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Il principe dei gabbiani

By pino scaccia | luglio 30, 2009

Un uomo impiccato all’inferriata esterna della finestra di una chiesa al centro di Roma. Parrebbe avere i contorni del «giallo» ma con ogni probabilità è solo una tragedia della solitudine la morte di Ruggero I., 45 anni, il «clochard» originario di Barletta trovato cadavere fuori San Rocco all’Augusteo, in uno dei «triangoli» più famosi e suggestivi della capitale, quello delimitato da via di Ripetta, piazza Augusto Imperatore e via Tomacelli, a poca distanza dall’Ara Pacis. I residenti del quartiere che con il tempo avevano fatto l’abitudine a quel signore che – a dispetto dei suoi precedenti penali e della mancanza di una casa e di una vita regolare – viene descritto come sempre vestito «in modo dignitoso», «gentile» e, soprattutto, «mai aggressivo», che si accontentava di quel poco che gli allungava chi aveva bisogno di parcheggiare l’auto o la moto nelle vie di Campo Marzio. Ad alcuni di quei residenti Ruggero negli ultimi tempi avrebbe confidato di essere «preoccupato», soprattutto dopo che un gruppo di posteggiatori extracomunitari, abusivi come lui – in assenza di un altro «collega» – in qualche occasione lo avrebbero taglieggiato, minacciato, addirittura percosso. Un clima difficile, ostile.  fonte

Che tristezza! Dalla descrizione sembra il clochard che ho fotografato quest’inverno. Vestito bene e ben curato. Gli ho dedicato un post: “il principe dei gabbiani”. Stessa zona, stessa età, era molto gentile anche con i gabbiani.  Altre volte sono andata a cercarlo, volevo aiutarlo ma dove l’ho visto la prima volta non c’era più.Portava un cappello di feltro nero, la barba e le mani ben curate e tanti anelli alle dita. Nei suoi gesti aveva tanto amore, imbeccava i gabbiani che gli stavano intorno, sembravano vecchi amici, i suoi gesti mi hanno colpito, non vedevo in lui la miseria la cattiveria ma una grande umanità. Ho scritto un racconto e c’è anche lui e la sua grande generosità. Come posso fare per sapere se è lui? Vorrei portargli un fiore. Franca Bassi Il post di Ceglieterrestre

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Topics: persone | 7 Comments »

7 risposte per “Il principe dei gabbiani”

  1. Sissi scrive:
    luglio 30th, 2009 alle 19:45

    Mio povero vecchio
    che in questa notte nebbiosa d’inverno,
    sotto il freddo atroce,
    dormi sotto il portico della grande piazza,
    disteso sulla grata
    di una cantina,
    che ti regala un po’ di caldo, e sei tutto lungo, attrappito
    nella coperta sudicia dei tuoi cenci e della tua gran barba
    come une nero cadavere informe,
    e sogni avidamente sotto gli spruzzi di neve fangosa
    uno di quei cibi meravigliosi
    che hai veduto stasera nella vetrina splendente

    mio povero vecchio,
    che non hai nulla al mondo,
    se non quel sogno tiepido e un odio disperato,
    io mi struggo di essere come te,
    io che vengo da tanto più lontano,
    ma che ho nel cuore il tuo odio
    e sogno i tuoi stessi sogni.
    Verrà una notte, forse domani,
    che m’accascerò come te
    sotto la nebbia in una via deserta,
    colla tempia spaccata,
    e sognerò l’ultima volta in quell’istante
    un cibo meraviglioso
    che anch’io ho veduto in una vetrina splendente,
    un cibo che tu non capiresti,
    perchè io vengo da troppo più lontano,
    un cibo indicibile di sogni
    deliranti, sognati sopra un volto
    e un corpo, pieni d’anima e di luce.

    Un gran cielo di sogni
    inaccessibile alla realtà,
    fatto di colori struggenti
    pallidi tiepidi, rapimenti di tenerezza,
    rotto da urli di arte e di passione
    e da voci sommesse
    come le cose più segrete,
    un mondo che sia tutta l’esistenza
    di quel suo corpo e quei suoi grando occhi nudi.

    Cadere nella nebbia e dentro il fango
    colla tempia spaccata,
    o mio povero ignoto mendicante,
    come sei disteso tu ora,
    e sognare il mio sogno.
    Perchè noi abbiamo in cuore
    la stessa stanchezza
    e lo stesso odio disperato
    contro la vita che non può mutare
    e lascia me nell’orrore del buio
    e te nel morso gelido e digiuno.
    Perchè solo nel sogno e nella morte,
    o mio povero vecchio,
    noi possiamo trovare noi stessi.

