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Stanza 126
By pino scaccia | Ottobre 25, 2009
Adesso ho una bella stanza. Piccola ma elegante, arredata con lo standard dei “dirigenti”: mobili in legno, due televisori, divanetto, sedie per gli ospiti, insomma mica male. Certo molto diversa dal caos di via Teulada dove per arrivare alla propria sedia bisognava scavalcare fisicamente un paio di colleghi. Diversa anche dall’ultimo “sgabuzzino” di Saxa quando ancora ero inviato, ma tanto ci stavo pochissimo. Il salto nella “line” prevede altri vantaggi, a parte quelli economici: la mazzetta dei giornali ma soprattutto l’ingresso con l’auto che è di una comodità unica con i parcheggi strapieni anche di notte. Ci pensavo, ieri, appena chiusa la porta per mangiarmi in intimità il cestino. A proposito, mai mangiato prima: o mensa o casa o ristorante. Insomma, tutto cambiato. Molto più tempo a disposizione, moltissimo, eppure alla fine sono più stanco di prima, di quando giravo il mondo. Perchè forse è molto più complicato pensare agli altri piuttosto che a se stessi, combattere lo share invece dei… talebani, frequentare corridoi invece che campi militari. Tra poco, il 10 dicembre, faccio esattamente trent’anni di Rai, una vita. A ridosso della conclusione di una carriera faticosa, vorticosa ed esaltante mi ritrovo ad assaporare il salto. E rifletto: perchè adesso ho tutti questi vantaggi? Non li meritavo anche prima, forse di più? Un inviato altamente operativo, spesso in luoghi difficili, non li merita altrettanto? Questione di scelta (mia), certo. Assaporo dunque questi piaceri finali, ma non rimpiango niente: assolutamente. Ho una ricchezza dentro che nessuna stanza ovattata poteva darmi. Ho l’orgoglio di aver partecipato da testimone a tutti gli eventi italiani e internazionali degli ultimi vent’anni, ho visto la storia con i miei occhi. Ho attraversato più volte il mondo portandomi dietro sensazioni ed esperienze che neppure un uomo ricchissimo avrebbe potuto mai permettersi perchè non ho mai viaggiato da turista ma sono stato con la gente, nelle loro case, ridendo e piangendo con loro. Gente di tutti i colori. Da ragazzo avevo due sogni: scrivere e viaggiare. Sono riuscito a farli diventare entrambi la mia vita. Addirittura facendomi pagare. Sì, sono proprio un gabbiano fortunato.
Ottobre 25th, 2009 alle 06:20
Caro Pino , forse non se ne sarà neanche accorto e per lei non sarà stata una grave perdita. Da qualche tempo mi sono cancellata dalla sua lista di amici di Facebook. E’ stato per un certo suo atteggiamento, forse da me mal interpretato. Leggevo una specie di “divismo” nel suo modo di fare. Il fan club, il fastidio se veniva taggato in una nota. E poi “l’amicizia” necessita di scambio e non si può farlo in mezzo ad altri 5000.
Sono felice per lei, per le sue nuove respnsabilità, anche se avverto un tono di malinconia, come di un gabbiano che si è posato ma scruta ancora il cielo e vorrebbe tornare a volare. Le auguro grandi soddisfazioni interiori (che non hanno nulla a che vedere con l’auto o la scrivania) e di mantenere sempre il suo entusiamo intatto. Patrizia Poli
Ottobre 25th, 2009 alle 08:41
complimenti,Pino.
anche noi abbiamo vissuto molta parte della storia degli ultimi 20 anni grazie a te
Ottobre 25th, 2009 alle 10:12
Cara Patrizia, è sempre grave la perdita di un amico, anche virtuale. Ci si chiede sempre: dove ho sbagliato? Non per difendermi ma forse hai male interpretato. Divismo? Sono uno dei pochissimi inviati che evita al massimo stand-up, cioe di comparire in video se non quando è indispensabile, cioè nei collegamenti. Il cosidetto fan club in realtà è una pagina pubblica, l’unica possbilità di non avere limiti alle amicizie. Per quanto riguarda “tag” rivendicavo il diritto, come tutti, di impaginare la propria bacheca lasciando all’autore la scelta di condividere. E’ uno dei problemi che non mi fanno impazzire per Facebook. A me piace parlare: qui sul blog si può fare, lì no, spesso è peggio di una chat (che detesto). Su una cosa ti rassicuro completamente: l’entusiasmo è intatto. E magari non è detto che non torni a volare: la stanza 126 è troppo stretta, come tutte le stanze dove ci sono pareti. Spero di riaverti fra gli amici.
