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I figli dell’apocalisse

By pino scaccia | novembre 30, 2008

Kiev, aprile 2006 – Ne muore uno al giorno. Il primario Grigoriy Klimnuk ci racconta le cifre e il quadro è impressionante. “Sì, qui arrivano due bambini al giorno, uno è destinato a morire”. Sono i figli di Chernobyl, il destino maledetto di una catastrofe che porterà lutti ancora per tanto tempo. Il dramma è che, oltre a quelli clinici, i problemi nascono soprattutto dalle carenze economiche. Il governo ucraino fornisce i fondi solo per il trenta,quaranta per cento dei costi per la terapia. Il resto è affidato ai privati, anche ad organizzazioni italiane come Soleterre. Natasha ci fa vedere un ecografo (25 mila euro) acquistato con i soldi italiani. Giriamo per i reparti. Incontriamo madri coraggiose e disperate. Una, Olga, ha già avuto un figlio ucciso dal cancro, adesso le sta morendo il secondo. I bambini disegnano, giocano. Non riusciamo a guardarli negli occhi. Soprattutto non riusciamo a dire una parola. Non perchè non conosciamo la lingua, ma perchè c’è poco da parlare quando il dolore è così forte e il destino già così irrimediabilmente segnato. Quanto durerà ancora  questa carneficina di innocenti? Dimenticare Chernobyl

“Caro amico, ci sono rimaste ormai poche ore per donare con sms per la campagna “Il contagocce” che sostiene oltre duemila  bambini malati di cancro in Ucraina. Il tuo aiuto è stato fondamentale, ma non siamo ancora riusciti a raggiungere l’obiettivo che ci eravamo prefissati. Serve un ultimo sforzo. Il numero da dare è 48547. Invia un sms da 2 euro dal tuo cellulare o chiama da telefono fisso Telecom (senza mettere davanti alcun prefisso). Con il tuo sostegno, e con quello di tutte le persone che riuscirai a coinvolgere, Soleterre porterà medicinali, attrezzature mediche, alimentazione, sostegno psicologico e animazione per i bambini ricoverati presso i reparti di Oncologia Pediatrica e Neurochirurgia dell’Istituto Nazionale del Cancro a Kiev. Contiamo su di te. Altre informazioni sul sito di Soleterre

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Topics: reportage, storie | 55 Comments »

55 risposte per “I figli dell’apocalisse”

  1. franca scrive:
    novembre 30th, 2008 alle 16:48

    Grazie Pino,per averlo messo sulla Torre.
    Su FB siamo riusciti a raccogliere “qualche euro”.
    “C’è più gioia nel DARE che nel ricevere.”
    Appello particolare a… Toni(senza sarcasmo).

  2. Toni scrive:
    novembre 30th, 2008 alle 16:50

    Certo Pino, non dobbiamo dimenticare Chernobyl.
    La tragedia nucleare di Chernobyl ci ricorda cosa può succedere ad un popolo governato da un regime comunista come quello sovietico.
    Non è strana che in questo regime l’inefficienza.
    Certe tragedie negli Stati dell’Occidente democratico, scampato al comunismo, non somo mai successe, dove il nucleare è sicuro e la popolazione vive sicura. Dobbiamo anche in Italia tornare al più presto al nucleare.

  3. pino scaccia scrive:
    novembre 30th, 2008 alle 16:57

    Non ne puoi sempre fare una questione o religiosa o politica. Il nucleare riguarda tutti. Sei ripetitivo, scontato.

  4. Stefano scrive:
    novembre 30th, 2008 alle 17:34

    Mah, l’appello di Toni mi sembra improprio… Sinceramente il dramma vissuto dall’ Ucraina, ma anche da tante persone in Bielorussia, che risultò la più colpita, e la Russia, non è solo una questione politica, ma un monito per chi usa il nucleare. Nonostante sia più sicuro nei paesi occidentali, il processo di fissione è estremamente rischioso in quanto la rottura dei legami di un atomo sprigiona una alto livello di energia. Diversa sarebbe la fusione. Ci sono stati molti incidenti anche in Europa, Giappone e Stati Uniti. Naturalmente l’URSS ha tentato di corprire tutto ma… il disastro del Vajont non è stato in un paese comunista, per esempio.
    Poi ecco, il ritorno al nucleare è la cosa più anti economica possibile. Costa troppo.
    Restano scioccanti le fotografie di tanti bambini senza futuro….. Ci riempiano la bocca di chiacchiere (tutti, io compreso) ma alla fine le tragedie umane le vivono le persone vere che tante volte consideriamo numeri o soggetti distanti. Se fosse anche solo uno di noi vittima del cancro, di un muro, di un check point o del terrorismo, la vedremmo in un’altra maniera.

  5. pipistro scrive:
    novembre 30th, 2008 alle 18:41

    Mi sembra che il post abbia più attinenza con la memorizzazione di un semplice numero a cui mandare un SMS.

    Il numero è 48547.

    DOPO aver mandato il nostro SMS possiamo considerare che è probabilmente vero che “certe tragedie negli Stati dell’Occidente democratico, scampato al comunismo, non somo mai successe, dove il nucleare è sicuro …”.

    O almeno che non esistono episodi noti della gravità di quello di Chernobyl.

    Ma certe tragedie gli Stati dell’Occidente democratico le hanno provocate consapevolmente, a Hiroshima e Nagasaki.

    In via preventiva: ci si vergogni di sostenere che quello scempio – ordito a tavolino – ha risparmiato alla lunga più vite umane. Al di là della disumanità della scelta, certe questioni sulla guerra fredda incipiente inducono a pensare che le bombe vennero sganciate per motivi assai meno umanitari e molto più attinenti a mire egemoniche per l’immediato dopoguerra.

  6. pino scaccia scrive:
    novembre 30th, 2008 alle 18:53

    I nfatti, chiacchiere come al solito chiacchiere.
    Guardare questi bambini disgraziati e pensare al comunismo è mancanza di coscienza. Sarà che in quell’ospedale ci sono stato ma lo ritengo insopportabile.
    Così per l’Afghanistan. Pensavo che il sorriso di un bambino scuotesse chiunque.
    Evidentemente è facile parlare (ininterrottamente) di anima. Più difficile è averla.

  7. Ale scrive:
    novembre 30th, 2008 alle 19:37

    Io a volte non parlo, specie quando si tratta di cose che mi fanno troppa impressione come violenza e terrorismi, e non ne sono neanche in grado, sinceramente. Direi solo cose semplicistiche e scontate. Però vi volevo dire che li ho mandati gli sms… due. Ma ne manderò anche altri. Di solito non mi piace dire neanche questo, ma lo dico solo stavolta perchè siccome sono consapevole di dirne di cavolate… ‘a volte’… allora ve lo volevo dire, giusto stavolta, che comunque ogni tanto qualcosa di buono cerco di farlo… oltre le chiacchiere, ecco tutto qua. Sennò mi ‘odiate’ proprio poi.
    Un bacione a tutti (ah dimenticavo, vi ho letto però con estremo interesse e passione, e trovo che questo sì è un vero scambio tra persone di vera cultura! tutte proprio, complimenti veri!)
    Baci baci baci.

