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In diretta dall’Iran

By pino scaccia | Giugno 15, 2009

Foto e filmati da un blog di Teheran  Il reportage del Tg1: l’inviata Tiziana Ferrario

Topics: iran | 9 Comments »

9 risposte per “In diretta dall’Iran”

  1. latorredibabele scrive:
    Giugno 15th, 2009 alle 18:02

    Precipita la situazione post-elettorale a Teheran: momenti di tensione, spari e almeno un morto si registrano alla imponente manifestazione dei sostenitori di Mir Hossein Mousavi. Centinaia di migliaia di persone (c’è chi parla addirittura di due milioni), compreso lo stesso candidato riformista alle presidenziali sconfitto ufficialmente il 12 giugno dal presidente Ahmadinejad, sono scese in piazza, sfidando il divieto imposto dal governo, per denunciare il presidente di brogli e chiedere nuove elezioni presidenziali. Una milizia filo-governativa, stando a quanto constatato da un fotografo della Associated Press, ha aperto il fuoco contro la folla uccidendo almeno una persona.

  2. mat scrive:
    Giugno 16th, 2009 alle 10:22

    Brutta situazione, davvero brutta. Se si destabilizza anche l’Iran sono cavoli amari per tutti. Speriamo bene.

  3. versus scrive:
    Giugno 16th, 2009 alle 13:11

    gli unici sondaggi credibili fatti in iran sono quelli commissionati dalla rete usa abc che in tre occassioni ha sempre confermato il vantaggio di Ahmadinejad nella misura di 2 a 1 su Moussavi ,dato poi confermato dalle urne.

    le proteste dei manifestanti e la conseguente repressione della polizia a me sembra sempre la stessa ,da new york a londra da tehran a genova….

  4. Stella scrive:
    Giugno 16th, 2009 alle 13:43

    Ma non c’è nessuno che possa fare qualcosa? Nessuno che possa far venire alla luce questi brogli? E’ palese che gli iraniani non vogliono comel presidente Ahmadinejad. La comunità internazionale non può niente?

  5. pelek scrive:
    Giugno 17th, 2009 alle 10:01

    Quanti elementi di dissonanza nelle recenti diatribe pro-Mousavi.

    Prima, banale considerazione: Tehran non è l’Iran. Questo Ahmadinejad l’aveva capito benissimo, e ci ha giustamente puntato. I milioni di elettori sparsi per il paese non si identificano con la quota di ventenni nati dopo la rivoluzione e cresciuti tra pasdaran di giorno ed MTV la notte, e le cifre parlano chiaro. L’unico che sembra non averlo ancora capito è proprio Mousavi.

    Secondo: che il “moderato” Mousavi abbia iniziato a proclamare vittoria a scrutinio in corso aveva già di sé del ridicolo; che denunci brogli dopo essere stato travolto è grottesco. Potrei capire la rabbia di chi viene superato con poco scarto, ma se il tuo avversario prende il doppio dei tuoi voti, recita un mea culpa e tornatene a scaldare il té, non a fomentare rivolte, irresponsabile. Leggo che si sarebbe dichiarato “pronto ad un nuovo confronto”; ma perché mai, di grazia, il trionfatore “nemico” dovrebbe prestarcisi, con questi numeri? Alla faccia del pragmatico moderato; questo è proprio un fesso.

    Terzo: da dove salta fuori tutta quest’aura di “riformismo” in capo a Mousavi? Per chi non lo sapesse, costui è già stato per 8 anni capo di stato all’epoca di Khomeini. Ce lo vedo poco, ora che è pure più anziano, a fare la parte del liberatore.

    Quarto: non prendiamoci in giro, se vogliamo criticare il sistema elettorale in Iran non basta appellarsi al riconteggio dei voti a “frittata fatta”. Prima di arrivare al voto di venerdì, il consiglio dei Guardiani della Rivoluzione, potentissimo organo statale, aveva già rasoiato le candidature di altri 400 soggetti circa. Il che implica due ulteriori ipotesi:
    A-che Mousavi sia un ipocrita ad accettare il “sistema” finché funziona per lui, e poi a vaneggiare di “colpi di stato” una volta sconfitto dal referendum;
    B-che se anche Mousavi avesse vinto, non avrebbe cambiato di una virgola l’attuale conformazione del potere in Iran. Proprio perché sarebbe stata un’elezione figlia di uno scrutinio a monte.

    Quinto, ancora sui numeri del referendum e la presunta “sorpresa” di quelli coi lacrimoni della Vannuccini di Repubblica e paccottiglia varia: alla stessa vigilia del voto, nessuno avrebbe scommesso un rial sulla sconfitta di Ahmadinejad. Anzi, la sorpresa è stata quella di vedere un voto a favore inferiore alle aspettative! La stessa CIA dava una proiezione nell’ordine di un semplice 14 per cento a favore di Mousavi. Anche solo statisticamente, aggiungerei, non risulta esserci mai stato un caso di capo di stato che, in Iran, abbia fallito la riconferma del mandato dopo i primi quattro anni.

    Ora, stante la certezza dei numeri e l’infondatezza delle accuse dei delusi sostenitori di Mousavi, proviamo a dipingere scenari e ad interpretare i fatti odierni alla luce dei molteplici interessi in gioco:

    Dalla parte di Khamenei, ovvero del potere che conta in Iran.
    Il paese era, l’abbiamo visto tutti, sotto i riflettori di ogni tv straniera. E’ molto probabile che, dopo il sermone di Obama al Cairo e le elezioni in Libano (che hanno visto la sconfitta di Hezbollah), il referendum iraniano fosse visto come l’opportunità di voltare pagina in tutto il medio-oriente in pochi mesi. E’ verosimile immaginare che la “caduta” di Ahmadinejad fosse un sogno proibito più extra-iraniano che altro.
    La conferma dell’ex sindaco di Tehran invece lancia un messaggio molto chiaro: i programmi non cambiano di una virgola, ed ora che sappiamo chi sarà il nostro portavoce per altri 4 anni, sarà lui a valutare le “aperture” (finora solo verbali) degli Stati Uniti. E sappiate (ma lo sapete già) che il tipo è tosto, per usare un eufemismo.

