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Il coraggio di Anna

By pino scaccia | ottobre 6, 2008

Tblisi (Georgia). Mi si accapona la pelle, recuperando i ricordi. Anna Politkovskaja l’ho conosciuta attraverso un messaggio forte spedito da Mosca quattro anni fa a Francavilla, per il premio dedicato ad Antonio Russo, altra vittima della voglia di verità. Molto li accomunava, soprattutto quella battaglia coraggiosa contro le infamie perpetrate in Cecenia dell’esercito russo. Gentile, discreta, sorridente sembrava una tranquilla signora della nuova società moscovita. E invece era una cronista cocciuta, senza paura. Talmente brava che per farla star zitta l’hanno dovuta uccidere. Un colpo in testa davanti  casa, niente sui mandanti. Fare il giornalista in Russia è sempre più pericoloso: se va bene finisci in manicomio o in carcere, se va male finisci in una bara. Soltanto nell’era Putin sono una quarantina i cronisti finiti male. Il figlio di Anna chiede chiarezza e chiede soprattutto che non venga dimenticata. E come potremmo? Fra le tante cose che ha lasciato c’è una riflessione amara che non può non coinvolgere tutti noi che facciamo questo mestiere, perchè è vera: “Non escludo che un giorno il mio caporedattore, che mi ha incaricata di coprire questa guerra, non sappia più cosa farsene di me, come di un vecchio articolo non pubblicato al momento giusto che viene buttato nel cestino”. L’ha scritta due anni fa, poco prima di morire. Forse sentiva di essere diventata troppo scomoda. Quindi pericolosa.

In coincidenza con l’omicidio di Anna mi trovo casualmente alle prese ogni giorno con l’esercito russo, come sapete. La storia della Georgia è diversa da quella della Cecenia, diciamo che la Georgia è più fortunata ma la pace anche qui sta appesa a un filo e la guerra di agosto ha fatto molti morti. Pur seguendo la situazione da questa parte del fronte non mi sento tuttavia di accomunare le due vicende: la morte di Anna con lo scontro attuale. Perchè, come ho ripetuto molte volte, le guerre non le fanno mai nè i popoli nè i soldati.

Domani torniamo a Zugdidi dai militari italiani. Dopo un giro oggi davanti all’Ossezia del sud torniamo al confine con l’Abkhazia. Vi avverto fin d’ora: da lì è praticamente impossibile trasmettere. Ma staremo via poco, stavolta.

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Topics: caucaso, reporter | 20 Comments »

20 risposte per “Il coraggio di Anna”

  1. lorena scrive:
    ottobre 6th, 2008 alle 20:24

    “Voglio che conosciate la verità. Poi, se vorrete potrete sempre optare per il cinismo e per il razzismo in cui si sta impaludando la nostra società” Anna Politkovskaja

    Grazie Pino noi aspettiamo sempre le tue sofferte notizie

  2. mario scrive:
    ottobre 6th, 2008 alle 21:00

    Il figlio della Politkovskaja, Ilya, ha annunciato che il processo continuerà davanti ad un tribunale militare perché uno degli accusati è un ex membro del FSB (ex KGB). “Temiamo che il processo continui a porte chiuse”, ha dichiarato. Ilya ha aggiunto che ” le indagini non devono essere considerate chiuse perché né i mandanti, né l’esecutore materiale dell’omicidio di mia madre sono seduti al banco degli accusati.”

  3. lorena scrive:
    ottobre 6th, 2008 alle 21:17

    mi ha commosso il tuo post, ho quì il libro su Anna, con la sua foto , i suoi racconti , sul dramma ceceno . Il tuo ricordo di lei corrisponde all’immagine che vedo
    Capisco che la situazione è diversa , ma temo la situazione al limite.

  4. lorena scrive:
    ottobre 6th, 2008 alle 21:29

    vorrei poter dire a suo figlio che la ricorderemo la mamma, la sua forza, il suo coraggio .sarà un esempio per noi perchè ha donato la vita per amore della verità.
    Ho sempre pensato che la guerra non è responsabilità dei soldati o dei popoli. Grazie di ricordarcelo .

