, reali. Sul campo appunto. La sua permanenza in Georgia ed i suoi viaggi tra le varie città hanno dimostrato che per lui l’importante non era imporci la sua verità, ma quella che veniva dalle immagini, dal reale. E nonostante la situazione tesa, difficile, pericolosa anche, non è passato un giorno in cui non si sia fatto vivo per dirci ciò che accadeva. Personalmente nell’ultimo periodo ho avuto modo di leggere anche altri inviati, soprattutto dall’ Afghanistan, che è il paese a cui ho prestato più attenzione. Non erano “inviati” di guerra. Nulla a che vedere con Pino. Quando un inviato fornisce un servizio ogni 3-4 giorni, oppure non “scende in campo”, vuol dire che nel suo lavoro non c’è vocazione ma solo…lavoro, appunto. Non c’è la voglia di documentare giorno per giorno, ora per ora. Non c’è l’anima, ecco. Si torna sempre lì. E’ tutta una questione di anima.
    Ed ora, Pino, torna presto!

  6. pino scaccia scrive:
    agosto 23rd, 2008 alle 20:16

    Grazie, Stella. Grazie perchè, credimi, è molto faticoso. Ma c’è ancora da raccontare e io “devo” stare qui. Lo so, ci sarebbe da raccontare molto anche in Afghanistan ma riprenderò il filo appena sarà possibile. Dicevo della Georgia. Risolto l’assedio di Gori, adesso la situazione delicata è a Poti. E domani andrò lì, perchè voglio vedere di persona cosa succede. Come al solito. Non faccio a gara con nessuno, neanche con i tedeschi, ma solo perchè appunto questo è il mio mestiere.

  7. StellAlpina scrive:
    agosto 23rd, 2008 alle 20:20

    Avevo immaginato che il rientro non sarebbe stato prossimo. Ma sapremo aspettare. E continueremo a seguirti. E continueremo a sperare che finisca questa spirale di odio internazionale e che tutti i popoli possano vivere tranquilli le loro vite, senza il terrore che una bomba gli devasti all’ improvviso la casa…e l’esistenza!

  8. meri scrive:
    agosto 24th, 2008 alle 08:38

    Penso che la foto di questo post sia una delle più belle che tu abbia mai scattato…. quell’albero secco caduto, quella signora anziana accanto e quelle vecchie case sullo sfondo…
    basterebbe solo questa immagine per raccontare una storia…

  9. ceglieterrestre scrive:
    agosto 24th, 2008 alle 08:50

    Le ferite si rimarginano, ma lasciano cicatrici profonde, al primo temporare riaffiora la paura, l’angoscia. L’uomo non si rende conto che sta ripetendo sempre gli stessi sbagli, se non s’interrompe questa catena di violenza, ci saranno sempre macerie, morti e i più deboli moriranno per mano di guerrafondai scellerati, avidi di potere, e di arricchirsi alle spalle, di chi è già stato tanto sfortunato. Grazie Pino per la tua informazione.Un caro saluto

  10. Luigi scrive:
    agosto 24th, 2008 alle 21:33

    Capisco che non è il momento migliore per pensare a certe cose, ma mi chiedo: la popolazione cosa pensa del Presidente georgiano? Voglio dire, al di là di ogni considerazione, é chiaro che la miccia di questa polveriera l’ha accesa il Presidente della Georgia decidendo di risolvere con le armi la questione dell’Ossezia e dell’Akbazia. Visti i risultati ottenuti quel Genio gode ancora della fiducia del suo popolo? Capisco la rabbia contro i russi, che ripeto secondo me non aspettavano altro per sistemare un paio di conti in sospeso con Georgia e Occidente, ma cosa pensano del loro Presidente?

  11. pino scaccia scrive:
    agosto 25th, 2008 alle 07:56

    Ne parlano malissimo. Sono tutti convinti che ha fatto un grave errore.

  12. Luigi scrive:
    agosto 25th, 2008 alle 13:00

    Immagino che di mandarlo a casa se ne parli neppure, o meglio, guai a chi manifesta in pubblico l’unica idea sana degli ultimi 30 giorni….

  13. pino scaccia scrive:
    agosto 25th, 2008 alle 14:45

    Questo non è esattamente un Paese democratico… Sembra.

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