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Cinque anni fa, sembra un secolo

By pino scaccia | Novembre 11, 2008

“La notte è trascorsa nell’oscurità. Il nostro campo era intenzionalmente lasciato al buio. Ogni luce era spenta. Il cielo che si vedeva era diverso, pieno di stelle. Alzando lo sguardo in alto sono rimasto per un pò a pensare. Ragazzi come me, che hanno trascorso gli ultimi mesi in questo posto, vivendo questa parte della loro vita tra sforzi e disagi, per poi lasciarla andare via…”… e capire di essere noi le sole stelle sbagliate in questa immensa perfezione serale. (…)  Ci sono momenti in cui il bene ed il male si confondono, ci sono momenti in cui la rabbia prevarica l’idea originaria, ci sono momenti in cui è naturale chiedersi perché… Essere in un paese ostile per il bene dello stesso.. è un paradosso… Ma bisogna tenere in mente che non è il paese ostile, ma una minoranza di chi lo popola… Essere militari significa credere fortemente nella pace, al contrario di quello che alcuni pensano”.  Iraqi, un soldato italiano  (12 novembre 2003).

Il mio terzo viaggio nel cuore dell’Iraq ferito è cominciato da un colpo mortale. Appena arrivato a Nassiryia, direttamente da Pisa, sono andato a vedere cos’era rimasto della caserma dei carabinieri, dove ogni sera andavamo a chiacchierare. Il cratere adesso è pieno d’acqua, ci sono ancora lembi di vestiti, è impressionante vedere come sia stata ridotta una struttura che era fra le più robuste della città. I carabinieri che mi hanno accompagnato erano ancora molto scossi, dopo anni.  La nuova caserma sta al di la’ dell’Eufrate. E’ superprotetta ma garanzie di sicurezza da queste parti non esistono. I bambini stanno intorno, incuriositi, come sempre.  Il brigadiere dei bambini

Topics: iraq | 44 Comments »

44 risposte per “Cinque anni fa, sembra un secolo”

  1. franca scrive:
    Novembre 11th, 2008 alle 22:38

    A Giuseppe, “Il brigadiere dei bambini”
    e agli altri 18 morti di Nassiryia.

    Il Signore è il mio pastore:
    non manco di nulla;
    s u pascoli erbosi mi fa riposare,
    ad acque tranquille mi conduce.
    Mi rinfranca,mi guida per il giusto cammino,
    per amore del suo nome.

    Se dodessi camminare in una valle oscura,
    non temerei alcun male,perchè tu sei con me.
    Il tuo bastone e il tuo vincastro
    mi danno sicurezza.

    Davanti a me tu prepari una mensa
    sotto gli occhi dei miei nemici;
    cospargi di olio il mio capo.
    Il mio calice trabocca.

    Felicità e grazia mi saranno compagne
    tutti i giorni della mia vita,
    e abiterò nella casa del Signore
    per lunghisssimi anni.

  2. Mat, Milano scrive:
    Novembre 11th, 2008 alle 23:05

    La caserma Maestrale… simbolo della nostra missione in Iraq. Volutamente vicina alla popolazione. La scelta, giusta anche adesso che la valuto a posteriori, di non isolarsi in un bunker, ma di operare in mezzo alla gente e per la gente. Una scelta costata molto cara. I carabinieri morti saranno ricordati per sempre qui in Italia. Spero che anche gli abitanti di Nassiryia sappiano cogliere il vero significato del sacrificio di quegli uomini in missione di pace.

  3. pino scaccia scrive:
    Novembre 11th, 2008 alle 23:13

    Ricordo bene quanto ci sentivamo tranquilli.
    Purtroppo a Nassiryia è tornato al Sadr.

  4. Sheyda23 - Lorena scrive:
    Novembre 11th, 2008 alle 23:31

    Terribile immagine.
    Terribile effetto,su di me,già preoccupata per una persona ferita che lavora lontano lontano,nel paese della poliziotta Malalai Kakar e dei leggendari Buddha di Bamyan..
    Ahhhh..Che fare..??
    Un saluto,Pino.
    L.

  5. Toni scrive:
    Novembre 11th, 2008 alle 23:47

    Stiamo attraversando ancora un’ora grave.
    “Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra. Ritornino gli uomini a comprendersi. Riprendano a trattare” (il santo Papa Pio XII, radiomessaggio del 24 agosto 1939).

