Ricerca

Categorie

Link


« | Main | »

La vita e la morte

By pino scaccia | maggio 17, 2010

E’ un giorno speciale oggi per me. Ma non riesco fino in fondo a festeggiare. L’ennesima tragedia in Afghanistan sta tramortendo tutti i miei interessi leggeri. Conosco quelle terre, ho provato quelle paure e ho sfiorato più volte quel dolore. Non può che restare tutto dentro, anche fisicamente. Non riesco neppure a contare quanti compleanni ho passato in terre difficili, fra gente infelice. Il tempo porta oltre, ma ogni volta è come tornare indietro. E’ proprio vero che solo la notizia di una morte dà senso alla vita, ti ricorda che il passare degli anni non è una disgrazia, ma una fortuna. La disgrazia è per chi gli anni non riesce più a contarli, specie se ne ha contati pochissimi, troppo pochi.  

Uscire a bordo di un “Lince” nel territorio di Herat  Una lunga scia di sangue

“Il dolore ti resta dentro… perchè potresti esserci tu sul mezzo che salta. Perchè potrebbe essere tua madre o tua moglie a ricevere la chiamata piu brutta, da qualcuno che forse non sa nemmeno di cosa sta parlando. sento i portavoce dire le sollite parole vuote, di rito. Poi capita che come oggi vai in giro e vedi i colleghi-amici di chi non c’è piu con le lacrime agli occhi e il lutto al braccio. Ti capita che qualcuno che non c’è piu lo conosci, non bene, non come un intimo amico… e ricordi come ci scherzava sopra il suo lavoro. un pò come fanno tutti quelli che escono… un silenzioso abbraccio a chi è rimasto a casa e piange dal dolore”. Lettera di Nicola dall’Afghanistan

Perchè ormai sui “Lince” si muore: il servizio di Tv7

Comments

comments

Topics: afghanistan, tribù | 53 Comments »

53 risposte per “La vita e la morte”

  1. lucia scrive:
    maggio 17th, 2010 alle 10:08

    Beh!! Non conosco parole da aggiungere alle sue,così tristi ma dolorosamente vere!! Abbiamo esperienze di vita ,letteralmente diverse…!
    La sua vita è stracolma di conoscenza e sapere..viaggi ..in terre meravigliose,ma che nascondono verità terribili e che lei racconta con passione e tristezza!! Ci sono sentimenti che non serve esprimere a parole,ma con gesti ,fatti e sguardi!! Ed il suo volto,la sua voce ,i suoi scritti,lasciano trasparire tutto questo! La chiamerei semplicemente …….UMANITA’!! Grazie ancora!!

  2. ceglie scrive:
    maggio 17th, 2010 alle 10:47

    Non basta spegnere la TV, o cambiare la stazione radio, quel dolore ti resta dentro, quella terra bagnata di sangue, non si può dimenticare, li c’è anche un po’ della tua vita. Non riesco a cancellare il male, non riesco a dimenticare quanti giovani hanno perso la vita, e quanti la perderanno ancora; so solo che ieri, quando ho visto la ginestra che iniziava a colorare di giallo le pareti dell’autostrada, come un flash, ho rivisto nella mia mente quei ragazzi. Solo chi non ha un cuore presente, e non è distratto dalla vita superficiale che ci circonda, può comprendere.

  3. pina scrive:
    maggio 17th, 2010 alle 16:11

    mi dispiace , pino, ma veramente.
    sicuramente non sono per te.

  4. Lucio Gialloreti scrive:
    maggio 17th, 2010 alle 16:44

    In effetti ,caro Pino ,tu che hai vissuto lavorando anche in quei luoghi, sai bene quanti sacrifici umani e quanto sangue giovanile ,soprattutto, è stato e viene versato in queste cosiddette “missioni di pace” e/o “umanitarie “. Giuste e vere le tue considerazioni sul trascorrere della vita! C’è ,appunto , chi riesce a contarni pochi di anni!
    Peccato sia stato rovinato il tuo giorno speciale!!