  8. pino scaccia scrive:
    novembre 30th, 2008 alle 19:46

    Non mi riferivo certo a te che di anima ne hai addirittura in abbondanza.

  9. Ale scrive:
    novembre 30th, 2008 alle 19:53

    Oh grazie! grazie tante davvero! Però specifico che non l’ho detto perchè credevo alludessi a me (ho capito il senso della conversazione di cui sopra), ma era una messa in discussione personale… con me. E con voi. Per le cretinate che a volte dico, non nel senso di bugie è! proprio perchè… più in là di tanto non vado…:)) che devo fare. Posso solo dirvi, dirti, Grazie che mi avete sempre capito, e che vi voglio bene sul serio. Per la Stima… che nutro, e che è l’unica che regge i rapporti…d’amore, del mondo.
    Ciao Pino, speriamo che ne crescano altre di persone come Te.

  10. Toni scrive:
    novembre 30th, 2008 alle 20:00

    Ecco Stefano ha capito il senso del post su Chernobyl : “Sinceramente il dramma …. non è solo una questione politica, ma un monito per chi usa il nucleare.”
    Ebbene l’incidente di Chernobyl è servito a bloccare il nucleare in Italia. Un errore gravissimo. Ora però è giunto il momento di tornare nel nucleare

  11. franca scrive:
    novembre 30th, 2008 alle 20:26

    Toni,il post era semplicemente per rammentarci d’aiutare quei bambini malati.Punto.
    Non si può sempre fare dietrologia:la politica,l’ideologia,il nucleare,la religione…bla…bla…bla.

  12. NyFrigg scrive:
    novembre 30th, 2008 alle 21:00

    Non è possibile.
    Ogni volta si finisce di parlare d’altro.
    Questi bambini hanno bisogno d’aiuto.
    Questi bambini aspettano anche l’aiuto di chi crede di saperla più lunga di chi ha scritto il post.
    Grazie Pino.

  13. Toni scrive:
    novembre 30th, 2008 alle 22:03

    grazie Franca non l’avevo capito

  14. franca scrive:
    novembre 30th, 2008 alle 23:05

    Dovere…fraterno.

  15. Arcroyal scrive:
    dicembre 1st, 2008 alle 12:40

    Non vorrei rovinare l’atmosfera di commossa partecipazione che pervade questo post, ma mi sembra il caso di chiarire alcune cose riguardo a Chernobyl.

    “Gli effetti di quell’incidente sono stati esaminati – a 10, 15 e 20 anni di distanza – dall’Unscear (Comitato scientifico dell’Onu sugli effetti delle radiazioni atomiche) i cui rapporti rappresentano il lavoro di oltre 100 scienziati appartenenti a 20 nazioni diverse. Ogni rapporto conferma i risultati del precedente: il numero totale di decessi attribuibili all’incidente di Chernobyl «è inferiore a 60».
    Più precisamente, tre lavoratori morirono sotto le macerie dell’esplosione, e dei 237 tra lavoratori nella centrale e soccorritori cui fu diagnosticata la sindrome acuta da radiazioni (poi confermata a 134 di essi), 28 morirono entro pochi mesi. Dei rimanenti, ulteriori 19 sono morti tra il 1987 e il 2004 «per varie cause» (tra cui un incidente d’auto). Gli altri sono ancora vivi. «Se si esclude l’incremento di casi di tumore alla tiroide in persone che avevano tra 0 e 18 anni al momento dell’incidente, non si sono osservati aumenti d’incidenza di alcuna malattia attribuibile alle radiazioni, inclusi effetti riproduttivi, ereditari, tumori solidi e leucemie»”. ( Franco Battaglia, docente di Chimica Ambientale presso l’Università di Modena )

    Tenendo poi conto che la radioattività in Piazza San Pietro, a causa del porfido contenente torio, è quasi 2 volte superiore a quella registrata nell’area attorno a Chernobyl, prima di preoccuparci dell’Ucraina, ci sarebbe da evacuare la Città eterna e da mettersi a compulsare freneticamente il telefonino per donare fondi ai reparti oncologici degli ospedali romani. Sempre che si voglia continuare a dar retta alla disinformazione e al terrorismo psicologico che gli omini ‘verdi’ hanno disseminato a piene mani a partire dal 1986.

    L’Ucraina è un paese povero e queste sfortunate creature meritano di essere aiutate, ma Chernobyl non c’entra nulla con le loro disgrazie. Lasciamo per piacere fuori la propaganda politica. E’un auspicio che vedo spesso ripetere dopo i commenti di Toni. Per una volta torna indietro ai mittenti.

  16. Arcroyal scrive:
    dicembre 1st, 2008 alle 12:44

    Hiroshima e Nagasaki, ossia il modo migliore per cucinare un po’ di antiamericanismo a buon mercato.

    La ricetta prevede che si scelgano ingredienti il più possibile lontani da noi, e quindi sconosciuti ai più. Se per esempio per analogo piatto si optasse per i bombardamenti su Amburgo e Dresda, salterebbe subito agli occhi che si tratta di merda, e non di risotto. Anche il più ottuso si renderebbe conto che non si può separare quei due bombardamenti alleati sulla Germania ( che per altro fecero più morti delle bombe atomiche ) dal nazismo, da Dachau e dalla guerra hitleriana. Se invece ci si trasferisce sul Pacifico, un teatro di operazioni poco conosciuto dalle nostre parti, ecco allora che si può imbastire una bella mistificazione.

    Le due esplosioni atomiche possono venire raccontate collocandole in una dimensione temporale indefinita, senza mai specificare che furono l’ultimo atto di una guerra tremenda scatenata 15 anni prima dall’imperialismo nipponico, che quanto a brutalità rivaleggiò in tutto e per tutto con gli alleati tedeschi. Non solo si evita di soffermarsi su Pearl Harbor, ma si omettono completamente altri episodi illuminanti come lo ‘stupro di Nanchino’ nel 1937 ( i giapponesi vi massacrarono almeno duecentomila cinesi innocenti a colpi di fucile e di baglionetta, e violentarono decine di migliaia di donne cinesi brutalizzate in modo raccapricciante ) e il fanatismo cieco con cui i samurai del Sol Levante combatterono il secondo conflitto mondiale.

