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Il messaggio dello stragista

By pino scaccia | luglio 19, 2009

Ricordo benissimo dove stavo: a Orgosolo. Partecipavo a una sorta di riappacificazione fra la gente di Barbagia e i carabinieri. In piazza, in attesa della banda, quando squillano contemporaneamente due telefonini: il mio e quello di un colonnello. Dopo Falcone, Borsellino. Il senso di sgomento è così alto che ci sentiamo sull’orlo di un precipizio: possibile che la mafia è così forte, possibile che ha vinto? La stessa sera stavamo entrambi a Palermo. Via D’Amelio era una strada di guerra, il palazzo sventrato come nei Balcani, pezzi di quelle che erano persone dappertutto, anche sugli alberi. Stando in Sicilia era evidente invece che la mafia non solo non aveva vinto, ma che aveva talmente esagerato da segnare la sua fine. Quanta rabbia. Quanta rabbia soprattutto ai funerali. La tanto attesa “rivolta delle coscienze” era finalmente scattata. E’ durata un pò, troppo poco, e ormai si è tornati ad accontentarsi di una città senza sangue. La famosa, micidiale “mafia invisibile” come la chiama il procuratore Grasso. In realtà il cambio di strategia fu deciso proprio all’interno della Cupola che fece fuori (consegnandolo) lo stragista Totò Riina per affidare il comando al ragioniere Provenzano che come filosofia aveva questa: “I morti fanno rumore e per fare i soldi non bisogna far rumore”. Poi i nuovi picciotti, senza regole, hanno fatto fuori anche lui. Adesso cosa rimane dell’antimafia? Quello che temeva Sciascia. La gente normale che diserta le manifestazioni antimafia più per disinteresse che per paura. E certi giornali che cavalcano in chiave politica la battaglia sui servizi segreti affidando proprio allo stragista messaggi inquietanti che gettano veleni e danno disposizioni ai nuovi criminali, anzi un ordine preciso: “allordate”. Allordate lo Stato che insiste, che so, per il 41bis, povere bestie in gabbia. Parlavo nel post precedente di tattica comunicativa: certo fa più rumore una frase di Riina di tante battaglie. “Guardate dentro di voi”, come se non lo sapessimo già. A certi livelli sono quasi fisiologiche le “devianze”, ma è piuttosto complicato dimostrarlo. Delitto di Stato, già. Dopo decenni ancora non sappiamo quanti erano a via Fani. E tantissimi anni dopo un presidente democratico come Clinton avallò il rapporto Warren, una barzelletta dove il proiettile dentro il povero Kennedy si muoveva come in un flipper. Delitto di Stato, già.

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Topics: mafie | 4 Comments »

4 risposte per “Il messaggio dello stragista”

  1. fabio ciciliano scrive:
    luglio 19th, 2009 alle 23:16

    caro pino, quanto hai ragione!!!

  2. giuseppina iuppa scrive:
    luglio 19th, 2009 alle 23:17

    cOME SI FA A DIMENTICARE UN FATTO COME QUELLO? iO ABITO A PALERMO E HO VISSUTO QUEGLI ANNI CO TANTA PAURA E ANCHE TANTISSIMA PREOCCUPAZIONE PERCHE SEMBRAVA UNA CITTA’ IN GUERRA, OGGI IN RICORDO DELL’ANNIVERSARIO DEL GIUDICE BORSELLINO , HO SOLO AVUTO LA SENSAZIONE CHE LO STATO SIA RIMASTO ASSENTE DA QUESTA MANIFESTAZIONE E NON MI E’ PIACIUTO AFFATTO, NEL LEGGERE IL TUO ARTICOLO, CHE FRA L’ALTRO MI E’ PIACIUTO MOLTO MI SONO TORNATI IN MENTE QUEI BRUTTI ANNI E PENSO CHE MAI SI POTRANNO DIMENTICARE

  3. giuseppe lombardo scrive:
    luglio 19th, 2009 alle 23:17

    non e’ mancato ne’ lo stato ne’ la gente….. lo stato ha combattuto come poteva in base alle leggi che il parlamento ha emanato, per cui direi che sono mancati i politici che queste leggi le fanno. La gente, ormai rassegnata alla potenza intrinseca di una organizzazione che non ha bisogno di mandati o altri fogli di carta per agire(bastava solo un’ accenno anche indiretto di qualche boss, per eliminare una persona) era rassegnata a subire….

  4. franca scrive:
    luglio 20th, 2009 alle 13:23

    “Ma il fatto è, mio caro amico, che l’Italia è un così felice Paese che quando si cominciano a combattere le mafie vernacole vuol dire che già se ne è stabilita una in lingua… Ho visto qualcosa di simile quarant’anni fa: ed è vero che un fatto, nella grande e nella piccola storia, se si ripete ha carattere di farsa, mentre nel primo verificarsi è tragedia; ma io sono ugualmente inquieto”. ( L.Sciascia-A ciascuno il suo-1966)

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