  5. nicola scrive:
    maggio 17th, 2010 alle 18:25

    il dolore ti resta dentro… perchè potresti esserci tu sul mezzo che salta. Perchè potrebbe essere tua madre o tua moglie a ricevere la chiamata piu brutta, da qualcuno che forse non sa nemmeno di cosa sta parlando. sento i portavoce dire le sollite parole vuote, di rito.
    poi capita che come oggi vai in giro e vedi i colleghi-amici di chi non c’è piu con le lacrime agli occhi e il lutto al braccio. ti capita che qualcuno che non c’è piu lo conosci, non bene, non come un intimo amico… e ricordi come ci scherzava sopra il suo lavoro. un po come fanno tutti quelli che escono… un silenzioso abbraccio a chi è rimasto a casa e piange dal dolore.

  6. franca scrive:
    maggio 17th, 2010 alle 23:30

    Dopo quello che ha scritto Nicola non riesco ad aggiungere nulla.NULLA.

  7. ceglie scrive:
    maggio 18th, 2010 alle 08:02

    Caro Nicola, mi unisco al tuo dolore e a quello delle persone che soffrono veramente.

    Rose di pietra
    Fiori solitari del deserto
    attorniati da una civiltà ostile.
    Nel vostro cuore
    solo il desiderio
    di un sogno di libertà!
    Cosa resta ai genitori
    alle mogli ai figli
    degli uomini spezzati?
    Parole di rito
    parole recitate la mattina
    e dimenticate la sera.
    Alle madri senza più voce
    resteranno ginocchia
    da consumare
    di fronte a una lapide
    di marmo muta.
    Madri che pregheranno
    per sempre
    un figlio che non hanno più.

    franca bassi

  8. pina scrive:
    maggio 18th, 2010 alle 11:36

    chiaro non si può rimanere insensibili al dolore. il dolore accomuna la gente, il popolo. E guarda un po’ ieri al Tg 1 delle 13.30 per l’intero servizio si sono viste facce tristi facce di circostanza contrite nel loro falso dolore.
    mi chiedo,però, quale sia l’obiettivo che si prefiggono questi nostri giovani, che scelgono di andare in guerra “in missione di pace”, rischiando la vita sotto la nostra bandiera.
    Ecco chiediamogli pure questo quando sono in vita.

  9. pino scaccia scrive:
    maggio 18th, 2010 alle 12:08

    Gli è stato chiesto ogni volta, anzi sempre ogni volta che c’è una nuova tragedia. Le risposte le conoscono tutti e non è che bisogna riproporle ogni volta. Da molto tempo uso un concetto che ti ripeto: le guerre non le fanno mai i popoli, e neppure i soldati. Le fanno quelli che governano. A loro bisogna chiedere, non ai soldati.

  10. pina scrive:
    maggio 18th, 2010 alle 12:27

    Beh questo era sottinteso.
    Chiaro ci sono gli interessi e lo sappiamo tutti.
    Ma mentre anni fa i giovani partivano in guerra per un principio, per un valore, per un ideale giusto o sbagliato e vincevano erano felici.
    Oggi quale è la loro motivazione.
    Oggi firmano, vanno ma per cosa si stanno battendo?
    avranno mai la gioia di dire abbiamo vinto per una causa, per un ideale giusto? o abbiamo perso.
    Ora… si lo so perchè vanno e fa parte del rischio.
    nessuno ti regala nulla.
    .

  11. franca scrive:
    maggio 18th, 2010 alle 14:20

    Pino,amico Gabbiano,grazie.
    Grazie,anche a nome di tutte le mamme dei figli…”che scelgono di andare in guerra “in missione di pace”
    mammafranca
    PS se qualcuno mostra “facce tristi facce di circostanza contrite nel loro falso dolore” è un problema che non mi pongo.Io vivo il mio dolore.Mi basta.

  12. Lucio Gialloreti scrive:
    maggio 18th, 2010 alle 17:23

    Ma ,anche in tono minore , caro Pino , festeggia un pò a titolo personale! Del resto la vita continua! Auguriio sinceri! Lucio

  13. pina scrive:
    maggio 18th, 2010 alle 19:31

    Franca ti sono molto vicina, anch’io sono mamma ed ho un figlio dall’altra parte del mondo come si dice underdown per altri motivi (motivi di lavoro) grazie a uno stato che fa scappare i giovani: chi per un verso, chi per un altro.
    Io sono arrabbiata si, sono arrabbiata con l’ipocrisia,con la falsità,con la mediocrità, con la disonestà degli individui e quindi lotterò fin quanto posso per salvaguardare i giovani dai falsi idoli che hanno loro inculcato.
    Ti sento vicina. Un forte abbraccio Pina.

