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Cinque mesi, non dimentichiamolo

By pino scaccia | maggio 14, 2009

Rapito il 15 gennaio. Domani saranno cinque mesi. Eugenio Vagni sta sempre in fondo all’arcipelago delle Filippine, nella giungla, in mano ai terroristi. Volontario della Croce Rossa, sessantenne, è stato preso a Sulu, nella piccola isola di Jolo. Erano stati sequestrati in quattro, è rimasto prigioniero lui soltanto, dopo la falsa notizia della liberazione. Forse è stato venduto a un’altra banda e la grande difficoltà è proprio di capire chi lo ha in mano: è complicatissimo da quelle parti allacciare contatti. Il clima di sospetto è pesante, il governo è duro. “Se sai chi sono i rapitori, sei praticamente alla fine della trattativa” mi diceva a Manila un ufficiale del Sismi dopo la liberazione di padre Bossi. Cinque mesi non sono tanti, altri sequestri sono durati di più (per esempio, padre Benedetti: sei mesi) ma è importante non dimenticarlo. Solo con un’opinione pubblica che preme, si può arrivare a un risultato. Video

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Topics: filippine | 8 Comments »

8 risposte per “Cinque mesi, non dimentichiamolo”

  1. Melania Gastaldi scrive:
    maggio 15th, 2009 alle 13:35

    Grazie per averne parlato anche qui, Pino. Oggi sono 5 mesi che la sua famiglia prega e spera di poterlo riabbracciare.
    Forza Eugenio!!!

  2. latorredibabele scrive:
    maggio 29th, 2009 alle 23:27

    NUOVO CONTATTO CON EUGENIO VAGNI, IL VOLONTARIO DELLA CROCE ROSSA RAPITO A GENNAIO NELLE FILIPPINE DAI RIBELLI ISLAMICI. DOMENICA SCORSA VAGNI HA TELEFONATO ALLA SUA FAMIGLIA IN TOSCANA.

  3. latorredibabele scrive:
    giugno 11th, 2009 alle 08:11

    ZAMBOANGA (Filippine) – Otto persone sono morte in seguito al violento scontro a fuoco avvenuto questa mattina tra le forze di sicurezza filippine e i miliziani di Abu Sayyaf che tengono in ostaggio il volontario italiano Eugenio Vagni. La sparatoria e’ avvenuta nei pressi della citta’ di Indanan e sarebbe ancora in corso. Tra le vittime ci sono due soldati e sei miliziani, mentre altri quattro militari sono rimasti feriti. (Agr)

  4. latorredibabele scrive:
    giugno 13th, 2009 alle 12:54

    Sei militari filippini sono rimasti uccisi oggi in uno scontro a fuoco con i militanti di Abu Sayyaf che dallo scorso gennaio tengono in ostaggio il volontario della Croce Rossa Eugenio Vagni. Lo ha reso noto il portavoce dei «marine» filippini, il colonnello Edgard Arevalo spiegando che lo scontro è iniziato quando una pattuglia è stata attaccata da un commando di 40 militanti a Parang, nell’isola meridionale di Jolo. Nella sparatoria altri 10 militari sono rimasti feriti. È il secondo scontro a fuoco in pochi giorni tra le forze governative filippine ed i membri dell’organizzazione che si ritiene collegata ad al Qaeda che tiene in ostaggio il nostro 62enne connazionale, dopo che in aprile sono stati liberati gli altri due operatori umanitari rapiti con lui lo scorso 15 gennaio. Giovedì erano rimasti uccisi otto militanti e due marine durante un raid dei militari in un rifugio di Abu Sayyaf nei pressi della cittadina di Indanan. Il colonnello Arevalo aveva spiegato che l’ostaggio italiano non si trovava con il gruppo dei ribelli: « »Devono averlo trasferito: sanno che stiamo raccogliendo dati di intelligence contro di loro e sanno di non poterlo tenere fermo in un posto«, aveva dichiarato.