  6. pino scaccia scrive:
    Novembre 11th, 2008 alle 23:48

    A vederli così, prima della strage, vien da piangere. Anche perchè li ho conosciuti così

  7. franca scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 00:13

    Pino,quando ho visto questa foto su Face,ho rivisto quelle che ha scattato mio figlio in Afghanistan.Stessi sorrisi,stesse goliardie,stesse divise.Solo le persone diverse.Grande commozione.

  8. pino scaccia scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 00:19

    Franca, non so se hai seguito il link ma quando è successa la tragedia non stavo in Italia. Ecco chi sono per noi quegli uomini (e donne) con la divisa. Il dolore è reale. Scrivevo quella sera:

    Ho cercato le foto dei morti, le ho guardate con attenzione. Su ogni faccia mi sono soffermato per cercare di capire se quelle facce potevano essere associate a storie che conosco, a paure confidate in posti dove sopravvivere e’ gia’ un risultato. I nomi, già l’ho detto, non li conosciamo mai eppure quando ci ritroviamo ci abbracciamo come vecchi amici.

  9. Carmen scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 00:21

    E’ difficile Pino commentare questo post… quel giorno avevo la pelle d’oca! sono passati si cinque anni ma è difficile scordarsi di questa ferita!

  10. franca scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 00:29

    Si Pino,lo avevo capito.
    Ho letto su Face qualche commento,al minuto di silenzio.
    Chi commenta sono quasi tutti giovani.Scrivono parole obsolete come
    Onore e Patria.Li ho letti con gratitudine.

  11. pino scaccia scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 00:32

    Hai letto cosa ho scritto, no? Non è questione di etichette, è questione di affetto. Bisogna volergli bene. E non dimenticarli. Solo questo ci spetta.

  12. Artemisia scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 00:39

    NASSIRYIA Sereno il cielo ed il giorno, caldo il sole senza vento, ma arriva un sole più cocente, un vento che fa sbalzar la mente, che apre una ferita lacerante, increduli i militari a pezzi si guardano, l’anima, il cuore e il corpo rosso intenso,che non scorre più nelle vene, ma inonda corpi immobili e corpi doloranti, cecarsi e contare i presenti, il pensiero rivolto verso l’amore, non avere timore, ancora esisto non ci credo ma esisto, drammatico e triste questo evento, vivere sempre con il ricordo al petto ed onorare il compagno morto. Artemisia

  13. franca scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 00:44

    Artemisia,grazie.
    Molto bella,vera.

  14. Daniela scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 09:47

    Credo che ricordare sia la cosa migliore che si possa fare. Ricordare e onorare, proprio con il ricordo, chi è morto in tal modo. Mai dimenticare. Perché è tutto ciò che è concesso a noi, poveri mortali privi di potere, per tentare di frenare quel poco che si può frenare. L’unico potere in nostro possesso è la coscienza. Grazie Pino perché ci permetti di “CONOSCERE” e quindi di non dimenticare.

  15. ceglieterrestre scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 09:58

    Cinque anni fa, molti anni fa,e poi ancora, cosa cambia, si continua a morire e diventare Eroi, come si posssono dimenticare, ci saranno sempre morti innocenti, ci saranno sempre i nostri eroi.

    Eroi

    Sono partiti in molti hanno lasciato alle spalle
    la loro casa la famiglia i figli appena nati.
    Hanno lasciato la loro vita dispersi in terra nemica.
    In pochi sono tornati malati e stanchi.
    Eroi con le suole consumate i piedi congelati
    bende di tela sporche di sangue
    per avvolgere i piedi piagati erano eroi.
    Solo il vento gelido della siberia
    una coperta di ghiaccio
    la polvere del deserto infuocato
    uno strato di cemento
    a scaldare i corpi giovani e stanchi.
    Ricordiamoli! erano tutti giovani i nostri eroi
    e come dare una speranza
    che non sono morti per la gloria
    ma sono morti per la patria
    Ricordiamoli sono i nostri eroi. franca bassi

  16. Barba scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 10:11

    Un groppo alla gola ed un grande senso di tristezza! Un pensiero commosso a loro e alle loro famiglie.

