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Il fuoco amico

By pino scaccia | aprile 6, 2010

Scambiano il teleobiettivo per lanciarazzi: è strage. Gli elicotteri Apache fanno fuoco e uccidono un giovane fotoreporter della Reuters, Namir Noor Eldeen, il suo autista e altri dieci civili. Non è la prima volta a Baghdad. Si cominciò con due operatori affacciati al balconcino dell’hotel Palestine: Josè Couto e Taras Protsyuk ad aprile del 2003. Poi ad agosto ci fu l’incidente capitato a un altro operatore, Mazen Dana. Il comando americano sull’ultimo episodio si difende: i giornalisti non si erano fatti riconoscere. Ma Dana, davanti ad Abu Ghraib,  aveva parlato per dieci minuti con il carrista prima di essere centrato da una cannonata. Sarà che la questione mi tocca da vicino. Ricordo tutte le volte che ho avuto il fucile (alleato) premuto contro la testa e di quella volta a Babilonia che nonostante mille accrediti un marine ci ha tenuto per un tempo infinito sotto tiro con il colpo in canna. Lo so che la telecamera somiglia a uno stinger, lo abbiamo imparato nei Balcani, ma chi tiene i conti sostiene che dei 267 reporter uccisi in questi anni in Iraq almeno 17 sono stati colpiti da fuoco amico. Troppi per considerarli solo errori.

L’ultima foto di Namir: aveva appena ventidue anni

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Topics: iraq, reporter | 17 Comments »

17 risposte per “Il fuoco amico”

  1. Scambiano il teleobiettivo per un lanciarazzi: è strage « Professione Reporter scrive:
    aprile 6th, 2010 alle 15:18

    […] Usa. Ma i soldati ricevono l’ordine di portare i bimbi feriti in un ospedale iracheno. Il fuoco amico Categories: iraq, stati uniti Commenti (0) Trackback (1) Lascia un commento […]

  2. ceglie scrive:
    aprile 6th, 2010 alle 15:28

    lo so, cosa vuol dire un’ arma puntata, la sensazione di paura in tutto ilo corpo. Di notte sulle montagne del Kosovo, da sola, mi fermo all’alt una macchina militare, apro il vetro per dare i documenti, e un fucile o un mitra, entra fino alla mia testa, Non ricordo neppure i loro visi, erano in due, arrivata a Pristina, per farmi passare la paura per, lo scampato pericolo,sono stata sotto l’acqua della doccia per un bel po.Spesso ripenso a quel giorno,se il colpo partiva , io morivo senza aver commesso nessun reato.Quanti innocenti sono morti, e quanti ancora moriranno.

  3. Letizia Bianchedi scrive:
    aprile 6th, 2010 alle 15:51

    Negativo, i soldati americani NON hanno avuto l’ordine di portare i bambini in ospedale iracheno, alla loro richiesta di portarli all’ospedale della base gli è stato semplicemente risposta NEGATIVA e quindi li hanno portati in ospedale iracheno. Ciò non cambia la situazione gli americani da sempre purtroppo hanno grilletti troppo facili e proprio per questo spesso mettono a grande repentaglio sia il lavoro degli inviati sia il lavoro delle altre Nazioni facente parte la coalizione !!!

  4. mariella scrive:
    aprile 7th, 2010 alle 09:27

    Doolore angoscia paura seminano il mondo ieri oggi e..domani…quando finiranno, quante vite innocenti non vissute…non ho parole per esprimermi il dolore attanaglia la mia gola…grazie che ci siete..

  5. Sergio scrive:
    aprile 7th, 2010 alle 10:20

    Non vorrei sembrare quel che non sono… Condanno chiaramente l’uccisione dei due reporter, il ferimento delle due bambine, la morte di altri civili, la guerra in genere, questa missione in particolare ma (e non voglio giustificare) non c’è stato errore di valutazione: dal minuto 2:04 al 2:24 della versione “full” (3:38 della “short”) si vedono chiaramente due uomini armati uno di RPG e l’altro di kalashnikov.

  6. pino scaccia scrive:
    aprile 7th, 2010 alle 12:53

    Vero. Però l’attacco successivo a chi portava aiuto? Dov’era il pericolo? Soprattutto sono agghiaccianti le parole. L’uomo “non portava i bambini in guerra”, stava a casa sua, dentro la sua città, con i suoi figli. E poi dopo il primo attacco non c’è stata reazione, assolutamente nessuna perche insistere, fare una strage? Questo è il vero “vizio” degli americani, l’animo del cow boy. Quando Lozano sparò a Calipari non si limitò a colpi di avvertimento e senza un nemico mobile, cioe che rispondeva, ha continuato fino a sparare 78 colpi in totale.

