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Sulla strada

By pino scaccia | Ottobre 26, 2009

Per capire il post precedente, quello sulla stanza, bisogna sapere cosa c’è fuori la porta, insomma per strada. Questa foto ha undici anni: è stata scattata il 15 maggio del 1998 a Quindici durante i giorni rovinosi della frana. Altro che ufficio. Per scrivere bisognava trovare un posticino più o meno in disparte e, come in questo caso, un’officina abbandonata era già un luogo comodissimo. La dedico a tutti i cronisti, quelli che non mangiano e non dormono per giorni pur di stare lì, dentro la notizia, a raccontare.  Ne ho altre simili in giro per il mondo, ma preferisco questa perchè non rappresenta trasferte esotiche ma è vicino casa. L’inferno, infatti, non ha confini. E non ha età: basta la passione.

Topics: reporter, tribù |

10 risposte per “Sulla strada”

  1. Alessandro Gigante scrive:
    Ottobre 26th, 2009 alle 17:22

    Bellissima la foto Pino! Riassume proprio il giornalismo così come dovrebbe essere: ovvero fatto da persone con la passione di raccontare i fatti che si sporcano le suole anche con migliaia di chilometri di cammino pur di vedere le cose con i loro occhi e poterle raccontare davvero… Ti invidio tanto: vorrei poterlo fare anche io.. a presto!

    Alessandro “Gig” Gigante
    http://calledelvento.blogspot.com

  2. giusy scrive:
    Ottobre 26th, 2009 alle 18:48

    Ci sono persone che con il loro lavoro illuminano e aiutano a raccontare la storia, aiutano a dar voce a coloro che l’hanno persa.
    Tu sei un grande giornalista onesto e pieno di ideali da sempre ma queste son doti personali e non di categoria.
    Quindici, Kabul, Mali, Aquila, Sardegna, Brasile…(etc..etc)..qui ti hanno portato la tua passione, la tua ambizione e la tua voglia di verità.
    Grazie PINO.

  3. Patrizia Poli scrive:
    Ottobre 26th, 2009 alle 19:32

    Grazie, Pino
    della rinnovata amicizia, e di non essere uno di quei finti reporter col foulard e il giubbotto antiproiettile in camera d’albergo.
    Grazie dell’umanità.

  4. franca scrive:
    Ottobre 27th, 2009 alle 00:37

    “C’era un fanciullo nero
    che si contava le costole
    in fondo ad una camera chiusa
    nella dolcezza della sera.
    C’era una prigione tutta bianca
    con una cella tutta nera
    dove uomini,dimentichi del loro nome,
    erano rinchiusi e mai processati.
    C’era un soldato dal portamento drammatico
    che ingoiava le pallottole del suo fucile
    per non vedere più ai suoi piedi
    donne morire,con il figlioletto in braccio.
    C’era una donna dallo sguardo spento
    in attesa dei suoi figli
    sulla strada del cimitero
    dove non aveva potuto seppellirli.”

  5. djdona scrive:
    Ottobre 27th, 2009 alle 04:29

    Per un periodo avevo quasi smesso di frequentare i blog… il tuo come anche molti altri, incluso il mio…non so se ti ricordi di quando frequentavo assiduamente la Torre di Babele..
    Faccio un giro dei link e ti ritrovo a TV7…
    Oltre a farti i complimenti, non posso fare a meno di ricordare quando ero alle medie ed era l’unico programma di attualita’ e notizie (compresi i tg) che mi affascinava…
    Complimenti ancora..

  6. Marzia scrive:
    Ottobre 27th, 2009 alle 10:20

    Qui hai inserito una foto che evoca più delle parole.
    Icastica.
    E’ una immagine che mi “appartiene” emotivamente ed anche geograficamente.
    Quel giorno di maggio mio marito era ad un Collegio docenti a Sarno…
    Non aggiungo altro.
    Pino, da tua collega, avrei voluto rispondere qua anche alle domande che poni nel post precedente.
    Ma leggo che, lungi dall’essere retoriche, già hai rinvenuto in te stesso le risposte ( e credo sia quasi automatico alla nostra età, ma solo se si cresciuti senza perdere di vista l’ onestà intellettuale).
    Succede quando si crede al proprio lavoro di cronista, quandi si ha la possibilità di vivere una libertà altrove negata.
    Di interpretare al meglio quella libertà e farne servizio.
    Alla fine, mi son costruita una mia web tv, dopo aver inutilmente tentato di esprimere il mio territorio, il tesoro che cela nel Cilento, i piccoli cammei, con il mio lavoro che sfiora l’archeoloia, che scava per conoscere frammenti di verità.
    Sai che mi muovo bene in altri ambiti, tuttavia ti capisco e comprendo il “filo spinato” e le problematiche accennate, quanto si dipana dietro un mestiere infangato ( ahimè) e ridotto a “gossip” ( capita nei giornali locali ma non solo) , ma soprattutto onorato da martiri come la Politkovskaja
    ( invito tutti a guardarsi questo che la Rai mette a disposizione in modalità Podcast http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-6af27a18-230f-4c54-97ed-ca1b29665ae0.html ).
    Ti ringrazio dell’attenzione.

  7. Cronaca di un gabbiano « Alchimie scrive:
    Ottobre 27th, 2009 alle 10:35

    [...] come me è forse una minoranza ormai, ora che (da tempo) ha questo spazio ecumenico, oso dire. Qua lo si vede al lavoro nella mia regione dopo l’alluvione che rovinò su Sarno e [...]

  8. ceglieterrestre scrive:
    Ottobre 27th, 2009 alle 13:54

    La polvere mi piace!

    Quando dal deserto
    soffia il vento
    fino soffocare il respiro
    non senti la stanchezza
    perché sei ancora vivo!
    Quando gli abiti appesi
    sono solo polvere
    non senti la stanchezza
    ti tocchi e ti senti vivo!
    Quando la luce filtra
    vedi il foglio scritto
    ci sono le tue emozioni
    non senti la stanchezza
    perché sei libero
    e sei ancora vivo!
    franca bassi

  9. Giorgius scrive:
    Ottobre 27th, 2009 alle 22:30

    [OT] The Women’s Conference 2009

    LIVE su Livestream:
    http://www.livestream.com/twc2009

  10. Alessandro Salutini scrive:
    Ottobre 28th, 2009 alle 18:46

    Di sicuro a noi, della Torre, ci manca di piu il Pino Viaggiatore.. quella razza di gabbiani ormai rara.. Ci sono troppi giovani che pur di “raccontare” qualcosa ma della loro vita non di quella degli altri si buttano nel tuo mestiere per poche lire e, soprattutto, con poca esperienza. E pochissima umiltà.
    Ti sei sicuramente meritato i privilegi del tuo ufficio e del posto auto, ma spero che serva a quei giovani e non che hai sotto di te per insegnargli quell’entusiasmo.. ma si può insegnare?

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