  17. lorena scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 10:16

    non si può commentare una ferita tanto grande per tante mamme , spose , figli compagne, possiamo solo , ricordarli con gratitudine, con la speranza che il dialogo prenda il posto delle armi

  18. Padre Brown scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 10:22

    Rimangono uomini prima di tutto. Quello che mi dispiace è vedere questi uomini appunto, sfruttati dal paese della politica. Ho sentito addirittura cori con questi uomini come soggetto. Sono sempre portato a vedere dietro le cose e non posso non pensare a “quelle che sono restate a casa” come vi chiamo io. Solo che stavolta sono restate per sempre a casa sole. Mi chiedo come vivono e come vivono i loro figli e come possono stare quando i loro padri sono associati a cose che non c’entra niente con il dolore e la pietà. Onore a quegli uomini. Mi piace ricordare, non per piacioneria, che io mi misi sull’attenti e gli feci il saluto. Perchè la bandiera è la cosa che piu ti lega quando combatti contro nulla.

  19. Padre Brown scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 10:22

    ..volevo dire cori contro questi uomini..

  20. latorredibabele scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 10:51

    da Reporter Associati

    Kabul. 12 Novembre, 2008 – Il giornalista David Rohde del New York Times e’ stato rapito ieri in Afghanistan mentre era in viaggio nella provincia di Logar.Secondo una fonte governativa il reporter americano è stato sequestrato insieme con il suo interprete e l’autista durante uno spostamento verso il distretto di Charkh. Da quanto è possibile sapere in queste ore Rohde e i suoi collaboratori si stavano recando a intervistare Siraj Haqqani, importante comandante Talibano a capo delle milizie dell’est dell’Afghanistan. Al momento non è ancora giunta alcuna rivendicazione del sequestro.

  21. lorena scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 11:38

    Cara Margherita, compro il tuo libro per contribuire a quel seme che tu hai voluto seminare nonostante il tuo dolore mi inchino a te , per il tuo coraggio, la tua forza , di tramutare il dolore in una forza costruttiva .
    tutta la mia famiglia ti abbraccia

  22. Ale scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 12:11

    Anch’io invio pensieri pieni di Amore ai caduti di Nassyria e alle loro famiglie. E certa gente… dovrebbe chiedersi dove ha dimenticato il proprio cuore, se ne ha uno. (Ma forse sono incapaci di rispetto anche di sè, per poterlo dare ad altri). Ha ragione Pino, non è questione di etichette ma di sviluppare compassione e amore per l’umanità intera, visto che ciò che affatica sono i pensieri ‘morti’ che ti vengono incontro, è la non intelligenza, la non comprensione degli uomini a spossare… e penso alle famiglie, sempre, in questo, e alla sofferenza doppia che hanno provato. Coraggio. Al posto dello sdegno, che arriveranno tempi sempre peggiori purtroppo, che barbarie e fanatismo sembrano senza fondo. Ma se il mondo diventa un po’ più buio ogni volta… Lassù il loro Amore e Coraggio brilla ancora più intenso, per i propri cari e per tutti noi. Lo dobbiamo ’solo’ ricordare, sempre. Un bacio a tutti, ale.

  23. nupi scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 12:48

    E’ tutto un tripudio di stelle
    nel cielo notturno del cuore
    Sorrisi d’amore
    c’è posto per la speranza
    e misteriosi fili
    nel silenzio
    ci legano a voi…

    nupi

  24. NICOL scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 14:52

    Essendo particolarmente legata ai Carabinieri, quel giorno vedendo quelle bare ho pianto. Non li conoscevo ma loro fanno parte della mia vita. Quel che piu’ dispiace che ad urlare il famoso slogan, sono dei ragazzi come loro. Posso immagginare il dolore delle famiglie, che dopo aver avuto una perdita cosi’ grave, sentire quelle parole deve essere stata una pugnalata al cuore. La stessa che provo io quando nelle nostre civili citts’ leggo sui monumenti scritte contro tutte le divise. Tutti vogliamo la pace, e chi indossa una divisa e’ parte attiva nella realizzazione di questo sogno.

  25. marco scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 14:59

    Sono un parente stretto di una delle vittime di quel 12 novembre 2003. La sua mancanza è incolmabile, era quasi un secondo padre. Mi fa piacere leggere i vostri pensieri e mi piacerebbe che giornalisti seri continuino a raccontare cosa succede ora in quel paese così martoriata dalle guerre e dalla violenza. So che i nostri soldati sono andati lì per portare servizi essenziali, per portare il loro gran cuore e metterlo al servizio del prossimo. A chi scrive messaggi come 10 100 1000 Nassyria non rispondo nulla se non che vorrei che loro andassero qualche mese laggiù a lavorare prima di scrivere senza nemmeno pensare. Ricordare è doveroso, per me che ricordo ogni giorno questo giorno mi fa sentire sempre più orgoglioso della persona che ho potuto conoscere….

