« Auguri da Herat | Main | Vita da campo »
Il nuovo anno con gli angeli afghani
By pino scaccia | Gennaio 1, 2009
Herat (Afghanistan). Una piccola parentesi, molto festosa, dentro la mensa di Camp Arena, conclusa nella notte dal vin brulè secondo la migliore tradizione degli alpini che qui a Herat compongono l’ossatura del contigente (1700 militari italiani di tutte le forze armate). Poi, al mattino, di nuovo in perlustrazione per controllare un territorio ancora molto infido. Usciamo con una pattuglia dei fucilieri dell’aria. Il primo giorno dell’anno qui è un giorno qualsiasi anche perché il calendario afghano sta indietro di sette secoli (a marzo si entrerà nel 1388). Entrare in un villaggio è come adeguarsi al tempo. Siamo in montagna, intere famiglie sono isolate. I militari dell’aeronautica approfittano della ricognizione per portare un minimo di aiuti. Scendiamo ad Agi Kah. Ci accoglie il capo villaggio, con grande cordialità. C’è tutta la popolazione, soprattutto bambini. Giocano, sorridono. Consegniamo latte e altri generi di prima necessità. Gli uomini sono diffidenti, stanno indietro. Ancora più indietro, quasi nascoste, ci sono le donne che qui non vestono il burka. Il capo pattuglia tira un sospiro di sollievo. L’ultima segnalazione riguarda proprio un kamikaze mascherato da donna. I vecchi chiedono un medico, i ragazzi le scarpe. La promessa è per il prossimo viaggio. Tornando alla base, fra montagne stupende sfiorate oggi dal sole, scattano altri allarmi. La pace, da queste parti, è solo apparente. Il servizio al Tg1 delle 20. Sono riuscito a mettere una foto: guardate che meraviglia.
Topics: afghanistan | 20 Comments »


Gennaio 1st, 2009 alle 16:03
Ho fatto un mare di foto stupende, con i bambini nel villaggio. Appena posso le pubblico. Auguri di nuovo a tutti.
Gennaio 1st, 2009 alle 16:07
Ho atteso …inutilmente,un collegamento alle 13.30.
Tutto bene?
Gennaio 1st, 2009 alle 16:13
Va in onda stasera.
Tutto bene.
Gennaio 1st, 2009 alle 16:18
“La pace,da queste parti,è solo apparente”.
Mi colpisce molto,questa affermazione.Per gli Afghani.Per i nostri ragazzi.Per l’umanità tutta.
Gennaio 1st, 2009 alle 16:56
ci farà molto piacere vedere le foto dei bimbi, ti vedremo questa sera . è difficile credere per chi vive in pace , ci possano essere dei posti dove il pericolo può essere in ogni angolo.
Gennaio 1st, 2009 alle 17:39
1388… dici davvero??? No lo sapevo, ma dovevo aspettarmi una diversità di calendario viste le origini del nostro. Le tue descrizioni rendono sempre così perfettamente la scena che sembra di essere lì con te! Buon lavoro.
Gennaio 1st, 2009 alle 17:45
fa pensare che un villaggio la cui arretratezza coincide con il calendario afghano possa nascondere un kamikaze e per di più donna. aspetto il servizio delle 20,buon lavoro
Gennaio 1st, 2009 alle 19:48
Vado ad apirire,. allora, la Tv: questa qui non me la perdo.
Gennaio 1st, 2009 alle 20:22
Che amore,quel bimbo che hai fotografato.
Ho appena visto il servizio delle 20:00.
Gli occhi di quel bimbo che hai ripreso in braccio a una donna sono laghi di tenerezza.
Ancora buon 2009 a tutta la Torre.E al Grande Capo.
Gennaio 1st, 2009 alle 20:24
Visto.
Da occidentale, come negarlo, e da occidentale che non ha mai messo piedi fuori dal’Europa per la precisione, ne son rimasta colpita, naturalmente.
Sai, da una sensazione strana leggere prima cosa si manda in onda, una sorta di piacevole “deja vous”.
Gennaio 1st, 2009 alle 20:29
..E ritornando alle tue parole,Pino, devo annotare, per legge di natura, le differenze rispetto a chi si occupa, invece, di Beni culturali e non di uomini, donne e conflitti. La passione dovrebbe essere la stessa a ben guardare, ma le parole e il costrutto stesso dei servizi subiscono inevitabili variazioni.