    Allo stesso tempo vengono disinvoltamente trascurate le analisi di decine di esperti che nei mesi precedenti l’agosto’45 pronosticarono almeno cinquecentomila ( 500.000 ) caduti tra le truppe americane se si fosse tentato uno sbarco sulle principali isole del Giappone, e almeno un anno per terminare il conflitto. Senza le atomiche, il conflitto con armi convenzionali che si sarebbe scatenato in territorio nipponico dopo lo sbarco degli Alleati, avrebbe provocato milioni di vittime tra la popolazione civile ( e questo non lo dice la ‘rozza propaganda’ dei cow-boy, ma il buon senso ). Nascondendo tutto questo, e isolando per bene l’evento dal resto del conflitto in Estremo Oriente, si ottiene un bel monumento alla violenza americana su cui sputacchiare un po’ nei momenti di pausa dallo sdegno per la liberazione dell’Iraq da Saddam Hussein e dell’Afghanistan dal regime talebano. Ovviamente il pensiero che non si possano applicare ad un conflitto svoltosi 70 anni fa gli stessi standard etici e morali del nostro tempo, non sfiora assolutamente le menti di chi vuole avere un altro pretesto per dimostrare che gli amerikani sono sempre e comunque colpevoli.

    Inutile poi commentare la sublime ipocrisia di chi accusa di ‘infantilismo’ quanti identificano il nazismo ( e il comunismo ) con il male assoluto, e poi raffigura gli americani peggio dei diavoli del cerchio di Malebolge.

  17. pino scaccia scrive:
    dicembre 1st, 2008 alle 13:15

    Tu pensi a piazza San Pietro. Io penso a Milano.
    La radioattività è misurata in microrengen. Sotto il sarcofago di Chernobyl la media è di 40-45 microrengen, a Milano 20. C’è bisogno di dire altro?
    Però il discorso è più complesso e come al solito sei fortunato perchè vado di corsa, per l’ennesima partenza. La politica non c’entra niente con i bambini di Chernobyl. Il discorso serio andrebbe fatto sul nucleare. Nel deserto del Nevada la situazione è anche più allarmante.

  18. pino scaccia scrive:
    dicembre 1st, 2008 alle 13:17

    Il fatto è che hai un sacco di tempo a disposizione. Io non ce l’ho neppure per leggere adesso, figurati per scrivere.
    C’è qualcosa di peggio dell’antiamericanismo. Ed è l’americanismo.

  19. Arcroyal scrive:
    dicembre 1st, 2008 alle 13:33

    @ Stefano

    A me stupisce che tu non ti renda conto della necessità non solo economica, ma anche politica di liberarci dalla dipendenza dal petrolio e dal gas. Ogni metro cubo di gas che consumiamo è un aiuto a Putin. Ogni pieno di benzina che facciamo è un contributo alla famiglia Gheddafi o a qualche altro satrapo orientale e africano. L”oro nero’ è una maledizione sia per i paesi che lo producono sia per quelli che lo consumano. E’causa di guerre, dittature, terrorismo. Si sente gridare da anni “no war for oil”, e poi quando c’è la possibilità di affrancarsi dalla schiavitù dell”oil’, e da riprendere il cammino sciaguratamente interrotto da quel folle referendum di 21 anni fa, si ricomincia a dire di no all’unica fonte che ci regalerebbe un po’ di indipendenza energetica e ridurrebbe a zero le emissioni di anidride carbonica.

    Certo ci vogliono anche le fonti rinnovabili, ma senza il nucleare non si risolve il problema. Guarda la Francia, ha centrali nucleari ovunque e fa pure soldi vendendoci energia a caro prezzo. Per non parlare di svizzeri, austriaci, sloveni, hanno tutti il nucleare. Gli unici cretini ad aver detto di no siamo noi. E infatti in Italia l’energia costa il 60% in più della media europea. Non possiamo più permetterci delle bollette del genere.

    Quanto alla ‘costosità’ del nucleare, ti dico semplicemente che è l’ennesima balla messa in giro dai talebani dell’ecologismo. Ho sotto gli occhi una tabella che illustra i costi per chilowattora.
    Ogni kWh prodotto da un impianto fotovoltaico, costa 55 centesimi di euro.
    Se prodotto da un impianto eolico, costa 11 centesimi.
    Se prodotto da un impianto a gas, 6 cent.
    Se prodotto da un impianto a carbone, 4 cent.
    Se prodotto da un impianto nucleare, 3 cent.

    Il nucleare costa molto come investimento iniziale, ma poi recupera in redditività con gli anni. E, ripeto, non è solo una questione economica. Il liberarsi, anche solo parzialmente, dalla dipendenza dagli idrocarburi è un obiettivo strategico per qualsiasi paese.

  20. Arcroyal scrive:
    dicembre 1st, 2008 alle 13:40

    Sì, a differenza delle scorse settimane ho un pò di tempo a disposizione, e mi sono accorto che ci sono tanti spunti interessanti.
    Riprenderemo quando torni.

    In ogni caso, buon viaggio.

  21. Toni scrive:
    dicembre 1st, 2008 alle 18:58

    Nucleare ? Si grazie. Ne abbiamo tutti bisogno, moltissimo.

  22. pipistro scrive:
    dicembre 1st, 2008 alle 23:01

    Si vada a raccontare alle 240.000 vittime (quelle accertate) del disinvolto doppio bombardamento atomico americano che decine di esperti avevano “previsto” (…) un numero superiore di vittime nel caso di persistenza del conflitto e di attacco di terra.

    Sottacendo che queste previsioni (o vaticinii) coprirono un fantasioso ventaglio di possibilità che contava dalle 30.000 al …milione di vittime, altrettante decine di esperti sostengono che nell’agosto del 1945 il Giappone era sul punto di capitolare e che i lanci USA furono una preventiva dimostrazione di forza intesa a tutt’altro obiettivo, cioè a limitare l’espansionismo sovietico in Asia.
    E ciò senza bisogno di accennare a chi – e naturalmente non sono solo decine – stigmatizzò questo crimine semplicemente sotto il profilo morale.

    Non è un caso che addirittura una delle più ottuse voci del panorama neocon americano (John Bolton) si è reso conto e non ha mancato di riferirsi a quei bombardamenti per esemplificare la concreta possibilità che altissimi dirigenti USA venissero in seguito perseguiti per crimini di guerra in occasione della prospettata (ed abortita) adesione americana alla Corte Penale Internazionale. Il che mal si concilia con una pretesa che anche qui, oggi, viene spacciata per …..quasi umanitaria
    __________________________________________
    Nota a pie’ di pagina.
    Non era difficile immaginare che la digressione su Hiroshima e Nagasaki (per quanto non ci si aspettava scampasse alle critiche degli apologisti USA), fosse quantomeno doverosa di fronte all’apodittica affermazione che il nucleare scombiccherato e assassino sia caratteristica, non tanto della mancanza di controlli o da deficienze tecniche o da errori umani, quanto del “comunismo”, personificato e demoniaco, in contrapposizione alla celestiale ed inappuntabile manipolazione delle possibilità nucleari da parte dell’Occidente democratico.

