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No agli impiccati

By pino scaccia | dicembre 21, 2008

Basta con i Babbi Natale appesi ai balconi. (Passeggiando per Ostia, oggi pomeriggio).

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Topics: veleni&veleni | 28 Comments »

28 risposte per “No agli impiccati”

  1. caterina bedini scrive:
    dicembre 21st, 2008 alle 17:58

    Che sollievo!
    Pensavo di essere l’unica che quando vede i Babbi spatasciati qua e la diventa triste…

  2. paola salvatori scrive:
    dicembre 21st, 2008 alle 17:59

    Grande Pino!!! Questa moda è orripilante, ma devo dire che quest’anno se ne vedono meno rispetto agli anni passati!

  3. claudia grimaldi scrive:
    dicembre 21st, 2008 alle 18:06

    no, a Napoli di più. E questo non è un buon segno.

  4. lorena scrive:
    dicembre 21st, 2008 alle 18:50

    posso dire ? “OSCENO”

  5. daniela rinaldi scrive:
    dicembre 21st, 2008 alle 19:04

    Da un pò di anni a questa parte sta spopolando nel paesaggio urbano delle città italiane un prodotto dell’industria festiva o festaiola che mi causa un profondo senso di disagio. Si tratta di un tipo di pupazzo che riproduce nelle sembianze il Babbo Natale occidentale, statunitense e cocacolaro per la precisione, che a sua volta è un prodotto del tutto commerciale quindi non riproducente alcunché di storico o di tradizionale (se non il tradizionale ritorno dell’identico commerciale), in formato ridotto rispetto alle misure reali 1:1 del babbo natale-pupazzo dei negozi e dei centri commerciali, ripreso nell’atto di scalare un balcone, oppure di salire i pioli di una mini-scaletta che, penzolando dalla balaustra della propria abitazione, si interrompe a mezz’aria facendo appena in tempo a sostenere l’arrampicata del personaggio suddetto, sotto al quale rimane tutt’al più l’ultimo, il primo per lui, piolo di ascesa.
    Ora: l’oggetto in questione è scandaloso nella sua onestissima irragionevolezza d’essere per almeno 4 motivi:

    uno civile: perché mai io, dalla quiete natalizia della mia abitazione, dovrei favorire l’entrata in casa mia non già dalla porta, ma dal balcone o dalla finestra dei bambini a uno sconosciuto. cosa voglio rappresentare con la rappresentazione del mio gesto di gettare una scala a Babbo Natale, cioè a un’entita (o meglio inentità)del tutto autosufficiente da secoli, se non il costante e ricorsivo istinto italiano all’aiutino? se invece la scala viene gettata dal basso verso la mia finestra dallo stesso Babbo, questo non è educativo, è anzi la rappresentazione di una violenza, di uno scasso; si configura in questo caso l’ipotesi di reato.

    un motivo storico-antropologico: babbo natale è (diventata) una figura filantropica di portatore di doni. questo vuol dire che reca con sé un peso, simbolo del dono e della ricerca, del disinteresse faticoso del cristoforo, dell’attraversamento del freddo a vantaggio di una collettività infantile e sconosciuta. babbo natale utilizza la discesa, attraverso la canna fumaria del camino, per favorire la diffusione, la moltiplicazione, del dono dall’alto verso il basso, la liberazione del peso che è insieme anche un donarsi e un alleggerirsi a favore della felicità altrui. babbo natale non sale, scende. lo fa in silenzio, nonostante la sua mole, non perché sia un’attività illecita, ma per conservare la sorpresa; lo fa al buio non per non essere denunciato, ma per conservare nel non detto la grazia del mistero del suo esistere.

