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Quelle che vanno in vacanza

By pino scaccia | dicembre 21, 2008

Stella è la fidanzata di Carlo, un alpino appena tornato dalla missione in Afghanistan. Sono andati a Zanzibar e, come promesso, una di “quelle che restano a casa” ha voluto condividere con la tribù qualche attimo della vacanza.

Zanzibar. (…) Ecco le foto fatte a Stone Town, quelle in cui si vedono le strade, i negozietti ai lati, persone in bici o a piedi, mi hanno dato la sensazione di rivedere le foto di Carlo scattate però a Kabul! Zanzibar è bellissima…ma molto povera! Un giorno abbiamo girato un po’ a piedi per vedere cosa c’era fuori dal villaggio…mi si è stretto il cuore! Abbiamo visto una scuola…quattro pareti e basta. Il “dirigente” ci ha chiesto penne per i bambini… Stella Immagini

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Topics: africa, tribù | 13 Comments »

13 risposte per “Quelle che vanno in vacanza”

  1. Stella scrive:
    dicembre 21st, 2008 alle 16:19

    E già che ci siamo, adesso vi faccio anche un resoconto del nostro bel viaggio!
    Allora, dopo 3 giorni a L’ Aquila, al freddo e al gelo, trascorsi sulla neve a divertirci con lo slittino, il 9 dicembre siamo partiti per Zanzibar, da Roma. Partenza ore 00:40 circa (del 10 a questo punto). Viaggio tranquillo, abbiamo dormito un po’. “Signore e signori benvenuti a Zanzibar. Sono le 9:30 ora locale. L’ atterraggio è avvenuto in anticipo” Dunque, dopo 7 ore di volo eravamo arrivati. Prima di scendere abbiamo compiuto il rito della vestizione, o meglio della svestizione! Scesi dall’ aereo siamo entrati subito a contatto con l’ atipicità dell’ aeroporto zanzibarino. Bagagli ammassati e senza un rullo per ritirarli…e mance a destra e a manca per evitare che venissero aperti! Dopo un’ oretta partiamo, diretti a Nungwi, situato a nord dell’ isola. Cosa abbiamo visto lungo il percorso verso il nostro villaggio?…tanta povertà… Eppure i bambini giocavano e si divertivano, salterellavano e cantavano, le donne si dedicavano alle spezie, gli uomini erano perlopiù in giro, in bici o a piedi. C’erano anche tanti animali che a noi sembravano mucche ma in realtà erano gnu, magri e fiacchi. I bambini soprattutto ci salutavano, rincorrevano la nostra navetta gridando “Hello!”, “Jambo!”. Altri alzavano semplicemente le manine e poi si nascondevano, quasi intimiditi. La guida ci ha spiegato che Zanzibar è un arcipelago formato da due isole, una più grande ed una più piccola. Noi ci trovavamo in quella più grande, Unguja, lunga circa 90 km e larga 40. La cosa predominante era il verde e le spezie messe ad essiccare sul ciglio delle strade. E poi di straordinaria bellezza il paesaggio, il mare, le spiagge. Proprio Unguja è quella che tutti noi chiamiamo Zanzibar e nel gergo locale significa “terra dei neri”. L’ Altra isola è Pemba e si trova più a nord. Dopo poco più di un’ oretta arriviamo a Nungwi e raggiungiamo il nostro villaggio, su cui non mi dilungherò poichè era un villaggio come tanti altri e come struttura e fasto era fortemente dissonante con la realtà circostante. Certo siamo stati accolti bene dai locali, siamo stati molto molto bene, abbiamo mangiato tanto pesce, tanta frutta (ananas, banane piccolissime o lunghissime, papaya, mango, passion fruit….). Ci voleva anche quello! Il primo giorno è passato in fretta, forse per la stanchezza, il caldo. Già dal giorno successivo abbiamo iniziato a deliziare i nostri sensi grazie alla splendida vista mare della nostra camera! E subito c’è stato l’ assalto dei beach boys, famosi proprio per l’ essere come sanguisughe (in senso positivo!). A riguardo avevo letto diverse cose in internet. In pratica sono ragazzi sempre presenti in spiaggia e propongono le stesse escursioni proposte dal tour