  5. danith scrive:
    ottobre 7th, 2008 alle 00:14

    ricordo anna prima che la sua storia si concludesse ….le sue parole e le sue lotte, il teatro, la scuola.
    quando lessi che l’avevano uccisa, quel giorno, una parte di me credo si narcotizzò, fu quasi morte…no, non avrò mai il suo coraggio.
    ma sono ancora qui, e la ricordo,e cavolo se la ricordo.

    ciao ANNA

  6. Raul scrive:
    ottobre 7th, 2008 alle 08:00

    Bello ricordare la Anna Politkovskaja e non dimenticare Antonio Russo, come pure fa piacere che non ci siamo dimenticati dello sterminio del popolo ceceno e del dramma dei bambini.
    Poi magari ci dimentichiamo di andare al funerale dei nostri eroi.
    Come dire, muore “SILVIO” e Fede dimentica di andare al funerale.
    Vogliamo chiamarla vilta’???
    Anche se mi sembra di aver capito che faccio parte della sempre meno folta schiera di “antipatizzanti”, devo dare atto al Magnifico Rettore che e’ sempre piacevole leggere l’anteprima delle sue missioni (Bond).
    p.s. colgo l’occasione per dire che alcuni miei commenti (1) non sono passati sicuramente, non per censura, ma per i problemi gia’ esposti dal Magnifico.
    Non posso pensare, che si ricorra a simili stratagemmi per falsare e peggio ancora strumentalizzare a piacimento……….
    Grazie

  7. pino scaccia scrive:
    ottobre 7th, 2008 alle 08:27

    Pensa, a quel commento che dici censurato ho addirittura risposto. Sono anche costretto a sottolineare che nell’ipotetico caso di 1 mi sembra improprio usare il plurale (alcuni).
    Tutttavia devo precisare che questo è un altro blog dove si discutono gli argomenti, non la gestione. Ripeto per l’ennesima volta che approdare qui è una scelta. Per me non esistono schiere.

    E adesso chiudo baracca e burattini perchè mi aspetta il lungo viaggio. La nota ha un preciso significato tecnico. Perchè per un paio di giorni la Torre sarà ferma, commenti compresi. (A scanso di bla bla).

    Forse ancora non ti sei reso conto che sto una spanna sopra. E che la vita è lunga, anche quella del web.

  8. lorena scrive:
    ottobre 7th, 2008 alle 09:41

    home > storie invia pagina

    Somalia – 04.10.2004
    Il dialogo è vita vissuta
    L’anniversario della scomparsa di Annalena Tonelli, una vita dedicata al popolo somalo

    “Negli ultimi trent’anni, e in particolare in questi tempi tormentati e in continuo cambiamento, la sua tranquilla devozione nell’aiutare le persone che hanno bisogno è la prova vivente che gli individui possono fare una enorme differenza”. Sono parole di Ruud Lubbers, dell’ Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), pronunciate a metà aprile dello scorso anni a Nairobi. Il soggetto dell’affermazione è Annalena Tonelli, uccisa a sangue freddo con un colpo alla nuca nella notte del 5 ottobre a Borama, nella regione a Nord Ovest della Somalia (il Somaliland). Il motivo del discorso di Lubbers era la nomina per il Nansen Refugee Award, premio conferito annualmente a persone o organizzazioni che si sono distinte per il loro lavoro a favore dei rifugiati. Anche in quell’occasione, Annalena aveva dato prova del suo carattere schivo e modesto, recandosi a Ginevra il 25 giungo del 2003 per ricevere il premio solo perché sperava sarebbe stato utile per rifocalizzare l’attenzione del mondo sulle sofferenze della Somalia: “Per questa ragione sono grata all’UNHCR per la decisione, che ha riportato l’attenzione sulla mia amata Somalia. Io posso essere ora una voce più forte per un popolo che non ha voce”.