  23. Stefano scrive:
    dicembre 3rd, 2008 alle 20:36

    Una centrale nucleare costa miliardi di euro. Non è affatto il meno costoso, dove hai pigliato i dati?
    I francesi hanno le centrali perchè rientravano nella tecnologia militare con grande finanziamento statale. L’unica centrale in costruzione in Europa si trova in Finlandia e hanno già sforato il budget previsto inizialmente. Negli Stati Uniti il bando è andato deserto, senonchè Bush ha dovuto far rientrare il nucleare nelle tecnologie eco-compatibili, cosicchè rientrasse nei finanziamenti federali. Il nucleare copre al massimo il 20 % del fabbisogno. Ma che cine avete visto? Lo sanno tutti, anche molti di coloro che sono teoricamente favorevoli, che è troppo costoso (Enrico Letta per esempio). Ci vogliono anni per sviluppare una centrale che poi copre un fabbisogno minimo e non è stato ancora risolto il problema delle scorie. Capisco sempre schierarsi, ma quella sul nucleare è ideologia allo stato puro. E’ una tecnologia ,allo stato attuale, morta e sepolta.
    Devo anche aggiungere la cosa scritta, secondo me scandalosa, relativa alle poche decide di morti causati da Cernobyl. C’è la gente che ancora muore per quello . Basta andare e vedere o vedere i livelli altissimi di tumore alla tiroide fra i bambini. Ci sono decine di ONG che lavorano sul campo, non solo i fantomatici 60 esperti.
    Poi l’ONU và bene solo quando scrive queste cose, quando fà certe risoluzioni che tanti stati non seguono, è il cattivo di turno… Comunque…
    Sulle bombe atomiche sul Giappone poi, tocchiamo il top. C’e’ la gente che muore ancora per gli effetti. Hanno colpito città e civili, in maniera orrenda. Un casino su Saddam e le armi inesistenti, e gli Stati Uniti sono l’unico paese ad aver usato le armi atomiche. E lo dico da persona che veramente ammira gli USA, ma la partigianaria in queste cose dovrebbe essere dimenticata. Poi qualcuno mi deve spiegare perchè certi paesi possono avere l’atomica e altri no. Qual è l’oscuro motivo per il quale l’Iran non può avere l’atomica? Non si dica perchè è una dittatura perchè ci sono altre dittature che le fabbricano tranquillamente.

  24. Toni scrive:
    dicembre 4th, 2008 alle 08:46

    Il ministro della Attività Produttive, Scajola, ha stimato dal calo del prtrolio tre mila euro di risparmi a famiglia. Il calo dei prezzi ovviamnte si stabilizzerà e si rafforzerà con il rientro dell’Italia nel nucleare.

  25. Stefano scrive:
    dicembre 4th, 2008 alle 13:15

    Certo, fra 20 anni avremo la prima centrale. Lo Stato è quasi in bancarotta e dove trovano i 5 miliardi di euro per una centrale? E’ come la barzelletta del ponte sullo stretto.

  26. pino scaccia scrive:
    dicembre 4th, 2008 alle 13:44

    quanto è bello stare lontano, lontanissimo dalle beghe italiane…

  27. Toni scrive:
    dicembre 4th, 2008 alle 15:15

    bella la vita in Thailandia, eh ? ! Mentre noi invece, qui in Italia, siamo da ogni parte circondati da Al-Queda… fortunatamente è stata però scoperta la pericolosa cellula di Macherio…

  28. Arcroyal scrive:
    dicembre 5th, 2008 alle 21:46

    Il 16 luglio 1945 ad Alamogordo, in New Messico, viene fatta esplodere la prima bomba a fissione nucleare della storia umana.
    Il 26 luglio da Potsdam, Germania, viene diffusa la seguente dichiarazione:

    ” Noi, il Presidente degli Stati Uniti, il Primo Ministro della Gran Bretagna e il Presidente del Governo Nazionale della Repubblica della Cina in rappresentanza di centinaia di milioni di nostri cittadini, abbiamo deciso di dare al Giappone la possibilità di porre fine a questa guerra […].
    E’venuto il momento per il Giappone di decidere se vuol continuare ad essere controllato dai consiglieri militari che si sono imposti, e i cui calcoli poco intelligenti hanno portato l’impero giapponese sulla soglia dell’annientamento, o se esso seguirà la via indicata dalla ragione […].
    Noi facciamo appello al governo del Giappone affinché proclami immediatamente la resa incondizionata di tutte le forze armate giapponesi e ci fornisca opportune e adeguate garanzie della sua buona fede nel compiere tale azione. L’alternativa che si presenta per il Giappone è la rapida e completa distruzione “.

    Il 29 luglio la radio di Tokyo trasmette la risposta del primo ministro giapponese, ammiraglio Suzuki Kantaro, che respinge la dichiarazione di Potsdam:

    ” Per quanto riguarda il governo, esso non le riconosce il minimo valore, e non vi è altro da fare che ignorarla del tutto e battersi con risolutezza per la vittoriosa conclusione della guerra “.

    Il 6 agosto viene sganciata la prima bomba atomica su Hiroshima.
    Il 9 agosto l’URSS dichiara guerra al Giappone, ed inizia l’invasione della Manciuria.
    Sempre il 9 agosto viene sganciata la seconda bomba atomica su Nagasaki.
    Nella notte del 14 agosto 1945, il governo giapponese trasmette a Washington, attraverso il governo svizzero, la richiesta di resa.

    Dalla sequenza degli eventi, si nota che:
    1) Nel preciso momento in cui il Giappone fu posto di fronte all’alternativa di scegliere tra la “completa distruzione” e la pace, il Giappone scelse di continuare la guerra. Alla facciazza di chi dice che erano mesi, se non anni, che si volevano arrendere.
    2) L’atomica non servì affatto a limitare l’espansionismo sovietico in Asia, ma anzi accelerò le operazioni militari già decise da Stalin ( e da tempo sollecitate proprio dai vertici militari americani ).

    I sedicenti esperti, legati mani e piedi al pacifismo no-global e alla sinistra ‘comunista’, per poter dimostrare che il Giappone era sul punto di chiedere la pace e che le atomiche non avevano alcuna giustificazione tranne l’ignobile tentativo di spaventare il compagno Stalin e l’eroica Armata Rossa, devono omettere tutta una serie di fatti che dimostrano, al di là di ogni ragionevole dubbio, che non erano i raffinati diplomatici del ministero degli esteri a controllare il governo imperiale, ma la casta militare che voleva a tutti i costi conservare l’immenso ‘spazio vitale’ conquistato con le armi.
    La storia è una cosa seria. Non è una mattonella di pongo che si può plasmare a piacere.