  7. lorena scrive:
    aprile 7th, 2010 alle 15:16

    non è una novità gli americani da sempre hanno usato la tecnica di sparare , radere al suolo ,sono addestrati a fare questo .Poi in realtà quando tornano alla vita civile sono tormentati dai fantasmi delle loro azioni , i piu’ non ritornano ad una vita normale.
    Le guerre lasciano un segno indelebile anche ai sopravvissuti, io personalmente non so se è più vittima chi muore o vivere con l’ossessione delle immagine di morte negli occhi .
    Le guerre vanno prevenute , dovremmo tendenzialmente produrre meno armi perchè prima o poi ci vengono scaricate nella testa non si puo’ fare della produzione di armi un business per una nazione, non è un caso che noi siamo grandi produttori , un settore non in crisi, mai uno sciopero, mai una contedstazione, mai trovato nessuno nella mia vita che abbia ammesso di lavorare in una fabbrica di armi c’è una grande autocensura

  8. Arcroyal scrive:
    aprile 8th, 2010 alle 12:48

    Quando Lozano sparò a Calipari non si limitò a colpi di avvertimento e senza un nemico mobile, cioe che rispondeva, ha continuato fino a sparare 78 colpi in totale.

    Mario Lozano, dopo una raffica di avvertimento, sparò sulla Toyota Corolla 11 colpi con il mitragliatore M240B in dotazione. ” Tre proiettili avevano perforato la parte anteriore della macchina all’altezza del paraurti, il fanale anteriore destro e il paraurti destro. Due proiettili avevano perforato il parabrezza. Sei avevano perforato la fiancata destra, la portiere destra, il finestrino della parte anteriore destra e quello posteriore del passeggero “. Non ci fu alcuna pioggia di fuoco ma una sola raffica sparata da un’arma che arriva a sparare fino a 900 colpi al minuto e che in quel momento era caricata con 300 colpi. Questo è quanto risulta dall’inchiesta congiunta italo-americana, e nessuno l’ha mai contestata sotto questo specifico aspetto.
    Dispiace che Pino a distanza di 5 anni continui a ripetere le sciocchezze messe in giro dalla Sgrena e compagnia bella.

  9. pino scaccia scrive:
    aprile 8th, 2010 alle 14:02

    Ne prendo atto.

  10. Sergio scrive:
    aprile 8th, 2010 alle 14:08

    E’ vero Pino, sono daccordo e sono convinto che il problema stia non solo nel “vizio” del cow boy ma anche nel fatto che pensino di essere sempre nel giusto e comunque hanno la certezza dell’impunità. Ti ricordi com’è finito il processo per la tragedia del Cermìs? A tarallucci e vino: “Io ridò una prigioniera a te e tu non condanni i miei militari”. I militari USA non sono punibili per crimini di guerra, non riconoscendo il tribunale internazionale dell’AIA.
    Il mio voleva essere solo un appunto ai titoli dati e ai dettagli forniti perchè non è vero che i militari hanno scambiato uno zoom per un RPG.
    @Lorena: hai visto il film “finchè c’è guerra c’è speranza” con Alberto Sordi?

  11. Sergio scrive:
    aprile 8th, 2010 alle 16:29

    @Arcroyal: che Calipari sia morto è vero?
    La Sgrena voleva fare inchieste in una zona “fastidiosa”. I nostri militari erano lì a far cosa? Solo missione di “pacekeeping” (là dove la “pace” ancora non si era vista) o missione di guerra e protezione di altre attività? La Sgrena era una giornalista scomoda, non schierata.
    Sembra davvero strano (se non impossibile) che i militari americani in quel check-point non sapessero del passaggio di una vettura con a bordo un agente dei servizi di un paese amico con un ostaggio liberato.
    Non si può negare che i nostri “alleati” abbiano il grilletto facile..

  12. lorena scrive:
    aprile 8th, 2010 alle 17:43

    @sergio si !!!!! ma ho sempre la speranza che l’uomo riesca a far prevalere la ragione alle armi .
    Certo sarebbe interessante anche capire quali sono gli imprenditori italiani che producono armi ,voi ne sapete qualcosa? si potrebbe fare una bella inchiesta giornalistica.
    in italia ci sono i palazzinari, gli stilisti, i produttori di automobili, della carta stampata , delle tv, ma nessuno ha una bella qualifica di produttori di armi, almeno sapremmo a chi urlare assassino , ci diranno che ci sono le multinazionali ma avranno un padrone ?