  5. latorredibabele scrive:
    giugno 14th, 2009 alle 11:13

    Eugenio Vagni, l’operatore della Croce Rossa Internazionale sequestrato cinque mesi fa dai ribelli di Abu Sayaf nelle Filippine, e’ ancora vivo. Lo ha reso noto il portavoce della Marina di Manila il tenente colonnello Edgar Arevalo alla radio locale DZBB citando alcuni rapporti dell’intelligence. “Le nostre informazioni sono certe: e’ vivo” ha detto Arevalo. Il militare ha anche fatto sapere che le truppe stanno continuando le loro operazioni di ricerca dopo che ieri cinque soldati e un poliziotto sono rimasti uccisi in un imboscata del gruppo estremista islamico che tiene in ostaggio l’italiano. Vagni, 62 anni, e’ stato rapito a gennaio scorso sull’isola di Jolo insieme a altri due dipendenti della Croce Rossa entrambi rilasciati. Secondo le informazioni date dal tenente colonnello Vagni, che soffre di un’ernia, sarebbe nella giungla di Jolo insieme ai rapitori.

  6. Claudio Ausilio scrive:
    luglio 5th, 2009 alle 08:39

    Ho ricevuto questo appello, dalla moglie di Eugenio Vagni, con la richiesta di farlo conoscere, per richiamare l’attenzione a livello nazionale su questo caso. Dopo alcune notizie nei mesi scorsi che davano per imminente una sua liberazione, su questo caso è sceso il silenzio..

    “Il mio nome e’ Khwanruean Phungket, sono la moglie di Eugenio Vagni, delegato del Comitato Internazionale della Croce Rossa, rapito dal 15 gennaio 2009 dal gruppo Abu Sayaf nell’isola di Sulu nelle Filippine.
    Ogni giorno che passa e’ sempre piu’ difficle per me e la mia famiglia, per gli amici e i colleghi di Eugenio. Eugenio e’ in ogni momento nei nostri pensieri, ma siamo tutti estremamente preoccupati per lui. I due nostri figli hanno bisogno di lui. Io ho bisogno che Eugenio torni subito con noi. I suoi fratelli e le sue sorelle hanno bisogno di lui. Per tutti noi, e’ necessario che Eugenio torni al piu’ presto con la sua famiglia. Chi puo’ aiutarci ora? A chiunque possa fare qualcosa in questa crisi, chiedo di fare tutto il possibile perchè’ Eugenio Vagni sia rilasciato al piu’ presto. Chiedo per favore di aiutarci adesso.
    Eugenio e’ detenuto da oltre 5 mesi. E’ troppo tempo e oggi ancora ogni soluzione sembra essere lontana. La sofferenza e l’agonia di Eugenio e della sua famiglia per non sapere quando questa tragedia potra’ finire sono troppo da sostenere. Ancora oggi la nosta famiglia continua a soffrire giorno dopo giorno, pregando in silenzio e sperando che Eugenio possa presto tornare alla sua casa con noi.
    Rivolgo un appello al Capo del Governo italiano, al Governo italiano e all’intero Parlamento a trovare una soluzione per la liberazione di Eugenio Vagni perché possa tornare nel suo Paese e rimanere con la sua famiglia e avere di nuovo una vita normale. Chiedo aiuto adesso.
    Chiedo alle autorità italiane di fare tutto il possible per la liberazione di mio marito.
    Per favore aiutateci; non c’e’ piu’ tempo da perdere. Le condizioni di salute di mio marito non sono buone. Ha bisogno di cure mediche al piu’ presto. Noi siamo solo normali cittadini e proviamo a fare tutto il possible nelle nostre capacita’.
    In questo momento voglio anche ringraziare il Comitato Internaionale della Croce Rossa, le Autorita’ del governo Filippino, i rappresentanti dello Stato italiano con cui sono in contatto, i cittadini di Montevarchi e tutti gli amici della nostra famiglia che rimangono sempre vicino a noi per aiutarci. A tutti i cittadini italiani, imploro di pregare per il rilascio di mio marito.
    Spero che questta lettera possa richiamare TUTTI ad impegnarsi per la ricerca di una soluzione alla tragica situazione di mio marito, ancora oggi nelle mani dei suoi rapitori Abu Sayaf in Mindanao.
    Grazie a tutti per l’aiuto alla mia famiglia,
    KHWANRUEAN PHUNGKET VAGNI”

