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Quelli della Uno bianca

By pino scaccia | marzo 30, 2010

Il 2 aprile, venerdì santo, Marino Occhipinti uscirà per la prima volta dal carcere. Anche se per poche ore. L’ex poliziotto, detenuto dal 29 novembre 1994 con una condanna all’ergastolo per i crimini commessi con la banda della Uno bianca, lascerà la casa circondariale di Padova per partecipare alla Via crucis organizzata a Sarmeola di Rubano, nel Padovano, da Comunione e Liberazione presso l’Opera della provvidenza di Sant’Antonio. Uscirà grazie a un permesso premio, che, dati il giorno e l’occasione, appare carico di significato simbolico. La notizia

La banda della Uno Bianca seminò il terrore in Emilia Romagna dal 1987 al 1994 compiendo 103 azioni criminali con 24 vittime e 102 feriti. Tutti i componenti erano poliziotti della Questura di Bologna capitanati dai fratelli Savi. Occhipinti ha rivestito un ruolo minore, partecipando soltanto ad un’azione. Fra gli obiettivi soprattutto colleghi delle forze dell’ordine. Il culmine fu la strage del Pilastro, il 4 gennaio 1991: trucidata una pattuglia di carabinieri. Ecco la mia cronaca.

“Si muovevano lentamente, come in una danza, tenevano le armi con tutte e due le mani, davano l’impressione di sapere tutto a memoria e c’era una certa passione in quello che facevano”. I testimoni della strage del Pilastro sono sempre stati d’accordo su un punto: quei killer erano autentici professionisti con il piacere di uccidere. Tre anni dopo, abbiamo messo a raffronto gli identikit diffusi allora e le foto degli accusati di oggi. Almeno due coincidono in modo impressionante. Ma al di là delle responsabilità individuali, che si stanno accertando, ci sono troppi interrogativi inquietanti sugli obiettivi di quella scia infinita di sangue. Quelli della “Uno bianca” non erano semplici banditi. Perché dalle rapine hanno guadagnato solo spiccioli. Perchè i rapinatori evitano i confitti a fuoco con le forze dell’ordine e comunque non sono preparati militarmente com’è stato dimostrato a Castelmaggiore e al Pilastro. Perchè i banditi non hanno certo programmi di pulizia tecnica e dunque non sparano a nomadi, emarginati, extracomunitari e neanche uccidono a sangue freddo i passanti per non essere riconosciuti come a Bologna e a Rimini. Ma soprattutto chi si firma come la “Falange armata”, semina il terrore per anni, almeno dai tempi della “banda delle Coop” nell”87; chi ha contatti con la criminalità internazionale e con i grandi trafficanti d’armi; chi ha rapporti con mafia e servizi segreti non è solo un bandito. Si tratta di terrorismo puro. Il problema è di stabilire al servizio di chi e perchè.

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Topics: inquestomondodisquali | 7 Comments »

7 risposte per “Quelli della Uno bianca”

  1. Giorgius scrive:
    marzo 31st, 2010 alle 09:16

    [OT] Terorrismo – Russia: Massima allerta nella capitale e in alcune regioni del Caucaso

    Dopo i messaggini sms, la nuova frontiera mediatica dell’integralismo islamico sembra puntare nuovamente nell’utilizzo di testi musicali, dalla sonorità questa volta molto simile alla musica pop e rap occidentale… Online alcuni video su YouTube e in altre community… Intelligence’s russa-internazionale in monitoraggio costante.

    Leggi:
    http://giorgius.ilcannocchiale.it/2010/03/31/terrorismo_russia_allerta_alta.html

  2. franca scrive:
    marzo 31st, 2010 alle 09:26

    Per le famiglie delle 24 vittime,la Via Crucis, è iniziata quando i loro cari sono stati massacrati.

  3. ceglie scrive:
    marzo 31st, 2010 alle 21:31

    Sono brutte queste notizie, un caro saluto a tutta la torre.

  4. mariella scrive:
    aprile 2nd, 2010 alle 12:38

    Quante morti!!! Per cosa? Per una causa che non e vera… vittime e persecutori…povere creature

  5. ceglie scrive:
    aprile 3rd, 2010 alle 07:33

    Un caro saluto a tutta la torre, anche se preferivo lasciare un saluto non sotto questo post, che di bianco di puro, ha solo il colore della vettura.Grazie di tutto tanta serenità per la vita.