    La tragedia di Hiroshima e Nagasaki fu un male necessario. Non c’erano alternative che non comportassero un numero di morti di gran lunga superiore. Dai funghi atomici uscì distrutto il militarismo nipponico e nacque il Giappone moderno, una delle più solide e avanzate società democratiche esistenti al mondo. E di questo straordinario successo il merito, oltre che alla straordinaria civiltà dei giapponesi, va proprio alla nazione che si assunse la responsabilità di gettare la prima bomba atomica.

  29. pino scaccia scrive:
    dicembre 6th, 2008 alle 05:15

    “Un male necessario”. Indecente.

  30. Arcroyal scrive:
    dicembre 6th, 2008 alle 10:04

    La guerra è sempre “indecente”.

  31. pino scaccia scrive:
    dicembre 6th, 2008 alle 10:41

    Ci sono limiti anche all’indecenza. La guerra è indecente, la guerra abbatte i nemici. Lo sterminio di intere popolazioni, la cancellazione di una generazione è qualcosa che va oltre, è un crimine contro l’umanità.
    Dovresti saperlo.
    Se vale (per tutti) questo scellerato principio torniamo alla preistoria.

  32. Arcroyal scrive:
    dicembre 6th, 2008 alle 15:54

    Le alternative sono 2.

    O si rifiuta la guerra ‘in toto’. E allora bisogna trovare il coraggio di rifiutare in blocco anche la seconda guerra mondiale. Bisogna trovare il coraggio di dire che anche la nostra repubblica ‘nata dalla resistenza’ è l’atto finale di un ‘crimine contro l’umanità’. Non si capisce poi perchè Hiroshima ( 80000 morti ) e Nagasaki ( 35000 morti ) siano menzionate quasi ogni giorno, mentre Dresda ( 135000 morti ) e Amburgo ( 45000 morti ) no. Morire per le ustioni provocate dalle bombe nucleari è la stessa, identica cosa del morire per le ustioni provocate dalle bombe incendiarie. E’una morte atroce in entrambi i casi. Non esiste un meglio ed un peggio. Il concentrarsi su un bombardamento piuttosto di un altro perchè magari un tipo di bomba ‘fa più senso’ dell’altro, non ha senso. Anzi, acquista un significato solo se la si legge in chiave ‘politica’, cioè come un espediente per dimostrare che tutte le guerre americane sono viziate da brutalità congenita.

    Oppure si accetta la guerra e le sue logiche. Quando si è in guerra, e tanto più se è una guerra feroce tra due ( o tre ) visioni opposte del mondo, l’unica cosa che conti davvero è vincere nel più breve tempo possibile. I capi politici e militari di una democrazia, poi, si trovano a rispondere direttamente ai loro concittadini per ogni morto in più del necessario. Nei primi 6 mesi del 1945 la conquista di Ivo Jima, una piccola isola vulcanica a 1200 km da Tokyo, era costata agli americani 20000 morti. La successiva battaglia di Okinawa, a meno di 600 km dal Giappone, aveva visto la morte di più di 50000 soldati americani ( scrivo le cifre esatte perchè quando discuto di Hiroshima con la ‘sensibilissima’ anima di qualche pacifista non le vedo mai ricordate ). Se il presidente Truman e i responsabili politici e militari americani avessero deciso di non usare l’atomica, e avessero così provocato un ulteriore sacrificio di vite da parte dei loro eserciti, si sarebbero trovati a risponderne di fronte al popolo che li aveva eletti. Gli americani di quella generazione capirono e condivisero quella terribile decisione. Come la capirono e la condivisero decine di milioni di cinesi sottoposti da anni alla selvaggia occupazione giapponese ( altra tragedia che non sento mai ricordare dai pacifisti ). A più di 60 anni di distanza, se si accetta la ‘logica’ della seconda guerra mondiale, non si può non riconoscere che non esistevano alternative al bombardamento atomico.

    Quanto poi al riferimento ‘personale’, ci tengo a ricordare che dietro ai cancelli di Auschwitz e di Mauthausen l’unico raggio di speranza era rappresentato dal bagliore degli incendi che si intravedeva all’orizzonte. I lampi delle esplosioni provocate dai bombardamenti erano il segno tangibile che non tutto era perduto, che comunque la giustizia umana stava facendo un prezzo altissimo ai carnefici.

  33. pipistro scrive:
    dicembre 6th, 2008 alle 16:02

    Sì, ci sono limiti all’indecenza. O almeno ci dovrebbero essere, sia nella guerra, sia nelle relative giustificazioni. Dire che quella bomba fu un male necessario, non è solo immorale e indecente, è storicamente falso.

    Pure Eisenhower fu sconvolto e scrive nel suo Mandate for Change del 1963, quando seppe da Stimson e Potsdam che l’uso della bomba era imminente: “espressi loro i miei pesanti dubbi, primo sulla base della mia convinzione che il Giappone era già sconfitto e che lanciare la bomba era assolutamente inutile; secondo, perchè pensavo che il nostro paese avrebbe dovuto evitare di sconvolegere l’opinione del mondo con l’uso di un’arma il cui utilizzo era, pensavo, non più obbligatoria come mezzo per salvare vite americane. Era mia opinione che, proprio in quel momento, il Giappone stava cercando un modo di arrendersi con una minima perdita della “faccia”. Eisenhower disse ai biografi Stephen Ambrose che il 20 luglio, tre giorni dopo aver saputo queste sconvolgenti notizie da Stimson, si incontrò con Truman e con i suoi consulenti e raccomandà direttamente loro di non usare la bomba”. (Dwight D. Eisenhower, Mandate for Change, 1953-1956, 312-313).

    Il 15 agosto 1945 Truman ordinò un rapporto sugli eventi della guerra. Pubblicato oltre un anno dopo [il rapporto] dichiarò: “Basandosi su dettagliate investigazioni su tutti i fatti e confortati dalla testimonianza dei leader giapponesi sopravvissuti e coinvolti, è opinione della Commissione che certamente prima del 31 dicembre 1945 e con tutta probabilità prima del 1° novembre 1945 [data stabilita per l’invasion], il Giappone si sarebbe arreso anche se l’atomica non fosse stata sganciata, anche se la Russia non fosse entrata in guerra e anche se nessuna invasione fosse stata pianificata, come deciso”.

    (Fonti a iosa e a piacere)

  34. Toni scrive:
    dicembre 6th, 2008 alle 22:02

    Anzichè parlare di guerra bisogna creare le condizioni per la pace. Se avessimo tutti più energia nucleare oltre a più benessere per tutti non ci sarebbe stato nessun interesse a fare la guerra in medio oriente per il controllo del petrolio, ad esempio.

  35. pipistro scrive:
    dicembre 6th, 2008 alle 23:19

    A proposito di cronologia.

