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Italiani brava gente

By pino scaccia | giugno 11, 2010

“Caro Pino, t’invio un mio piccolo lavoro. Spero lo leggerai (e che ti piaccia). Non sono un giornalista, la sintassi lascia a desiderare. L’ho riguardato in velocità, ci saranno errori grammaticali. E’ prolisso, difetto di sintesi quando vorrei dire tante cose tutte insieme. Pazienza. Un caro saluto Alpino e un grande grazie per quanto hai fatto e fai”. Giandomenico Graziano

E’ una delle tante lettere che ricevo, quasi ogni giorno, sul dramma mai dimenticato dell’Armir, la sfortunata armata italiana dispersa ormai quasi settant’anni fa nella valle del Don, devastata più dal freddo che dai nemici. Ho ripercorso quelle strade e visitato gli archivi negati per mezzo secolo dal regime di Stalin: documenti riassunti in un libro che spiegava anche il perchè di un interesse infinito. Perchè – scrissi nella prefazione – c’è qualcosa di peggiore della morte, ed è il dubbio.  Sono ottantamila le famiglie italiane che hanno almeno un disperso in Russia. Giandomenico Graziano è uno degli amici che s’impegnano per tentare di squarciare qualche mistero. Gli ultimi reduci

Rileggere una guerra del passato non è tuttavia solo un omaggio alla memoria, ma è anche una maniera per leggere le guerre di oggi. Si discute tanto oggi (giustamente) sulla partecipazione dei nostri militari al conflitto afghano. Chi, come me, li frequenta da tempo sul terreno del conflitto può testimoniare di un approccio particolare con la popolazione. Guardate questa foto scattata nella seconda guerra mondiale: un soldato italiano divide il (misero) rancio con un bambino ucraino (poverissimo). Ricorda tante foto simili scattate a Kabul, a Herat o a Khost. Un grande scrittore, Silvio Bertoldi, annottava sul fronte russo:  “Si spiegano così molte cose. Si spiega perché in Russia ci chiamavano «italiani brava gente». Perché, quando dovemmo andarcene, non ci spararono alle spalle e in qualche caso ci aiutarono a salvarci. Gli italiani erano stati soldati onesti e la loro guerra era stata pulita. In Russia emerse la parte migliore di noi. Lasciammo un ricordo non maledetto. Non vale più di molte medaglie? La propaganda fascista trascurava di mettere in risalto- e si capisce perché- la vera superiorità del soldato italiano, il suo titolo d’onore: avere fatto la guerra senza odiare nessuno, senza considerare nemico il nemico, senza disprezzare coloro contro i quali era stato mandato a combattere.” Sembrano parole, pensieri, di oggi.

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Topics: armir, guerra & pace | 35 Comments »

35 risposte per “Italiani brava gente”

  1. Lucio Gialloreti scrive:
    giugno 11th, 2010 alle 17:25

    Che bellissimo omaggio ,caro Pino, a quella eroica Armata! E quanti sono ancora in attesa di sapere!
    Hai detto bene: peggio della morte è il dubbio!!

  2. Graziano scrive:
    giugno 11th, 2010 alle 20:23

    ……..Parole, pensieri di oggi.
    Hai ragione.
    Grazie

  3. Barbara Brunati scrive:
    giugno 11th, 2010 alle 20:56

    “Aver fatto la guerra senza odiare nessuno, senza considerare nemico il nemico…”oggi come ieri, i nostri soldati sono apprezzati per il loro impegno nel riportare le popolazioni a riappropriarsi di un po’ di normalità nella vita quotidiana e nell’addestrare le forze dell’ordine locali.Oggi come ieri, sono certa che siano ancora molti a dire “Italiani, brava gente”. E la foto del soldato che divide il rancio col bimbo è più forte di mille discorsi.

  4. ceglie scrive:
    giugno 12th, 2010 alle 08:58

    Quanti ancora aspettano una risposta, per sapere la fine che ha fatto il proprio caro?
    Ci sono state, ci sono, e ci saranno ancora guerre. Se non comprendiamo che la vita, ha una sola strada da percorrere, quella della pace. Se non si comprende il valore vero della vita, non ci saranno vittorie.