    Cesare Pavese

  2. ceglieterrestre scrive:
    luglio 31st, 2009 alle 01:05

    Non riesco a dormire! domani cercherò di sapere se il mio Clochard l’ho perduto per sempre. Speravo d’incontrarlo ancora, desideravo parlare con lui, capire il suo dolore, tendergli una mano, dovevo farmi aiutare a scrivere le sue emozioni. Speravo di urlare quanti poveri soffrono sulla strada. Quanta umanità mostrava questo uomo nella sua miseria. Se incontrate uno di loro, non schifatelo domani potrebbe accadere a noi.
    In questo racconto parlavo di lui, non posso crederci
    http://ceglieterrestre.splinder.com/post/20928564/The+end

  3. Siv scrive:
    luglio 31st, 2009 alle 08:34

    Che tristezza, non sono riuscita a trattenere le lacrime. Come si fa? Cosa si può fare per queste persone? Sono sensibile a questo argomento, sono sempre stata “attratta” dalle loro storie, da quei visi tristi e rassegnati, talvolta persino sereni, altrevolte pazzi… sono tutti così diversi tra loro, non etichettabili, fuori dagli schemi. Persone libere, prigionieri di loro stessi. :(
    Mi fanno una tenerezza, o anche pena, li sento ovunque sono, vorrei poter loro parlare, far sentire la mia voce. Invece quando ne vedo uno mi blocco. Non so far niente. Mi prende come una strizza al cuore e abbasso lo sguardo. Mi sento quasi in colpa, perché com’è possibile che noi ci passiamo sempre davanti senza degnarli di uno sguardo?
    Siamo dei cafoni, pensiamo ai nostri problemi, ci perdiamo nelle cavolate, quando invece i problemi forse sono altri.
    Forse i loro problemi dovrebbero diventare anche i NOSTRI problemi. Perché una società che non li aiuta come dovrebbe, una società che li rifiuta, che fa finta di non vederli o, peggio, che è indifferente a tutto questo, non può essere considerata a tutti gli effetti una società completamente civile.
    E la società non è un concetto astratto, la società siamo noi.
    Non saremo mai completamente uomini finché non saremo in grado non dico di salvare, quantomeno di aiutare queste persone. E’ vero che molti si autodistruggerebbero lo stesso, ma non è questo il punto, il fatto è che non ci proviamo nemmeno.
    Quando sento storie come queste, provo una profonda tristezza e mi sento come se avessi subito l’ennesima sconfitta.
    Perché la morte di un uomo, in questo modo, può essere solo una sconfitta.

  4. ceglieterrestre scrive:
    luglio 31st, 2009 alle 16:52

    Può sembrare strano, da questa mattina ho iniziato a cercare notizie del povero Clochard,non desidero polemizzare sulle risposte sono le 17, 42 nessuno mi ha saputo dire dov’è finito.Invisibile anche dopo morto.Ma in che città viviamo?Domani andrò con la fotografia e cercherò di trovare sue notizie.Io continuo a mettere la sera delle candele alla mia finestra finchè non lo trovo.Caro Clochard che Dio illumini la tua strada, chiunque tu sia, resterai sempre nel mio cuore.

  5. ceglieterrestre scrive:
    agosto 1st, 2009 alle 12:08

    Oggi ti ho cercato per la strada, in ogni angolo del centro e di te: “Principe dei gabbiani” nessuno ti conosce. Ho sudato molto, il caldo mi ha stancato, anche se mi è mancata l’aria, ho continuato a chiedere. Ho lasciato a via di Ripetta, a un mio amico ristoratore la tua immagine, se ti vede per la strada, ti darà una mano e un pasto lui è buono. Anche l’autista del taxi mi ha promesso, che se ti incontra mi chiamerà. Ciao Principe dei gabbiani, se non sei volato via, lo sai? il clochard Ruggiero di Barletta, un tuo fratello giovane, ha lasciato la strada ed è volato in cielo insieme i tuoi amici gabbiani.

  6. ceglieterrestre scrive:
    agosto 1st, 2009 alle 19:01

    Clochard

    Tu uomo solitario dal cuore nobile
    mi hai mostrato nella tua miseria
    la tua immensa nobiltà d’animo.
    Siamo fratelli della stessa terra
    quale differenza corre tra noi?
    La sola differenza!
    Solo dei vestisti firmati!
    Alcuni si coprono il corpo di cenci
    ma pieni di vita!
    Altri profumati etichettati pieni di sapere
    vivono in un mondo di lustrini ma sempre più solo!
    Nella tua scelta di vita hai trovato la libertà
    e amici sinceri…
    con loro dividi il tuo povero pasto
    felice ogni giorno con nulla riesci anche a volare.
    Clochard! nel nostro mondo con molto
    siamo scontenti e sempre più soli
    Ma questo tu lo sai già.
    La nostra presunzione di esseri superiori
    ci illudiamo ti schiviamo e non ti degniamo
    di regalarti una parola un sorriso
    e crediamo di sapere come te di volare.
    Grazie signore sconosciuto
    tu che vivi nudo di ogni tuo avere
    con dignità sulla strada ci presenti
    un tuo gesto d’amore
    in cambio ricevi un passo nevrotico e schifato.
    Perdonaci signore della strada!
    Tu per me sarai sempre il Principe dei gabbiani.

    Franca Bassi

  7. Toni scrive:
    agosto 2nd, 2009 alle 22:13

    riposi in pace

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