Ottobre 25th, 2009 alle 10:27
nella vita riuscire a far diventare realtà i propri sogni, le proprie ambizioni e i propri bisogni è forse il miglior modo di vivere questa cruda realtà. e poi non è da tutti riuscire ad esprire in parole ciò che sente il nostro cuore
Ottobre 25th, 2009 alle 10:43
Un abbraccio per te, gabbiano!
Tu affetto da divismo? Ma assolutamente no! E’ quel maledetto “coso” (facebook) che io detesto che non permette di assaporare quell’atmosfera che si respirava sul blog… ed io ho vissuto anche “in questo mondo di squali”. Lo ammetto, mi manca quell’atmosfera e mi manca anche non sentirti al tg. Del resto, lo dicono tutti… un gabbiano è per sempre! Come dite? Che la frase parla di diamante?! Un gabbiano come il “nostro” vale molto di più!
Ottobre 25th, 2009 alle 10:47
Gabbiano…con queste parole sei riuscito a farmi emozionare!
Sei il migliore .continua così e nn fermarti mai!!
Ottobre 25th, 2009 alle 10:49
La Torre di Babele sta sempre qui. Basta tornare: io ci sono.
Ottobre 25th, 2009 alle 10:51
Ciao gabbiano tanti auguri per tutto.Sei stato fortunato, hai fatto il lavoro che desideravi e ti hanno anche pagato.
Ricordati di lasciare la finestra della stanza 126 aperta, i gabbiani amano volare. In caro saluto;)
Ottobre 25th, 2009 alle 12:30
sotto la finestra c’è una bella fontana etrusca, ne vale la pena
Ottobre 25th, 2009 alle 14:46
[OT] Terremoti: Serie di piccoli eventi sismici, con epicentro a 6 km da Montereale, in atto da diverse ore…
Sismografo di Norcia:
http://www.iesn.org/reale/norcia/drum_3.gif
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Il gabbiano finalmente ha il suo ufficio per lavorare e preparare magari un nuovo libro…

Ottobre 25th, 2009 alle 18:27
Vivere pericolosamente di passione e sensazioni, la gara con la luce… verso inesauribili orizzonti, dove in una sola volta di vicinanza tutto è stato detto e Sentito… Viaggiare nel caos della fragilità umana, in un percorso superiore alla logica, respirando profondamente la felicità dell’attimo fugace, la velocità coraggiosa e pazza e infine… la Libertà ritrovata.
Chissà quale verità più elevata, in te sposa i sentimenti col fragore degli eventi? Sei tu la risposta. La risposta che noi attendiamo ancora e che a noi spetterà…
Buon volo! Il cielo in una stanza per te c’est possible
come poter dire: Je ne regrette rien!!!
Ottobre 25th, 2009 alle 18:28
Una fontana Etrusca? non ci posso credere! Perchè non ci fai un bel post?;)
Ottobre 25th, 2009 alle 18:30
Sono felice per te , una delle massime aspirazione nella vita è poter fare il lavoro per cui siamo portati, tu ci sei riuscito, merito anche delle tue indubbie capacità, sia intelletuali , sia di sopportare la fatica , sia di aver un buon controllo di se nelle situazioni di pericolo , come inviato di guerra immagino ci voglia un grande autocontrollo.
Ora sei nella stanza, abbine cura per poter sempre esprime con libertà i tuoi pensieri , anche per questo bisogna essere liberi come i gabbiani , senza condizionamenti .
