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Il pianeta Brasile

By pino scaccia | Marzo 23, 2009

San Paolo (Brasile). Parto domattina per Brasilia, dove tornerò ad affrontare di petto l’ingarbugliata vicenda Battisti, e mi rendo conto di lasciare un altro mondo. Così diverso da Rio ma anche dalla capitale. Questo Paese è un continente, non un Paese, anzi un pianeta. E tutte queste realtà così diverse ne contengono all’interno mille altre. Quanto è diversa, per esempio avenida Paulista con grattacieli e lusso dal coloratissimo e allegro mercato della rua intitolata al 25 maggio. Una cosa accomuna sicuramente tutti i brasiliani. Tutti, ricchi e poveri, fanno solo quello che devono fare, cioè il minimo. Si lavora seriamente due, massimo tre giorni a settimana. Il resto fiesta, o comunque siesta. Insomma, mai sforzarsi troppo: la vita va presa per come viene. Forse dovremmo imparare, noi sempre affannati e schizzati.

Topics: brasile | 15 Comments »

15 risposte per “Il pianeta Brasile”

  1. Padre Brown scrive:
    Marzo 23rd, 2009 alle 11:53

    E’ quello che ogni volta che vado in un paese caraibico cerco di far capire a chi sta a casa.. quello che ci “costa” il nostro benessere. Anche a Cuba, nella sua complessità (e inutile sollevare un polverone ideologico non è di quello che parlo) quando sono andato da un contadino a chiedergli aiuto era sulla sua poltrona (di una auto) nel campo e fumava il suo “puros”.. beato come poche facce avevo visto nella mia “avanti” Italia.. voglio dire: abbiamo molto è vero, ma siamo sicuri che il prezzo che abbiamo pagato per quello che chiamiamo benessere non sia troppo alto?
    Un aneddoto: avevo un appuntamento con il ministro del turismo cubano. Ministro! da buon europeo arrivai alle due in punto. Alle quattro non era ancora arrivato. Chiesi alla segretaria e lei tranquillamente mi disse: ieri ha piovuto tutto il giorno. Sicuramente oggi sarà al mare con i figli. Infatti il giorno dopo era al lavoro e non fece nessun cenno di scuse per il giorno pirma. Era normale che fosse andato al mare!.. fantastici!

  2. Stella scrive:
    Marzo 23rd, 2009 alle 13:18

    …stressati e senza il tempo di fare niente, neppure le cose più importanti! Hai ragione, dovremmo imparare.
    Sono stata colpita dalla vivacità dei colori di questa foto, tipica del Brasile!

  3. pino scaccia scrive:
    Marzo 23rd, 2009 alle 18:14

    sul senso del tempo c’è una vera antologia
    ricordo l’altra volta che dovevo vedere un funzionario dell’amministrazione penitenziaria per chiedere il permesso di entrare nel carcere dov’è battisti
    finalmente la segretaria mi fissa un appuntamento: “alle 10 domattina” mi dice
    allora io: “ah, l’appuntamento è alle 10″
    “No – replica lei – è alle 9 ma tanto prima delle 11 non arriva”

  4. Cassandra scrive:
    Marzo 23rd, 2009 alle 20:59

    Dopo anni in cui son stata presa in giro se nel week-end non ho scalato due montagne, invitato 16 persone a pranzo, partecipato alla lettura di poesie al circolo e impazzato in discoteca, noto, con sollievo, che sta prendendo piede una nuova tendenza: la lentezza.
    Assaporare, comprendere, degustare.
    Il 9 marzo si è festeggiata la giornata mondiale… per ora è solo una curiosità “trendy”, ma chissà non ci renda mano a mano più consapevoli, come lo “slow food” ci ha educato alla ricerca della provenienza del cibo.
    Dopotutto: quanti momenti sono altrettanto belli della lettura di un libro appoggiati al tronco di un albero in primavera?
    Una pigra irriducibile come me non può far altro che approvare, soddisfatta.

  5. barbara brunati scrive:
    Marzo 23rd, 2009 alle 21:41

    Fare il minimo indispensabile, e farlo lentamente…per un’iperattiva come me, un viaggio in Brasile sarebbe una vacanza terapeutica.
    Ma credo che anche per un gabbiano sempre in volo la filosofia brasiliana sia quasi utopia…e non ci si abitua mai del tutto a riposare, quando si è sempre in movimento.

  6. pino scaccia scrive:
    Marzo 23rd, 2009 alle 23:17

    è una questione di clima e anche di cultura
    all’inizio anch’io in certi posti mi adagio, mi serve, mi ricarico ma dopo un pò diventa stressante per noia o per difficoltà oggettive se non sei in vacanza ma per lavoro
    lavorare qui senza orari, senza impegni è un guaio specie quando ti devi rapportare – come me – a orari precisi
    però dovremmo rallentare un pò anche noi, stiamo esagerando

