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Non chiamiamole più morti bianche

By pino scaccia | novembre 18, 2008

 “Il rinvio a giudizio di tutti e sei gli indagati per la strage sul lavoro alla Thyssenkrupp di Torino, e per omicidio volontario con dolo eventuale, per il solo amministratore delegato Harald Espenhan, è sicuramente una notizia importante. E forse è la volta buona che un imprenditore e dei dirigenti verranno condannati con  delle pene esemplari. Dico forse, perchè il condizionale è d’obbligo, dato che siamo in Italia. Basti vedere cosa è successo con la  condanne e lesentenza per i fatti della Diaz.  Ieri altre due morti sul lavoro, per l’esplosione di una fabbrica di gomme a Sasso Marconi. Da più parti, sono arrivati i soliti messaggi di cordoglio e di rammarico, da parte di Cgil, Cisl e Uil di Bologna, uno sciopero di solidarietà di un’ora per oggi, da parte del Ministro del Lavoro Sacconi la promessa che aumenteranno i controlli, e poi come sempre non cambierà nulla, e intanto i lavoratori continueranno a morire…. Non è cambiato nulla neanche sul fatto di come chiamarle, perchè da più parti, sia a livello sindacale che a quello politico, alla maggior parte del mondo giornalistico, le morti sul lavoro vengono ancora chiamate, impropriamente, “morti bianche”, quando non dovrebbero essere chiamate così, ma omicidi sul lavoro. Ha ragione Claudio Messora, alias Byoblu, quando in un video youtube “Il colore della morte”, dice “Le chiamano morti bianche, nel tentativo di renderle candide, immacolate, indulgenti….negli anni Sessanta li chiamavano omicidi sul lavoro, meno tranquillizzante se volete, ma certo più realistico, invece oggi le chiamano morti bianche, bianche come un bianco Natale, come la biancheria che sa di lavanda, come i capelli di un vecchio, bianche, come le nuvole bianche, come la spuma delle onde del mare, come la panna, come il latte, come la neve, che attutisce ogni cosa, ricoprendo il dolore di un bianco mantello silenzioso“. Stasera mentre navigavo su internet mi sono imbattuto in un video di Francesco Martinengo, invalido del lavoro, senza un braccio, che il 20 luglio scorso, vestito con una tuta, con un caschetto giallo da operaio edile, distribuiva volantini davanti al Parlamento Europeo. Vedere questo operaio, gravemente mutilato dal lavoro, mi ha impressionato.  Ma non è solo quello che mi ha impressionato. “L’Italia è il Paese della Comunita Europea, dove avvengono più incidenti sul lavoro” e fin qui lo sapevo, ma ero all’oscuro, del fatto, che dal 1951 ad oggi in Italia hanno perso la vita 156.730 lavoratori. E’ un dato che nessun mezzo d’informazione ha mai dato. Sempre dal ’51 ad oggi ci sono stati quasi un milione e mezzo di invalidi permanenti, 71 al giorno, uno ogni 20 minuti.  Altro che bollettino di guerra, peggio…. Di proposte ne abbiamo fatte tante, ma nessuno ci ha mai ascoltato. Marco Bazzoni, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

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Topics: bellitalia, lavoro | 8 Comments »

8 risposte per “Non chiamiamole più morti bianche”

  1. ceglieterrestre scrive:
    novembre 18th, 2008 alle 12:02

    La morte non ha colore è solo morte. Quando si muore per l’incuria di qualcuno, si soffre ancora di più.

  2. Mat, Milano scrive:
    novembre 18th, 2008 alle 14:28

    Il pessimo primato italiano si spiega, a mio avviso, non solo per le carenze dei datori di lavoro, colpevoli e crimosi nei loro comportamenti, ma anche per carenze culturali tra i lavoratori.
    Molte volte mi è capitato di vedere operai che per la fretta di finire il turno e andare a casa se ne infischiavano delle procedure di sicurezza.
    Giusta la campagnia mediatica per la sicurezza sul lavoro. Giusto, anzi giustissimo, inquisire e punire i dirigenti d’azienda colpevoli. Ma sarebbe altrettanto bello vedere gli operai ascoltare gli addetti alla sicurezza durante le riunioni, invece di parlare al cellulare e scambiarsi le opinioni sui goal della domenica.

