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Salva la vita di Parwez

By pino scaccia | ottobre 21, 2008

L’ho sempre chiamato Parwez per affetto. Perchè ha lo stesso nome (oltre che la stessa età) del mio giovane interprete afghano. Abbiamo tutti sofferto per lui, ci siamo battuti da quando un tribunale lo ha condannato a morte per blasfemia, giusto un anno fa. Pensate, aveva avuto l’ardire di distribuire volantini a favore dei diritti delle donne, colpa gravissima in un Paese con leggi medioevali, dove ancora vige la sharia. Ha passato bruttissimi momenti, in prigione è stato torturato, ma almeno la sua vita ora è salva. La Corte d’Appello di Kabul ha trasformato la pena capitale in vent’anni di carcere. Un’ingiustizia ma si può almeno continuare a battersi per questo ragazzino reporter e soprattutto per il futuro dell’Afghanistan. Ce ne sono molti come Parwez da quelle parti, il nostro dovere è di aiutarli.

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Topics: afghanistan, reporter | 36 Comments »

36 risposte per “Salva la vita di Parwez”

  1. StellAlpina scrive:
    ottobre 21st, 2008 alle 17:39

    Una “buona” notizia dopo tanti giorni di paura. Quella non passa mai, è ovvio, ma almeno la mente si “distrae” pensando a notizie migliori. Certo, Parwez non è libero, ma almeno non morirà.
    Adesso però voglio sapere perchè Meri c’entra…

  2. pino scaccia scrive:
    ottobre 21st, 2008 alle 17:48

    Eh, no…. Questione privatissima.

  3. NyFrigg scrive:
    ottobre 21st, 2008 alle 17:50

    Stella, ora è presto, non si può.
    Spero solo che anche la condanna a vant’anni di carcere venga ridotta, rivista. Annullata, meglio.

  4. meri scrive:
    ottobre 21st, 2008 alle 20:01

    Evocata io arrivo…
    Mi fischiavano le orecchie…. adesso capisco il perchè 😀
    Quando ho ricevuto la notizia sono stata felice, un piccolo passo è stato fatto ma l’obiettivo è un altro, e sono sicura che sarà raggiunto presto…
    Pino ci gode a fare il misterioso, eh? 😉 Ma ha ragione, adesso non si può ma verrà il momento…

  5. marghe scrive:
    ottobre 21st, 2008 alle 20:02

    Pino ma cosa possiamo fare?
    Mi sento sempre cosi impotente di fronte a certe situazioni?

  6. pino scaccia scrive:
    ottobre 21st, 2008 alle 20:45

    Possiamo fare solo quello che facciamo. Parlarne. Forse, se tutto il mondo non si fosse mobilitato, Parwez sarebbe stato giustiziato. Il nostro compito è di scoprire quanti Parwez ci sono.

  7. Carmen scrive:
    ottobre 21st, 2008 alle 21:20

    Ricordo la storia di questo giovane afgano… è assurdo che vent’anni di prigione siano positivi, ma è certo così se pensiamo alla pena di morte che volevano infliggergli! mi chiedo se tutti i giovani afgani fossero stati come lui cosa avrebbero fatto? li avrebbero tutti condannati?

  8. NICOL scrive:
    ottobre 22nd, 2008 alle 07:21

    Forse sarebbe proprio quella una speranza. Che tutti i giovani afghani cominciassero a capire il significato della parola “liberta”
    e si unissero in coro contro ogni sopraffazione, contro “tutti”.
    Non penso che potrebbero ucciderli tutti!!!

  9. latorredibabele scrive:
    ottobre 22nd, 2008 alle 09:12

    Almeno otto soldati afghani sono rimasti uccisi dal «fuoco amico» di un elicottero militare straniero, che ha sparato loro contro credendo di colpire una postazione di talebani nella provincia di Khost, nel sud dell’Afghanistan. Lo rivelano fonti ufficiale della zona, dove operano sia le truppe Nato (Isaf) sia qeuelle della coalizione a guida Usa (Enduring Freedom). L’incidente è avvenuto la scorsa notte.
    L’elicottero ha sparato lungo una strada del distretto di Dowa Manda, roccaforte dei talebani. «La scorsa notte le forze straniere hanno ucciso otto soldati e ne hanno feriti altri quattro in un raid aereo», ha detto il capo del distretto, Lutfullah Babakarkheil. Nè l’Isaf nè Enduring Freedom hanno rilasciato commenti.