    uno economico: questi pupazzi, questi omuncoli, costano. non ci si può giocare, non si possono donare (vengono posti lì da qualcuno di ben preciso, cioè il proprietario dell’abitazione dentro cui egli stesso si intrufola forse suo malgrado) e vengono ritirati al termine delle festività. il consumismo natalizio assurge qui al massimo della sua vocazione di inutilità, senza la bellezza del dispendio negativo, ma caricandosi della inettitudine dello spreco e dello spostamento delle risorse del capitalismo a favore dello svuotamento di ogni concezione dell’utile, del conviviale, del divertente, del ludico, del citazionistico, del familiare, e anche dell’individuale.

    uno sociale, cioè anche personale: questo individuo vestito di sintentico, che si vede sempre di spalle nell’atto incompiuto e incominciato di salire una inadeguata scaletta (spesso illuminata con dei led), furtivo come un ladro che non può portare via nulla nè nulla donare, inconsapevole e riottoso nella sua resistenza materica eppure sconfitto nella sua vocazione immaterica, incapace di suscitare alcunchè di immaginifico, sprecato a sua volta, prodotto dal lavoro materiale e umano di persone, spesso bambini, che non sanno cosa sia il natale e che delle sue derive consumistiche subiscono solo il male e gli eccessivi riflessi, sfruttati dalle aziende occidentali, costretti a respirare la sua plastica e i suoi coloranti tossici, chini sulla realizzazione di un volto terrificante perchè invisibile a tutti fuorché a chi sa di avere favorito la sua scalata immobile, freezed, congelata in un eterno presente che si traduce in un mai del dono, è un oggetto disonesto, materializzazione del degrado culturale e materiale della società contemporanea, che mi produce fastidio e paura.

  6. gianna cataudella scrive:
    dicembre 21st, 2008 alle 19:34

    “Anch’io purtroppo mi ritrovo un babbo natale rampicante nel giardino dei vicini che è sotto casa mia! Ma che senso ha mettere sto babbo natale che si arrampica? E’ finto!! A che serve allora? E’ una moda? Direi si , ma molto stupida!!!

  7. Barba scrive:
    dicembre 21st, 2008 alle 20:22

    C’è modo e modo di spettare l’arrivo di Babbo Natale senza doverlo necessariamente dotare di chiodi, corda e picozza. Noi, che abitiamo al piano rialzato di un condominio, da anni appendiamo alla nostra porta di entrata un calendario d’avvento (tipico della cultura altoatesina) con delle tasche sufficientemente grandi per contenere un pò di dolci. Abbastanza per accontentare i bambini che abitano ai piani superiori. Il mattino, quando scendono per andare a scuola si servono, chi in maniera furtiva chi con piglio più deciso ma con moderazione per non lasciare senza gli altri. Quando ci vedono, durante la giornata, ci dispensano tutta la loro gratitudine con ampi sorrisi che sostituiscono quelli dei nostri nipotini che vivono lontano.

  8. lorena scrive:
    dicembre 21st, 2008 alle 20:28

    sono così tanti questi bambocci che mi ero convinta che l’italia avesse il cervello fuso , mi compiaccio che almeno noi ne siamo fuori Daniela grazie della descrizione , condivido tutto , soprattutto sul “degrado culturale e materiale della società” da tempo ho fatto la mia scelta, che è quella di non fare regali, sia per grandi e piccini , ai piccoli ho spiegato che hanno molto più del necessario i nonni se possono e quando è possibile si offre a chi non ha nulla.

  9. Mariantonietta scrive:
    dicembre 21st, 2008 alle 22:22

    Leggo con grande sollievo: pensavo di essere spocchiosa e assai poco “buona” a Natale. Li detesto!

  10. danith scrive:
    dicembre 21st, 2008 alle 23:05

    la prima volta che vidi uno di questi “cosi” appesi alla righiera di un balcone lanciai un urlo, pensavo fosse uno che si voleva suicidare 😐

  11. Ale scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 09:10

    Che carino Barba, delizioso! Mi immagino i sorrisi beati… dei fanciulli. :)))))) Ma lì avete in tutto usanze così carine comunque. Quelle casette di legno TUTTE con i fiori alle finestre, anche nei paesini più piccoli, una pulizia, un’estetica curatissima!
    Vabbè, ari-Auguri con saluto di prima mattina, risparisco che ho da fare ma lo dovevo dire che il ‘ritrattino’ di Barba mi è piaciuto un sacco! bises.