    Lei, che da sola, senza avere alle spalle nessuna organizzazione o struttura precostituita, ha fatto la differenza, incoraggia ad andare avanti e sperare: “Ho sperimentato più volte nel corso della mia ormai lunga esistenza che non c’è male che non venga portato alla luce, non c’è verità che non venga svelata, l’importante è continuare a lottare come se la verità fosse già fatta, i soprusi non ci toccassero e il male non trionfasse” ha detto. Anche le sue parole alla consegna del Premio Nansen sono un invito alla speranza, pur nella consapevolezza delle terribili sofferenze e crudeltà che caratterizzano il mondo. Annalena Tonelli infatti non era certo una sognatrice fuori dalla realtà: “Sono stata in mezzo a guerre e conflitti. Sono stata testimone di carestie devastanti, di violazioni dei diritti umani e di genocidio. Ho sentito che non avrei mai più potuto sorridere ancora nella mia vita se fossi sopravvissuta a queste catastrofi”. Ma è andata avanti, non si è arresa per “le necessità del popolo somalo e la mia invincibile fede nell’umanità, la mia incrollabile speranza che gli uomini e le donne di buona volontà da ogni angolo del mondo come te e me decidano di combattere e continuare a lottare per coloro ai quali misteriosamente non è stata data l’opportunità di vivere una vita degna di essere chiamata vita”.

    L’attività in Africa di Annalena Tonelli è iniziata quando aveva 27 anni ed è proseguita senza interruzioni per altri 33. Partita per il Kenia come insegnante nelle regioni del Nord Est, in una zona con popolazione di etnia somala, ha iniziato quasi subito a seguire le persone più sofferenti e rifiutate dalla società. Si è avvicinata così ai malati di tubercolosi e per meglio seguire chi aveva più bisogno, ha preso diplomi in medicina tropicale, controllo della tubercolosi e della lebbra, medicina di comunità. Scappata dal Kenia a metà degli anni ottanta, per il suo tentativo di fermare i massacri nei confronti della popolazione somala in territorio keniota, è arrivata in Somalia, a Mogadiscio, durante la guerra civile, dandosi da fare nella distribuzione del cibo, e ancora una volta, nel Sud, per i malati di tubercolosi. Sempre per motivi di sicurezza, in seguito a minacce e violenze nei suoi confronti, si è poi spostata a Nord Ovest, nel Somaliland, e più precisamente a Borama. Lì è riuscita a seguire e rendere funzionante un ospedale, fino a ospitare 200 letti e dove è stata uccisa un anno fa.

    Nel campo della tubercolosi, negli anni settanta è stata una pioniera della terapia breve, che ha permesso il passaggio da schemi terapeutici di un anno e oltre, a trattamenti di soli sei mesi, quindi con maggiori probabilità di essere seguiti dai pazienti e non interrotti a metà, come spesso succedeva con esiti disastrosi. E’ diventata così resposabile di un progetto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la cura delle tubercolosi fra i nomadi. Annalena è riuscita a convincere i malati ad accamparsi nelle vicinanze di un Centro di riabilitazione per disabili dove lavorava per tutti i mesi necessari alla terapia, per poi ricongiungersi alla propria famiglia o gruppo una volta guariti. A Borama ha continuato la sua lotta contro la tubercolosi, ed è arrivata a seguire 400 pazienti al giorno, di cui la metà ricoverati e l’altra metà in ambulatorio. Ma è riuscita anche ad assistere e aiutare altri reietti e isolati della società, come i bambini sordi, per i quali ha costruito una scuola; gli epilettici, i malati di mente, o ancora le persone rese cieche per la cataratta, per i quali ha organizzato due volte l’anno la visita di chirurghi, che con l’intervento hanno ridato la vista a 3.700 persone. Il suo impegno è stato instancabile anche su tematiche di difficile gestione, su cui la consapevolezza e l’importanze delle parole giuste hanno un peso particolare, come le mutilazioni genitali femminili o, negli ultimi anni, l’AIDS, inevitabilmente collegata alla tubercolosi, suo primo impegno.

