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Lasciare le tende

By pino scaccia | settembre 3, 2009

Capisco che è angosciante lasciare il nuovo rifugio dopo aver subito già uno sdradicamento totale. Capisco che c’è sempre la paura del futuro, si temono le mancate promesse, non ci si fida più di nessuno. Però leggere di furia, di “deportazione” nel lasciare la tendopoli mi sembra quantomeno paradossale. La prima ad essere dismessa è naturalmente la più grande e la prima a essere stata messa in piedi durante l’emergenza, cioè Piazza d’Armi. Personalmente l’ho conosciuta con il freddo, la pioggia e con il sole, di giorno e di notte: per un mese intero ho passato decine di ore fra quelle case di stoffa e la gente. Mai stato comodo vivere in tenda. Il sogno di tutti era di scappare in fretta. E adesso che finalmente abbandonano quella condizione provvisoria si sentono “deportati”? Chi ha l’abitazione inagibile, ha annunciato la Protezione Civile, andrà nelle nuove case antisismiche, chi è in attesa di ristrutturazione intanto sarà ospitato negli alberghi. Tutti chiedevano una sistemazione dignitosa prima dell’arrivo del grande freddo e, rispetto ad altre esperienze passate, dopo soli cinque mesi sembra un miracolo. Allora, dove sta il problema? Il terremoto è un evento naturale. Non facciamone politica.

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Topics: abruzzo | 2 Comments »

2 risposte per “Lasciare le tende”

  1. nicola fuiano scrive:
    settembre 4th, 2009 alle 06:00

    la tenda, tutto sommato, è uno strumento valido per continuare a….piangere, pur nella difficoltà, nel disagio della stessa tenda; lasciarla ? grande successo dati gli “storici” precedenti nazionali, ma al tempo stesso l’evidenza che una “soluzione” si è raggiunta.
    Ciò che significa la sconfitta di chi vuol solo “piangere”, lamentarsi, facendo squallida demagogia. Così che la “politica” ,nel senso deteriore della parola, continua ad esistere alla faccia della dignità dovuta a quanti hanno vissuto e sofferto la tragedia del terremoto.

  2. Sissi scrive:
    settembre 7th, 2009 alle 19:58

    No, stavolta, sempre a mio personalissimo parere ovviamente, la politica non c’entra. Ed è pure una ‘notizia’ che lascia il tempo che trova: pour parler… si suol dire. Infatti, pur ri-spiegando e sottolineando, come sempre, che non conosco la situazione in linea diretta ma unicamente per ciò che leggo qui (oppure ai tg) e dunque vado a sensazioni, secondo me al massimo si è trattato di commenti di poveri anziani, persone tra le più semplici, tenerissime, ancora sotto shock e senza più alcun tipo di riferimento. Ovvio che non si può cancellare nulla, ma con loro va usata più cautela, più amore, il doppio delle rassicurazioni e spiegazioni, non bastano quattro mura, benedette per carità… ma fredde e vuote se non risuonanti di quei boati di terrore vissuti sulla propria pelle… pochissimo tempo fa.
    Per il resto, ricordo che la maggiorparte delle persone gridava “Silvio, Silvio!” nel senso di aiutarli, di non abbandonarli, non li ricordate ai tg?? E ho visto una signora intervistata, sorridente e rincuorata… per la sua nuova casa, dove avrebbe cercato di portare i vecchi mobili rimasti per ricreare una ‘familiarità’, ma sicuramente Grata… di non trovarsi più in tenda. L’ho vista, era in un tg, dunque. Inoltre difficile pensare, con tutta l’immaginazione, che dopo quello che hanno passato si mettano a “far politica”.

    Invece forse “noi”… ne facciamo politica. Di quella sempre più becera, naturalmente, come sottolineava il sig. Fuiano, perchè sennò che male ci sarebbe. Nel non ammettere che il governo in questo caso è stato grande, che in pochi mesi ha dato una casa a quasi tutti, che c’è stata gente che ha lavorato col sangue e coi denti per costruire quest’estate…. nel caldo cocente, per ridare una speranza, una dignità, una CASA!…. agli abruzzesi. Oh! ma vi pare poco?! Quando altrove ci sono cresciute intere nuove generazioni… ancora in baracca?!? Niente, zero, silenzio assoluto. Un po’ di gratitudine… per quello che Pino, giustamente, ha definito una sorta di miracolo. Onestà intellettuale… si chiama. Se ancora non è diventata un’altra utopia. Se ancora, tra un eroe e un altro, da idolatrare tipo le vittime sacrificali dei Maya, c’è spazio per un barlume di buonsenso, intelletto e umanità.

    E sempre al riguardo di “noi” – tra virgolette… e nel contempo in senso molto più esteso che la singola Torre – un esempio abbastanza significativo e anche attinente, se è vero che la maggiorparte delle persone ha reagito come scritto nel post.
    Totò, un bel giorno regalò una macchina da scrivere a un povero scrittore in erba. Lui era un aspirante scrittore e giornalista ma senza un soldo, poverissimo. Bè, il primo articolo scritto da lui… è stato contro Totò. (n.d.r. sempre, nel senso sentito dire tanto tempo fa.. io non sempre sono capace di essere precisa nelle cose mi dispiace, non sono giornalista e sto pure ‘altrove’, alla ricerca di in po’ di pace, appunto).
    Ecco, questa è la dimostrazione non di una “squallida demagogia”… ma dell’ingratitudine…umana, anche, e forse soprattutto, quando gli viene fatto del bene.
    Pessimista?

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