  12. rosanna scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 10:18

    sono d’accordo con voi, quei poveri Babbo Natale appesi, mi fanno una grande pena, spero proprio sia una moda che finisca presto, ciao e Buone Feste e tanta serenità a tutti

  13. StellAlpina scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 11:24

    Barba, davvero un bel gesto il vostro. Complimenti!

  14. elena scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 11:26

    Alcune digressioni sul tema:
    1) Ma poi ci si è dimenticati che la filologia del babbo natale (ma poi perchè è vestito di rosso con i bordi bianchi, c’entra qualcosa una nota multinazionale di soft drinks?) comunque, la filologia del babbo natale pretende che questi non si arrampichi sui balconi, ha già una certa età, lui… piuttosto che parcheggi sul tetto il suo carro zeppo di regali trainato dalle renne.
    ma qui di renne appese non ne ho ancora viste, merito degli animalisti? Povero Rudolph, così trascurato…

    2) prendono tutti freddo e a una certa età scalar balconi con queste temperature può essere fatale… non esiste più pietà per i vecchietti?

    3) e se poi cadono, chi li soccorre?

    beh, per adesso basta cosi, ho già delirato abbastanza, stamattina 😛
    buon natale a tutti, e coprite bene i vostri babbetti e se non sono i vostri quelli dei vostri vicini :)

  15. franca scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 12:13

    Mi associo a tutto ciò che avete scritto sugli “impiccati Babbo Natale”
    Bellissima la tradizione altoatesina,di cui parla Barba.
    Incarna una delle prerogative dell’autentico Natale:DARE.

  16. lorena scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 12:44

    mi ricordo il mio Natale da piccola, abitavo in una casa isolata circa tre km dal centro abitato ,nelle valli di campotto eravamo solo io mio padre e mia madre , poi i miei zii , con 5 figli, ricordo l’arrivo degli zampognari, facevano tanti km per portare l’annuncio ai piccoli paesi.
    Era già festa solo sentirli arrivare.
    Alla vigilia , si favevano i cappelletti , io aiutavo mia mamma,a sistemarli, mia mamma li contava anche ,poi per tradizione si faceva la zuppa inglese, ed io potevo finalmente leccare il tegame e i cucchii , già pregustavo i sapori del giorno successivo, “pancia mia fatti capanna “mi dicevo, in quei giorni anche i mandarini facevano capolino , facevano un profumo incredibile, anche perchè le bucce si mettevano sulla stufa che odoravano anche di più.
    Mio padre portava a casa un ramo piccolo di abete, che noi addobbavamo con caramelle , torroncini, e baci, quelli tradizionali dalla carta rossa, che mio padre portava a casa dal bar ed io per settimane li conservavo gelosamente in una scatole da scarpe, all’arrivo della befana , potevo finalmente gustare il mio tesoro.
    Babbo Natale non portava doni, ma solo la Befana e anche pochi , ma quei pochi mi hanno fatto sognare fino a sette anni quando un mio cugino mi ha svelato il segreto , accippicchia che peccato avrei voluto sognare ancora

  17. latorredibabele scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 13:34

    Il 5,3% delle famiglie italiane alla fine del 2007 ha dichiarato di avere avuto nel corso dell’anno «momenti con insufficienti risorse per l’acquisto di cibo». Il dato emerge dall’indagine dell’Istat sulla distribuzione del reddito e le condizioni di vita in Italia.

