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Le guerre non finiscono mai

By pino scaccia | ottobre 25, 2008

Mi scrivono dall’Afghanistan: fare il reporter è sempre più difficile, si rischia la vita ogni giorno. Penso agli amici, sono preoccupato. I potentissimi signori della guerra non permettono informazioni serie. Sono i più pericolosi, peggio dei talebani perchè sono loro che non vogliono la pace. Ci riescono facilmente, favoriti dagli errori dei “liberatori”. Ho letto in questi giorni un grande reportage di Anand Gopal, corrispondente del quotidiano americano “Christian Science Monitor”. Scrive: “La guerra si vince dando agli afghani qualcosa che è mancato terribilmente in questi ultimi trent’anni, la speranza. Se gli afghani perderanno la speranza, gli americani perderanno la guerra”. La speranza, come in Iraq, in Georgia, in Somalia, come in tutte le parti del mondo dove ancora c’è una guerra. E sono tante.

Già, la Georgia. Arriva una telefonata: una bomba ha sfiorato oggi gli osservatori italiani. E’ successo a Muzhava, un posto lontano, al confine con l’Abkhazia, vicino alla diga della discordia (ricordate?). Le agenzie hanno lanciato la notizia ma ormai i fermenti caucasici non interessano più, nessun giornale l’ha ripresa. Eppure da quelle parti ancora si muore e poi ci sono i nostri, che stanno lì per favorire un accordo. Ma come al solito rischiano di essere dimenticati.

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Topics: afghanistan, caucaso, guerra & pace | 38 Comments »

38 risposte per “Le guerre non finiscono mai”

  1. latorredibabele scrive:
    ottobre 25th, 2008 alle 16:31

    Due persone sono rimaste uccise nell’esplosione di un ordigno nella città di Muzhava, alla frontiera con l’Abkhazia. Lo ha riferito il ministero degli Interni della Georgia, sottolineando che le vittime sono il sindaco e un abitante di un villaggio georgiano. I due erano attirati nei pressi di un’abitazione deserta da alcune potenti esplosioni avvenute in una casa deserta. Al loro arrivo, assieme a una pattuglia di agenti di polizia, un ordigno è stato fatto brillare con un comando a distanza. Nella deflagrazione sono rimasti coinvolti i due civili, che sono deceduti, e un agente, che e’ rimasto ferito. Illesi anche gli osservatori italiani della missione europea accorsi sul posto.

  2. Ave Massenz scrive:
    ottobre 25th, 2008 alle 17:08

    E’ difficile sperare quando le brutture della guerra hanno distrutto la mente, però è l’unica strada percorribile! Il nemico, qualunque esso sia, si distrugge con la determinazione, il sogno e la speranza per i risultati che si vogliono ottenere. La mia speranza è la fine di ogni guerra e l’inizio di un mondo dove prevalgano gli uomini saggi, con mente e cuore aperti. Cordiali saluti Ave Massenz.

  3. pino scaccia scrive:
    ottobre 25th, 2008 alle 17:12

    Scrive ancora Anand Gopal: “La guerra si vince costruendo strade, creando posti di lavoro, combattendo la corruzione”. Solo l’anno scorso in Afghanistan ci sono stati seimila morti per la guerra, altri mille per il freddo. I profughi sono sei milioni. La speranza di vita è di 43 anni. La mortalità infantile è del 165 per mille: un bambino su cinque muore prima di aver compiuto cinque anni.

  4. franca scrive:
    ottobre 25th, 2008 alle 18:15

    Pino,credo che un po’di speranza si possa anche dare aiutando i bambini a non morire nella culla.
    Rinnovo l’appello lanciato da Meri a tutti gli abitanti della Torre.
    Sosteniamo l’iniziativa di Afghan Lord.
    Indigniamoci alle brutture della guerra non a parole ma…fattivamente.