  26. franca scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 15:23

    Quelle parole insulse le ha urlate anche un soggetto che poi si è seduto in parlamento.Le hanno scritte sui muri.Continuano ad urlarle contro i carabinieri(testimonianza diretta di mio marito e di mio figlio)durante le partite nei campi di calcio.
    Nonostante tutto e tutti,la maggioranza degli italiani,continua a ricordarli con affettuosa commozione.Ed è ciò che conta.

  27. Padre Brown scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 16:59

    …gia, il parlamento italiano dove possono andarci tutti, puttane nani e ballerini… e delinquenti, o chi le istituzioni che lo difendono le attacca.

  28. Ale scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 17:31

    franca cara, non sono parole “insulse” ma agghiaccianti. E, ripeto, dette da gente che manifesta se stessa e ciò che è. Non ti curar di loro… che da tempo ho imparato a pensare che fanno del male prima di tutto a se stessi, con certi modi di essere. Luci e ombre si alternano in questa era di tenebre che sarà ricordata come “memorie dal sottosuolo”… cerchiamo noi, dico almeno noi, ognuno per quel che può essendo solo un piccolo ‘puntino’, di essere e trasmettere un raggio di luce. Ma non per bontà astratta o buonismi apparenti, proprio per ricambiare, avendolo compreso fino in fondo, l’enorme Sacrificio di esseri umani vittime di barbarie. E in questo, mi riferisco a Tutti coloro che hanno dovuto attraversare esperienze tragiche, dalle torri gemelle alla Soha… a tutta una Storia fatta sul sangue.
    Sai, non si vedono, non sembra… ma ci sono anche anime “aristoteliche”… “neoplatoniche”, ricolme di coraggio e compassione… nonostante la cupezza dei tempi.
    Serve ’solo’ tanto ma tanto ma tanto… Coraggio, ormai.
    E, stavolta sì, mi unisco anche a Toni… quant’è importante la Preghiera anche, come Pensieri di Bene per l’umanità.
    Basta smetto che sennò mi riprende l’ansia… per un mondo impazzito e sempre peggiore. Un abbraccio dolce a tutti quanti, a presto.

  29. Ale scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 18:47

    Oddio Pino correggimi… Shoa, scusate, e pure l’altra volta Melissa Theuriau non “theurier”, vabbè.

  30. franca scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 19:13

    Ale,ti ho già detto che hai una bella anima.Un po’ arzighigolata ma limpida.Grazie per quello che hai scritto.
    Ma…sono pur sempre una mamma.Ti sei confusa due volte.Platone ed Aristotele ti fanno volare alto.Nel mondo Iperuranio…E’ Shoah.Iignominia dell’umanità.

  31. magritte60 scrive:
    Novembre 12th, 2008 alle 23:08

    “Quante ne hai viste e quante ne vedrai”
    Per non soffrire, bisogna non andare dove si soffre, ma se vai dove la sofferenza c’è inevitabilmente patirai la stessa sofferenza. Chi durante le pestilenze andava a raccogliere i morti di peste e cercava di renderne meno terribile la morte, moriva sovente della stessa morte, eppure ben sapendo a cosa andava incontro non si sottraeva a quello che era per lui un importantissima missione d’amore, così importante da sfidare e trovare la morte.
    Quando lasciamo le nostre case, per andare dove la gente muore per le bombe, sappiamo coscientemente che anche noi non saremo esenti da quel rischio, così come quando andiamo a soccorrere o rilevare un incidente in autostrada ,in mezzo alla nebbia pesta, sappiamo coscientemente che noi non saremo esenti da quel rischio. Tutti quanto sono andati in zone di guerra, di epidemie, di disastri, sanno che quando tornano a casa devono ringraziare il loro Dio, perchè chi più e chi meno ha rischiato solo per la scelta di esserci stato. Solo che quando si è li, non si pensa a cosa ci può capitare, ma a quanti, a differenza nostra, non hanno scelto di esserci, ma sono costretti ad esserci, perchè lì abitano.
    Si possono spendere di fiumi di parole, retoriche positive e retoriche negative, ma tutti ci si va, perchè si sa che è giusto andarci e giusto esserci e quale sarà il nostro ultimo destino in quella missione Hinshalla ….solo Dio lo sa.

