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Uccisi, imprigionati, rapiti

By pino scaccia | gennaio 7, 2010

Non è stato l’anno peggiore, ma sicuramente è stato un altro anno drammatico per i cronisti impegnati sui fronti del mondo. Novantuno vittime, un bilancio pesante anche per la follia della strage di Mindanao, nelle Filippine (32 morti).  Subito dopo il Paese più pericoloso per i testimoni è risultato il Messico con 12 morti: una situazione di grande crisi per la stampa locale che ha fatto 63 vittime negli ultimi dieci anni. Poi: Somalia 9 morti, Pakistan 7, Russia 5 (ad aumentare un bilancio allucinante, 300 giornalisti morti o spariti da quando è caduta l’Unione Sovietica). E ancora 3 vittime in Afghanistan, Honduras e Iraq (267 morti dall’inizio della seconda guerra del golfo), 2 in Iran e Birmania. Si calcola in circa 700 morti addirittura il bilancio degli ultimi dieci anni, così suddivisi: 2009 91 – 2008 67 – 2007 100 – 2006 107 – 2005 69 – 2004 89 – 2003 64 – 2002 19 – 2001 37 – 2000 62 – 1999 36.

Non solo uccisi, ma anche rapiti, aggrediti, minacciati, imprigionati. Attualmente sono dietro le sbarre nel mondo 287 operatori dell’informazione: 169 giornalisti, 10 assistenti, 108 internauti. Il Paese peggiore resta la Cina con 95 arrestati, seguita da Iran 37, Eritrea 29, Cuba 25, Vietnam 17, Burma 13 e Uzbekistan 10. Professione Reporter

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Topics: reporter | 4 Comments »

4 risposte per “Uccisi, imprigionati, rapiti”

  1. ceglie scrive:
    gennaio 7th, 2010 alle 22:22

    Ciao Gabbiano quanta tristezza! Quante vite perdute per l’informazione, non so cosa scrivere quando il post è triste. Un caro saluto.

  2. Barbara Brunati scrive:
    gennaio 7th, 2010 alle 22:32

    Tra le tante morti che ogni anno il mondo del lavoro conta, quelle che riguardano i giornalisti mi sembrano quelle meno comprese.Ho come l’impressione che molti pensino: “In fondo se l’è cercata…poteva essere più prudente e non voler a tutti i costi andare a cacciare il naso dove non doveva, poteva starsene tranquillo in redazione e non andare in prima linea…”
    Ma qualcuno pensa mai che i cronisti sono di fatto sbattuti letteralmente al fronte (come è successo ad esempio nella guerra trra Iran e Iraq, ma non solo) o che escono coi nostri soldati impegnati nelle missioni proprio per far conoscere a noi come operano?Vero è che in certe situazioni qualcuno ha commesso delle imprudenze che gli/le sono state fatali, o è stato tradito da intermediari e informatori, o ha scoperto qualcosa che non avrebbe mai dovuto scoprire…Altri, invece, sono caduti proprio perché non hanno voluto farsi imbavagliare, altri ancora pagano con la prigionia e le botte la loro vocazione a raccontare quel succede nel loro Paese.
    Nel fare la conta dei morti, imprigionati o rapiti, mi chiedo dove termini la concezione di “mestiere” e dove inizi quella di “missione”…..

  3. pino scaccia scrive:
    gennaio 8th, 2010 alle 00:01

    gran parte delle vittime poi sacrificano la propria vita per far conoscere al mondo il dramma del proprio Paese

  4. ceglie scrive:
    gennaio 8th, 2010 alle 11:24

    Ho sempre sulla mia scrivania, un vecchio volume dell’anno 1879; pagine ricche d’ incisioni piene di fascino, articoli, scritti da uomini che hanno dedicato la loro vita, per donarci notizie di paesi lontani. Il volume è “La Valigia” le pagine ormai sono ingiallite, ma ogni volta che lo apro lo accarezzo, come per ringraziare gli uomini che hanno portato con tanto sacrificio spicchi di terra a me è sconosciuta grazie a loro oggi posso vedere e sapere.

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