Un caloroso abbraccio
Ottobre 25th, 2009 alle 19:34
Non so se lo avevo già fatto su facebook, ma colgo l’ occasione per rinnovarti qui i miei sinceri complimenti per questo tuo nuovo incarico, che non è detto sia migliore del primo, anzi! Forse a te piaceva di più viaggiare che startene rinchiuso in una stanza, sebbene non ci passi l’ intera giornata! Che dire…non potrai lamentarti di non aver realizzato, nella vita, ciò che desideravi! Se poi hai anche un figlio di cui sei fiero, e so che è così, beh, allora cos’ altro vuoi dalla vita?! Io vorrei tornare, anche solo per una sera, a quella bella atmosfera che si respirava qui l’ anno scorso, quando facevamo notte a chiederci chi fosse collegato e da quale parte del mondo! Ricordi?! Io ho un po’ da recuperare con i post. In famiglia abbiamo vissuto un bruttissimo momento permio padre, colpito da infarto. Ormai è a casa e siamo più tranquilli…certo, non del tutto, perchè la paura c’è sempre! E proprio a riguardo di ciò vorrei approfittare di questo spazio per far sapere a chi legge che troppo spesso si parla di malasanità, soprattutto in riferimento al nostro martoriato sud! Mio padre è la prova vivente che al sud, e in Campania in particolare, c’è anche tanta ottima sanità! A partire dalla dottoressa di turno in guardia medica, che è accorsa di notte per visitare papà e si è subito resa conto della gravità della situazione, fino ai medici che si sono presi cura di lui per 12 giorni. E’ grazie a loro (e soprattutto alla mano di Dio) se io ho ancora il mio papà!
Scusa per la parentesi, Pino.
Ottobre 25th, 2009 alle 20:18
Grazie Pino,
il tuo viaggiare ed il tuo scrivere hanno permesso a molti di noi di conoscere un po’ meglio questo piccolo, grande e tanto strano mondo moderno. E non c’è che dire, insieme ad una purtroppo sempre più ristretta cerchia di tuoi colleghi, sei e rimarrai un punto di riferimento per tutti quelli che credono nel vero giornalismo, fatto di passione, sacrificio, equilibrio, obiettività e onestà. Grazie. Un sincero in bocca al lupo per questa tua nuova avventura ed un grande augurio: quello di rimanere sempre la persona che hai dimostrato di essere in tutti questi anni. Ciao da Madrid
Ottobre 25th, 2009 alle 20:37
ho ricevuto tanti commenti anche su facebook, dove questo post è linkato, ne voglio replicare qui soltanto uno, di ERMINIO ENGLARO: mi ha emozionato
Pino, con te ho diviso momenti di quello che racconti. Lo so che non serve, ti conoscono gi… Visualizza altroà tutti e non servono le mie parole. Però, voglio farlo comunque. Di te porto il ricordo di una persona appassionata del suo lavoro, un giornalista che ascolta più di quanto parla. E tu parli tanto. Un giornalista che è capace di passare una serata con l’ultimo della comitiva e scordarsi il principale. Un giornalista con un carisma innato. Uno che quando meno te lo aspetti tira fuori l’asso dalla manica. Uno di quelli che fa il giornalismo non strillato, uno a cui piace la strada e i suoi racconti. Qui mi piacerebbe approfondire su altri colleghi inviati, grandi carriere.., ma non lo faccio perchè non mi piace dare giudizi e li tengo per me. Di te certamente ricordo la chiacchierata con Totti alla domenica sportiva o le camminate con Paolo Carpi tra le case di fango sul Niger. Anche io sono fortunato, ho un lavoro che mi ha permesso di conoscerti. Grazie Pino.
Ottobre 26th, 2009 alle 15:35
Pino ed Erminio,mi avete emozionato entrambi.Grazie.
Ottobre 26th, 2009 alle 15:58
Un gabbiano Speciale…è un Gabbiano normalissimo, solo che crede veramente e sempre in ciò che fa, in ciò che dice e nel modo in cui si comporta.
Belllisime le parole di Erminio.
BELLISSIMO QUESTO BLOG!!!
Ottobre 27th, 2009 alle 10:25
Per questa tue considerazine umanissime ed esemplari ti lascio qualche verso.
Si tratta dell’ incipit, dalla “Quinta lezione di ebraico” di Hezi Leskli e riconduce al tema della parola come vita, incarnazione e non solo.
Alla parola come sopravvivenza nell’affabulazione nel racconto, come accade nelle Mille e una notte tra Sherazade e il sultano.
Quando la parola si farà corpo
e il corpo aprirà la bocca
e pronuncerà la parola che l’ha creato,
abbraccerò questo corpo
e lo adagerò al mio fianco.