    Tra il 28-29 luglio 1945 e il lancio della bomba su Hiroshima (6 agosto), un altro fatto, ulteriore – sarà una dimenticanza? – scolpisce la perfetta consapevolezza dei dirigenti e del Presidente USA che il Giappone fosse intenzionato ad arrendersi (v. p. es. Truman’s Diary, nota del 18 luglio 1945: “Discussed Manhattan (it is a success). Decided to tell Stalin about it. Stalin had told F.M. of telegram from Jap emperor asking for peace. Stalin also read his answer to me. It was satisfactory. Believe Japs will fold up before Russia comes in”).

    Il 3 agosto 1945, il Presidente Truman a bordo dell’Augusta riceve infatti un nuovo rapporto che conferma che il Giappone sta cercando la pace. Lo scrive sul suo diario Walter Brown, assistente speciale del Segretario di Stato Byrnes: “A bordo dell’Augusta il Presidente, Leahy [Ammiraglio William D. Leahy, Chief of Staff del Presidente Roosevelt e poi di Truman] e JFB [James F. Byrnes] erano d’accordo sul fatto che i giapponesi stavano cercando la pace. (Leahy aveva ricevuto un altro rapporto dal Pacifico). Il Presidente teme che cercheranno di ottenere la pace con l’aiuto della Russia invece che con quello di altri paesi come la Svezia”.

  36. Stefano scrive:
    dicembre 7th, 2008 alle 00:10

    @ Arc

    Usare la bomba atomica non è la stessa cosa di utilizzare un bombardamento convenzionale. Mi preoccupa come riesci a fare di tutto la stessa cosa. Bomba atomica=bombardamento convenzionale; qualsiasi guerra identica a qualsiasi altra; Hamas=Partito Nazista Tedesco…
    Poi ti pareva che ci tiravi sul terreno dell’Olocausto, usato ormai come arma politica da molti, troppi (come l’antisemitismo che non c’entra con l’antisionismo; ci sono ebrei che non hanno nulla a che fare con il sionismo).Certo che aspettavano il bombardamento, lo so personalmente da un amico che era sopravvissuto all’ Olocausto (è morto non molto tempo fà purtroppo).
    Indovina perchè non hanno bombardato? Per evitare che ci fossero rappresaglie sui prigionieri di guerra e perchè effettivamente non gli importava troppo… Preferivano punire i responsabili alla fine ma non agire per bloccare tutto bombardando le linee ferroviarie.

    PS:Ti ricordo che c’è qualcuno che paragona l’apartheid sudafricano a ciò che la popolazione palestinese subisce nei territori occupati.
    Attenzione alle semplificazioni.

  37. Stefano scrive:
    dicembre 7th, 2008 alle 00:17

    Poi una precisazione sulla democrazia. Il fatto che un paese abbia una democrazia al suo interno, per la quale non bastano solo le libere elezioni ogni 4 o 5 anni, non significa abbia una politica estera che corrisponda al suo livello democratico. Ci sono crimini commessi da paesi molto democratici ma che sul suolo estero o sul terreno internazionale agiscono molte volte da porci, consentitemi la parola. Senza tirare in ballo i soliti, che dire della Svizzera che ricicla denaro delle dittature? O che dire della Sud Corea che si è praticamente impossessata di metà Madagascar (gratis)? Ci sono tanti paesi poco democratici che hanno sostanzialmente influenza zero sul resto del mondo e agiscono sullo schacchiere internazionale con rispetto delle altre nazioni (di certo non dei loro popoli) senza pretendere di dettare legge.

  38. pino scaccia scrive:
    dicembre 7th, 2008 alle 05:26

    Se cambiassimo vita, cioè avessimo meno pretese, non dovremmo fare le guerre…per esempio.

  39. Toni scrive:
    dicembre 7th, 2008 alle 15:18

    Certo Pino, ma tu parli delle “nostre” pretese. Il fatto è che non siamo noi italiani quelli che fanno le guerre per il controllo delle risorse energetiche (soprattutto petrolio). Noi però possiamo depotenziare l’interesse a muovere queste guerre rendendoci autonomi sul piano energetico. Autarchici, si diceva una volta. E per questo il nuclerae è imprescindibile (oltre che sicuro)

  40. Stefano scrive:
    dicembre 7th, 2008 alle 18:15

    La guerra a volte è necessaria per combattere un regime dittatoriale, un’invasione o per evitare o fermare dei massacri.

  41. Arcroyal scrive:
    dicembre 8th, 2008 alle 01:34

    Winston Churchill nelle sua storia della seconda guerra mondiale pubblicata tra il 1948 e il 1953, ha scritto a proposito dei colloqui avuti con il presidente Truman e il segretario alla Guerra Stimson a Potsdam il 22 luglio 1945:

    “ Fino a quel momento avevamo immaginato un’offensiva contro il territorio giapponese con violentissimi attacchi aerei e l’invasione di enormi armate. […] Avevamo preso in considerazione la disperata resistenza dei giapponesi che si sarebbero battuti sino alla morte non soltanto nelle battaglie in campo aperto ma in ogni grotta e fossato. Avevo in mente lo spettacolo dell’isola di Okinawa, dove molte migliaia di giapponesi, piuttosto che arrendersi, si erano allineati e si erano uccisi con le bombe a mano dopo che i loro comandanti avevano effettuato solennemente il rito del harakiri. Domare la resistenza giapponese uomo per uomo e conquistare il Paese metro per metro avrebbe senz’altro richiesto la perdita di un milione di vite americane e di mezzo milione di inglesi, o anche di più se tanti ne avessimo impegnati: eravamo infatti ben decisi a condividere le sofferenze degli alleati. […]
    Tutta questa visione da incubo era svanita. In suo luogo vi era la prospettiva – che sembrava davvero chiara e luminosa – di una guerra che si concludeva con uno o due colpi violenti. Pensai immediatamente a come il popolo giapponese il cui coraggio avevo sempre ammirato, avrebbe reagito alla comparsa di quest’arma quasi sovrannaturale traendone pretesto per salvarsi l’onore e per sciogliersi dall’obbligo di venire uccisi sino all’ultimo combattente “.

    Churchill nella sua qualità di primo ministro dell’Impero britannico, a differenza di Dwight Eisenhower che nell’estate del 1945 era ‘solo’ il Governatore militare della zona di occupazione americana in Germania, prese parte alle principali riunioni e colloqui che decisero l’impiego dell’atomica. E sempre a differenza di Eisenhower, era a conoscenza fin nei minimi dettagli della situazione militare in Estremo Oriente. Quindi si tratterebbe di una fonte più qualificata se non fosse che sia Churchill sia Eisenhower, più che come capi militari, sono ricordati come uomini politici. E gli uomini politici, si sa, quando scrivono le loro memorie spesso sono più preoccupati dei loro interessi politici che della verità storica.