  32. Ale scrive:
    Novembre 13th, 2008 alle 00:51

    Franca, non ti capisco. Non starò a lanciarmi in disquisizioni filosofiche complicate, ma mica alludevo a chissà cosa di terrificante. Non capisco anzi cosa c’entri la maieutica e la logica nella Saggezza di Socrate, il mondo delle idee di Platone, nella loro Etica (quella vera, non certo deviata), la ricerca ’scientifica’ e metafisica di Aristotele, con certi deliri di cui sopra. Cioè, con la Shoah. ??? Scusa è… Ma perchè mi sarei confusa?? Io non vedo nessi ma neanche a volerli immaginare…. e sai che l’immaginazione non mi manca (o non mi mancava, che dir si voglia).

  33. franca scrive:
    Novembre 14th, 2008 alle 00:06

    Ale,come al solito,sintetizzare(il mio)fa fraintendere.
    Che Platone ed Aristotele ti facciano volare in alto(mondo Iperuranio)
    era un elogio.Perchè tu,sempre secondo me,vedi il bello anche dove a volte non c’è.E dato che ti faccio sempre complimenti.Per una volta hovoluto fare la mamma…trovare un errore.Ecco il “ti sei confusa 2 volte”.Era semplicemente l’aver scritto in modo errato(per la fretta ovviamente)la parola Shoah che io definisco:igominia dell’umanità

  34. Ale scrive:
    Novembre 14th, 2008 alle 12:03

    Ah scusa franca!!! scusami… apposta non capivo!
    Comunque sai che ci hai proprio preso?! Proprio vero che cerco sempre di vedere il bello (Shoah no però è! sennò sarei pazza che è diverso) ovunque, dev’essere una specie di rimozione del peggio boh. Infatti una volta, anni fa, un mio ‘amico’ al quale cercavo di trovare lati positivi… sai che mi ha risposto? ha detto “no no, io sono proprio un figlio di..”… capito? l’ha sottolineato proprio, prima che mi facessi ‘illusioni’ strane… (c’è anche da dire che ho la calamita per tutto il contrario però è…). :) )) mah.
    E a Te… Grazie, Grazie, Grazie! sei un tesoro. Ecco ho trovato chi mi capisce…………. ;) ))) (scherzoo!) Baci.

  35. carlo scrive:
    Novembre 15th, 2008 alle 15:22

    nessuno ha il diritto,a mio modo di vedere,di strumentalizzare le morti di Nassiryia.E’ necessario rispettare la verità storica:la morte in guerra.Il dolore per la perdita di giovani vite è segreto e silenzioso come il bene fatto.Non sempre i politici sanno accostarsi adeguatamente al cuore di chi ha perso i propri cari.E allora tirano fuori la patria.La Patria che aveva scritto come suo fondamento morale e civileche non avrebbe mai fatto ricorso allla guerra per offendere gli altri o per difendersi dagli altri.Nassiryia per me è frutto di un terribile intrigo militare ed economico.Oggi i morti di Nassiryia sono vittime insensate,volute dai forti,non sono per nulla eroi come retoricamente si ripete per eludere la responsabilità.

  36. pino scaccia scrive:
    Novembre 15th, 2008 alle 16:28

    Ho ripetuto molte volte che le etichette sono inutili. Sappiamo perche’ sono morti e questo basta e avanza per rispettarli. Sono vittime del lavoro.

  37. latorredibabele scrive:
    Novembre 16th, 2008 alle 12:56

    Il governo iracheno ha approvato oggi l’accordo di sicurezza con gli Stati Uniti che prevede il ritiro totale delle truppe americane entro la fine del 2011. Lo ha riferito una fonte ufficiale. L’accordo è stato approvato con 28 voti favorevoli su 38. C’era bisogno di una maggioranza di due terzi perché si potesse procedere a presentare l’accordo al parlamento. In questa sede per l’approvazione basta la maggioranza semplice. L’accordo è il risultato di un negoziato durato un anno e che spesso è stato condotto con toni aspri. Prevede la partenza dei circa 150mila soldati americani, che attualmente sono distribuiti su oltre 500 basi. Dalle città i soldati se ne andranno entro il 2009 e da tutto il territorio iracheno entro la fine del 2011, vale a dire otto anni dopo il crollo del regime di Saddam Hussein.