  18. Barba scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 20:31

    @Ale, StellaAlpina, Franca, credetemi il bello non è tanto il nostro calendario d’avvento sulla porta. E’ vedere ragazzini che, pur piccoli sanno apprezzare un piccolo gesto. Lo scorso anno Stella, una bambina di dieci anni che abita al secondo piano, in cambio di qualche dolcetto ci ha lasciato un biglietto di ringraziamento vergato e disegnato su un post-it. Lo conserviamo tra le cose “da tenere”

  19. Ale scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 23:57

    Ma infatti Barba, per me era… l’insieme. Non sono tipo da “presepe”… nel senso metaforico del termine – non ho nulla contro almeno i presepi… ;))) -. era la semplicità che con poche parole, e gesti, ricreava quell’armonia… che non trovo più. Mi era arrivata sia la tua affettuosità armoniosa e piena di pace e letizia, sia i loro sorrisi beati e infantili! sei stato grande è, con pochissime parole! Non so hai ricreato come secondo me era… tanto tempo fa, la vita. E com’ero anch’io… e lo dico senza presunzione o ‘abbellimenti’, fino addirittura a non tantissimi anni fa. Coi bigliettini intendo, di gratitudine, certo sì ai bambini mi riferivo non sia mai a qualità “genitoriali”…. :-) Un Bacione! Tenerissimo, ti trovo, insieme a loro.

  20. ebola scrive:
    dicembre 23rd, 2008 alle 00:24

    E’ colpa delle renne

  21. Ale scrive:
    dicembre 23rd, 2008 alle 01:16

    :))))) C’è ancora qualcuno che non dorme? menomale! Mia cara ebola, non volevo dirlo ma hanno scritto di peggio: “spezzeremo le renne a babbo natale”. Da quel mio (ex!) perfido al vetriolo GELOSO nevrotico ma… insostituibile Maestro!
    Eh, altra dedica prima o poi… se Pino lo permetterà ma mi mancano!! Perfidi insostituibili maestri, bè proprio maestri no…, di riti dionisiaci! ah! il mio Natale :-)

  22. Ale scrive:
    dicembre 23rd, 2008 alle 01:21

    Pino mi sa che esagero.. più che altro per farmi capire vabbè, ho sonno.. tutto sommato. Carina però! ebola. pensaci tu eh! non mi pubblicare sennò.

  23. ebola scrive:
    dicembre 23rd, 2008 alle 18:00

    “cara ebola”

    ehm…

    meglio: caro.

    😉

  24. Ale scrive:
    dicembre 24th, 2008 alle 01:54

    Pardòn :-)

    Auguroni a tutti di cuore, ma non di Natale… proprio di Vita. Non posso nascondere l’angoscia ‘stasera’, per ciò che leggo ma che so e conosco da tempo… e dunque meglio che non mi esprimo. Non riesco ad essere ottimista, proprio per niente mi dispiace. E a chi parla di “disfattisti” o pessimisti chiedo: sono tutte comparse prese a cinecittà? i senza lavoro, i precari, i cassa integrazione, ecc. ecc. ecc.? …………………
    Un saluto sconsolato e angosciato ma… andiamo avanti. Baci.

  25. ebola scrive:
    dicembre 24th, 2008 alle 15:58

    don’t worry, have a good time anyway …
    virus’ kiss *

  26. Ale scrive:
    dicembre 24th, 2008 alle 16:41

    … con Mastercard! (la loro….)
    ..and I’m a m material girl…..
    Ciao terribile ebola! :-)

  27. AleMaRo scrive:
    dicembre 28th, 2008 alle 14:29

    Il vessillo più adeguato da esibire per dichiarare il proprio vuoto culturale. E i nanetti dove li mettiamo?
    A giudicare dalla loro diffusione non sono per niente ottimista.

  28. Gli impiccati « InQuestoMondoDiSquali scrive:
    dicembre 23rd, 2010 alle 18:45

    […] se ne vedono di meno in giro adesso. Ricordo che due anni fa, per il Natale 2008, pubblicai un post su questi Babbinatale impiccati perchè ne erano letteralmente pieni i balconi di tutte le città. […]

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