In Ot, ma non troppo.
Mi son ricopiata quanto ti lasciai ( ricordi quella che tu definisti una “radiocronaca”?). Ne voglio fare un articolo per il settimanale.
Poi, se ti fa piacere, a pubblicazione avvenuta, te ne mando copia.
( mi pare che tu abbia lasciato l’indirizzo di Saxa sotto un altro post, Pino)
Un Capodanno diverso, il tuo.
Ti auguro con affetto ..BUON 2009! Estendi i miei auguri di mamma ai militari che incontri.
Gennaio 1st, 2009 alle 20:29
è un’immagine stupenda, un’immagine di giovani, un po’ colma di speranza un po’ appunto di calma apparente… che il capodonno del 1388 possa essere migliore?
Gennaio 1st, 2009 alle 21:32
Che meraviglia! Il più piccolino ha la stessa espressione di curiosità interrogativa del mio nipotino Carletto. Suppergiù avrà anche lui due anni… (pì, sbaglio o hai scattato con una reflex?)
Gennaio 1st, 2009 alle 22:07
I vecchi chiedono un medico, i ragazzi le scarpe
già, le scarpe…
Gennaio 1st, 2009 alle 22:10
non solo il calendario ma anche il villaggio afgano è indietro di sette secoli. Perchè ?
Gennaio 1st, 2009 alle 23:16
Carissimo Pino, buon anno a te e al Futuro del popolo afgano! Ieri ho rivisto (sul sito rai: http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,Eventi-Presidenti%5E19%5E47407,00.html ) un messaggio di fine 1983 del Presidente Pertini (non me ne voglia il Presidente Napolitano). La “notizia” può sembrare a prima sVista O.T. e invece quanta attenzione alla pace, ai giovani come forieri di futuro più giusto, ai popoli sofferenti. E quell’orgoglio dell’italianità, tanto diverso dal vuoto “patriottismo” mercantile (di voti & retorica) di gran parte dell’attuale classe “dirigente”.
Un abbraccio e un ringraziamento ancora per il tuo lavoro,
Mauro
Gennaio 2nd, 2009 alle 11:00
Ciao Pino,grazie per i servizi che riesci ad mandare in onda,io cerco di non perdermene uno,cerco di guardare i volti di tutti quei soldati con la speranza di vederci anche il mio compagno.
Vorrei tanto essere li per un saluto,un abbraccio un….semplice sguardo, da dedicare alla persona amata.
Scusate ma….questi giorni di festa mi hanno messo adosso una tristezza,per fortuna che sono passati
Gennaio 2nd, 2009 alle 11:17
Questa immagine è stupenda, è bellissimo il sorriso dei bimbi.Grazie gabbiano.Buon lavoro
Gennaio 4th, 2009 alle 10:38
che occhi! sì gli occhi del bimbo col dito puntato su….chissà cosa, forse sulle nostre…..coscienze ? e che sorrisi….tanto sinceri, dal sapore di tanta pulizia nell’anima !
grazie Pino!
buon lavoro e ….buon….viaggio !
Luglio 25th, 2009 alle 20:24
[...] Si esce sempre con due mezzi. Le regole sono precise e tassative: elmetto e giubbotto indossati, ma il giubbotto è di quelli pesanti, con chili e chili di lastre. Uscire dalla base non è mai routine. Il rischio di attentati è altissimo, lo sanno tutti. I “Lince” sono scomodissimi, ma anche resistenti come nessun altro mezzo. L’ultima volta che sono stato a Herat era Capodanno. Ogni giorno uscivamo e tutte le accortezze erano messe in atto anche per pochi chilometri, appena fuori dell’area protetta. Il percorso è studiato a tavolino, cioè programmato nei dettagli, ma basta un minimo allarme per cambiarlo al volo. L’allarme naturalmente riguarda la segnalazione di un kamikaze, ma la vera insidia restano le bombe, quei maledetti ordigni rudimentali piazzati al bordo della strada e praticamente invisibibili (per non parlare di quando si affronta il deserto). I “Lince” sono adattati per resistere, ma ci sono dei limiti. Generalmente la carica di esplosivo raggiunge i cinque, sei chili. La bomba che ha ucciso Alessandro conteneva sessanta chili di tritolo, un’enormità. E allora non c’è difesa. Capodanno con gli angeli afghani [...]