  13. Sergio scrive:
    aprile 9th, 2010 alle 10:05

    Lorena, il gruppo Finmeccanica (ex IRI) è uno dei principali produttori di sistemi per la “difesa” (nome della “guerra” più accettabile per le nostre coscienze) che vanta grosse commesse per gli eserciti USA, GBR (per citare i principali). Del gruppo, la Selex, la OtoMelara, la AgustaWestland producono da sistemi di puntamento missilistici a carriarmati ed elicotteri. Il tutto per la più che lecita (visto il clima di terrore che qualcuno ha volutamente creato) “Santa Difesa”

  14. franca scrive:
    aprile 10th, 2010 alle 10:57

    “E’ sempre la stessa cosa,la partita non è uguale.
    La guerra,fa guerra alla pace.La pace,naturalmente non fa guerra alla guerra.La pace,lascia la pace alla guerra.La pace è uccisa dalla guerra.La guerra non è uccisa dalla pace.E’ solo la pace di Dio,non quella degli uomini,che può cancellare la guerra.”

  15. Arcroyal scrive:
    aprile 10th, 2010 alle 16:09

    @ Sergio

    che Calipari sia morto è vero?

    Massì, facciamo un pò di sarcasmo e buttiamola in vacca.

    La Sgrena voleva fare inchieste in una zona “fastidiosa”.

    L’Iraq è una zona talmente “fastidiosa” che è probabilmente il teatro bellico più visto e ‘inchiestato’ dell’intera storia dell’umanità. Credo che solo la guerra in Vietnam possa reggere il confronto.

    I nostri militari erano lì a far cosa?

    L’area di competenza della nostra missione militare era la provincia di Nassiriya, nell’Irak meridionale. La regione di Baghdad è invece da sempre di esclusiva competenza americana. E quando si opera in un settore sotto il controllo di un paese alleato, sarebbe buona norma agire in continua e totale collaborazione con gli alleati. Per esempio, non appena recuperata la Sgrena, sarebbe stato altamente consigliabile segnalare immediatamente la cosa alle autorità militari americane e richiedere una scorta per raggiungere l’aeroporto. Questo non fu proprio fatto. Chissà come mai.

    La Sgrena era una giornalista scomoda, non schierata.

    ‘Non schierata’ una cippalippa. Giuliana Sgrena scrive su un quotidiano orgogliosamente comunista e che fa della lotta al Sistema imperial-capitalistico la sua ragion d’essere. Tra l’altro in Iraq l’hanno fregata proprio le grosse fette di mortadella ideologica che si porta sugli occhi. Era convinta di trovarci gli eredi di Che Guevara e dei partigiani delle Brigate Garibaldi. Per lei chiunque si battesse contro gli Stati Uniti non poteva non essere che un amico e un fratello. Si è recata in una delle zone più pericolose di Baghdad con lo slancio e la partecipazione con cui i vecchi comunisti andavano alle Feste dell’Unità. E le è capitato quello che succederebbe a un animalista in lotta per i diritti dei coccodrilli, che si gettasse in un loro allevamento per abbracciarli ed intervistarli sui crimini degli umani che li sfruttano per farsi scarpe e borsette. Con l’unica differenza che l’animalista che commettesse una simile pazzia sarebbe etichettata a vita come un cretino idiota, mentre la Sgrena è riuscita ancora a passare per un’eroina.
    Anche sul suo essere una giornalista ci sarebbe molto da discutere. Secondo me non è altro che una militante politica come militanti poilitici erano per esempio Hemingway e Terzani quando in nome della lotta ‘anti-fascista’ stuprarono la verità dei fatti in Spagna e in Vietnam. L’essere giornalisti richiederebbe un quoziente minimo di obbiettività di cui la Sgrena mi pare del tutto priva.

    Sembra davvero strano (se non impossibile) che i militari americani in quel check-point non sapessero del passaggio di una vettura con a bordo un agente dei servizi di un paese amico con un ostaggio liberato.

    A me invece sembra davvero strano (se non impossibile) che a distanza di 5 anni si continui imperterriti ad adombrare l’ipotesi del complotto per eliminare la ‘Giornalista scomoda’. Se avessero voluto far fuori la Sgrena sarebbe bastato premere il grilletto della M240B per 10 secondi in più, e di quell’auto e dei suoi occupanti non sarebbe rimasto che un mucchio di rottami fumanti. Invece di undici, 50 proiettili calibro 7,62 e non ci sarebbe stato alcun testimone a raccontare dell’”agguato”. A morire è stato un ufficiale dei servizi segreti del principale alleato degli Stati Uniti nell’Europa continentale, mentre la comunista Sgrena non solo è stata subito soccorsa, ma pure trasferita nel più avanzato centro chirurgico dell’esercito americano a Baghdad dove si sono prodigati con tutte le cure del caso.
    Quando Giuliana Sgrena è andata a presentare a New York il suo libro ‘Fuoco Amico’ ed ha di nuovo cianciato di complotto amerikano, pure i più infervorati pacifisti anti-Bush l’hanno accolta con viva incredulità. Da noi invece niente. Manco ci si prende il disturbo di leggere gli atti delle inchieste, e si continuano a ripetere favolette nere alla Harry Potter.