operator del villaggio in cui si risiede…ma a prezzi decisamente inferiori! Dopo un po’ di titubanza abbiamo deciso di fidarci e con loro abbiamo fatto due escursioni: la prima a Stone Town, la capitale di Unguja. Non vi racconto la disavventura per arrivarsi. Una città non particolarmente interessante (a mio avviso). Tanti negozietti, tante persone che ti invitano a visitare il proprio negozietto…e a comprare ovviamente! Qualcuno faceva anche il baratto! Stone Town è la cosiddetta “città di pietra”. Lì abbiamo visto tante donne con il velo, una minoranza anche con il burqa, o comunque con il volto completamente coperto, eccetto gli occhi. Nell’ aria predominava un cattivo odore, misto però al profumo delle tante spezie. Il centro è fatto di tanti vicoletti brulicanti di bambini e commercianti. Fuori dal centro c’è il cosiddetto Palazzo delle Meraviglie, voluto dal Sultano Bargash, che vi conduceva una vita divenuta leggenda per gli occidentali a causa delle sue cento concubine, amate cinque alla volta ogni notte, e per il fasto e la ricchezza in cui viveva, a differenza della popolazione!. È la costruzione più imponente dell’isola e venne bombardata dagli inglesi che punirono il sultano, reo di non rispettare gli accordi sull’abolizione della schiavitù. Particolari a Stone Town erano anche le cosiddette Porte arabe, fatte di legno ma con sporgenze in ferro per resistere ai colpi degli elefanti. Non le ho fotografate perchè,a dirla tutta, avevo paura di tirar fuori la digitale. Poi però mi sono resa conto che lì non sanno proprio cosa voglia dire delinquere o commettere un reato! Si girava tranquillamente anche da soli! Altra escursione l’ abbiamo fatta all’ isola di Mnemba, situata a nord-est di Unguja. Dopo 2 ore di traversata a vela, durante le quali sia io che Carlo siamo stati male, siamo arrivati. Snorkeling per ammirare la bellissima barriera corallina. Sull’ isola non siamo scesi perchè privata… Sì sì. I beach boys c’hanno raccontato che l’ isola è stata comprata da un ricco inglese, se non erro, e per visitarla bisognava sborsare 100 dollari a persona! Ovviamente non ne avevamo la minima intenzione! Siamo invece scesi su una spiaggia poco lontana, dove i ragazzi hanno organizzato per noi un’ ottima grigliata di pesce, tanta frutta e poi di nuovo a vela per tornare. E per fortuna il nostro stomaco non ha fatto i capricci come all’ andata! Altre escursioni non abbiamo potuto fare proprio perchè tutte prevedevano un’ oretta di navigazione… Sarebbe stato bello, tuttavia, fare il bagno con i delfini, visitare il mercato degli schiavi su Prison Island o ammirare le tartarughe giganti!
    Il fenomeno della bassa marea ci ha permesso di fare delle lunghe passeggiate durante le quali abbiamo potuto ammirare la laboriosità dei zanzibarini di ogni fascia di età, tutti intenti nella pesca! E l’ ultimo giorno abbiamo visitato il villaggio di Nungwi, la scuola, il villaggio dei pescatori con relativo mercato del pesce. Tanti bambini, tanta povertà, ma ugualmente tanta allegria e tanti colori! Di questo ci ricorderemo ogni volta che ripenseremo a Zanzibar!
    Adesso devo scappare! Scusatemi per lo sproloquio.

  2. lorena scrive:
    dicembre 21st, 2008 alle 20:32

    mi ricordo un mio viaggio in Nigeria, arrivati di notte, abbiamo penato molto per non essere derubati, per arrivare all’Hotel ci siamo affidati alla polizia, il capo poliziotto ci ha fatto scortare fino all’hotel, poi il giorno dopo , quasi non capendo chi fosse è tornato non più in divisa per chiedere la mancia .

  3. pino scaccia scrive:
    dicembre 21st, 2008 alle 23:00

    La Nigeria! E’ stata la mia prima trasferta difficile. E rimane dopo tanti anni una delle più difficili in assoluto. La corruzione lì rade al suolo tutto. Ne potrei raccontare tante.