    Durante la sua instancabile attività ha subito minacce di morte, un rapimento; è stata picchiata. Ha faticato non poco prima di farsi accettare da una popolazione di una cultura apparentemente diversa, in quanto donna sola, giovane (quando ha cominciato), cristiana, non sposata. Ma alla fine ha prevalso la sua dedizione disinteressata e il suo amore per gli altri, dimostrato fin dagli anni passati in Kenia, quando ha rischiato in prima persona, fino a essere arrestata, per difendere il popolo somalo. In un discorso pronunciato nel dicembre del 2001 in Vaticano, ha detto: “In senso molto più largo, il dialogo con le altre religioni è questo. E’ condivisione. Non c’è bisogno di parole. Il dialogo è vita vissuta; e meglio (almeno io lo vivo così) se è senza parole”. Una cosa ha tenuto a precisare, parlando della sua vita, interrotta brutalmente un anno fa: “Non è sacrificio. E’ pura felicità. Chi altro sulla Terra ha una vita così bella?”.

    Valeria Confalonieri

    PER RICORDARE ANNALENA E UN’ALTRA GUERRA DIMENTICATA SCUSA PINO SE METTO TUTTI QUESTI RICORDI MA COME SEMPRE PUOI NON PUBBLICARLO, MA ERA TROPPO IMPORTANTE PER ME E PER TUTTI QUELLI CHE LA CONOSCONO RICORDARLA

  9. lorena scrive:
    ottobre 7th, 2008 alle 14:57

    Ricordare Annalena nel 5. anniversario, sarà ricordata oggi a Forlì con la testimonianza di un somalo musulmano col quale operava in Somalia, è importante questa testimonianza perchè dimostra che l’amore per gli uomini può sconfiggere le barriere delle diverse religioni

  10. magritte60 scrive:
    ottobre 8th, 2008 alle 00:40

    Ot ma non trop: 8 ottobre 2001 Milano Linate: Per non dimenticare mai http://www.raifiction.rai.it/video/1,9267,,00.html?video=/Contents/news/2200/GuardailserviziodiScacciaCasonAnellidalTg1ore20delgiorno8ottobre2001.ram
    (il servizio del capo tribù)
    Lui raccontava e io e gli altri ….va be lasciamo perdere.

  11. giorgius scrive:
    ottobre 8th, 2008 alle 10:45

    [OT] “Sonic Bang” nel napoletano: Erano caccia dello stormo di Trapani decollati per inseguire in veivolo libico. Terrore e intervento dell’Osservatorio: non è il Vesuvio…