  14. Antonella scrive:
    maggio 18th, 2010 alle 19:51

    Franca è lo stesso pensiero che ho io quando guardo le interviste ai nostri politici e leggo delle polemiche, le stesse ogni volta che queste tragedie si ripetono. Non avrei saputo trovare parole migliori per esprimerlo.

  15. pina scrive:
    maggio 18th, 2010 alle 21:23

    18 maggio 1939: nasce Giovanni Falcone

  16. Stella scrive:
    maggio 18th, 2010 alle 22:17

    Cara Pina, le risposte alle tue domande te le ha date già Pino dicendo che le guerre non le fanno i popoli. Ebbene sì. Chi sceglie la vita militare, sceglie di difendere il proprio paese, di contribuire alla sicurezza della propria patria. Poi capita anche che l’alleato chiama e non ci si può tirare indietro. E allora dall’alto parte l’ordine, mentre dal basso si risponde “sissignore”. Non so se ho reso l’ìdea.

    Ma io voglio riproporvi due righe di un ragazzo che ieri era in uno dei tanti lince che formavano il convoglio vittima dell’attentato. Sono le parole di un ragazzo che esprime tanto dolore, ma anche tanta rabbia. Io gli ho scritto, per dirgli che siamo con loro, dalla loro parte, e che devono pensare solo a portare la pelle a casa. Ecco le sue parole:
    “onore?a cosa serve?mentre noi stiamo qua…x cosa?per un popolo di merda che nn si fa manco aiutare…stiamo perdendo le nostre vite x loro…manco fosse la mia patria”
    stella, si putroppo questa cosa nn mi passera…anche perchè l’ho vissuta dal vivo,ero nel secondo mezzo militare….dio,quanto dolore e quanta rabbia…chi ci manda?il nostro bravo governo…per cosa?penso di aver già risposto…a farci prendere per il culo da un altro popolo e a perdere la vita per delle persone che appena ti vedono o scappano o ti sputtano in faccia.comunque,mille parole non valgono niente.speriamo solo che questa cosa non accada più.tutto questo sangue per niente!”

    Ed io mi chiedo: cosa si può dire a questo ragazzo per alleviare il suo dolore?

  17. ceglie scrive:
    maggio 19th, 2010 alle 07:50

    Ho chiuso le mie persiane, il mondo non mi piace! Grande è il dolore per tutte le vite spezzate, le parole restano e le vite non ci sono più, ho pianto! Sono stanca di piangere, per guerre assurde. Sono nata che c’era la guerra, sono vissuta sempre tante guerre, morirò e la terra è ancora piena di guerre. Mi chiederò prima di morire: ”A cosa servono le guerre?”

  18. ceglie scrive:
    maggio 19th, 2010 alle 08:49

    Questa mattina su FB, una richiesta, per ricordare i ragazzi caduti che rientrano in Italia, si chiedeva di mettere la bandiera alla finestra la nostra bandiera.
    Non posso farlo ho le persiane da giorni chiuse e la bandiera l’ho consumata pezzetto per pezzetto per tenere il conto di quante vite si sono spezzate. Ho legato i pezzetti con nodi saldi tra loro, per non dimenticare quanto dolore l’uomo è capace di seminare.

    La mia bandiera 

    Le mie persiane
    sono ancora chiuse!
    Ho cercato nel mio cassetto
    un telo bianco di lino
    l’ho teso al filo
    il vento lo ha fatto danzare
    ho cercato nelle mie immagini
    un prato verde
    l’ ho preso in prestito. 
    Il rosso dei papaveri in fiore
    dolci colline questa è
    una bandiera piena di vita!
    La mia bandiera la dono
    a tutte le vite spezzate
    perché possono
    ancora vivere
    felici sulla loro terra.