  5. ceglie scrive:
    giugno 12th, 2010 alle 09:02

    Dolore

    Lasciare scorrere la penna
    o pigiare un tasto
    per scrivere emozioni non vissute
    non è facile.
    Restano solo parole sbiadite!
    La vera sofferenza il dolore
    i piedi che si congelano
    i morsi allo stomaco
    il dolore nell’anima
    per scriverli bisogna provarli.
    Solo Dio sa quello che
    che hanno patito le vite spezzate
    e quello che patiranno ancora
    gli uomini che partono
    per una guerra lasciando
    la vera vita alle spalle.
    franca bassi

    Leggo spesso le pagine di “Armir…” nei frammenti di lettere di poesie, nei tratti neri taglienti dei disegni, trovo l’angoscia, la grande sofferenza, il dolore di uomini soli, smarriti, allo stremo delle forze, hanno tentato di lasciare un segno del loro passaggio sulla terra.
    Da libro “Armir sulle tracce di un esercito perduto” di Pino Scaccia.
    Il caporale Gianni scriveva tutti i giorni alla sua Cosetta
    Frammento di scritto pag. 164.
    “ Il giorno di Natale, Gianni non scrive a Cosetta. O almeno a Napoli non arrivano lettere. A giudicare da quello che scrive il giorno dopo, il 26 dicembre del ’42, forse a Natale Gianni non c’è proprio riuscito, ha passato la giornata a piangere, come tutti gli altri. Scrive a Santo Stefano: ”tra il vociare dei miei compagni si è disperso il singhiozzo mentre la lacrima lucente si celava dietro lo scuro vetro delle mie lenti. Ho pianto ma per poco. Mi sono ripreso e il mio compagno di spalla mi ha sollevato con la sua parola: è stato per me di conforto. Ieri ha consolato io lui” ”.

    Caro Gianni, perdonami se mi sono permessa di entrare nella tua vita, nel leggerti anche le mie lenti si sono appannate, guardo la tua immagine vicino alla tenda con i tuoi compagni, anche il cagnolino bianco con la macchia nera sull’occhio, in braccio a un altro compagno, ha il musetto triste piegato come se si chiedesse qualcosa. Siete un bel gruppo, in un bel bosco di abeti, sembra un’immagine di campeggio, ma purtroppo non eravate in vacanza. franca

  6. Lucio Gialloreti scrive:
    giugno 12th, 2010 alle 12:22

    Bellissime e poetiche descrizioni quelle di Ceglie (Franca)! Come sempre edotta di tutto e capace di esprimere vere emozioni!

  7. pino scaccia scrive:
    giugno 12th, 2010 alle 14:05

    Noto con piacere che la Torre sta riprendendo vita. Allora era mia la colpa di averla trascurata.

  8. Barbara Brunati scrive:
    giugno 12th, 2010 alle 14:18

    No, Pino, mi sa che ci eravamo persi noi, come si persero, migliaia di anni fa, coloro che l’avevano costruita.Grazie per averci riportati qui a riprendere la scalata.

  9. Silvi scrive:
    giugno 12th, 2010 alle 14:31

    L’intelligenza sta nel riconoscimento delle proprie lacune . Nell’autocritica.
    In realta’ credo ci sia un tempo :un tempo per provare, un tempo per capire ,un tempo per cambiare.

  10. franca scrive:
    giugno 12th, 2010 alle 14:48

    Sul tempo…
    “Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo; ha posto anche nel loro cuore il mistero del tempo, senza però che gli uomini riescano a capire l’opera compiuta da Dio dal principio alla fine”

  11. pina scrive:
    giugno 12th, 2010 alle 18:08

    Devo dire che ho impiegato un po’ per poter leggere tutto. Ma ti ringrazio per la testimonianza. Uno spaccato di vita vissuta. Io di questi fatti ne sono venuta a conoscenza anche tramite mio padre. del quale ho gli scritti con tutte le sue memorie. Non è stato lì ma quel periodo l’ha vivo in mente: degli amici non sono più tornati.
    Mi sono commossa. Filtra dentro una grande sensibilità. Ecco si “Uomini costretti a vivere una storia tremenda, più grande di loro e della quale avrebbero fatto volentieri a meno”.
    Hai filmato gli italiani, gli italiani che conoscevo:gli italiani brava gente. E mi auguro con tutto il cuore che questi italiani ci siano ancora. Che noi tutti ridiventiamo:Italiani brava gente. Grazie.