  10. latorredibabele scrive:
    ottobre 22nd, 2008 alle 09:18

    E’ di almeno 35 morti, tra cui 35 Talebani e tre agenti della polizia governativa, il bilancio di una furibonda battaglia scoppiata nella tarda serata di ieri e protrattasi fino al mattino nella provincia centro-meridionale di Uruzgan, dove oltre un centinaio di insorti armati fino ai denti hanno attaccato la localita’ di Dih Rahwoud, capoluogo dell’omonimo distretto, con l’intento di assumerne il controllo; unita’ scelte della polizia hanno pero’ opposto una strenua resistenza, finendo per avere la meglio anche se non hanno potuto evitare perdite, compresi nove feriti. Nel dare la notizia il capo delle forze dell’ordine provinciali, generale Juma Gul Hemat, ha affermato che in aiuto dei suoi uomini e’ stato chiesto l’intervento di aerei delle forze internazionali; ne’ l’Isaf, il contingente sotto comando Nato, ne’ la coalizione ‘parallela’ a guida Usa hanno peraltro confermato un proprio coinvolgimento diretto.

  11. franca scrive:
    ottobre 22nd, 2008 alle 09:26

    Che” tristezza gioire” per venti anni di galera.

  12. Barba scrive:
    ottobre 22nd, 2008 alle 09:35

    @Carmen, se tutti i giovani afghani fossero stati come lui, lui e molti altri non sarebbero stati condannati a morte. Purtroppo per far transitare un paese dall’oscurantismo medievale di cui è pervaso ad una parvenza di stato illuminato non bastano decenni. Né in armi, né senza. Parwez è uscito dall’incubo della pena capitale per precipitare in quello di una detenzione che non sarà certo una passeggiata. Anzi. Chissà se l’impegno di quanti hanno sostenuto la sua causa riuscirà a mitigare e ridurre la pena.
    In bocca al lupo Parwez!

  13. ceglieterrestre scrive:
    ottobre 22nd, 2008 alle 10:12

    Un post inizia con una mezza notizia buona e termina con una cattiva.

    Forse un giorno
    ci saranno giorni sereni
    ci saranno giorni felici
    per i popoli della terrà
    oppure bisognerà sempre
    fare le guerre
    in nome della madre Pace
    e della signora Libertà!

  14. pipistro scrive:
    ottobre 22nd, 2008 alle 13:39

    Sebbene i vent’anni “residuati” siano – ovviamente ed alla nostra sensibilità – uno sproposito, andrebbe aggiunto che in molti paesi passare repentinamente dalla pena di morte a una pena detentiva o addirittura …al rilascio, non è un’ipotesi peregrina. (Rammento in proposito la vicenda iraniana di Nazanin Fatehi, condannata a morte per impiccagione nel 2005 e rilasciata su cauzione nel 2007).

  15. lorena scrive:
    ottobre 22nd, 2008 alle 14:16

    Alla faccia delle guerre chirurgiche sventolate già dalla prima guerra del golfo . si dovevano colpire solo punti strategici, dove si combette si spara nel gruppo dall’alto è difficile distinguere i buoni dai cattivi.

  16. Meri scrive:
    ottobre 22nd, 2008 alle 14:20

    (ASCA) – Roma, 22 ott – Ancora un episodio di ‘fuoco amico’ in Afghanistan, stavolta nella provincia di Helmand, dove quattro poliziotti afgani sono stati uccisi questa mattina in un raid aereo. A renderlo noto e’ PeaceReporter che cita fonti locali.Secondo il sito web dell’agenzia PeaceReporter, gli agenti di polizia si trovavano vicino alla strada tra Grishk e Bastion, nei pressi di Kandahar, quando sono stati colpiti erroneamente da un elicottero che li ha scambiati per guerriglieri talebani.I quattro poliziotti, tutti in borghese, avevano infatti intenzione di preparare un’imboscata a un gruppo di talebani che avrebbe dovuto percorrere la strada.I talebani non sono passati, e gli agenti stavano facendo ritorno alla centrale di polizia di Grishk.L’elicottero, probabilmente proveniente dalla base militare britannica di Camp Bastion, sita a pochi chilometri dal luogo dell’incidente, ha aperto il fuoco uccidendo i quattro. I loro cadaveri sono stati portati all’ospedale Boosti di Lashkargah.Si tratta del secondo episodio di ‘fuoco amico’ verificatosi oggi, dopo la morte di 9 militari afgani uccisi da un altro elicottero delle forze internazionali nella provincia di Khost.

  17. lorena scrive:
    ottobre 22nd, 2008 alle 14:56

    E’ ancora peggio , da come leggo hanno sparato nel gruppo scambiandoli per talebani, ora le donne non hanno più un marito e nessuno che porti a casa uno stipendio anche se di fame, saranno alla mercè dei Talebani , e si chiuderà ancora una volta la possibilità di un pur minimo riscatto .