  5. Tito scrive:
    ottobre 25th, 2008 alle 18:22

    Aggiornamento da Kabul:

    http://english.aljazeera.net/news/asia/2008/10/200810257346783213.html

  6. meri scrive:
    ottobre 25th, 2008 alle 20:18

    Tremo ogni giorno, il mio cuore sussulta ad ogni notizia dall’Afghanistan, ci penso ogni minuto ma non sarebbe lui e io non lo amerei così tanto se non facesse quello che fa….

  7. Tito scrive:
    ottobre 25th, 2008 alle 20:23

    Aggiornamento dalla Georgia:

    http://english.aljazeera.net/news/europe/2008/10/200810251351038353.html

  8. lorena scrive:
    ottobre 25th, 2008 alle 22:53

    Secondo l’Alto Commisario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) più di 13 mila cristiani hanno abbandonato Mosul nelle ultime settimane, a causa delle intimidazioni subite. Si tratta di più della metà della popolazione cristiana della città, che ha cercato rifugio prevalentemente nelle zone sicure a nord e a est di Mossul, o nei governatorati di Dahuk, Ebril e Kirkuk. Quattrocento persone si sono spinte fino in Siria per cercare salvezza. Il fenomeno però – ha precisato il portavoce dell’Agenzia Onu – sembra in calo.

  9. Cassandra scrive:
    ottobre 26th, 2008 alle 17:09

    Via i giornalisti raccontatori, via il mondo che può conoscere, essere informato… via l’esistenza: se non se ne parla, non succede. Temo che tanti Paesi che han compiuto scempi lo abbiano capito…

  10. margherita scrive:
    ottobre 27th, 2008 alle 12:34

    Torna. Perdonatemi ma sono felice oggi.

  11. pino scaccia scrive:
    ottobre 27th, 2008 alle 15:07

    Siamo felici per te.

  12. Barba scrive:
    ottobre 27th, 2008 alle 15:38

    Margherita, siamo tutti felici per te ma siamo felici anche come comunità perchè ogni dolore ma soprattutto ogni felicità di uno di noi è quella di noi tutti.

  13. franca scrive:
    ottobre 27th, 2008 alle 15:52

    Marghe,vivi la tua felicità.Noi della Torre siamo con te.

  14. franca scrive:
    ottobre 27th, 2008 alle 15:54

    OT per Barba.
    Salutami Bolzano.Un pezzettino del mio cuore è tra quei monti.

  15. StellAlpina scrive:
    ottobre 27th, 2008 alle 16:19

    Ma per uno che torna ce ne sono altri che, pur essendo partiti tra i primi, sono ancora lì…

    Sospiro e attendo, pazientemente. Ma lo sconforto sta prendendo sempre più spesso il sopravvento.

  16. NICOL scrive:
    ottobre 27th, 2008 alle 16:22

    Margherita, so cosa stai provando, goditi questo bellissimo momento fino in fondo.
    Stella, ancora niente?? Mi auguro che anche per te sia quasi finita.
    Facci sapere.

  17. seby scrive:
    ottobre 27th, 2008 alle 16:53

    come gia’ sai non sei sola stella.. sono sempre piu’ giu’.. ho bisogno di lui!! dobbiamo aspettare ancora un po’ stellina…

  18. franca scrive:
    ottobre 27th, 2008 alle 17:20

    O bimbe non mi crollate adesso.
    I vostri uomini hanno bisogno(al loro rientro)donne non”sull’orlo di una crisi di nervi” ma di…sostanza.Sù di morale e di…tono

  19. StellAlpina scrive:
    ottobre 27th, 2008 alle 19:28

    Nicola, mancano ancora un paio di settimane, tonde tonde…
    Non crolliamo Franca…ma è davvero dura! Le mie riserve si sono prosciugate ormai!