  12. ceglie scrive:
    giugno 12th, 2010 alle 19:38

    Gabbiano,non hai nessuna colpa! La vita è strana, ci abbrutisce, ci sfianca, non è facile raccapezzare frammenti di serenità in un mondo pieno di contraddizioni e di nevrosi, è difficilissimo muoversi senza farsi male, ci si alza la mattina e non sappiano cosa ci riserva il giorno. Bisogna solo accettare la vita con serenità, camminare a testa alta, anche se ci hanno ferito, quello che conta è solo la nostra anima, che risponderà un giorno alla fine del nostro viale. Credo molto a questo spazio, mi ha dato la sicurezza che mi mancava, mi ha fatto compagnia e mi ha condotto per mano silenziosamente. So di avere ancora tanti limiti, e commetto ancora degli errori, ma sono contenta per come sto camminando. Grazie gabbiano per la pazienza e la disponibilità che ci dai. Una domenica serena a tutta la torre

  13. Sissi scrive:
    giugno 12th, 2010 alle 21:33

    Io invece penso ci sia un tempo per provare, un tempo per capire, e un tempo per non spostarsi più di una virgola, una volta che si è capito.

  14. silvi scrive:
    giugno 12th, 2010 alle 22:25

    Non so…mi sembra poco probabile l’assoluto immobilismo della ragione.Per carita’ è importante avere dei punti fissi dai quali partire pero’ la comprensione non passa attraverso vie infinite?

  15. pina scrive:
    giugno 12th, 2010 alle 23:01

    boh? ma …

  16. Sissi scrive:
    giugno 12th, 2010 alle 23:19

    La comprensione sì.
    La sopportazione… dipende. ;)))

  17. Sissi scrive:
    giugno 12th, 2010 alle 23:42

    E poi, l’immobilismo della ragione per me è quasi impossibile… in tutti i sensi… eheh.
    Comunque qui è un altro bar… e io continuo a giocare. Ma sono incredibili le somiglianze! Io poi di solito ci prendo, davvero, non mi sbaglio quasi mai… e Silvi somiglia tantissimo ma proprio tantissimo a una mia amica infatti.. con cui ci scambiavano per sorelle. Pure Pina… se dovessi raccontarvi aneddoti… miei, loro, vabbè che chi non ne ha, ma altro che best seller. Esce un nuovo studio psichiatrico……. ahahahahah!…. la vita è un soffio, comunque, è inutile. E “il bar non produce ricordi, ma i ricordi conducono al bar” Capossela.
    (manco fossi Judi Garland… ma è rimandato alla prossima vita).

  18. giusy scrive:
    giugno 13th, 2010 alle 07:43

    Sto leggendo il tuo libro “Armir sulle tracce di un esercito perduto”… Grazie Pino!

  19. silvi scrive:
    giugno 13th, 2010 alle 14:40

    Parole in liberta’
    Spero non me ne vorranno gli “italiani brava gente”,oppure le tristissime pagine di storia o il moderatore se usero’ questo spazio per dei pensieri in liberta’.
    A Sissi e agli altri nemmeno chiedo,indiscutibilmente uniti da fratellanza o meglio sorellanza .Si sa i parenti mugugnano ma portano pazienza ,ogni tanto.
    Oggi a Padova è grande festa. Si festeggia il Santo. Da noi è talmente amato e nominato da non usare il suo nome :Antonio. E’ il santo e basta.
    D’altro canto la mia è una citta’ con un prato senza erba (prato della valle),un caffè senza porte(il Pedrocchi) e un santo senza nome.
    Non è stata sicuramente la devozione che mi ha portato fino a lassu’ stamani:s’antonio abate l’eremita , su a passo Fiorine sui miei colli. Inspiegabilmente le gambe mi hanno portato ,non il fluido andare dei pensieri resi gocce da tanto umido, tanto caldo da non poter far altro che trascinarsi su, lungo i sentieri. Passo dopo passo dentro il bosco,dove l’aria era talmente rarefatta da potersi credere in Amazzonia. Tutto attorno filtrava una fioca luce che mischiata al calore dava la sensazione che avendo un coltello si sarebbe potuta tagliare.Il piacere di abitare in pianura padana…..
    Quando sono arrivata lassu’, dopo due ore circa di cammino, mi sono resa conto di come il pensiero annullato possa avere ragione sul proprio volere. Di come la volonta’ possa apparire futile davanti ad un atto mancato e mi sono sentita piccola. Una piccola banalissima,insignificante formichina davanti alla bellezza e la maestosita’ della natura e del pensiero negato.