  18. Barba scrive:
    ottobre 22nd, 2008 alle 15:01

    Quando sento parlare di fuoco amico, a parte la rabbia, mi viene da pensare alla sfiga (scusate il francesismo). Già la guerra è una brutta rogna nella quale i rischi sono tanti se poi ti spara un “amico” allora diventa proprio il colmo. E poi, suvvia non esiste “fuoco amico”, esiste il fuoco degli stupidi o quello degli incompetenti o peggio ancora quello degli sfigati che per un errore o per leggerezza si porteranno per sempre il rimorso per quanto hanno fatto (coscienza permettendo). Tra un pò sulla tomba di questi caduti scriveranno: “qui giace il soldato XY morto in guerra per mano di un amico”

  19. pino scaccia scrive:
    ottobre 22nd, 2008 alle 17:49

    Mi sono sempre chiesto come fanno (tecnicamente) a sbagliare. Nei film vedono dal satellite anche che marca di sigarette fumi e dall’alto di un elicottero (poco alto) non riescono a distinguere un soldato o una festa di nozze per talebani. Tante volte sono salito su quegli elicotteri, ho sempre distinto cosa (e chi) c’era sotto. Ma avevo anche accanto mitraglieri impauriti e nervosi. La colpa non è mai dell’arma….
    (Nella foto sto proprio andando a Khost su un elicottero americano)
    Sono sincero: mi sento coinvolto perchè almeno venti giornalisti sono stati uccisi in Iraq dal fuoco cosidetto amico (parlo di giornalisti, non di Calipari). Talmente tanti che non si può più parlare di errori.

  20. lorena scrive:
    ottobre 22nd, 2008 alle 18:25

    Non vogliono testimoni scomodi,a parte gli errori dei mitraglieri “impauriti e nervosi” ma probabilmente si soffia sul fuoco per destabilizzare , nella confusione non ci sarà pace e stabilità, Sarebbe interessante capire quali sono gli interessi nascosti , in parole povere chi ha interesse affinchè tutto rimanga in uno stato di guerra, non può essere solo Bush , ma quello che si nasconde dietro a queste guerre, quali sono gli interessi , geopolitici, a parte il petrolio .

  21. latorredibabele scrive:
    ottobre 22nd, 2008 alle 19:01

    LA CRONACA E’ PIU’ FORTE DELLA REPRESSIONE

    E’ incredibile il comportamento della Procura di Perugia contro Studio Aperto “colpevole” di aver mandato in onda una parte dell’udienza preliminare del processo per l’omicidio di Meredith Kerker.
    Si vuole impedire ai cronisti di riferire la realtà e si ricorre ad assurde e fantasiose ipotesi accusatorie per avere la scusa di intimidire i giornalisti.
    L’Unione Nazionale Cronisti Italiani richiama per l’ennesima volta il Csm a verificare il comportamento di troppi magistrati che ritengono di poter regolare loro l’informazione. Ma la cronaca è sempre più forte della repressione.
    Lo dimostra il fatto che in tutta Italia i cronisti continuano a lavorare e a svelare misteri e misfatti nonostante perquisizioni e incriminazioni
    Proprio venerdì prossimo, 24, l’Unci presenterà a Roma un dossier contro i tentativi della magistratura inquirente di controllare l’informazione, con oltre 40 perquisizioni, e quella giudicante di reprimere chi non si adegua, con una decina di “orrori giudiziari”.

  22. ceglieterrestre scrive:
    ottobre 23rd, 2008 alle 10:03

    Quando meno te lo aspetti, passi al posto sbagliato, nel momento sbagliato e incontri la persona sbagliata, e tu povero innocente paghi il conto non tuo.

  23. Salva la vita di Parwez scrive:
    ottobre 24th, 2008 alle 14:11

    […] per i diritti delle donne. Adesso la pena è stata commutata in vent’anni di carcere (!). Pino dal suo blog chiede che si parli di questo giovane reporter, dell’assurdità di leggi arcaiche come quelle tuttora vigenti nel paese. Chissà che non si […]