  6. Laura scrive:
    ottobre 2nd, 2010 alle 17:20

    Sicuramente un episodio molto triste e doloroso che sà di morte, di pianto, di solitudine.
    Quello che è accaduto NON va dimenticato e strumentalizzato a favore di, i fatti parlano da soli: bestie in divisa che hanno seminato terrore e morte anche verso colleghi…figli, mariti che non sono più tornati a casa dai loro cari che ancora soffrono, pagano un prezzo troppo grande: quello di aver dato figli allo Stato. Si dice che il collega della Sala operativa di BO abbia sentito gli spari ed i rantoli di morte…la strage al Pilastro! Eroi caduti per mano di inumani mostri senza scrupoli, senza morale, che non hanno
    mantenuto fede al giuramento quel giorno alla Scuola di Polizia!!!Hanno sporcato il nome della Polizia di Stato disonorando l’operato meraviglioso di Colleghi che rischiano la vita per stipendi da fame, tra l’altro!!!
    Sì, forse cristianamente parlando, ci potrebbe essere il Perdono, MA è un grande passo, un dono NON facile da concedere…è facile seguire una Via Crucis, con tutto il Valore che comporta, perchè si è stati supportati da un gruppo di preghiera e forse ci si è resi conto dello SCEMPIO compiuto!!!
    Ognuno di noi deve rendre conto per gli errori commessi a DIO (per chi crede), alla Legge,ed alla propria morale e non è certo una via Crucis il modo per ricominciare o per far credere o vedere che non si è più in quel tunnel dell’orrore! Pensiamo alla Mamma di Otello il giovane Carabiniere trucidato al Pilastro, al suo Dolore, alla sua battaglia di Madre ferita, dilaniata: una novella MARIA ADDOLORATA ai piedi della Croce del Figlio!, e quel ‘tipo’ che palesa superficialmente la sua voglia di partecipare alla via Crucis…Si può tranquillamente praticarla da soli in Chiesa o con il gruppo, MA con Umiltà, Silenzio, TESTIMONIANDO, SE FOSSE VERO, LA PROPRIA FEDE E RINASCITA SPIRITUALE SENZA OSTENTARE, MA NEL NOME DELLA PROPRIA APPARTENENZA DI CATTOLICO, UMILMENTE!!!
    Un caro abbraccio ai Parenti delle VITTIME di quel periodo,
    con la Stima e l ‘Orgoglio nel partecipare al Loro dolore.
    Grazie, Pino.
    Laura.

  7. La strage del Pilastro | Dossier scrive:
    gennaio 4th, 2014 alle 19:04

    […] [Si muovevano lentamente, come in una danza, tenevano le armi con tutte e due le mani, davano l’impressione di sapere tutto a memoria e c’era una certa passione in quello che facevano”. I testimoni della strage del Pilastro sono sempre stati d’accordo su un punto: quei killer erano autentici professionisti con il piacere di uccidere. Tre anni dopo, abbiamo messo a raffronto gli identikit diffusi allora e le foto degli accusati di oggi. Almeno due coincidono in modo impressionante. Ma al di là delle responsabilità individuali, che si stanno accertando, ci sono troppi interrogativi inquietanti sugli obiettivi di quella scia infinita di sangue. Quelli della “Uno bianca” non erano semplici banditi. Perché dalle rapine hanno guadagnato solo spiccioli. Perchè i rapinatori evitano i confitti a fuoco con le forze dell’ordine e comunque non sono preparati militarmente com’è stato dimostrato a Castelmaggiore e al Pilastro. Perchè i banditi non hanno certo programmi di pulizia tecnica e dunque non sparano a nomadi, emarginati, extracomunitari e neanche uccidono a sangue freddo i passanti per non essere riconosciuti come a Bologna e a Rimini. Ma soprattutto chi si firma come la “Falange armata”, semina il terrore per anni, almeno dai tempi della “banda delle Coop” nell”87; chi ha contatti con la criminalità internazionale e con i grandi trafficanti d’armi; chi ha rapporti con mafia e servizi segreti non è solo un bandito. Si tratta di terrorismo puro. Il problema è di stabilire al servizio di chi e perché]. […]

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