    Ora arrivo alla torre con queste identiche sensazioni ,le stesse percezioni ,lo stesso stupore davanti a chi sembra ti parli dentro.Sara’ che ognuno di noi parla con se stesso?non voglio fare troppe teorizzazioni ma certo che è come ritrovarsi tra vecchi amici,sorelle?, pure con anedotti che potrebbero far sgranare gli occhi , sorridere magari, ma di certo da ascoltare . Il mistero che si compie….

    Ecco ora è arrivato il temporale. Non c’è mai stato, a memoria d’uomo , una festa del santo senza pioggia. Ora sta scaricando tutta la sua potenza, tuoni e fulmini , a ricordarci quanto inutile sia il nostro affannarci. La natura percorre il suo corso, a volte dolce come madre amorevole ,altre come matrigna insensibile.E ti viene da credere che in fondo non tutto è perduto,che noi possiamo ancora salvarci. Se ci crediamo…..

  20. pina scrive:
    giugno 14th, 2010 alle 00:14

    Scrivo boh. perchè non capisco se stiamo qui per parlare di cosa tu ci proponi per approndire l’argomento ed arricchirci a vicenda, o stiamo qui per fare la lotta alla prevaricazione delle idee o chi espone meglio il suo pensiero.
    Sinceramente di alcuni post, anche se leggo e rileggo, non ne capisco il senso.
    Siamo in guerra pure qui?
    sopraffazione di individuo sull’altro?

  21. pino scaccia scrive:
    giugno 14th, 2010 alle 00:23

    Guerra, e perchè mai? Contrapposizione di idee, piuttosto. E così deve essere, altrimenti non avrebbe senso un dibattito. Io sono il primo a non prevaricare, credo, ma propongo appunto idee da discutere. Poi ognuno ha il suo stile, può darsi che in alcuni sia più duro (io per esempio in genere sono spiccio ma per sintesi non per maleducazione), ma tutti hanno il pieno diritto di rispondere e quindi non vedo dove sta il problema. Neppure stiamo qui del resto per un minuetto, tanto che ho cancellato molti “grazie” “prego” “non c’è di che”. Come non ti ho passato il “boh”. Non aveva senso: il blog non è una chat e neppure facebook. Quando il “boh” l’hai spiegato eccoti qui ospitata.

    Dimentichi, infine, che questa è la Torre di Babele.

  22. pina scrive:
    giugno 14th, 2010 alle 00:31

    Il problema? ad esempio Italiani brava gente.
    Guarda i post e dimmi quanti hanno letto e sono entrati in argomento per far raccontare anche a te qualcosa di più.
    O nel post precedente sui bimbi uccisi. Ho tirato fuori l’argomento religione ma leggi bene i post dopo.
    Non parlo di te. Lo sai perfettamente che ti stimo.

  23. pino scaccia scrive:
    giugno 14th, 2010 alle 00:36

    Ma il blog è così. Io talvolta mi dispero, ma alla fine l’importante è che ci si ritrovi e si parli. Magari non si parla sempre dell’argomento specifico, ma intanto si riprende a parlare, abitudine persa nel tempo. Per me, intanto, questo è importante. Talvolta estrapolo il commento e lo trasformo in post se lo ritengo particolarmente interessante e non attinente all’argomento in questione. Ci sono tanti meccanismi, non è facile, certamente è meno facile di postare un link preso da un sito, per questo lo ritengo un prodotto “pieno” che dà soddisfazione e non solo il modo per passare cinque minuti. Negli anni la Torre è diventato un punto di riferimento, una sorta di comunità.
    Comunque, sono tutte parole che restano e non si disperdono al vento di un’homepage che cambia.
    Poi, ricordati, mica è sempre obbligatorio rispondere. Neanch’io lo faccio, se non ne sento il bisogno.

  24. pina scrive:
    giugno 14th, 2010 alle 00:41

    si, hai ragione, infatti.

  25. pino scaccia scrive:
    giugno 14th, 2010 alle 00:43

    Vedi, adesso mica stiamo parlando del post. Ma non è interessante ugualmente? Spesso il post è una scusa.