  4. lorena scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 09:09

    eravamo ospitati allo sherathon , pieno di moquette , perchè tali hotel li fanno con la stessa caratteristica, risultato fuori dalla stanza una volta alla settimana per disinfettare la stanza , per un paio d’ore, suppungo , per cimici e quant’altro . dopo un paio d’anni diventano cattedrali nel deserto, perchè dopo la costruzione nessuno pensa alla manuntenzione.
    Noi eravamo fortunati , essendo seguiti da un Ingegnere che aveva organizzato il convegno e ci seguiva passo passo.
    Però una mattina in centro , a fare delle foto, quando si è avvicinato un poliziotto, con fare aggressivo, non capivamo, poi un nostro amico ha incominciato a declinare frasi del corano a quel punto abbiamo proceduto con tranquillità .Poi ci ha spiegato l’amico che era minaccioso perchè puntavamo l’obbiettivo verso una moschea.
    Legos sarebbe anche bella e caratteristica, tutta su un delta, ma inquinata e sporca, tutte le fogne a cielo aperto,
    L’ingegnere amava fare cose temerarie, un giorno ci ha portato in un fiume del delta, per farci arrivare al mare, con la barca, probabilmente neppure lui aveva previsto la lunghezza del viaggio, durato ore interessante vedere lungo il delta, tutte le capanne, le famiglie , che si tuffavano per raccogliere non so cosa dal fondo, in un accqua così lurida che noi per scherzo dicevamo che se avessimo messo un dito ci veniva una infezione, quando Dio ha voluto stanchi assetati siamo arrivati al mare, ai margini vivevano degli indigeni con tanti bambini, ad un ordine dei nostri accompagnatori , un gruppo si è arrampicato su un albero di cocco , prendendone in quantità, poi con un macete tagliato la cima così ci siamo abbeverati e mangiato, non oso ancora pensare quante altre cose avesse tagliato quel macete, ma ho ancora in bocca il dolce sapore del cocco, i bimbi tutti intorno, per fortuna avevamo, matite , caramelle, era il 1978, forse ora è ancora peggio che dici Pino

  5. StellAlpina scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 09:39

    Zanzibar, invece, è molto sicura…almeno è l’ impressione che ho avuto! Ho visto tante ragazze girare da sole per la capitale e nessuno le guardava. La mancia la chiedono tutti, ma se non gliela dai non succede nulla. Credo che lì non sappiano proprio cosa sia il furto, lo scippo, il delinquere insomma.
    Riguardo alla polizia, quando uscivamo a fare le escursioni siamo stati fermati tantissime volte ai posti di blocco. Bastava che i nostri accompagnatori dessero loro acqua o soldi e si passava tranquillamente. Per me però questa cosa è stata inquietante!

  6. lorena scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 11:17

    Zanzibar , è sull’oceano indiano , molto turistico,favoloso, come molte isole lo sono , l’africa è altra cosa.

  7. franca scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 12:32

    Oggi è il compleanno di Carmen.
    Un caloroso ed affettuoso :AUGURI.

  8. lorena scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 12:47

    un caloroso auguri anche da me A U G U R I

  9. pino scaccia scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 13:09

    auguri carmen

  10. Carmen scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 13:38

    Grazie!!! sono davvero commossa per il vostro affetto!!!

  11. StellAlpina scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 14:18

    Lo so Lorena che è turistica, però in genere dove c’è povertà c’è lotta per la sopravvivenza, a volte a discapito anche del turista. Io lì non ho visto cose del genere.
    Di nuovo auguri Carmen…
    Due giorni fa è stato il compleanno di un’altra che resta acasa, Margherita. I miei auguri li ha già avuti. Adesso riceverà anche quelli della tribù!

  12. lorena scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 15:22

    scusa StellaAlpina , non era mia intenzione fare un appunto al tuo scritto , anzi molto mi ha stimolato per far riaffiorire i mie ricordi dell’africa
    Auguri a Margherita , che porta il nome della mia adorata nipotina

  13. StellAlpina scrive:
    dicembre 22nd, 2008 alle 23:17

    Pino, grazie per questo post.
    Carmen, ma che fine hai fatto?!?!?!
    Tranquilla Lorena, lo avevo capito. Ti abbraccio.

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