  24. StellAlpina scrive:
    ottobre 24th, 2008 alle 19:00

    Giravo in rete alla ricerca delle vergognose dichiarazioni del senatore Cossiga e mi sono invece imbattuta in questo articolo che, credo, interesserà molti…e molte…
    “A due colleghi afghani il premio ISF Città di Siena” – “Un contributo per costruire la democrazia in Afghanistan è quello di difendere la vita e il lavoro dei giornalisti , garantendo così la libertà di espressione e di informazione per tutti i cittadini “. Inizia così il comunicato con il quale l’esecutivo di Information Safety and Freedom annuncia l’assegnazione ex aequo allo studente di giornalismo Sayed Parwez Kambakhsh, 23 anni, condannato a morte per blasfemia, pena ora ridotta a 20 anni, e al blogger Nasim Fekrat, 25 anni, considerato uno dei più importanti blogger al mondo.
    “Siamo felici di poter festeggiare il Premio 2008 con la revisione della condanna a morte per il giovane Sayed, commenta per il Comune di Siena l’assessore Lorenzo Garibaldi, e anche quella per il giornalista iraniano Adnan Hassanpour, premiato lo scorso anno assieme al collega Hiwa Boutimar, anch’egli condannato alla pena capitale“.
    Sayed Parwez Kambakhsh, 24 anni, redattore di ‘Jahan e Now’ (Il nuovo mondo), è stato condannato all’impiccagione il 22 gennaio 2008 con l’accusa di oltraggio all’Islam per aver scaricato da Internet e poi diffuso un articolo che commentava un passo del Corano relativo al ruolo delle donne nelle società islamiche.
    Ideatore dell’associazione dei blogger afgani con sede a Bamyan (la città dei Buddha distrutti dai talebani), Nasim Fekrat lancerà, prima da Siena e poi in altre città italiane, la sua idea di creare dei corridoi di democrazia comunicativa in un paese estremamente pericoloso come l’Afghanistan, aprendo corsi di giornalismo nelle città di Herat, Jalalabad e Kandahar.
    La cerimonia di assegnazione del Premio ISF – Città di Siena si terrà il 28 novembre alle ore 11 presso Palazzo Squarcialupi in piazza del Duomo. Nel corso della manifestazione l’Hidden Theatre di Annet Henneman metterà in scena lo spettacolo “Imraa, jin, xanman, donne…” teatro reportages con storie vere di donne dell’Afghanistan.

    Ho rotto le uova nel paniere? Meri, ma che fine hai fatto???

  25. NyFrigg scrive:
    ottobre 24th, 2008 alle 19:13

    Oh!
    Ho trovato una notizia……………………….

    http://www.articolo21.info/144/rubrica/32-a-due-coleghi-afghani-il-premio-isf-citta-di-siena.html

  26. NyFrigg scrive:
    ottobre 24th, 2008 alle 20:26

    Mannò Stella, adesso è ufficiale!!

  27. StellAlpina scrive:
    ottobre 24th, 2008 alle 20:31

    NyFrigg, ti ho battuto proprio sul secondo!

  28. pino scaccia scrive:
    ottobre 24th, 2008 alle 20:31

    Lungo e strenuo lavoro ma…ci stiamo arrivando.

  29. NyFrigg scrive:
    ottobre 24th, 2008 alle 20:36

    Già Stella, e scusa per la “pulce nell’orecchio” dell’altro giorno…

  30. StellAlpina scrive:
    ottobre 24th, 2008 alle 20:36

    Ecco perchè la Meri è sparita! Le ho scritto diverse volte…ma tutto tace!
    Credo però che le interesserebbe sapere che forse c’è un ponte per far arrivare scatoloni di cose ai bambini afghani…

  31. NyFrigg scrive:
    ottobre 24th, 2008 alle 20:38

    P.S: Meri sta bene ed è felicissima. Si scusa per l’assenza, è presissima, si farà sentire appena possibile :-)

  32. StellAlpina scrive:
    ottobre 24th, 2008 alle 20:40

    Tranquillo, la pulce l’ hai messa, ma la notizia l’ ho trovata per caso!

  33. StellAlpina scrive:
    ottobre 24th, 2008 alle 20:41

    Ok. E’ perdonata, per la giusta causa… Sapevo che qualcosa bolliva in pentola, ma non avevo proprio idea di cosa si trattasse!

  34. NyFrigg scrive:
    ottobre 24th, 2008 alle 20:51

    Sta ancora bollendo tutto, è solo l’inizio!!

  35. latorredibabele scrive:
    ottobre 25th, 2008 alle 14:11

    Ankara, 25 ott. – (Adnkronos/Xinhua) – Due ingegneri turchi impegnati nella costruzione di una stazione radio in Afghanistan, al confine con il Pakistan, sono stati rapiti insieme all’autista e all’interprete afghani che li accompagnavano. Lo rende noto il portavoce del ministero degli esteri, Burak Ozugergin, precisando che il sequestro e’ avvenuto due giorni fa.

  36. marghe scrive:
    ottobre 31st, 2008 alle 10:22

    Stella ma non si è più fatto niente riguardo al fatto di inviare giochi e vestiario ai bambini in afghanistan?

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