  26. mariella scrive:
    giugno 14th, 2010 alle 10:40

    Il dolore e’ tremendo, anche se gli italiani avevano una buona nomina hanno visto e dato bene ma anche dolore come le e’ stato inferto a loro…perdonatemi non posso commentare, guerra e’ uccidere.. morire e seminare atrocie e dolori senza fine che si riperquoteranno per generazioni…vite innocenti non vissute,
    se capitasse ai nostri figli?..non voglio pensarci..pino grazie

  27. ceglie scrive:
    giugno 15th, 2010 alle 09:38

    Buongiorno Torre, è vero Pina, delle volte la troppa foga per scrivere, anche io ho deragliato dall’argomento, ma sono genuina e il blog mi fa tanta compagnia a differenza di FB, ci ho provato ma non mi ha rapito! Mi rendo conto che delle volte meritavo un rimprovero, importante è tornare sui binari e incontrarsi. Ho fatto diversi post, parlando del blog; in questi tre anni mi ha aiutato a camminare a lottare, una sorta di terapia innocua e gratis. Pina, siamo tutti uguali nel blog. Non ci devono essere rivalità, altrimenti restiamo nel mondo reale, che ha dimenticato che siamo fratelli. Un saluto a tutti

    questa è una poesia trovata nel volume:”Armir “
    ogni tanto la leggo per non dimenticare, l’ha scritta un certo Sartini, forse Gabrio o Giulio…
    “Avanti…
    più avanti…
    cammina!
    La steppa…
    non termina mai?
    Perché non ti fermi orizzonte?

    Il cammino riprende. Coi segni di fame,
    di sete,
    di febbre,
    stampati sul viso,
    con gli occhi nel vuoto
    che cercan la vita:
    avanti…
    più avanti
    cammina.”
    Quando leggo questa struggente poesia e altre lettere, penso che sono testamenti e un grande desiderio di vita.
    Grazie Alla ricerca di Pino Scaccia oggi possiamo conoscere, la loro sofferenza. Ecco perché odio le guerre!

  28. pina scrive:
    giugno 15th, 2010 alle 12:45

    Rivalità? ma non me lo sogno lontanamente. Io scrivo ciò che penso e sento. anche se a volte, come è mia consuetudine, vado contro tutti e tutte. Credo di essermi fatta capire in qualche modo.
    Quello che intendevo dire invece è cercare di trovare una via condivisibile per un accrescimento, un arricchimento del nostro sapere tra di noi e con Pino. Questo è il taglio che io vedo per un blog. E’ solo un mio pensiero chiaramente.
    Sì Franca, la poesia incornicia perfettamente una scena sempre fissa nella mia mente. I soldati, giovani uomini, ragazzi, colti nei loro anni più belli, che pure con la difficoltà della conoscenza della lingua (e questo non è un argomento da poco)sono andati a combattere in luoghi a loro sconosciuti, lontani e infreddoliti, congelati hanno lottato, son morti, alciuni sono tornati ma persone diverse da quelle che erano partite, e per cosa?
    Ecco forse non crederai, ma quando sento parlare le persone che vogliono dividere questo paese inculcando il seme dell’odio, a me torna sempre in mente questa immagine descritta dalla poesia.
    La storia non ci insegna più nulla. Ed ai ragazzi oggi non fanno studiare più nemmeno la storia ed anche questa è una mossa volutamente politica..
    Ecco il dramma.

  29. Silvia scrive:
    giugno 15th, 2010 alle 20:32

    per Mariella:
    hai ragione, sai? Io sono pronipote di un soldato caduto in Russia e mi capita di parlarne con mio nipotino che ha 3 anni. Lui mi chiede, vuole sapere cosa è successo a Zio Antonio. Qualche giorno fa ha detto “i russi erano cattivi” (lui vede il mondo diviso in due: da una parte ci stanno i buoni, dall’altra i cattivi). E io gli ho spiegato: no, i russi non erano cattivi, non è chi difende la patria o chi viene mandato a fare la guerra ad essere cattivo. Cattivo è chi decide di fare la guerra. E allora mi ha chiesto di mostrargli le foto dei cattivi. Due paia di baffetti e un paio di baffoni….