  7. Claudio Ausilio scrive:
    luglio 5th, 2009 alle 09:26

    Dal 2 giugno la famiglia aveva perso i contatti con Eugenio. C’erano stati violenti scontri, con morti e feriti di entrambe le parti. La paura che fosse accaduto qualcosa e il suo silenzio, attanagliava tutta la sua famiglia. Il 24 giugno khwan, moglie di Eugenio, ha rivolto un’appello alle autorità italiane chiedendo di fare tutto il possible per la liberazione di mio marito.
    Seguiva un rinnovato appello del Papa per la liberazione di tutti i rapiti e dell’italiano Vagni nelle Filippine.
    Il 26 giugno, Eugenio ha chiamato Khwan. La gioa è stata tanta, poche parole…. nel pochissimo tempo a disposizione Letizia (è la piccola figlia di circa 2 anni) chiamava babbo, babbo, babbo presto, babbo presto ( torna presto)…… Eugenio ha detto che è molto difficile, poco cibo, poco riso e pesce salato, sono stanco e sfinito .. è molto difficile…… Poi si è interrotta la comunicazione. Nella famiglia è ritornata la speranza, ed anche in tutti noi che possa quanto prima essere di nuovo libero.

  8. Appello della moglie di Vagni | La Torre di Babele scrive:
    luglio 5th, 2009 alle 13:28

    […] “Il mio nome e’ Khwanruean Phungket, sono la moglie di Eugenio Vagni, delegato del Comitato Internazionale della Croce Rossa, rapito dal 15 gennaio 2009 dal gruppo Abu Sayaf nell’isola di Sulu nelle Filippine.Ogni giorno che passa e’ sempre più difficle per me e la mia famiglia, per gli amici e i colleghi di Eugenio. Lui è in ogni momento nei nostri pensieri, ma siamo tutti estremamente preoccupati per lui. I due nostri figli hanno bisogno di lui. Io ho bisogno che Eugenio torni subito con noi. I suoi fratelli e le sue sorelle hanno bisogno di lui. Per tutti noi, è necessario che Eugenio torni al più presto con la sua famiglia. Chi può aiutarci ora? A chiunque possa fare qualcosa in questa crisi, chiedo di fare tutto il possibile perché  Eugenio Vagni sia rilasciato al più presto. Chiedo per favore di aiutarci adesso. Eugenio è detenuto da oltre cinque mesi. E’ troppo tempo e oggi ancora ogni soluzione sembra essere lontana. La sofferenza e l’agonia di Eugenio e della sua famiglia per non sapere quando questa tragedia potrà finire sono troppo da sostenere. Ancora oggi la nostra famiglia continua a soffrire giorno dopo giorno, pregando in silenzio e sperando che Eugenio possa presto tornare alla sua casa con noi. Rivolgo un appello al Capo del Governo italiano, al Governo italiano e all’intero Parlamento a trovare una soluzione per la liberazione di Eugenio Vagni perché possa tornare nel suo Paese e rimanere con la sua famiglia e avere di nuovo una vita normale. Chiedo aiuto adesso. Chiedo alle autorità italiane di fare tutto il possibile per la liberazione di mio marito. Per favore aiutateci; non c’è più tempo da perdere. Le condizioni di salute di mio marito non sono buone. Ha bisogno di cure mediche al più presto. Noi siamo solo normali cittadini e proviamo a fare tutto il possible nelle nostre capacità. In questo momento voglio anche ringraziare il Comitato Internazionale della Croce Rossa, le autorità del governo filippino, i rappresentanti dello Stato italiano con cui sono in contatto, i cittadini di Montevarchi e tutti gli amici della nostra famiglia che rimangono sempre vicino a noi per aiutarci. A tutti i cittadini italiani imploro di pregare per il rilascio di mio marito. Spero che questa lettera possa richiamare TUTTI ad impegnarsi per la ricerca di una soluzione alla tragica situazione di mio marito, ancora oggi nelle mani dei suoi rapitori Abu Sayaf in Mindanao. . Grazie a tutti per l’aiuto alla mia famiglia”.  Khwanruean Phungket Vagni Rapito più di cinque mesi fa […]

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