  20. seby scrive:
    ottobre 27th, 2008 alle 20:30

    Si franca ma questi giorni sembrano non passare mai… è vero i nostri uomini hanno bisogno di noi, ma anche noi abbiamo tanto bisogno di loro.. Sono stanca di parlare in codice (come ben sapete non possono parlare al tel di orari ecc..) di fingermi su di morale quando parlo con lui e soprattutto sono stanca di aspettare anche se come dice stella mancano 2 settimane e mezzo per me…

  21. latorredibabele scrive:
    ottobre 27th, 2008 alle 23:43

    Il ministro degli Esteri siriano parla di «atto criminale, terroristico e deliberato, roba da cowboy». La Russia e la Lega Araba condannano duramente e Parigi chiede spiegazioni alla Casa Bianca. Il raid condotto domenica in una cittadina siriana vicino al confine con l’Iraq, con otto civili morti, sta creando un polverone internazionale, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali americane. Secondo il sito web del quotidiano israeliano Haaretz, che cita l’agenzia siriana Sana, domenica alle 16.45 ora locale quattro elicotteri americani con base in Iraq hanno raggiunto il villaggio di Al-Sukkariya, nella zona di Abu Kamal. L’agenzia Sana ha precisato che la zona è sfruttata per la coltivazioni e che vi sono delle fattorie. Arrivati nella zona a circa sette km dal confine iracheno, due velivoli hanno fatto sbarcare un commando, mentre gli altri controllavano dall’alto la zona. I militari hanno fatto irruzione in un edificio in costruzione, colpendo alcuni operai al lavoro e altre persone. Le otto vittime sono tutte civili. Tra loro il guardiano del cantiere e la moglie, un uomo e i suoi figli.

  22. Barba scrive:
    ottobre 28th, 2008 alle 07:15

    OT per Franca, il Rosengarten ringrazia

  23. meri scrive:
    ottobre 28th, 2008 alle 09:24

    SYDNEY – Il ministro dell’Immigrazione australiano Chris Evans ha ordinato un’indagine su una vicenda in cui circa 20 richiedenti asilo afghani, rinchiusi in un campo di detenzione nella remota isola-stato di Nauru e infine rimpatriati, sarebbero stati poi uccisi dai taleban. La vicenda è stata esaminata dal gruppo di ricerca sociale Edmund Rice Centre Ed è riportata in un documentario Tv in programma il mese prossimo, di cui sono state diffuse anticipazioni. Circa 400 afghani detenuti a Nauru durante il passato governo conservatore, sotto la cosiddetta Pacific Solution che comportava la detenzione dei richiedenti asilo in isole del Pacifico, furono rimpatriati dopo che la loro richiesta di asilo era stata respinta.Secondo il documentario, i funzionari dell’immigrazione avevano detto loro che la situazione di sicurezza in Afghanistan era sufficientemente buona e non sarebbero stati in pericolo, e che se avessero rifiutato sarebbero rimasti in detenzione a vita. Altri 400 afgani che si erano rifiutati di tornare ‘volontariamente’ hanno poi ottenuto lo status di profughi e sono stati accolti in Australia, in Nuova Zelanda ed in altri paesi. La politica sull’immigrazione clandestina è stata riformata dal governo laburista di Kevin Rudd eletto lo scorso novembre, che ha abbandonato la Pacific Solution e il rimpatrio obbligato, e limitato a pochi casi la detenzione dei richiedenti asilo. L’Edmund Rice Centre ha documentato la morte di nove dei rimpatriati per mano dei taleban, ma ritiene che il numero degli uccisi sia più di 20. Le sue indagini hanno anche accertato che molti afghani rimpatriati restano nascosti in Pakistan, o sono costretti a muoversi continuamente fra Pakistan e Afghanistan per evitare la cattura. (Ansa)

  24. meri scrive:
    ottobre 28th, 2008 alle 11:11

    Scusate se non partecipo molto e se risulto assente, perdonatemi, ma è come se in questi giorni fossi in apnea in attesa di risalire a galla per respirare….spero molto presto..
    vi abbraccio forte tutti, e un pensiero particolare a margherita

  25. latorredibabele scrive:
    ottobre 28th, 2008 alle 15:03

    ISLAMABAD – Svolta di Pakistan e Afghanistan nel rapporto con i talebani. In ossequio alla dottrina Petreus, promossa dagli Stati Uniti, i governi di Islamabad e Kabul hanno aperto al colloquio con i fondamentalisti islamici. Obiettivo e’ replicare la strategia, dimostratasi gia’ vincente in Iraq, di escludere i vertici dell’organizzazione e dialogare invece con i livelli intermedi, che sono a piu’ stretto contatto con la base. (Agr)

  26. marghe scrive:
    ottobre 31st, 2008 alle 10:25

    Ragazze c’è qualcuna di voi che ha il ragazzo che partirà più o meno tra l’8 e il 9 di novembre??