    franca bassi

  19. pina scrive:
    maggio 19th, 2010 alle 10:58

    Ecco appunto, Stella, “tutto questo sangue per niente”. Mi sembra che il ragazzo non fa altro che comfermare le mie parole.e non sarà solo lui, mi viene da supporre.
    il fatto è che lo Stato alletta, e quindi uno firma, altro non c’è di lavoro. che si fa? ci si arruola per campare. Ma i ragazzi sono giovani e non sanno che significa la guerra. e viene spadellata loro come “”missione di pace” ecco perchè i testimoni sono scomodi.
    Il mio pensiero credo di averlo esplicitato sufficientemente qui e sopra.
    Ci si accorge che cosa è la guerra quando si sta lì, ma a volte e troppo tardi.
    Aggiungo ma perchè si fa la guerra?
    Io dico per la sete dell’uomo di dominare sull’altro.secondo te?
    E quello che maggiormente mi rammarica è che la guerra non è solo in Afghanistan! ma in Iraq, ex Jugoslavia, Libano . Darfur , Tahilandia la guerra è vera, è in atto ovunque sotto forma di piccoli e grandi focolai, è globalizzata anch’essa ed è cruda la guerra. E noi siamo in guerra ma contro chi?

  20. nicola scrive:
    maggio 19th, 2010 alle 12:56

    “onore?a cosa serve?mentre noi stiamo qua…x cosa?per un popolo di merda che nn si fa manco aiutare…stiamo perdendo le nostre vite x loro…manco fosse la mia patria”
    scrive stella riproponendolo da un blog. parole di qualcuno che è qui come me.
    qualche giorno fa durante un breafing con un comandante di plotone dell’esercito afghano, si parlava dell’attività da fare il giorno dopo. si parlava del dopo attività e del pranzo… lui disse con rassegnazione che se fossimo rientrati avremmo mangiato. loro per pochissimi soldi vivono e combattono e muoiono per il loro paese.
    non parlo delle scelte politiche, ma di quello che si aspetta un soldato afghano che esce con me per una qualunque attività. che lo aiuti!
    oppure la forza e la determinazione della donna che dirige la scuola femminile di farah.
    oppure il contadino che ti guarda tra lo spaventato e il dubbioso e dopo un salam alaikum e una stretta di mano ti guarda diverso.
    siamo stranieri e infinitamente diversi per loro. se un solo bambino riesce a imparare a leggere e scrivere perche io sono qui ho vinto. se un contadino mi ferma e mi avverte di un pericolo ho vinto. ognuno di noi deve darsi una ragione personale per continuare a lavorare bene qui dopo una tragedia. ognuno di noi ha paura, chi dice di non averne è un pazzo.la mia ragione personale rimane quella di sempre.

  21. franca scrive:
    maggio 19th, 2010 alle 16:46

    Le parole “amare” dette da un soldato presente all’attentato dell’altro ieri e riportate da Stella…e quelle “amorevoli” di Nicola “veterano” di tante missioni di pace.
    Non pretendo,da moglie e mamma di militari,di condividere le une o le altre ma solamente con estrema umiltà di rispettarle entrambe.

  22. lorena scrive:
    maggio 19th, 2010 alle 20:28

    ho letto attentamente tutti i vostri post, mi ritrovo a piangere, avete espresso con tanta lucidità i vostri sentimenti , il vostro dolore, una lucidità che non ha chi ci governa.
    Vorrei che le tante donne si unissero per andare a Roma ad urlare basta GUERRA BASTA!!!! dalle donne puo’ venire tanto bene , perchè sono le mamme quelle che offrono il grembo del figlio sacrificato , è il sangue del loro sangue .
    Coraggio non accettiamo passivamente la morte dei nostri figli

  23. Barbara Brunati scrive:
    maggio 19th, 2010 alle 20:51

    “Il dolore ti resta dentro…” scrive,giustamente, Nicola. Perché se ti trovi a condividere il rischio e vedi cadere il tuo commilitone, non puoi fare a meno di interrogarsi sul perché sia capitato a lui e non a te.Perché pensi che abche questa volta non saranno tua madre, tua sorella o tua moglie a ricevere quella notizia.Ma quel dolore non ti abbandona e non ti abbandonerà mai.
    E quando leggi che c’è ancora chi si ostina a considerare l’impegno di un soldato unicamente a sfondo “monetario” o di “occupazione di terre altrui”, capisci che quel dolore, oltre che grande e sempre presente, magari è pure inutile….