  3. Barba scrive:
    novembre 18th, 2008 alle 15:44

    Quello delle morti sul lavoro è una cosa che rattrista davvero. Ogni giorno, ogni giorno, ogni giorno…. non è possibile uscire di casa per andare a guadagnarsi la pagnotta e non tornare più! Morti spesso orribili. Aziende che speculano sulla sicurezza, dipendenti che non si tutelano lavorando con superficialità e le stramaledette fatalità.Alla Tyssen un dirigente accusato di omicidio volontario mentre la fabbrica di gomme a Bologna, a sentire i sindacalisti, era un modello nel settore della sicurezza eppure ci sono scappati i morti. Cosa è successo ancora non è dato sapere. Mi tornano alla mente le parole di un ex artificiere che un giorno mi disse:”nel mio mestiere non è l’esplosivo che uccide, è l’abitudine”. Il senso di sicurezza acquisito con la ripetitività e la superficialità. Anche professionalmente si cresce in fretta, troppo in fretta. Specializzati in un singolo settore senza una visione d’insieme che può salvare la propria vita. Alzate gli occhi quando vedete un cantiere e vedrete cose da rabbrividire. Quindi severità estrema nei confronti delle aziende che speculano sulla sicurezza ma anche nei confronti di coloro che, talvolta, pur avendo gli strumenti di autotutela, li snobbano. L’Italia, nel decennio 1996-2005, è risultato il paese con il più alto numero di morti sul lavoro in Europa. Perchè???

  4. latorredibabele scrive:
    novembre 19th, 2008 alle 10:52

    Il ministro Scajola: “Sinceramente, con tutto il rispetto per il procuratore e per il gup torinesi, e non conoscendo le carte processuali, mi riesce difficile immaginare che l’amministratore delegato della Thyssen abbia voluto provocare la morte dei suoi dipendenti. Agli altri indagati è stato infatti contestato l’omicidio colposo. Ed è un’accusa gravissima, intendiamoci”.

  5. Elena scrive:
    novembre 19th, 2008 alle 11:12

    non è una sentenza, almeno non lo è ancora è un decreto di rinvio a giudizio.
    A quanto ho capito, il capo d’accusa è omicidio con colpa cosciente, se per l’amministratore delegato il capo d’accusa fosse dolo eventuale sarebbe veramente difficile sostenerlo in primo grado ma soprattutto in cassazione.
    Staremo a vedere…
    comunque non mi piacciono per niente due cose:
    a) questo clima da stadio che si è creato in quell’aula giudiziaria, gli applausi etc… capisco il dolore, profondo e invincibile, ma un minimo di compostezza non sarebbe stata fuori luogo, mica siamo ai tempi delle tricoteuses…
    b) il silenzio su quasi tutte le altre morti sul lavoro, come se solo questo caso (che è vero colpi l’immaginario e scosse una città intera) meritasse giustizia e i maxi risarcimenti.

  6. Sydbarrett76 scrive:
    novembre 21st, 2008 alle 09:58

    io sono contento che si sia lanciato un segnale in questo senso: così come è giusto parlare di omicidio volontario quando qualcuno ammazza qualcun altro perchè guida irresponsabilmente, è giusto parlare di omicidio quando un imprenditore sceglie di risparmiare sulla sicurezza.

    e fa rabbia sentire troppi, anche nelle istituzioni, continuare a porre il problema come se dipendesse dalla scarsa informazione o prudenza dei lavoratori, che di questa strage silenziosa sono vittime.
    i dirigenti e gli imprenditori guadagnao più degli operai perchè sono “responsabili” di quello che succede nella fabbrica o nell’ufficio, sono loro a dover garantire la sicurezza, così come si preoccupano di garantire la produttività (poi magari un giorno parliamo anche della pubblica amministrazione :) )

    se fossimo un paese un minimo serio dovremmo bloccare ogni cosa fino a quando non si deciderà di affrontare questo problema, altro che commissione di vigilanza e classi ponte….

  7. Toni scrive:
    novembre 22nd, 2008 alle 22:46

    non vi è democrazia autentica e stabile senza giustizia sociale

  8. FrancescoMartinengo scrive:
    giugno 18th, 2009 alle 16:51

    Quando vengono usate le parole giustizie e democrazia ho sempre il vomito a portata di conato.
    La “Democrazia” che avrebbe dovuto essere finalmente il sistema più prossimo alla garanzia della libertà è risultato invece garante dell’Invivibilità.

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