    Non si può negare che i nostri “alleati” abbiano il grilletto facile..

    Quello che secondo me non si può negare è che le forze armate degli Stati Uniti siano le più ‘visibili’ del pianeta. Qualunque errore (o crimine) commettano prima o poi viene sbattuto sulla prima pagina dei giornali e in prime time in TV. Se si potessero fare confronti con l’operato dei soldati cinesi in Tibet o dei russi in Cecenia, forse certi giudizi lapidari non sarebbero pronunciati. Ma, appunto, nei casi cinesi e russi ( e iraniani e sudanesi e ecc ecc. ), non ci sono giornalisti né embedded né ‘scomodi’ a raccontarci come vanno le cose. Chi si azzarda a documentare cosa combinano quegli eserciti, di solito fa una brutta fine.
    Poi comunque bisognerebbe valutare caso per caso, e non partire in quarta con le tiritere sulla faciloneria sanguinaria dei cow-boys.

    Dell’incidente in questione in Italia non si dice mai che prima della Toyota Corolla con a bordo Calipari, Sgrena e il maggiore Carpani la squadra di Mario Lozano fermò e rimandò indietro ben 12 altri autoveicoli guidati da cittadini iracheni senza che fosse scheggiato manco un parabrezza. E questo su una strada su cui nei 4 mesi precedenti la morte di Nicola Calipari si erano verificati 135 attacchi o tentativi di attacco, il 66% dei quali era capitato tra le 19 e le 21 ( la Corolla vi transitò alle 20.30 ). Due giorni prima dell’incidente con gli italiani, due soldati dell’unità a cui apparteneva Mario Lozano erano stati uccisi sulla Irish Road in un attentato esplosivo. Poco prima e poco dopo il passaggio della Corolla nelle vicinanze del posto di blocco si verificarono due attacchi con armi da fuoco che fortunatamente non provocarono danni.
    In una simile situazione il fatto che Mario Lozano abbia sparato solo 11 dei 300 colpi del suo caricatore, può far pensare a tante cose ma non certo che avesse “ il grilletto facile “.

  16. mariella scrive:
    aprile 12th, 2010 alle 13:07

    Leggo e le ingiustizie a nome di un bene ..di civilizzare un popolo… sento odore di Dominio Mondiale…non mi rimangio una parola…

  17. Sissi scrive:
    aprile 17th, 2010 alle 19:12

    @ mio caro Arcroyal,

    ma forse dovrei chiamarti Lord Henry – da “Il ritratto di Dorian Gray”- che, senza ironia alcuna, garantisco, non so perchè ti si confà.

    Intervengo solo per Terzani perchè non ne capisco niente di guerre, servizi segreti etc., per chiarire che Terzani era un PURO.
    Un puro, e non un populista, che credeva davvero nel Comunismo come un Ideale per il bene e l’evoluzione di tutta l’umanità, a prescindere dal condividerlo o meno. E nella sua purezza interiore, innamorato com’era di certi contenuti e valori, e sottolineo CONTENUTI… e VALORI, cioè l’esatto contrario di “Francia o Spagna purchè….” non ha esitato a riconoscere infine il fallimento del Comunismo.
    Tanto era “fazioso” che nel suo viaggio in Cina ha toccato con mano l’estrema povertà e sofferenza diffuse, tanto da stringirglisi il cuore e aver avuto bisogno di fumare per non sentire quell’angoscia dentro. Talmente “fazioso” da aver definito l’Islam il nuovo comunismo… e io, che non sono certo un politologo, com’è noto, credo di aver capito che sia in quanto a entrambi manca l’elemento fondamentale della libertà. (ricordiamoci anche De Gasperi cosa disse in merito, una bellissima frase).
    Negli ultimi anni, saggio, sereno, con quella luce sul volto che è la vera spiritualità trovata, ricco di quella ricchezza interiore che con la sua sola presenza già eleva l’altro innalzandolo a sfere superiori, ancora era alla ricerca della Verità.
    E la Verità, come ho già detto, si trova dove c’è Armonia e Creatività.
    Se dai libri e esperienze importanti di vita, nostre o altrui, si può davvero imparare qualcosa… beh, direi che dovrebbe essere un Rinnovamento (urgente) interiore… e universale.

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