  27. margherita scrive:
    ottobre 31st, 2008 alle 12:04

    LASTAMPA.IT:Trovati sul Cuneo-Ventimiglia: «I genitori? Sgozzati a Kabul»
    M. NEIROTTI e A PRIERI
    LIMONE PIEMONTE (CUNEO)
    Lei quindici anni, lui tredici. Chiusi ciascuno nel proprio giubbotto di stoffa ruvida, in uno scompartimento del convoglio Cuneo-Ventimiglia, che parte dall’Italia, taglia 42 chilometri di territorio francese e arriva al mare. Silenziosi e spauriti.
    «Afghanistan. Afghanistan», ripetono arresi e sollevati agli uomini della Polizia di Frontiera in borghese che li controllano. E quando l’ispettore chiede se sono soli, domanda dei genitori, insieme, lenti e muti e in lacrime, strisciano tutti e due la mano sulla gola.

    Alle 9,30 di ieri una goccia di tragedia lontana ha rappresentato se stessa al controllo di Limone Piemonte. Fratello e sorella, lei incinta di sette mesi, seduti a guardar fuori, indifferenti a quegli uomini che si avvicinano. Poi vedono i tesserini, capiscono «polizia», ma capiscono anche che vogliono aiutarli. Poche parole, il trasferimento in ufficio, assistenti sociali, un interprete, memoria di sangue e brandelli di viaggio. Poi la quiete in una comunità in Liguria.
    L’ispettore capo, che non vuole il nome sul giornale («nessuno in prima fila sotto i riflettori, noi siamo una squadra»), è diviso tra i passaggi della prassi e l’emozione di uomo: «Per noi è diventata, purtroppo, un’abitudine. Andiamo in borghese per non spaventare. Alcuni ragazzi – dal Maghreb, dalla Romania – fuggono al primo dubbio e così sfuggono all’aiuto». Invece questi due no. Rimangono seduti tra passeggeri sorpresi pure loro dalla rapidità di quel che avviene: «Siamo la polizia. Passport? Documenti?». Niente. Nessuna risposta. «Tranquilli. Vogliamo aiutarvi. Venite con noi».

    In ufficio, a Limone, viene l’assistente sociale. Ma c’è un problema di lingua. Una pattuglia sta accompagnando da Cuneo un impiegato di origine afghana. Sarà lui l’interprete. Intanto si prova. Tentativi per sapere qualche cosa di più. «Mamma? Papà?». In italiano, in inglese. Parole che, forse, aprono una breccia, un contatto, uno spiraglio di comprensione. Le lacrime scendono con il ritmo delle gocce da una boccetta di ansiolitico. Alzano il braccio, distendono la mano destra e la fanno scorrere sulla gola. «Taleban», dicono. E «Taleban», stesso gesto, per il papà del bambino che dilata il ventre della ragazzina.

    Gli agenti portano panini, Coca Cola, sorridono, tentano un dialogo che non c’è. Loro li fissano come per leggere sui volti e sulle divise che cosa succederà. Succede che arriva questo signore e incomincia a parlare adagio nella loro lingua. E il racconto diventa da simbolico concreto, seppur tutto da verificare, da inseguire nelle pieghe di un itinerario che dilata tempi, sofferenze, passaggi di mano in mano di chi si occupa dei viandanti della disperazione. Si dicono originari dell’area di Kabul. Stretti uno all’altra ripetono di aver perso i genitori per una lama nella gola così come lacerato è finito il fidanzatino-padre di lei. E tracciano un itinerario che perde sicurezza man mano che si va avanti: la Turchia prima, e di qui la Grecia. Nascondigli nei Tir. Un imbarco e il mare e dal mare l’Italia. Ancona? Brindisi? Non sanno rispondere, «forse», «no», «ma». Da lì fino al Piemonte, ancora non è chiaro come.