  24. pina scrive:
    maggio 19th, 2010 alle 22:20

    .
    “il dolore ti resta dentro”.dietro ogni morte.improvvisa o meno, sia sul campo, sia a casa, sia in auto. ovunque ci sia la perdita di una persona cara. Ma cara deve essere. Tutto il resto è ipocrisia.
    odio il pietismo, il vittimismo il cosiddeto buonismo.
    L’impegno di un soldato per fare cosa? per far si che questa macchina da guerra che non ha smesso mai di lavorare (perchè dietro ci sono interessi economici politici e di privati proprietari di industrie belliche) e che ci sta triturando non cessi mai.
    E ellora Evviva la guerra, ma poverini i soldati. Mi sembra veramente una contraddizione. Dite sempre di sì al volere del più forte dite sempre di si,sissignore. ma bravi. E tu perchè Barbara che sei tanto umana perchè non parti c’è bisogno anche di te ,perchè non ci vai tu? però senza remunerazione. così puoi aiutare chi ha bisogno ..e ce ne sono di queste persone ammirabili.
    Nella vita si fanno delle scelte e quindi si devono accettare anche le conseguenze.
    Se si vuole aiutare ci sono mille modi: e la guerra è il modo più deprecabile..

  25. pina scrive:
    maggio 19th, 2010 alle 22:40

    Mi sono spiegata a sufficienza?

  26. pino scaccia scrive:
    maggio 20th, 2010 alle 08:09

    “Senza se e senza ma”, vero?

  27. pina scrive:
    maggio 20th, 2010 alle 09:55

    i se e i ma, caro, fanno parte della vita. ma sulla guerra e la giustificazione di essa no
    c’è chi può firmare per un motivo, chi per un altro e a tal proposito ho conosciuto ragazzi che firmano per guadagnare di più e non mi si dica che non è vero magari incoraggiati dalla famiglia, .e questa è la mia testimonianza: e valida?
    a me non piacciono le armi , si era capito?

  28. pino scaccia scrive:
    maggio 20th, 2010 alle 12:09

    Neanche a me piacciono le armi. E men che meno le guerre. Ma questi convincimenti profondi non mi vietano di ragionare.

  29. pina scrive:
    maggio 20th, 2010 alle 12:25

    ecco proprio questo. ragioniamo.

  30. Sissi scrive:
    maggio 20th, 2010 alle 13:31

    Ragioniamo.
    Pina, io ti capisco e più o meno ti condivido anche, ma i contorni sono un po’ più sfumati… e le responsabilità un po’ più diffuse. Chiaro che all’origine delle azioni c’è prima chi le ha pensate e poi chi le ha eseguite, ma fermarsi qua è una soluzione sbrigativa e di comodo. Umanamente siamo tutti contrari a violenza, crimini, devastazioni e guerre (lasciando perdere gravi perversioni ‘umane’ naturalmente) ma sempre umanamente… siamo tutti responsabili.
    Non riconoscerlo diventa ipocrisia, proprio quella che biasimiamo.
    Non mettersi in discussione, Tutti, è altrettanto: diventa quel ragionare in bianco e nero che è tipico dell’orgoglio e del pensiero unico, nel senso di ricondurre tutto ad un unico principio, favorendo così le unilateralità, che, dalla Caduta del Muro e dalla Guerra del Golfo in poi non hanno mai cessato di essere il principale cavallo di battaglia tanto per farci parlare meglio… di “armonie universali”.
    Tribalismo contro globalizzazione, legge del sangue contro quella del denaro, fanatismo religioso contro calcolo freddo, il “tutto economico” contro il “tutto statalista”… con prevalenza del tutto economico e gli interessi “privati” di cui parli tu, ma che bisogna vedere se sono poi così ‘privati’.