    Per esempio l’ex presidente Eisenhower, quando scrisse la suo autobiografia era molto immerso nelle polemiche politiche del suo tempo, con i repubblicani che accusavano le amministrazioni democratiche di Truman e di Kennedy di un uso disinvolto delle armi atomiche ( la crisi di Cuba aveva reso il problema di scottante attualità ). Quindi le parole di Eisenhower andrebbero rilette più con riferimento alla situazione dei primi anni sessanta che agli ultimi mesi della guerra nel Pacifico.

    Aggiungiamoci poi che gli uomini politici nei loro libri di memorie tendono spesso ad edulcorare i fatti per presentarsi sotto una luce migliore. Ed infatti Eisenhower si guardò bene dal ricordare che, se nel 1963 lui si dichiarava contrario all’impiego dell’atomica sul Giappone, nel 1945, fino all’ultimo giorno di guerra, continuò ad ordinare pesantissimi bombardamenti sulla Germania nazista senza troppo preoccuparsi se questi erano giustificati dalle necessità belliche.

  42. Arcroyal scrive:
    dicembre 8th, 2008 alle 01:40

    Invece di sferragliare tra le memorie postume dei protagonisti e in mezzo all’aria fritta delle corrispondenze diplomatiche, perchè non ci si pone la domanda di cosa stesse succedendo in campo giapponese? Per fare la pace bisogna essere in 2, e allora è inevitabile andare a verificare quale fosse il comportamento sul campo di battaglia degli eserciti giapponesi, quale fosse l’atteggiamento degli alti comandi nipponici, e quale fosse la situazione politica interna. Se si tenesse conto di questi fattori l’intero castello teorico costruito per dimostrare l’inutilità dell’impiego dell’atomica cadrebbe rovinosamente.

    Nei giorni precedenti il lancio delle atomiche erano in corso combattimenti selvaggi dal Borneo alle Filippine, dalla Cina alla Birmania. In particolare i governi e gli stati maggiori alleati erano rimasti profondamente impressionati dallo svolgimento delle battaglie che erano seguite allo sbarco nelle isole di Ivo Jima e di Okinawa. Sopra ho ricordato le perdite pazzesche che gli americani avevano subito ( Okinawa fu per gli Stati Uniti la battaglia più sanguinosa dell’intera guerra nel Pacifico ), ma ci fu dell’altro. I rapporti da Okinawa segnalavamo che nelle ultime fasi della battaglia decine di madri giapponesi si erano gettate dalle scogliere con i loro bimbi in braccio per sfuggire ai ‘diavoli bianchi’. Un fanatismo che non aveva corrispettivi in Europa. Dai convogli che si stavano radunando nel Mar del Giappone per l’invasione, arrivavano continuamente notizie di attacchi kamikaze che provocavano ingenti perdite tra gli equipaggi imbarcati. Il Giappone aveva in quel momento sotto le armi circa 4 milioni e mezzo di uomini. Due milioni sul territorio metropolitano, settecentomila in Manciuria, altri settecentomila nel Sud Est asiatico. Presso nessuna di queste armate si registravano segnali di cedimento. Nulla che ricordasse le file interminabili di soldati tedeschi che si arrendevano agli Alleati sul fronte occidentale tra marzo e aprile del 1945. Anche se erano a corto di cibo, armi, munizioni, persino uniformi ( molti negli ultimi mesi combatterono praticamente nudi ), i soldati giapponesi si uccidevano piuttosto che arrendersi. Oppure si riempivano di esplosivo e si gettavano contro i nemici.
    Questo era il quadro bellico che l’amministrazione Truman aveva di fronte agli occhi quando si trovò a decidere se impiegare o no le bombe atomiche.

    E’vero che erano state intercettate comunicazioni tra Tokyo e alcune sue sedi diplomatiche all’estero da cui si evinceva che c’era una volontà di aprire trattative di pace, ma allo stesso tempo le intercettazioni dei messaggi tra i comandi militari dicevano ben altro, e cioè che la cieca volontà di combattere fino alla vittoria continuava ad ottenebrare le menti degli eserciti imperiali ( questa seconda serie di intercettazioni viene bellamente ignorata da chi vuole dimostrare a tutti i costi che Hiroshima e Nagasaki furono inutili ). I vertici americani sapevano bene che in Giappone – lo riscrivo perchè vedo che l’informazione non è arrivata – il ministero degli esteri e i suoi abili diplomatici non contavano un emerito c…o. L’unica voce che poteva far desistere i generali dai loro propositi di lotta fino alla morte, era quella dell’imperatore. Ma Hirohito, fino a quel momento, pur avendo talvolta incoraggiato le iniziative dei vari ministri degli esteri che si erano succeduti dal 1942 al 1945, non si era mai spinto fino a mettere in discussione il principio che l’ultima parola spettasse ai militari. Inoltre il ‘sacro imperatore’ più che alla pace, pareva interessato a conservare almeno parte delle immense conquiste territoriali. Ed è evidente che nessuno dei governi alleati, e specialmente quello cinese, era disposto a fare concessioni in questo senso.

    Del resto se ci fosse stata la voglia pazza di fare la pace, di fronte alla Dichiarazione di Potsdam i governanti nipponici avrebbero colto al volo l’occasione. Ed invece il 29 luglio arrivò la ferma risposta del primo ministro Suzuki Kantaro. La riposto perchè deve essere sfuggita:

    ” Per quanto riguarda il governo, esso non le riconosce il minimo valore, e non vi è altro da fare che ignorarla del tutto e battersi con risolutezza per la vittoriosa conclusione della guerra “.

    La Dichiarazione di Potsdam e la successiva risposta mi pare chiudano la questione ( e che il passaggio sia decisivo lo dimostra anche il fatto che viene sistematicamente ignorato da chi sostiene la tesi del ‘Giappone pronto alla pace’ ).
    Adesso mi domando. Ma il falso storico lo commette chi ricostruisce gli eventi tenendo conto della realtà di entrambi gli schieramenti, o chi seleziona ad arte i documenti omettendo di occuparsi di tutta la serie di fatti che vanno contro le proprie teorie ?

  43. Arcroyal scrive:
    dicembre 8th, 2008 alle 01:44

    Vedo poi che si sono tirate fuori previsioni circa la possibilità che la guerra finisse comunque entro pochi mesi, al massimo novembre o dicembre, anche senza l’impiego dell’atomica. Sono previsioni che hanno lo stesso valore di altre che parlavano di 12-18 mesi. Ma prendiamole per buone. Diciamo che sarebbe comunque finita in 4-5 mesi.