  30. ceglie scrive:
    giugno 17th, 2010 alle 07:54

    Per non dimenticare un sergente morto il 16 giugno del 2008: Rigoni Stern Mario “Sergente della neve”, penso che in questo posto ci sta bene.
    « Il momento culminante della mia vita non è stato quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita… »

  31. ceglie scrive:
    giugno 17th, 2010 alle 07:59

    « …Corro e busso alla porta di un’isba. Entro.
    Vi sono dei soldati russi, là. Dei prigionieri? No. Sono armati. Con la stella rossa sul berretto! Io ho in mano il fucile. Li guardo impietrito. Essi stanno mangiando attorno alla tavola. Prendono il cibo con il cucchiaio di legno da una zuppiera comune. E mi guardano con i cucchiai sospesi a mezz’aria. – Mnié khocetsia iestj, – dico. Vi sono anche delle donne. Una prende un piatto, lo riempie di latte e miglio, con un mestolo, dalla zuppiera di tutti, e me lo porge. Io faccio un passo avanti, mi metto il fucile in spalla e mangio. Il tempo non esiste più. I soldati russi mi guardano. Le donne mi guardano. I bambini mi guardano. Nessuno fiata. C’è solo il rumore del mio cucchiaio nel piatto. E d’ogni mia boccata. – Spaziba, – dico quando ho finito. E la donna prende dalle mie mani il piatto vuoto. – Pasausta, – mi risponde con semplicità. I soldati russi mi guardano uscire senza che si siano mossi. Nel vano dell’ingresso vi sono delle arnie. La donna che mi ha dato la minestra, è venuta con me come per aprirmi la porta e io le chiedo a gesti di darmi un favo di miele per i miei compagni. La donna mi dà il favo e io esco.
    Così è successo questo fatto. Ora non lo trovo affatto strano, a pensarvi, ma naturale di quella naturalezza che una volta dev’esservi stata tra gli uomini. Dopo la prima sorpresa tutti i miei gesti furono naturali, non sentivo nessun timore, né alcun desiderio di difendermi o di offendere. Era una cosa molto semplice. Anche i russi erano come me, lo sentivo. In quell’isba si era creata tra me e i soldati russi, e le donne e i bambini un’armonia che non era un armistizio. Era qualcosa di più del rispetto che gli animali della foresta hanno l’uno per l’altro. Una volta tanto le circostanze avevano portato degli uomini a saper restare uomini. Chissà dove saranno ora quei soldati, quelle donne, quei bambini. Io spero che la guerra li abbia risparmiati tutti. Finché saremo vivi ci ricorderemo, tutti quanti eravamo, come ci siamo comportati. I bambini specialmente. Se questo è successo una volta potrà tornare a succedere. Potrà succedere, voglio dire, a innumerevoli altri uomini e diventare un costume, un modo di vivere… »Rigoni Stern Mario

  32. Silvi scrive:
    giugno 17th, 2010 alle 11:07

    Leggere che qualcuno si ricorda di Mario Rigoni Stern mi riempe il cuore. Da veneto d’altopiano aveva scavato in faccia tutta la durezza della vita e quella tenerezza che solo gli anni possono dare. Anni passati a ripercorerre con gli atti e con la memoria la Storia.Storia vissuta e poi raccontata .
    Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo lo descrive come un uomo schivo ,a volte brusco ,da montanaro. Lo ricordo lungo le strade di Asiago, con la testa persa nei suoi pensieri .Quei pensieri che poi producevano vita.
    Mi piace pensare che qualcun’altro ,oltre a Marco Paolini, ne prende spunti , gli rende onore ,grazie Franca. Da veneta mi sento orgogliosa e ,forse ancor piu’ ne riconosco il linguaggio.
    E il Sergente è uno dei libri che porto sempre con me.

  33. pina scrive:
    giugno 17th, 2010 alle 17:51

    Ecco ora lo conosco anche io grazie a voi. E dal quel poco riportato mi affascina sia il personaggio che il modo con cui scrive . corro in libreria ad acquistare il Sergente e poi vedo. Ciao

  34. pina scrive:
    giugno 21st, 2010 alle 14:27

    Avevo detto poi vedo.no?
    Ed eccomi qua:
    Il Sergente nella neve, già letto
    Aspettando l’Alba , in lettura
    Storia di Tonle/ L’anno della vittoria, in procinto di.

    O dunque, per la dieresi sulla “o”di Tonle rivolgetevi al nord. Qui non ne disponiamo.

    Grazie comunque a tutti voi.

