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Sei anni e migliaia di morti dopo

By pino scaccia | giugno 29, 2009

Chi sta in questi giorni a Baghdad racconta di una finzione. La chiamano “festa di liberazione” e il governo irakeno ha proclamato per domani il “giorno della vittoria”. La finzione sta nel considerare gli americani fuori del Paese, mentre sono soltanto invisibili. Certamente le truppe statunitensi non danno più l’idea di occupare l’Iraq, ma se ne stanno rinchiuse a difesa di postazioni che non abbandoneranno mai. Però è già qualcosa e il popolo non se li ritroverà più per le strade a fare da padroni. Insomma, sei anni e migliaia di morti dopo è stato accolto quell’invito immediato. Arrivai a Baghdad il 26 aprile del 2003, ancora tecnicamente con la guerra in corso, due settimane esatte dopo l’abbattimento della statua di Saddam. Andai a vedere la sera stessa quel che rimaneva del simbolo del regime distrutto. La statua non c’era più ma sotto c’era scritto: “Usa go home”. Mi colpì e lo scrissi nel blog perchè dava l’idea di un’altra guerra che era appena cominciata. Prima di ripartire, a metà giugno, ritrovai un segno di speranza: un gruppo di artisti aveva innalzato un sole babilonese, al posto della statua del dittatore, e la piazza da allora fu intitolata alla Libertà. Finzione a parte, forse possono festeggiare solo adesso.

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Topics: iraq | 1 Comment »

Una risposta per “Sei anni e migliaia di morti dopo”

  1. riccardo scrive:
    giugno 29th, 2009 alle 15:31

    Spesso mi è venuto in mente in questi anni che nel destino misterioso della civiltà dell’uomo questa terra meravigliosa che ha dato origine ad antichissime civiltà e migrazioni di popoli debba quasi pagare un tributo alla incultura e alla decadenza di questi nostri anni; ciò detto senza fatalismo ma come semplice riflessione. Riccardo Ballanti

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