    Intanto, la loro serata è in una comunità. Senza cinismo, con la malinconia dell’esperienza, dicono che il dialogo proseguirà «se non fuggono», come capita con tanti cui viene trovato un riparo. Ma la ragazzina ora ha bisogno di un’assistenza medica, di una sosta da quella fuga che, vista così, sembra disordinata e casuale, una storia ancora da inseguire nelle sue verità, nei suoi echi, nelle sue paure

  28. meri scrive:
    ottobre 31st, 2008 alle 13:37

    (AsiaNews – Agenzie) – Un’ equipe di esperti inglesi del Royal United Services Institute (Rusi) – un centro studi legato all’esercito britannico – afferma che in Afghanistan le carestie e la scarsità di cibo sono una minaccia maggiore del pericolo talebano.

    Secondo i dati del Rusi, almeno 8,4 milioni di afghani soffrono di malnutrizione e di scarsità di cibo. L’Oxfam, un organismo non governativo, stima che fino a 10 mesi fa gli afghani segnati dalla fame erano 5 milioni. La situazione è dovuta a un insieme di fattori: scarsi raccolti, sistemi poveri d’irrigazione e siccità. L’avvicinarsi dell’inverno rende ancora più acuto il problema. La popolazione chiede alle forze internazionali più aiuti per il cibo che garanzie contro il terrorismo.

    “L’Afghanistan è sull’orlo del collasso – afferma il Rusi – e questa calamità potrebbe minare in modo serio il grande lavoro di sviluppo che si sta facendo in queste zone, specie quelle libere da insurrezioni. Se la Comunità internazionale non presta attenzione a questo appello è facile aspettarsi rabbia e frustrazione da parte della popolazione, che in passato ha riposto fiducia in essa”.

    Il Pam (Programma alimentare mondiale) calcola che entro febbraio siano necessari almeno 95 mila tonnellate di cibo. Una portavoce del Dipartimento per lo sviluppo internazionale (Dfid) ha dichiarato che per far fronte all’emergenza afghana, l’organimo Onu ha contribuito con 20 milioni di dollari, ma vanno prese misure ancora più consistenti: “il modo migliore di affrontare la crisi – afferma il Dfid – è quello di creare progetti di recupero per quegli agricoltori che vivono nelle province del nord, colpite da siccità, con la fornitura di semi, fertilizzanti ed attrezzi da lavoro.

    Il rappresentante speciale Onu in Afghanistan ha domandato ai leader dei talebani di non bloccare il lavoro dei volontari che prima dell’inverno si adoperano nella distribuzione del cibo alla popolazione.

  29. Giulia scrive:
    novembre 1st, 2008 alle 19:06

    Ragazze che aspettate il rientro del vostro uomo…..tenete duro perchè manca poco…i giorni, soprattutto l’ultimo periodo, tendono a non passare mai, i minuti sembrano ore…..vedrete che appena li riavrete tra le vostre braccia il tempo ricomincerà a volare….tutto passa….manca poco, vi sono vicina!

  30. Toni scrive:
    novembre 3rd, 2008 alle 23:15

    Non è vero che le guerre non finiscono mai, anche le guerre finiscono.
    Il 4 novembre 1918, esattamente novant’anni or sono, con la Vittoria di Vittorio Veneto, è finita la prima guerra mondiale, con la VITTORIA DELL’ITALIA (e la stampa italiana è tutta assorbita da Obama e Mc Cain, che se non è zuppa è pan bagnato…).
    Il Generale Diaz, nel Bollettino della Vittoria, emesso dal Comando Supremo: annunciava così la disfatta nemica:”La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta. La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuna divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatre divisioni austroungariche, è finita.”

