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I “paracadutati” di Malindi

By pino scaccia | dicembre 28, 2009

Quattro ville in fumo a Malindi, tutte italiane. Piene di pezzi d’arte e, alcune, di misteri. In attesa dei cosidetti vip per Capodanno è una sciagura per chi vive di turismo. Specie dopo gli ultimi scandali legati alla pedofilia. Sono stato tre volte a Malindi e non l’ho mai amata. L’unico ricordo bello, pieno, riguarda “Dodi” quel ragazzo nato ricchissimo e morto solissimo che mi aveva fatto l’onore della sua amicizia perchè avevo raccolto le sue parole di poeta disperato. Arrivato in Africa perchè amava la gente pulita e invece tradito da quella sporca. A parte, dunque, Edoardo Agnelli il resto è da dimenticare. Il mare pieno di alghe, la piscina piena di cloro, i villaggi pieni di turisti pigri che si muovevano solo per andare a mangiare gli spaghetti o a bere il caffè, come se non si fossero mai mossi dall’Italia, a parte il sole che faceva tornare abbronzati. Poveri che si fingevano ricchi. Le vecchie signore mano nella mano sulla spiaggia con i guerrieri Masai. Il casinò, le strade di fango. E poi loro, i tangentisti scappati di corsa che con due lire facevano i signori dell’oceano. Qualcuno ne ho conosciuto, nei primi anni Novanta.

Malindi (Kenya), 1993 – Dopo giorni di ricerche, riusciamo a trovare il rifugio africano di Gianfranco Troielli, uno dei latitanti di tangentopoli. Siamo sulla spiaggia di Malindi. La villa è praticamente inaccessibile e ci si può avvicinare soltanto quando c’è la bassa marea. Troielli però non c’è. Dicono che sia fuggito nel centro del Kenya, nella Sift valley, prima che arrivasse l’Interpol ad arrestarlo. E’ stato avvertito dalla polizia locale, piuttosto sensibile ai regali. Ma appena possibile tornerà a Malindi, dove sembra di stare a casa con le ottocento ville di italiani, molti lavoratori, molti come si dice “paracadutati”, nel senso che sono scappati qui per sfuggire alla galera e sono venuti con molti soldi. Sono talmente tanti qui gli italiani che hanno addirittura un divertente Tg locale, Telesule. Ma sono troppi quelli che si nascondono, impossibile un censimento. C’è chi parla di quattromila.Ci raccontano tutti, andando per ristoranti italiani di un signore. Si chiama Gianni Gremmo, a Malindi ha un albergo sull’oceano, un negozio di souvenir e un’agenzia per i safari. Amico di Craxi, una storia di miliardi spariti, non vuole parlare. Ma certo non tornerà in Italia: ci chiede di dimenticarlo. Giusto un saluto, infastidito. “Una volta qui si stava bene e si guadagnava molto” ci confida un pasticcere marchigiano da venticinque anni in Africa. Ci chiede di evitare il nome. Ci spiega perchè adesso Malindi è invivibile. “Perchè hanno alzato i prezzi e adesso la gente locale pensa che siamo tutti ricchi. Una villa qui una volta costava cinquanta milioni di lire, adesso trecento, tanto per dare un’idea. E poi, con questa storia dei latitanti, arrivano sempre meno turisti. Ma capisco perchè quelli che scappano vengono tutti qui. Non c’è estradizione. Basta avere soldi”.

Troielli, dopo quattro anni di latitanza, nel 1997 tornò a Milano. Tre mesi di carcere e poi di nuovo libero, senza mai aver fatto cenno al famoso “tesoro”. E’ morto nel 2005.

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Topics: africa, storie | 3 Comments »

3 risposte per “I “paracadutati” di Malindi”

  1. malindikenya scrive:
    dicembre 29th, 2009 alle 15:58

    Caro Scaccia, che tristezza vedere da lei i soliti vecchi luoghi comuni su una località che dal 1993 è completamente cambiata, che oggi è una meta di turismo per famiglie e coppie in viaggio di nozze, dove gli stessi italiani fanno arrestare i pochissimi pedofili che ci provano, dove non vivono più pregiudicati ma tanta gente onesta che si occupa anche di solidarietà. Basta vedere gli esiti delle iniziative dell’associazione turistica insieme con Unicef e Cisp, sfociata in un bel festival con testimonial Tullio De Piscopo. Chiedete a lui com’è Malindi oggi e chi la frequenta. Ma siccome ci sono i vip e fa notizia, perchè è la seconda meta più scelta dagli italiani nel lungo raggio, allora spaliamo un po’ di merda addosso a chi lavora come si lavora a Rimini, o a Forte dei Marmi, con tutte le meraviglie ma anche le difficoltà dell’Africa. Non colonialisti, ma gente che da lavoro a migliaia di persone che ne hanno bisogno. Scaccia, venga a farsi un giro di aggiornamento, le paghiamo noi il viaggio e l’hotel. Così eviterà soluzioni di comodo e superficiali che a chi conosce bene Malindi risultano oltre che anacronistiche, anche patetiche e dequalificanti della sua professionalità. Cordialmente, malindikenya.net, il portale italiano in Kenya.

  2. pino scaccia scrive:
    dicembre 29th, 2009 alle 16:07

    Proprio per la mia onestà intellettuale, pubblico volentieri la lettera: sono felice se Malindi è cambiata perchè comunque è un pezzo d’Italia (e poi amo l’Africa). Grazie per l’invito, ma non ne ho bisogno: per fortuna riesco ancora a pagarmi le vacanze, così posso scegliere.
    Comunque buon lavoro, sinceramente.

  3. Shaaba scrive:
    agosto 28th, 2011 alle 10:13

    mo disperatamente l’ Africa e allo stesso modo il lato pulito di Malindi.
    Non nego che Lei racconta molte tristissime verità ma, la prego, non faccia l’errore di tutti ! C’è un lato buono anche tra gli Italiani di Malindi. C’è tra quelli che vivono e sono vissutio lì che credevano nella loro permanenza nel paese.
    La prego ogni tanto spenda una parolina anche per quel gruppo che non ha usato la triste storia di Edoardo

    Grazie Shaaba

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