  38. StellAlpina scrive:
    Novembre 16th, 2008 alle 17:05

    Arrivo un po’ in ritardo a commentare questo post, ma non potevo restare indifferente. Quel giorno credo che lo ricorderò per sempre. All’ epoca non ero fidanzata con un militare, nonostante ne avessi in famiglia. Adesso che il mio cuore è ancor più coinvolto in tal senso non posso non pensare alle moglie, ai figli, alle mamme e alle compagne di quelle vittime morte per portare la pace. Possono passare gli anni, ma il ricordo resterà indelebile a vita. Ed è proprio il ricordo a dover dare la forza di andare avanti, come fa la signora Coletta. Che mai più si debbano sentire notizie così tristi. Che mai più dei padri debbano abbandonare i figli in fasce e le giovani spose. Onore alle vittime di quel maledetto 12 novembre.

  39. latorredibabele scrive:
    Novembre 18th, 2008 alle 13:32

    Almeno 175 mila reduci dalla guerra in Iraq soffrono di problemi digestivi, mal di testa persistente, difficoltà cognitive, dolori cronici. E’ la sindrome della guerra del Golfo. Una malattia da oggi riconosciuta anche da un rapporto commissionato dal Congresso, il Research Advisory Committee on Gulf War Veterans, che ha raccolto, in sei anni di indagine, centinaia di testimonianze e cartelle cliniche dei soldati reduci. “Esposti a tossine chimiche durante il conflitto del 1991, oltre 175 mila reduci sono affetti dalla sindrome della guerra del Golfo”. Il rapporto appena diffuso negli Stati Uniti, ha concluso che la sindrome è quindi una condizione fisica “reale” e distinta dallo “shock da esplosione” di cui soffrono ex combattenti in altre guerre. Dalle medicine contro la sindrome, ben pochi militari hanno avuto miglioramenti, ma la conclusione dell’indagine consentirà ai soldati malati di ottenere quell’assistenza dal governo federale che finora non ha erogato perchè quelle “inspiegabili sindromi neurologiche” non erano riconosciute come malattia vera e propria. Secondo il rapporto sono due le possibili cause della sindrome della guerra del Golfo: un farmaco dato ai militari per proteggerli dal gas nervino, o l’esposizione a pesticidi usati abbondantemente durante la guerra. Altra possibile causa presa in considerazione e non escluse è l’esposizione ai fumi dei pozzi petroliferi in fiamme. I sintomi variano dal mal di testa persistente, dolore cronico, difficoltà cognitive, fatica cronica, eruzioni cutanee, diarrea e problemi al sistema digestivo e respiratorio.

  40. latorredibabele scrive:
    Dicembre 15th, 2008 alle 00:03

    non male non male… Baghdad

  41. latorredibabele scrive:
    Dicembre 15th, 2008 alle 00:55

    Cuccioli (Baghdad, aprile 2003)

  42. Una foto | La Torre di Babele scrive:
    Marzo 3rd, 2009 alle 21:35

    [...] in una terra difficile: cinque anni e mezzo fa davanti alla caserma “Animal House”, a Nassiryia. Quel brigadiere e quella caserma non ci sono più, cancellati dall’odio. Questa foto era fra [...]

  43. Una notte a Nassiryia | La Torre di Babele scrive:
    Novembre 12th, 2009 alle 21:35

    [...] Questa foto l’ho scattata tanto tempo fa a Nassiryia, durante una notte insonne. Stavo in albergo, al centro, perchè ancora era possibile stare fra la gente. Poi, il baratro, sei anni fa, il grande dolore e la fine di un’illusione. Cioè il sogno di un’Iraq in pace. La strage [...]

  44. Ricordando Nassiryia « Baghdad Cafè scrive:
    Gennaio 21st, 2012 alle 18:20

    [...] Blog Tg1. “La notte è trascorsa nell’oscurità. Il nostro campo era intenzionalmente lasciato al buio. Ogni luce era spenta. Il cielo che si vedeva era diverso, pieno di stelle. Alzando lo sguardo in alto sono rimasto per un pò a pensare. Ragazzi come me, che hanno trascorso gli ultimi mesi in questo posto, vivendo questa parte della loro vita tra sforzi e disagi, per poi lasciarla andare via…”… e capire di essere noi le sole stelle sbagliate in questa immensa perfezione serale. (…)  Ci sono momenti in cui il bene ed il male si confondono, ci sono momenti in cui la rabbia prevarica l’idea originaria, ci sono momenti in cui è naturale chiedersi perché… Essere in un paese ostile per il bene dello stesso.. è un paradosso… Ma bisogna tenere in mente che non è il paese ostile, ma una minoranza di chi lo popola… Essere militari significa credere fortemente nella pace, al contrario di quello che alcuni pensano”.  Iraqi, un soldato italiano  (12 novembre 2003). [...]

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