  31. pino scaccia scrive:
    novembre 4th, 2008 alle 10:18

    Beh, Bush dichiarò finita la guerra in Iraq il primo maggio del 2003…

  32. StellAlpina scrive:
    novembre 4th, 2008 alle 21:22

    Margherita, non avevo letto questa storia. Ma è la trama di un romanzo?

    Marghe, il mio ragazzo partirà più o meno in quei giorni, perchè?

    Giulia, è vero ciò che dici. Anche il mio ragazzo mi dice che le ultime 2 settimane sembrano non passare più!.

  33. marghe scrive:
    novembre 5th, 2008 alle 09:09

    dai stella….mancano solo 5 giorni!!

  34. margherita scrive:
    novembre 5th, 2008 alle 14:52

    No, nessuno romanzo. E’ cronaca dei giorni scorsi.

  35. latorredibabele scrive:
    novembre 6th, 2008 alle 13:54

    Quaranta civili afghani, fra i quali donne e bambini, sono rimasti uccisi lunedì scorso, 3 novembre, in un attacco aereo delle forze internazionali su di un villaggio della provincia di Kandahar, feudo dei talebani nel sud del paese. A dare la notizia è stato lo stesso presidente afghano, Hamid Karzai, condannando la strage e chiedendo ancora una volta alle forze della coalizione di evitare di colpire i civili. In un comunicato ufficiale, il presidente ha «condannato il raid aereo che ha ucciso circa 40 civili e ne ha ferito altri 28 circa nel distretto di Shah Wali Kot, nella provincia di Kandahar». Abitanti del villaggio avevano riferito che le vittime erano riunite per un matrimonio e sono state colpite poco dopo un attacco dei talebani contro soldati stranieri. L’esercito Usa ha confermato che si è verificato un «incidente» lunedì scorso, nel corso del quale «civili sono stati feriti e forse uccisi». Il comando americano non ha fornito altri particolari, ma ha annunciato l’apertura di un’inchiesta.

    RAPITO COOPERANTE FRANCESE – Si chiama Dany Egreteau, ha 32 anni ed è un dipendente di un’associazione umanitaria che si occupa di istruzione il cittadino francese rapito da un commando armato a Kabul. Le sue generalità sono state fornite da un responsabile dell’ong, Roland Miage. Il sequestro è stato anche confermato da fonti del ministero degli Esteri di Parigi.

    PATRAEUS: «OBAMA MANTERRA’ GLI IMPEGNI» – Intanto mentre la situazione in Afghanistan non accenna a migliorare, il nuovo comandante del Central Command (Centcom) degli Stati Uniti, il generale David Petraeus, ha assicurato al ministro della Difesa afgano, Abdul Rahim Wardak, che l’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca «non cambierà gli impegni che gli Stati Uniti hanno già assunto verso l’Afghanistan». Lo ha riferito il portavoce del ministero della Difesa di Kabul, il generale Mohammad Zahir Azimi. “Fino a quando l’Afghanistan non cammineranno con le loro gambe gli Stati Uniti daranno il loro aiuto”, ha detto Petraeus.

  36. EDK scrive:
    dicembre 10th, 2008 alle 22:29

    Le guerre finiscono quando è “comodo” che finiscano, quando gli interessi di chi le ha provocate hanno raggiunto un bilanciamento di cui hanno fatto le spese le persone più deboli. Tutti condannano le stragi, piangono le vittime e si battono il petto tristi e pentiti, eppure tutto continua imperterrito.

    Ora c’è la corsa alla “ricostruzione” dell’Iraq: una bella torta da spartire tra coloro che hanno potuto dire “c’ero anche io”, beati loro?

  37. pino scaccia scrive:
    dicembre 10th, 2008 alle 22:34

    Alla fine è rimasto ben poco da spartire in Iraq. Stavolta hanno fatto male i conti (non conoscendo la storia).

  38. pino scaccia scrive:
    dicembre 16th, 2008 alle 20:35

    La neve a Tblisi

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