    Leggi:
    http://www.tvsette.net/modules.php?name=News&file=article&sid=8960

  12. Raul scrive:
    ottobre 14th, 2008 alle 08:36

    Pensa…prima di sparare pensa, bhe l’uno era riferito al quel commento logicamente, avevo utilizzato il plurale perche’ avevo messo in conto di inoltrare altri commenti, ma per motivi di forza maggiore non ho potuto, naturalmente avevo messo in conto che non sarebbero passati per i motivi ampiamente descritti dal Magnifico.
    Mi devo ricredere e fare le dovute correzioni.
    Ribadisco che un mio commento non e’ passato, a questo punto capisco che non e’ un incidente, ma fa lo stesso.
    Mi viene ribadito che commentare qui e’ una scelta.
    Mi viene detto che sono un povero di spirito. Okappa provvedero’ per una fornitura di salamoia e poi vediamo chi rimarra’ in piedi.
    Che non mi sono reso conto che sono una spanna sotto.
    Mi viene detto inoltre che la vita e’ lunga.
    Partiamo.
    Si ho fatto questa scelta forse in maniera molto superficiale, ma senza alcuna ironia, costretto ad utilizzarla per fronteggiare alle Sue critiche.
    Povero di spirito io? Certo io credo di essere spiritosissimo, no?
    Sono una spanna sotto? Eccccerto, sicuramente non mi trovo nei piani alti della torre, mai stato accanto al Magnifico Allltissimo.
    Certo la vita e’ lunga, ma non lo dica a me.
    Io sono Raul da sempre credo lei mi abbia scambiato per qualche altro.
    A proposito che fine ha fatto l’ARCHetipo………….
    E’ riuscito a tacitarlo?
    O forse crede di non dovere intervenire alle (mie) bassezze?
    Sicuramente fra me e Lei certo c’e’ una grossa differenza: quando io ascolto musica in auto chiudo i finestrini, Lei al contrario li apre.
    Raul e’ abituato a stare in silenzio (magari ora saro’ invitato democraticamente a continuare hehe), ma negli ambienti che prediligo le parole sono importanti, anche quelle non dette.
    Pensa nella storia molte persone hanno pagato a caro prezzo parole dette o non dette nel momento sbagliato.
    Qui forse per evitare cio’ vengono immessi i “(…)”? grazie di cuore, ma scusa invece di fare “censurare” in maniera unilaterale, perche’ non parli in privato (come sei abituato a fare), prima di aver censurato?
    Attenzione da inquisitore si puo’ essere inquisito per “affettata santita’”.
    Capisco che dopo quanto scritto saro’ dalla sua Allltezza accusato di pravita’, ghermito dal gabbiano (almeno fosse un’aquila).
    Spero nella di trovare sulla torre (anche sotto, nelle segrete), questo commento senza “(…)”.
    Per inciso non voglio fare polemica ma allo stesso modo non voglio che si strumentalizzi un mio commento disinteressato.
    Non volevo entrare in fatti che non conosco e che non voglio conoscere quindi gia in scorsi commenti vi dicevo che “me ne tiro fuori”.
    Non me ne date la possibilita’ pero’.
    Sempre con riguardo
    Raul

  13. pino scaccia scrive:
    ottobre 14th, 2008 alle 09:02

    Solo un piccolissimo chiarimento. Quando parlavo di spanna, non mi riferivo certo alla persona (o al nick, è uguale), non mi permetterei mai con nessuno. Non mi sento superiore neppure all’ultimo dei disperati, ma solo più fortunato.
    Quando parlavo di spanna mi riferivo ad altri modi di gestire, ad altri stili. Come vedi non c’è nessuna parentesi “(…)” non perchè io sia migliorato, ma perchè semplicemente non la meriti. Finchè uno ha realmente voglia di parlare, a me sta benissimo. Ed è accolto come tutti con piacere.
    Giuro: anch’io chiudo i finestrini in auto quando ascolto la musica. E considero cafoni quelli che non lo fanno.

    (Il resto…le battutine, i riferimenti, i soprannomi: non mi interessa discuterne, l’argomento ormai è antico e per me notoriamente noioso. Smettiamola però con le sfide underground: se passo un commento lo faccio apposta, se non lo passo sono un censore. Ridicolo, orgasmi virtuali. Nella vita, anche quella del web, m’impegno su cose più serie).

  14. franca scrive:
    ottobre 14th, 2008 alle 20:55

    Raul,forse dare dell’Inquisitore al…Magnifico “riesumando”dal Medioevo
    l’obsoleta “eretica pravità”è un tantino…eccessivo!
    Con rispetto.

  15. pino scaccia scrive:
    ottobre 14th, 2008 alle 21:00

    Parole, Franca, solo parole. Ma quant’è facile spender e spander parole.

  16. pino scaccia scrive:
    ottobre 14th, 2008 alle 21:04

    Approfitto di questo post, dedicato al sacrificio di due giornalisti coraggiosi per dire che domani sarò a San Benedetto del Tronto per la 15.esima rassegna del documentario intitolata a Libero Bizzarri. Al di là del riconoscimento alla mia attività, vado soprattutto perchè credo fortemente nel reportage, perchè amo trasferire un pizzico di esperienza ai giovani dell’accademia, perchè ci sarà un omaggio a Cesare Pavese e soprattutto per il tema di quest’anno, a me particolarmente a cuore: i diritti umani.