    Dalla parte dell’asse USA- Israele: l’accennato discorso di Obama ha avuto la prevedibile ondata emotiva che ha fatto riguadagnare consenso all’amministrazione statunitense, ma una lettura più attenta del discorso tradisce le intenzioni del giovane presidente. Limitandomi questa volta al perno iraniano, ritengo sia stato riduttivo, per non dire offensivo, parlare del paese unicamente in termini di sviluppo nucleare. Questa parte non è passata inascoltata dagli iraniani, dalle alte alle basse sfere, ed ha rinforzato la posizione di Ahmadinejad come unico uomo forte in grado di reggere il confronto sul tema e guadagnare la tecnologia nucleare (cui neanche i sostenitori di Mousavi si sognano di rinunciare, sia chiaro).

    Dalla parte degli ahimé stereotipati osservatori che “tifano per la libertà dei popoli” e si sorbettano le quotidiane corbellerie ora dei delinquenti esuli iraniani in esilio, ora dei cosiddetti “giornalisti” che invece di fare i reporter nella maggior parte dei casi fanno gli opinionisti dall’ufficio:
    appoggiare la rivolta in nome della libertà e del progresso di una nazione quando invece un cambio di regime lo farebbe ripiombare trent’anni indietro è irresponsabile e criminale.
    schierarsi a favore di un candidato di fatto sconosciuto ai più e che ha ottenuto un quarto delle preferenze è semplicemente stupido. Senza offesa.

    Vorrei anche sapere, dai facinorosi protestanti che addirittura partecipano a cortei di fronte alle ambasciate, come mai l’ipotesi di un broglio in un paese orientale è un “segno di dittatura”, mentre in occidente è un semplice “errore della democrazia”?
    Dov’erano tutti questi scandalizzati, quando l’impunito Bush rubò le elezioni nel 2000 e nel 2004?

    I cori di proteste che arrivano dai giovani impiastri non sortiranno altro effetto se non quello di isolare ulteriormente l’Iran. Tutti si riempiono la bocca di parole come libertà e giustizia, ma è al solito ritmo dei tamburi belligeranti, mai sopiti in sottofondo, che vanno giorno dopo giorno a segnare il destino di coloro dalla cui parte pretenderebbero di stare.

    Amir Ahmadi
    16.06.2009

  6. Ste scrive:
    Giugno 17th, 2009 alle 20:45

    Non vi è differenza nei brogli, naturalmente. Il punto è che l’Iran non è una piena democrazia e non ha i medesimi meccanismi di garanzie di molte democrazie, seppure a volte malfunzionanti.
    E non mi pare che i manifestanti anti-Bush siano stati massacrati di botte… Comunque il discorso su Mousavi è vero, l’ha detto pure Obama. Alla fine tutto ruota intorno alla guida spirituale… Anche Khatami sembrava un super riformatore e alla fine ha combinato poco o nulla.

  7. giovanni scrive:
    Giugno 18th, 2009 alle 10:13

    Ieri, 17 giugno 2009, i giornali riposrtavano l’intervista di una tale patrizia d’addario, che sostiene di aver registrato incontri a palazzo grazioli alla quale si era recata sotto compenso. Ha parlato di tariffari a seconda della prestazione; sono emerse intrecci con il mondo imprenditoriale e, cosa GRAVISSIMA, è emerso che la signorina ha ottenuto una candidatura alle recenti elezione che rende ora legittime tutte le perplessità sulle candidature finore avvenute di onerovoli donne, alcune delle quali passate ora a carica di Ministro. Come ha trattato la notizia il Tg1?..nulla di tutto ciò. La petruni ha ripetuto le parole del cavaliere (ma il fatto il fatto non lo raccontate?), il servizio, lanciato dalla Petruni, ha riportato le parole del Cavaliere (ripetute dalla Petruni) per poi proseguire nell’attacco a D’alema senza però minimamente spiegare i fatti, non sia mai! vuoi vedere che poi qualche pensionato o qualche casalinga si accorga di qualcosa? E’ da tempo ormai che se c’è uno scandalo sul cavaliere (misurato su fatti e ffotograie) il TG1 segue questo schema: il gionro dello scandalo non si racconta nulla, il giorno dopo (essendone costretti a parlare) si riportano le repliche del Cavaliere e dei suoi uomini senza però mai, dico mai, raccontare obiettivamente i fatti. Mi chiedo se esista ancora un minimo di dignità tra quei, ormai pochi, giornalisti che possono ancora fregiarsi di questo titolo.
    c’era una volta il tg1.

  8. Toni scrive:
    Giugno 18th, 2009 alle 22:35

    i giovani iraniani almeno si battono, probabilmente sono strumentalizzati ma si battono

    il cambiamento non viene dalle bombe ma dalla gioventù

  9. Annalisa Melandri scrive:
    Giugno 19th, 2009 alle 09:23

    per quanto non mi piaccia Ahmadinejad, resta comunque brutto il fatto che i giovani si battano perchè strumentalizzati,anche perchè Mousavi non penso che farebbe uscire l’Iran dal medioevo in cui vive. E di altri medioevi più tollerati non si parla mai? Arabia saudita in testa

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