  35. Graziano scrive:
    giugno 30th, 2010 alle 18:07

    Come conobbi il massacro di Corfù
    Immaginate una bella e fresca serata di giugno al tramonto. Colori vivaci. Una brezza che ti fa sentire bene. Una piccola taverna quasi a lambire il mare di Corfù; attorno solo campi, in una zona ” fuori dai piedi ” senza ombrelloni, sdrai,cabine. Con una bella sabbia. Una piccola tettoia ricoperta di canna palustre, quattro, cinque tavoli con sedie impagliate. L’immancabile caraffa di alluminio. Un tavolo di commensali tedeschi, uno di inglesi. Sguaiate ambedue le compagnie; risate grasse a crepapelle, rumorose al limite del fastidio. Poi il nostro tavolo, chiassoso per via di due bambine: vicino alla porta d’entrata della taverna, un greco di una certa età che osserva la scena da un piccolo tavolo, gustandosi un piatto di mezè.
    Finita l’ottima cena a base di pesce, io e mio cognato Beppe,avevamo il nostro da fare ad inseguire le nostre due bambine, mia figlia Elvea e mia nipote Linda, nel tentativo di tenerne sotto controllo l’ argento vivo. Il greco seguiva divertito i nostri movimenti, i nostri richiami. Ad un certo punto , incrociando il mio sguardo chiede “ Italiani? “ Io rispondo “ne “, che vuol dire si in greco. ( Una delle poche parole che conosco ). Sono passati vent’anni, ma mi ricordo abbastanza bene le parole che seguirono perché rimasi colpito dall’argomento allora a me sconosciuto.
    “ Io Dimitri. Conosco poco italiano. Italiani qui seconda guerra. In quella spiaggia 150 italiani prigionieri, uccisi da tedeschi, perché passati con noi dopo armistizio. Io avevo solo sedici anni, ricordo benissimo la sabbia insanguinata “ Era inevitabile chiedere a Dimitri se gli Italiani fossero “ Kakò “ ( Cattivi ). “ Ochi kakò “ ( no cattivi ) Portare latte per bambini, suonare chitarra, ballare. Tedeschi , mitra, tutti kaput “ Al che rispondo “ Dimitri è la guerra ad essere cattiva e tremenda. Basta con le guerre” Ne, basta guerra “.
    Dopo poco arriva Georgios, il padrone della taverna, con una caraffa di vino rosato, fresco, leggermente resinato e riempendo i nostri bicchieri dice “ Dimitri per voi “.
    Dico a mio cognato “ Beppe riempi il bicchiere che facciamo un brindisi a Dimitri “ “ Jashu Dimitri “ “ Jashu italiani “.
    In qualche maniera riesco, con l’aiuto di Georgios a spiegare a Dimitri che quella era la nostra ultima sera a Corfù, ma qualora fossimo ritornati, l’avremo invitato a mangiare con noi. Dimitri si mise la mano sul cuore, inchinando leggermente il capo, in segno di ringraziamento. Ma non solo.Riempie il bicchiere “ Jashu Italiani “ E noi riempiamo i nostri “ Jashu Dimitri “. Con nostra sorpresa arriva Georgios, divertito, con una cesta di uva “ Dimitri, Stafilia ta pedia’
    Uva per i bambini. Era inevitabile un ‘ulteriore brindisi. La compagnia di tedeschi e quella degli inglesi, seguivano la scena ma sembravano non capire molto cosa succedeva. Ma per lo meno la curiosità li aveva zittiti e non si sentivano più quelle grasse e pesanti risate. Per ultimo arrivò un piatto di fichi maturi e succosi, per le nostre consorti. Non si poteva evitare un’ ultima levata dei bicchieri. Questa volta, ovviamente, riempiti molto poco. Dimitri si alzò, entrò nella piccola taverna di Georgios e subito uscì, facendomi cenno di seguirlo. Era quasi buio. Pochi metri ed eravamo sulla sabbia. Estrasse un piccolo sacchetto dalla tasca. Si chinò. Raccolse della sabbia. La mise nel sacchetto. Me la porse. Mi strinse la mano e tenendola stretta mi disse “ Erano giovani, portala a casa tua e ricorda Dimitri. I suoi occhi erano lucidi e credo, anche i miei. E non certo, per lo meno non solo, per colpa del vino. Son passati vent’anni, ma non ho mai dimenticato Dimitri, quella sera, quei 150 giovani e quella spiaggia.

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