    Era stato citato il film “Finchè c’è guerra c’è speranza”… tempo fa.
    Ma il finale del film non ci deve sviare… verso comode interpretazioni anticapitaliste e… basta. O meglio, non solo!
    Sono i “nostri” interessi rappresentati in quel film, i NOSTRI interessi! Non i “loro”. – che, come la violenza, stanno sempre ‘altrove’-..
    Perchè mia cara, quando uno difende non ville e gioielli perchè non ne possiede, ma anche solo due cuori e una capanna… e non allarga mai la visuale, non si disturba mai a immedesimarsi nell’altro, manifestando la propria esistenza solo e unicamente in un incessante e velenoso conflitto di egoismi… puoi giurarci che applicherà lo stesso metro anche, anzi soprattutto, per difendere un’eventuale vincita miliardaria a qualche lotteria. E quindi il nuovo conto in banca. Dai su, che la “soluzione”, tanto per inflazionare ancora un po’ questo termine, non sta nè nel capitalismo nè nell’anticapitalismo, contraddittori entrambi.
    Il marxismo è crollato sotto le sue stesse contraddizioni, i fascismi, di qualsiasi colore, non fanno che aumentare gli egoismi, i populismi, gli isterismi e tutti gli ‘ismi’. Siamo alla guerra di tutti contro tutti ormai, e siamo solo all’inizio! Dunque non è aspettando e predicando che le persone diventino migliori che può cambiare qualcosa, ma fondandoci “noi”, e cioè una nuova società civile e che sia degna davvero di tale appellativo… sulla libertà e sulla responsabilità individuali. Libertà significa anche non intromettersi nella sfera privata delle scelte di vita e lavorative altrui: i soldati fanno il loro mestiere che, piaccia o no, è necessario… visto che siamo tutti così “civili”. Visto che questa società corrotta l’abbiamo creata noi… nel senso di noi tutti, pur nella diversità di livelli di coscienza per carità, ma insomma siamo tutti qui con le nostre imperfezioni no… in questo senso hanno anche ragione a dire che portano anche noi nella loro bandiera eh sì… perchè gli egoismi non ancora trasformati appartengono a tutti. E questi sono i risultati.
    Dunque non sto qua nè a far polemica nè a far politica. Tantomeno a giudicare scelte di vita, o col bilancino in mano a misurarne gli ideali. Conscia che “il lavoro”… comincia sempre da “casa nostra”.

  31. franca scrive:
    maggio 20th, 2010 alle 13:37

    Signora Pina,per rispetto a chi ci ospita,non rispondo alle sue parole.

  32. pino scaccia scrive:
    maggio 20th, 2010 alle 15:28

    Pina, tu non stai ragionando. Stai portando avanti le tue idee e basta, senza minimamente considerare quelle degli altri. E senza rispetto per scelte che spesso non sono scelte.
    Non stai dibattendo. Già te l’ho detto, te lo ripeto: te la prendi con le persone sbagliate, cioè i soldati. Ma il problema delle guerre è ben altro.

  33. nicola scrive:
    maggio 21st, 2010 alle 19:09

    cosa dire a pina… ognuno è libero di pensare ciò che vuole.
    aggiungo due citazioni, una di w. shakespeare da un monologo dell’enrico v “…da questo giorno alla fine del mondo non passeranno più la loro festa
    senza che insieme a loro non s’abbia a ricordarsi anche di noi;
    di questi noi felicemente pochi,
    di questa nostra banda di fratelli:
    perché chi oggi verserà il suo sangue sarà per me per sempre mio fratello…” poi una citazione del gen. mc arthur “Il soldato prega più di tutti gli altri per la pace, perché è lui che deve patire e portare le ferite e le cicatrici più profonde della guerra.” è facile citare altri specie se di questo calibro. si sceglie di fare questa vita per un milione di motivi: per soldi, perchè non c’è lavoro, perche si crede in questo mestiere… forse per tutte e tre i motivi insieme chissa. le consiglio di non credere alle cose che si dicono delle guerre… legga i giornali dell’epoca, le storie di soldati e le loro lettere e testimonianze, parli con chi una guerra l’ha vissuta o visto gli effetti, le diranno cose che non si trovano sui libri di storia, o che sono solo poche riche… io nel mio piccolo il mio lavoro mi ha portato a vedere le trincee che accerchiavano sarjevo, villaggi mussulmani cancellati dalle carte, tombe nei giardini publici, gente che rovista nella spazzatura per fame, fosse comuni e il puzzo dello scempio della morte più brutale, mine ovunque, anche nei giocattoli per bambini o nei giardini delle case. chiese distrutte e tombe profanate. donne in burqa che si aggirano mendicando, persone che non hanno nulla e ma sono fiere e felici del nulla che hanno. la vità e la libertà di ricomniciare.
    la guerra è lo strumento che hanno i popoli per risolvere le dispute quando la diplomazia fallisce, legga anche di come si sono modificate le guerre nel corso dei secoli e di come cambiava la crudeltà se a combatterla era un esercito di popolo o meno.non giustifico la guerra…anzi. vorrei non farla mai.
    quela che c’è qui non è una guerra. qui non ti sparano addosso, non conduci assalti non combatti. è solo un rincorrersi e difendersi.
    nella storia dell’uomo purtroppo chiamiamo pace quella pausa tra due guerre. e ci sono state generazioni intere che non hanno mai conosciuto la pace. concludo ancora una volta con una citazione…la solita, si vis pacem para bellum.