  7. franca scrive:
    Marzo 23rd, 2009 alle 23:55

    A volte il tema dei ritmi di vita di particolari luoghi del mondo può sembrare una delle tante leggende metropolitane. Per quanto mi riguarda,essendo nata in Sicilia, posso assicurarvi che è una cosa contagiosa, talmente contagiosa che dopo un periodo di incubazione chi ci viene a trascorrere qualche tempo si ammala.
    E’ una lentezza, che oltre a manifestarsi nei movimenti del corpo, fa la sua apparizione anche nei processi delle sinapsi. Penso, ragiono e capisco come se fossi un auto costretta a utilizzare esclusivamente la seconda marcia.
    Ovviamente,tutto ciò,ha i suoi vantaggi:
    un tempo più lungo per prendere decisioni e di conseguenza scelte più oculate,
    un godimento tutto particolare dei dettagli,una relazione più prolifica con le persone che condividono gli stessi ritmi.
    Ma,anche,svantaggi:
    pericolo di farsi prendere dal dolce far niente,
    non riuscire mai ad arrivare con puntualità ad un appuntamento,
    non riuscire a cogliere le occasioni della vita a tempo.
    Per quanti soffrono di stress, panico da telefonino,d’ informazioni, ansia delle giornate che non bastano mai, consiglio vivamente di trasferirsi almeno 4 mesi all’anno in Sicilia.

  8. Sissi scrive:
    Marzo 24th, 2009 alle 01:01

    Mah, condivido così così. Nel senso che mi piacerebbe tanto essere come loro, caldi sorridenti e solari, poter ballare sul mare a ritmo di samba è meraviglioso… Come mi piace tantissimo lo spaccato di vita descritto da Cassandra, o l’armonia interiore di franca con le sue parole e poesie vibranti di vita e amore. Come rimpiango la semplicità che c’era una volta, da noi, serenità dolce e pigra ma ve lo ricordate?! Sembrano passati millenni… almeno per me.
    Ma ora, scusate, ma è un casino tale… che già è tanto se sopravviviamo e si lavora senza farlo davvero tre giorni a settimana!
    Vabbè, non ricomincio. Con le mie angoscie ma che secondo me non sono soltanto mie, credo (pure se me n’è capitata un’altra tra capo e collo che sono sfinita) solo che, in parallelo, alla joie de vivre… continuo a pensare che la vita sia più importante e sacra come cammino. Anche perchè è diventata un casino. Ecco. Poi certo, cuor contento Dio li aiuta! Fortunati che riescono a ballare e a ridere sempre… io è già tanto se ricominciassi a farlo.
    Ciao, un saluto a tutti.

  9. Toni scrive:
    Marzo 24th, 2009 alle 11:26

    Oggi, anche in Brasile i cattolici celebrano l’anniversario del martirio dell’Arcivescovo di San Salvador Mons. Oscar Romero, assassinato il 24 marzo 1980 mentre celebrava la Santa Messa, vero simbolo dei cattolici perseguitati in molte parti del mondo.

  10. Sissi scrive:
    Marzo 25th, 2009 alle 02:13

    Tutt’è…. non rifarlo…. :) ))
    Sai com’è, il circolo vizioso annoia. E poi.. non sarebbe Virtuoso…!

  11. Stella scrive:
    Marzo 25th, 2009 alle 21:53

    Franca! Hai dato supporto ad una mia considerazione fatta anni fa, quando andai a trascorrere le vacanze estive in Sicilia, a Sciacca. Chiedevamo indicazioni stradali e ci dicevano “a 200 m”, ma in realtà erano 2 km! Chiedevamo quanto avremmo impiegato per… e ci rispondevano “10 minuti”, ma in realtà era un’ora! Ed era bellissimo perchè ormai, dopo i primi giorni, avevamo ormai imparato i loro “fusi”…
    P. S. A Zanzibar, per preparare un caffè, i simpaticissimi, gentilissimi e cordialissimi barmen della spiaggia impiegavano anche 20 minuti, e dico 20! E il loro motto, che poi divenne anche il nostro per tutta la settimana, era…cavolo! Ho un’amnesia pazzesca… Ve lo faccio sapere subito!

  12. Stella scrive:
    Marzo 25th, 2009 alle 22:01

    POLE POLE…

    Pino, vorrei raccontare la mia giornata partenopea di oggi e soprattutto l’ indignazione per l’atteggiamento dei vigili nei riguardi dei ragazzi di colore con le bancarelle… Dove posso farlo?

  13. Marilena Rodi scrive:
    Marzo 27th, 2009 alle 14:19

    Uh, che dolce suono ode il mio orecchio.. lentezza..
    Non che trattasi di qualcos’altro?
    Oh, forse armonia.
    Il nostro quotidiano è costellato di cotanti stimoli, bombardato d’informazioni spesso inutili, riempito di affanni inevitabili e veleni gratuiti. Che possiamo fare, noi (non)pionieri di fatiche spirituali? Contare. Come quando una volta ci hanno raccontato che occorre contar le pecore per addormentarsi..
    Contare è anche distrarsi, favorire una riflessione cautelata, equilibrare l’attesa.
    Lentezza è anche il quieto curarsi la mente, i sentimenti e le emozioni.
    Quante volte capita di “intendere” male per frenesia o per virtualità?
    Pensare quel che diciamo e scriviamo, immaginando di leggerci o ascoltarci, ci farebbe un gran bene..

  14. MAXI scrive:
    Agosto 10th, 2009 alle 15:04

    Non concordo con l’utima afirmazione. In São Paulo si lavora ….e molto !

  15. pino scaccia scrive:
    Agosto 10th, 2009 alle 15:46

    ma guarda che era assolutamente positivo: ho detto che bisognerebbe imparare

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