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Beh, auguri

By pino scaccia | dicembre 24, 2009

Questo è il post pubblicato l’anno scorso. E’ perfetto, cioè attualissimo. Una maniera comunque di farci gli auguri. 

Ricordo che una volta era una specie di rito. Sarà passato un secolo (e non è un modo di dire) ma era proprio una cerimonia. Insieme agli addobbi dell’albero e ai pupazzetti del presepe tiravi fuori anche la lista degli auguri da mandare. Una lista fissa, a cui ogni anno aggiungevi qualcuno. Facevi i conti delle cartoline da comprare, facendo bene attenzione ai vari livelli: insomma c’erano quelle di gran festa e quelle più modeste quando il rapporto non era così stretto. Poi cominciavi a scrivere, la solita frase banale di auguri (non mi sono mai andato ad inventare noticine ad effetto), ma era una faticata perchè le dovevi scrivere tutte a mano. E poi i francobolli, un sacco di soldi. Da qualche anno tutto è cambiato. Prima sono arrivati a valanga gli sms, poi le email e adesso “face” dove t’infili in un tunnel senza fine, fra messaggi privati, bacheca, foto, poke…e rischi di mandarli doppi oppure per niente. Spero di non aver dimenticato qualcuno.

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Topics: Senza categoria | 2 Comments »

2 risposte per “Beh, auguri”

  1. Nadia scrive:
    dicembre 25th, 2009 alle 15:16

    Tanti Auguri di Buon Natale

  2. franca scrive:
    dicembre 25th, 2009 alle 16:35

    Dice Dio…

    “Va’, Figlio mio,
    va’, mia Immagine,
    va’ a dire loro chi sono,
    e per che cosa li ho fatti.

    Di’ loro, di’ loro, a tutti,
    che li conosco
    ciascuno per nome
    e che contano infinitamente
    ai miei occhi.

    Così tu sarai in mezzo a loro
    il mio viso umano:
    tu ti farai bambino tra i bambini
    e il loro gioco
    diventerà la gioia di Dio.

    Tu piangerai le loro lacrime:
    e la loro sofferenza
    diventerà la sofferenza di Dio.

    Tu griderai con le loro grida
    e le loro grida
    diventeranno le grida di Dio.

    Testimone di me,
    fino alla fine, se è necessario,
    perché sappiano tutti
    che sono chiamati alla felicità…”

    Don Andrea Santoro

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