  34. pina scrive:
    maggio 23rd, 2010 alle 14:11

    http://www.youtube.com/watch?v=KbidLa2JbVA&feature=player_embedded

  35. valentina scrive:
    maggio 23rd, 2010 alle 20:49

    Ho paura!

  36. pina scrive:
    maggio 24th, 2010 alle 18:38

    e questo te lo voglio proprio postare, se lo accetti.
    condivide il mio pensiero.

    http://www.facebook.com/notes/luigi-de-magistris/via-dallafghanistan/401678052379#!/note.php?note_id=401678052379&id=61657367059&ref=mf

  37. pino scaccia scrive:
    maggio 24th, 2010 alle 18:58

    Chiarezza per chiarezza, non corrisponde con il mio. E se permetti di Afghanistan ne capisco un pò di più. E non sono schierato.
    Ovviamente il riferiferimento è all’ex magistrato, non a te.

  38. pina scrive:
    maggio 24th, 2010 alle 19:06

    questo lo sapevo già. Infatti ero indecisa se postartelo.
    Però puoi anche essere meno brusco

  39. pino scaccia scrive:
    maggio 24th, 2010 alle 19:24

    Io rispetto tutte le opinioni, infatti non ho avuto alcun problema a pubblicarlo. Ma mi spetta anche d’esser chiarissimo sulle mie di idee. Anche perchè ormai il mondo è pieno di santoni e profeti che vendono pareri personali per verità assolute.
    Anche stavolta non mi riferisco a te, naturalmente.

  40. pina scrive:
    maggio 24th, 2010 alle 22:15

    Poi quando vuoi mi spiegherai la non simpatia. Ne saprai più di me ed io ti credo

  41. pino scaccia scrive:
    maggio 25th, 2010 alle 09:07

    Sì. E ti ringrazio, sinceramente, della fiducia.

  42. pina scrive:
    maggio 26th, 2010 alle 18:21

    Ho detto quando vuoi e aggiungo puoi. Ma vorrei essere ancora viva.
    ciao

  43. Il soldato e il bambino | La Torre di Babele scrive:
    giugno 13th, 2010 alle 16:48

    […] strada un tubo di ferro con cinquanta chili di esplosivo. Uno dei tanti “Ied” che fanno stragi al passaggio di un convoglio. Se non ci amassero, se fossero dalla parte dei talebani, avrebbe nascosto la scoperta. E invece […]

  44. pina scrive:
    giugno 14th, 2010 alle 00:52

    e questo che c’entra con quello che ti chiedevo?
    non mi hai più risposto.

  45. pino scaccia scrive:
    giugno 14th, 2010 alle 09:12

    Scusa, con chi ce l’hai?
    Un mese, dieci post e duecento commenti dopo rivendichi una risposta. Non ti viene il piccolo sospetto che io abbia dimenticato la domanda?

  46. pina scrive:
    giugno 14th, 2010 alle 10:53

    La domanda è sopra al commento 40. ed il sollecito al 42.

