Ricerca

Categorie

Link


« | Main | »

Non c’è un posto sicuro a Kabul

By pino scaccia | Ottobre 28, 2009

Pioggia di razzi oggi sull’hotel Serena di Kabul, rifugio soprattutto dei giornalisti stranieri. Non è il primo attacco. Ecco cosa scrissi l’anno scorso, ricordando il soggiorno in quello che pensavo fosse un bunker inespugnabile. (Kabul, 14 gennaio 2008)

Shafique naturalmente mi ha telefonato subito. Sono passate ore ormai dall’attentato all’hotel Serena di Kabul, ma ne scrivo con difficoltà. Mi sento troppo coinvolto. Chi mi segue sa di che parlo, di quello che ho sempre definito un bunker, ormai famoso come il Palestine di Baghdad perchè quello era (è) il nostro rifugio, cioè dei giornalisti. In una città sempre più pericolosa, lì dentro avevamo l’illusione dell’impenetrabilità. Quante volte ve l’ho raccontato? Definita prigione di lusso, ne conosco metro per metro dopo giorni interi rinchiuso lì dentro. Comprese tutte le ultime feste. Anche con Nasim ci vedevamo lì dentro perchè era più sicuro: il suo ufficio è vicino all’albergo ma non gli è successo niente, ha solo sentito un botto tremendo. Oggi qualcosa è cambiato e sicuramente cambierà anche l’approccio per il futuro. I terroristi hanno sfidato il bunker. Sono arrivati in quattro, armati di kalashnikov e bombe a mano. Uno è entrato nel parcheggio e si è fatto esplodere. Il bilancio alla fine è di sei morti e di almeno due feriti. I talebani hanno già rivendicato l’attacco. Da quel che si sa le vittime sono due degli attentatori e quattro guardie. Li conosco tutti quelli all’ingresso, sto pensando a chi di loro ha perso la vita. Ormai eravamo diventati quasi amici e quando Shafique ci riportava in albergo chiudevano un occhio sui controlli, in genere rigorosissimi. Un grande apparato di sicurezza che non è bastato ad evitare la strage. Sono preoccupato. Per quel che è successo, ma soprattutto perchè i talebani stanno mantenendo le minacce. E a Kabul, ora lo so, non c’è più neppure un posto sicuro. Così come a Baghdad.

Topics: afghanistan | 6 Comments »

6 risposte per “Non c’è un posto sicuro a Kabul”

  1. Marzia scrive:
    Ottobre 29th, 2009 alle 00:07

    Rammento questo riparo (o bunker come lo definisci).
    Non posso immaginare come ci si senta a vedere minacciato e assalito un luogo che mi fu riparo, un giorno.
    Il senso di destabilizzazione credo sia il minimo che si provi.
    E accenno solo ai luoghi. Figuriamoci quando si parla di vite umane..

  2. marghe scrive:
    Ottobre 29th, 2009 alle 10:06

    Purtroppo non solo Kabul.. ma tutto l’afghanistan non è un posto sicuro.. la situazione sembra peggiorare ogni giorno.. Sono ovunque.. riescono ad organizzarsi e a preparare attentati in tutti i luoghi.. cosa possiamo fare??
    mi sembra che i tanti sacrifici non servino a niante…

  3. ceglieterrestre scrive:
    Ottobre 29th, 2009 alle 10:06

    Quanto sangue deve scorrere! Ancora morti innocenti, quando finirà questa violenza?

  4. franca scrive:
    Ottobre 29th, 2009 alle 16:11

    E ‘da qualche mese che a Kabul non vi è un luogo che possa considerarsi più sicuro degli altri. Gli insurgents, Taliban o non Taliban, sono dappertutto.Se, come dici tu Pino,è come Bagdad…
    A Kabul di zone franche non ce ne sono.Se anche la sede diplomatica americana, nascosta alla vista da imponenti barriere di cemento,è stata oggetto di più di un attacco.E poi, ordigni nascosti sul ciglio delle strade, kamikaze che si mescolano alla folla, auto imbottite di esplosivo che si lanciano su mezzi militari o su obiettivi civili, razzi sparati sull’ aeroporto. La morte può arrivare da qualsiasi parte. E il nemico può essere chiunque. Tenersi a distanza dalle auto senza passeggeri – gli uomini bomba viaggiano soli verso la morte – non serve più da quando i kamikaze utilizzano manichini coperti da burqa per meglio mimetizzarsi. Come difendersi allora se la fiducia nella polizia malpagata e corrotta è zero e i militari occidentali, bersaglio privilegiato degli insurgents, vengono percepiti come un problema?.Forse bisognerebbe controllare meglio il territorio, potenziare l’ intelligence…e affidarci nelle mani di Dio.

  5. elah scrive:
    Novembre 6th, 2009 alle 10:07

    se penso che fra qualche mese il mio compagno (un giorno futuro marito) deve ritornare in missione in afghanistan…forse non dovrei pensarci adesso, e godermi il mio compagno, nostro figlio e la nuova creatura che porto in grembo che nascerà senza il padre vicino quasi sicuramente…non smettero mai di chiedermi quando queste missioni finiranno.

  6. seby scrive:
    Dicembre 17th, 2009 alle 10:27

    ciao a tutti.. mi chiedevo come mai non si parla piu’ di afghanistan?!

Commenti