Ottobre 27th, 2009 alle 10:36
[...] è su due post che conviene soffermarsi: qua racconta di sè, della strada compiuta e lascia riflessioni che invito alla riflessione generale; [...]
Ottobre 27th, 2009 alle 21:17
Complimenti Pino, ti seguo da anni… Seguo te, solo te perche il Tg1 è diventato inguardabile, ridicolo ai livelli del tg di Fede….W la stampa su Internet
Ottobre 27th, 2009 alle 23:02
[...] Stanza 126 | La Torre di Babele Pino Scaccia e la sua nuova vita dietro la scrivania (tags: letture) [...]
Novembre 3rd, 2009 alle 16:20
…si ci pagano per farlo, il lavoro piu’ bello del mondo. Ciao Gabbiano
Dicembre 9th, 2009 alle 08:47
[...] Lo so, è un fatto privato ma voglio condividerlo con la tribù. L’8 dicembre del 1979, trent’anni fa esatti, abitavo “in” Ancona. Avevo appena pranzato, mio figlio ancora non andava a scuola, e stavo per andare alla redazione di “Corriere Adriatico” dove lavoravo a sport e spettacoli. Mi arriva una telefonata di Ranghieri, direttore della sede Rai: “Se ti sbrighi firmi adesso altrimenti se ne riparla dopo il week-end”. Cinque minuti e otto semafori rossi dopo stavo da lui. Con la lettera ancora fresca in mano, tremante, passo a salutare Ermete Grifoni, il caporedattore: dovevo (devo) solo a lui se la mia vita è cambiata, insieme a Tonino Carino che scherzando un giorno di qualche mese prima mi aveva suggerito: “Ma perchè non fai domanda?” Grifoni se ne è andato qualche estate fa, ma lo ricordo ancora come un grande maestro di un mestiere per me nuovissimo. Spiccio, di poche parole, mi disse: “Oggi hai da fare?” Al giornale non l’avevo ancora detto, perchè non ci credevo così senza sponsor, ma anche lì avevo un grande direttore che mi voleva bene, Dario Beni. Insomma, dopo un’ora stavo a Loreto per il mio primo servizio per la Rai: una mostra di orecchini. Girato in pellicola. E già questo è il segno dei tempi: dalla pellicola al digitale passando attraverso il sistema elettronico, non mi sono fatto mancare niente. L’altra sera al Tg3 Marche hanno mandato in onda un mio vecchio pezzo: intervistavo una cuoca jesina sul menù natalizio. Passare da orecchini e stoccafisso a terrorismo e guerre non è stato facile ma è stato sempre stimolante e ne sono orgoglioso. Adesso in quella stupenda sede che si affaccia sul porto ci sono Nicoletta (Grifoni) e Daria (Beni). Ne sono felice, tracce di un filo infinito. Proprio oggi, con una concomitanza incredibile, il mio attuale direttore Minzolini mi ha consegnato la lettera di nomina a capo redattore. Trent’anni dopo, come passa il tempo. Stanza 126 [...]
Dicembre 9th, 2009 alle 08:49
[...] mi ha consegnato la lettera di nomina a capo redattore. Trent’anni dopo, come passa il tempo. Stanza 126 Categories: tribù Commenti (13) Trackback (0) Lascia un commento [...]
Dicembre 10th, 2009 alle 12:41
10 dicembre 2009
Complimenti grandissimi, Pino!
Lauretta
Gennaio 16th, 2010 alle 14:50
Caro Pino, ho letto con piacere la tua rievocazione degli anni di inizio della tua carriera alla Rai e sono sinceramente lieto della tua meritata promozione. Peccato solo che, ricordandoquei tempi, non ti sei ricordato del tuo vice-caporedattore che ti ha sempre stimato e voluto bene. Non importa… Io comunque, in un libro di immknente pubblicazione, dal titolo “AnconAmarcord”, Storie del Novecento, mi sono ricordato di te e cito anche la tua brillante carriera al TG1.
Ciao, Pino. Un Abbraccio da
Attilio Pancioni, Ancona
Gennaio 16th, 2010 alle 15:51
grande attilio!!! ma certo che mi ricordo di te, con grande stima e affetto, ma ho citato ermete perchè era il capo….ricordo tutti e tutto con commozione, un grande abbraccio