    Un simile prolungamento avrebbe comunque comportato la morte di milioni di esseri umani, soprattutto civili. E questo perchè ovviamente sarebbero proseguite le operazioni belliche con armi convenzionali volte a costringere il Giappone alla resa. Si pensi a titolo d’esempio al raid con bombe incendiarie effettuato su Tokyo il 9 marzo 1945, che provocò la morte di 83000 persone e di svariate altre a seguito delle ferite riportate. Bombardamenti del genere si verificavano praticamente tutti i giorni, anche se con esiti meno letali.

    E anche se fosse cessato l’impiego dei bombardieri e si fosse proceduto ad un assedio navale ( un caso puramente teorico perchè i comandi delle marine militari alleate si sarebbero opposti alla trasformazione delle navi in facili bersagli per i kamikaze ) ci sarebbe stata un’ecatombe di morti per fame. Per non parlare dei morti provocati dalla prosecuzione dei combattimenti terrestri, in Cina soprattutto.
    Capisco che ai teneroni come Stefano faccia impressione morire di radioattività, e quindi con grande sensibilità preferisca vedere i giapponesi bruciare tra le fiamme piuttosto che disintegrati dalla forza dell’atomo. Ma a chi davvero interessa il numero dei morti soprattutto tra la popolazione civile, l’aver accorciato la durata del più terribile conflitto della storia umana e aver così risparmiato le vite di milioni di esseri umani, non può risultare indifferente.

  44. pino scaccia scrive:
    dicembre 8th, 2008 alle 10:55

    Ma hai preso il blog per un’enciclopedia?

  45. nupi scrive:
    dicembre 8th, 2008 alle 12:11

    Per Stefano :
    la guerra non è mai necessaria,MAI!

    Ciao Pino, bentornato :-)

  46. Arcroyal scrive:
    dicembre 8th, 2008 alle 12:32

    Pensa che prima di postare ho pure fatto dei tagli perchè mi ero accorto che era venuto un pò lungo.

    Mi sa che la risposta a Stefano la rimando a tempi migliori. Non riesco proprio a comprimerla in meno di 4 commenti.

  47. pino scaccia scrive:
    dicembre 8th, 2008 alle 13:09

    Mah.

  48. pipistro scrive:
    dicembre 8th, 2008 alle 16:20

    “Per fare la pace bisogna essere in 2″. Senz’altro – ma soprattutto bisogna volerla fare. E nel caso non fu così.

    Il linguaggio diplomatico ha il suo peso (ndr. un esempio? l’importanza delle costruzioni dialettiche e degli arzigogoli verbali con cui – complice Arafat – si assegnava ai palestinesi come capitale il villaggio periferico di Abu Dis spacciandolo per Gerusalemme Est in seno agli accordi di Oslo) e le guerre le fanno i politici, i diplomatici e i negoziatori, più degli eserciti e dei comandanti esecutori di ordini sul campo.

    Era ben noto a Truman (e per lui, in realtà, a J. Byrnes) che i giapponesi, allo stremo, avrebbero certamente accettato nella sostanza, ma non nella forma, la “resa incondizionata” una volta avuta l’assicurazione che l’imperatore (come comunque era nei programmi e di fatto avvenne) sarebbe rimasto al proprio posto.

    Tutto, quindi, purchè di “resa incondizionata” non si parlasse.

    E allora, mentre Truman già il 25 luglio aveva deciso che la bomba sarebbe stata sganciata in agosto (mentre ritornava negli USA), il 26 luglio dispose che nella proclamazione di Potsdam, ultimatum al Giappone perchè si arrendesse, permanesse la clausola sommamente umiliante della resa incondizionata. E ciò ben sapendo che in quei termini i giapponesi, per quanto già sconfitti, altrettanto formalmente non avrebbero accettato.

    Fu Byrnes – sembra – ad insistere perché la clausola rimanesse al suo posto. proprio perché i giapponesi non fossero in grado di accettare la capitolazione in quei termini e la bomba potesse essere sganciata, non tanto “sopra” il Giappone quanto – assai più importante – “in faccia” alla Russia.

  49. Stefano scrive:
    dicembre 9th, 2008 alle 13:38

    @nupi
    Cerchiamo di non essere anime candide. Dobbiamo dirci fortunati che qualcuno ha deciso di entrare in guerra contro il nazismo, smettendo di continuare a piegarci allo schifoso ricatto nazifascista.
    Dobbiamo ringraziare la lotta partigiana (sempre di guerra si trattava) e dei tanti interventi umanitari, incluso quello in Kosovo.
    Nelle guerre vengono commessi tanti errori, ma non si possono stare a guardare i massacri o le feroci azioni di dittatori contro popoli e stati. La guerra non piace a nessuno, ma dire che non e’ mai necessaria e’ dire una cosa che vale solo in paradiso.

  50. nupi scrive:
    dicembre 9th, 2008 alle 17:09

    Stefano, insegno storia e conosco i fatti storici.
    Ribadisco che è incivile parlare di “guerra necessaria”. La guerra è la sconfitta dell’uomo.
    Sarebbe cosa buona non esprimere giudizi sulle persone, potrei essere un’anima candida ed esserne orgogliosa.

  51. pino scaccia scrive:
    dicembre 9th, 2008 alle 18:52

    Quoto la saggia Nupi al “ciento per ciento”.

  52. Stefano scrive:
    dicembre 10th, 2008 alle 00:40

    La parola necessaria ha un significato ben specifico. Se mi date un’alternativa all’usare la guerra contro il nazismo, o la lotta partigiana, che si fà con le armi, vi do ragione. Ma chiaramante non c’è altra soluzione. A chi lo và a raccontare alle persone del Ghetto di Varsavia che si sono rivoltate con la forza, o ai partigiani cecoslovacchi durante la seconda guerra mondiale, o ai bosniaci massacrati a Sebrenica. A volte il pacifismo benpensante porta a risultati terribili.

  53. Stefano scrive:
    dicembre 10th, 2008 alle 00:47

    Ed è civilissimo parlare di guerra e di uso della forza necessario. I partigiani, i militari americani, inglesi, francesi, polacchi etc, che hanno combattuto per liberare l’Europa, ma anche quelli della NATO che più volte sono intervenuti in difesa della libertà meritano il massimo rispetto e hanno avuto l’altissimo onore di combattere per grandi valori.

  54. Toni scrive:
    dicembre 13th, 2008 alle 19:57

    Non ogni uso della forza è configura una guerra.
    Una rivolta, ad esempio, può essere un gesto di liberazione giusto e talvolta indispensabile.
    Posto che per fare una guerra servono due Stati in conflitto non si può equiparare lo Stato aggressore con quello che si difende. La difesa in tal caso è sempre un dovere, un obbligo per il governo dello Stato che subisce l’aggressione il quale, se non riesce ad evitarlo, combatte in tal senso una guerra giusta.

  55. pino scaccia scrive:
    dicembre 13th, 2008 alle 23:49

    Sei commenti sotto sei post. Non ci eri mai arrivato.

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