  47. pino scaccia scrive:
    giugno 14th, 2010 alle 12:31

    Già, De Magistris. Visto che il fastidio di parlarne non era sufficiente, ci si è messo anche il replay che ha azzerato la risposta. Vabbè, ricomincio.
    Intanto, per dire come la penso sul personaggio, faccio parte di una generazione di cronisti abituati a magistrati muti, che non si sbilanciano neppure sul tempo. Figurati se può piacermi uno che andava tutte le sere in televisione a parlare delle sue inchieste. Inchieste peraltro condotte (lo dicono altri giudici) in maniera quantomeno disinvolta, ai limiti della legge e talvolta oltre i limiti. A un certo punto questo magistrato chiacchierone e arrogante si mette in politica, vestendo i panni del santone, di quello che “adesso aggiusto tutto io”. Pronto a fare le scarpe all’ex collega Di Pietro che ha talmente tanti scheletri negli armadi che prima o poi gli mollerà il bastone del profeta.
    Premesso tutto questo, veniamo al papier sull’Afghanistan. Di una banalità sconcertante, confuso, pieno di frasi ad effetto che non hanno senso nella realtà. Dice che i nostri soldati stanno lì con equipaggiamento non idoneo: una scemenza. Se ne capisse qualcosa direbbe che c’è un solo punto controverso nell’ingaggio, la copertura aerea non armata, non si tratta di equipaggiamento ma di scelta. L’articolo 11 non c’entra niente: l’Italia sta in territorio di guerra ma non sta lì a fare la guerra, un’operazione di “peace keeping” deve essere necessariamente difesa con le armi. Già, cita anche il traffico d’armi: che c’azzecca?, direbbe il suo co-equipier. La vendita (italiana) di armi è prospera da sempre, anche dove non ci sono interventi militari italiani. Ti pareva che non faceva cenno alla corruzione, suo cavallo di battaglia: e che c’entra con l’Afghanistan? A proposito di politica estera, cita Putin e Gheddafi facendo finta di non sapere che casomai il problema è un altro (antico, chiedere a D’Alema), cioè la suddistanza dagli Stati Uniti. Sta accanto ai soldati italiani, li chiama eroi, ma se sparano (per difendersi) è pronto a linciarli. Prontissimo anche a piangere lacrime amare sulla barbarie talebana. Insomma, bla bla bla.

  48. pina scrive:
    giugno 14th, 2010 alle 12:50

    Sei troppo forte. Gia come inizi. O m’hai fatto pure sorridere.
    Ma allora a chi dobbiamo credere. Quale è l’alternativa? L’alternativa non c’è non mi sembra di vederla altrove. Ci dobbiamo tenere sto soggettone ben protetto con tutta la sua gang. già perchè se non fosse ben protetto non si potrebbe permettere di dire quello che dice, fare tutto quello che fa ed offendere a parole ed a gesti l’Italia e gli italiani tutti.

  49. pina scrive:
    giugno 14th, 2010 alle 12:55

    Quanto vorrei aver conosciuto i paesi e la gente dove tu sei stato.
    e con la consapevolezza di oggi capisco che anche morire per un ideale, come Enzo, ne vale la pena.

  50. pino scaccia scrive:
    giugno 14th, 2010 alle 13:40

    A chi credere? Bella domanda. Per ora non ho risposte. E chissà se farò in tempo ad averle.

  51. pina scrive:
    giugno 14th, 2010 alle 13:54

    beh se non fai tempo te, allora non farò in tempo nemmeno io, caro 64enne.
    ma come c’hai tante cose ancora da fare?
    Tu hai credibilità non te la senti addosso?
    vabbè va non riprendo sto discorso.

    senti parliamo di questo:
    mondiali in south Africa: una gioia immensa.
    posta qualcosa su questo argomento. Non ti va?

  52. pino scaccia scrive:
    giugno 14th, 2010 alle 13:58

    Sinceramente, questo Mundial non mi ha ancora preso.

  53. pina scrive:
    giugno 14th, 2010 alle 14:16

    ho visto la cerimonia di apertura ed ho provato una gioia immensa. Tanti colori, tanta felicità nei loro volti.
    ma è vero che i mondiali sono stati portati lì proprio per dare una visibilità mondiale a quel paese e alla sua storia. Che l’umanità tramite una palla che gira possa rischiare di venire a conoscenza che c’è un mondo che non gira solo intorno al “jabulani” dell’adidas.
    C’è chi dice che tutto rimarrà uguale.
    Ma io non perdo la speranza.

Commenti