  17. Raul scrive:
    ottobre 15th, 2008 alle 08:39

    Se fosse obsoleta, non ci sarebbe bisogno delle testimonianze del l’ALLLtissimo (magnifico), riportate a noi da tutto il mondo.
    In quanto alla mancanza di (…) sono contento, sia perche’ questo e’ il minimo requisito per sentirsi libero di esprimersi in maniera educata ed obbiettiva senza il timore di essere strumentalizzAto, sia perche’ certo Lei non e’ cambiato, ma si e’ messo nella situazione di aprire un dialogo.
    Sinceramente da ammirare (parlo seriamente, non c’e’ niente di ironico).
    Naturalmente spererei che il “non la meriti” e’ detto con paterna, fraterna…………affettuosita’.
    In bocca al lupo per oggi.
    In quanto ai diritti dell’uomo. Ecco li si parole solo parole, per fortuna non e’ proprio così.
    Ma spesso ci si ritrova ad imbattersi in un fiume di parole, fiumi dalle acque torbide, ingiustizie se ne leggono nella vita quotidiana.
    Proprio ieri ho sentito al tele … di “SAVIANO” , visto quasi quasi non si ha il diritto di scrivere un romanzo……figuriamoci se dovessimo scrivere una “storia”, e se poi forse ci mettessimo d’impegno per scrivere delle emozioni?? Altro che censura, persecuzione della camorra, delitti di mafia, attentati terroristici, ……….AL ROGO (scusate saro’”medievale” cit.).
    Per difendere i nostri diritti dobbiamo essere pronti anche a questo.
    Per fortuna viviamo in un paese civile affogato nella civilissima europa.
    Meno male che a volte ci prendiamo l’onere e l’onore di andare a civilizzare gli altri.
    Argomento troppe volte trattato,” parole solo parole”, sembra un tormentone.
    Ieri sempre in tele, (per dire la verita’ e’ da qualche tempo che se ne parla), si disquisiva sul fatto che “lo stipendio” ormai chiamato salario, per definizione il salario e’ una retribuzione a tempo, lo stipendio invece mensile. Infatti sarebbe improprio chiamarlo stipendio visto che a fine mese non ci si arriva piu’ hehehe (c’e’ poco da ridere, lo so).
    Io ho vissuto fra persone del genere che non solo in questi ultimi tempi ma forse da sempre sono stati sommersi dall’esondare delle acque dei fiumi gia’ citati “parole solo parole” persone costrette a salutare la famiglia per andare a lavorare lontano senza la certezza di poterli sfamare ma con la sola certezza di non vederli a fine serata, piangere per la fame.
    Questa non e’ codardia o vilta’, e’ solo andare al rogo con dignita’.
    Di che diritti vogliamo parlare? Di che civilta’ vogliamo parlare?
    Nauseato e disgustao a mia volta alimento le acque limacciose di quei fiumi, “io fiume”.
    Ma questa e’ un’altra storia.
    Spero solo di non contribuire alla malinconia della “Franca”.
    Non sono per l’angelicazione della donna ma per l’espremo “rispetto”.
    Saluto
    L’affezionatissimo Raul
    p.s. Per morivi di forza maggiore mi assentero’ forse per qualche giorno, probabilmente per piu’ tempo, sicuro che no sentirete la mia mancanza, io sento il bisogno invece di dirvi che sentiro’ la Vostra, spero in ogni caso di poter leggere.
    nuovamente con rispetto.

  18. franca scrive:
    ottobre 16th, 2008 alle 16:47

    OT per gli abitanti della Torre.
    Porgo al “grande reporter”nonchè “essenza del giornalismo di guerra e d’inchiesta”i più calorosi ed affettuosi complimenti per il Premio Reporter assegnatoli in quel di San Benedetto del Tronto.(“:”)

  19. pino scaccia scrive:
    ottobre 16th, 2008 alle 16:56

    Grazie.

  20. StellAlpina scrive:
    ottobre 16th, 2008 alle 17:59

    Mi associo. Complimentissimi.

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