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La storia di Aya

By pino scaccia | giugno 23, 2010

(…) Rimase ferma ad osservare, stropicciando i piedi scottati dal calore della sabbia, poi si alzò sulle punte per guardar meglio oltre la siepe profumata che la nascondeva. Vide altri bambini che giocavano ridendo e, come gattini, si nascondevano, per poi sgattaiolare fuori dai nascondigli e rincorrersi. Le sembrò che tutta la bontà e la gioia del mondo si fossero date convegno in quel momento davanti ai suoi occhi e si sentì di nuovo felice, ma gli altri bambini, presi dal gioco, non si accorsero neppure della sua presenza. Guardò le basse case bianche, dove un altro gruppo di bambini, seduti a terra in cerchio, cantavano in coro le filastrocche delle nonne ed anche quei bambini le sembrarono felici. Cantavano in un dialetto antico, ma lei li capiva. Il loro canto si mischiava al canto dei gabbiani ed a quello del mare nella risacca e poi la raggiungeva ovattato dal soffio del vento della sera. Alcuni bambini avevano vestiti bianchi come la neve, altri color del cielo, tutti ricamati con filo di broccato e le sembrò nuovamente che lì fra loro ci fossero solo bontà e gioia, eppure si rannicchiò e decise di restare nascosta. Era tutta sporca e si vergognava, però ancora una volta le sembrò proprio che solo il canto e le grida di gioia regnassero in quella terra felice. (…) Franca Bassi segue

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Topics: tribù | 12 Comments »

12 risposte per “La storia di Aya”

  1. ceglie scrive:
    giugno 23rd, 2010 alle 13:47

    Grazie Gabbiano, anche a nome di tutti fanciulli che soffrono.

  2. Riccardo B scrive:
    giugno 23rd, 2010 alle 14:32

    Caro Pino breve, candida e meravigliosa la storia di Aya, mi evoca una metafora un po’ ardita, o forse un sogno. Questa storia potrebbe rappresentare un viaggio difficile, per pochi di noi, che lo volessero: il ritorno alla innocenza serena di un mondo giusto, di ragazzi e bambini, di madri e nonne attorno ad un tavolo insieme a condividere le cose… Mostra tutto quotidiane, senza le brutture e le distorsioni cui si è arrivati. E’ un viaggio che richiede fede e forza interiore, che richiede anche qualche dolore fisico e bruciature sulle mani, ma che per quei pochi che lo vorranno, ci porterà di nuovo a orizzonti sereni, di una vita vissuta come l’avevano vissuta molti nostri vecchi e come ci era stata prospettata. Grazie, Riccardo

  3. ceglie scrive:
    giugno 24th, 2010 alle 11:15

    Grazie Silvi, non sapevo dove trovarti, mi dispiace se alle 14 di ieri ti ho fatto scendere delle lacrime, a me capita troppo spesso quando si tratta di bambini. Ma credimi, siamo in pochi, la massa è distratta e, molti girano anche la testa. Oggi alla premiazione di un’altro racconto dedicato a la sofferenza di una bambina, dedicherò il mio premio a Aya e a tutti i suoi fratelli. Io continuo a lottare per loro.Un caro saluto a tutta la torre

  4. Silvi scrive:
    giugno 24th, 2010 alle 14:52

    Carissima Franca ho poche parole nel mio vocabolario per trasmettere quello che ho provato leggendoti. Poche lettere per potere descrivere un sentimento così personale. Posso solo dirti grazie per aver dato un luogo ad Aya ,pieno di bimbi, di giochi e di luce.

  5. ceglie scrive:
    giugno 24th, 2010 alle 21:26

    Ciao Silvi, nel mio cuore ci sono tanti bambini uccisi dalla guerra, uccisi dalla sete, dalla fame,e bambini soli. Come posso dimenticare, l’incontro nella notte della fanciulla Aswad, lapidata nella sua terra? non potrò mai dimenticare il sorriso triste di Aya? E del ragazzino che correva dietro una jeep? Dovrei perdere la memoria per dimenticare.
    Quanti bambini perdono la loro identità per colpa di genitori troppo assenti, separati, egoisti? quanti conflitti inesistenti diventano montagne, che col passare degli anni sono troppo grandi da scalare? I bambini che vengono allontanati dai nonni, porteranno dentro la loro anima la grande sofferenza, ferite che non si rimargineranno mai! Un’infanzia sofferta, segnerà per sempre la loro vita. La violenza corporea si vede, lascia ferite sulla superficie, la violenza psicologica no, ti scava dentro, fino a consumarti l’anima. I bambini nascono buoni, aiutiamoli a crescere nell’amore e nella serenità, non strappiamo le loro radici: saranno i nostri alberi forti, di domani. Quasi tutte le mie storie nascono dalla sofferenza dei bambini. Anche il premio di oggi: “La bambina senza volto” è nata, dalla sofferenza di una bambina di genitori separati. E questo premio lo dedico a loro. Un saluto a tutti e grazie gabbiano per l’ospitalità. franca bassi

  6. ceglie scrive:
    giugno 25th, 2010 alle 11:45

    Buongiorno gabbiano, oggi ho dato l’indirizzo a una valida gabbianella, ti verrà a trovare alla torre, si chiama Livia, spero che resterà con noi, anche lei lotta per i bambini.grazie

  7. lucio gialloreti scrive:
    giugno 25th, 2010 alle 17:43

    Hai avuto unna bellissima idea, caro Pino , a postare uno stralcio del brano di Franca ! Lei così sensibile alla sofferenze dei bambini, tanto da dedicare alla bambina uccisa una storia bellissima, ne sarà felice ,sapendo quanto tu nei tuoi viaggi e nei tuoi resoconti in zone di guerra possa capire!

  8. Livia scrive:
    giugno 25th, 2010 alle 20:38

    Com’è delicato questo racconto che ho avuto il privilegio di leggere in versione integrale! Franca sa trasmettere emozioni profonde perchè le vive sulla propria pelle e perchè la penna è per lei lo strumento più efficace per esternare tutto ciò che ha dentro. E’ per questo che la sua ricchezza interiore riesce ad illuminare chi ne comprende la grandezza.
    Livia

  9. ceglie scrive:
    giugno 26th, 2010 alle 07:49

    Grazie gabbiani e gabbianelle per avermi letto. Per cambiare le cose ci serve tanto aiuto, cerchiamo altri che la pensano come noi. Ci sono tanti angeli che si sono assopiti, noi gabbiani, abbiamo una marcia speciale per riconoscerli, ci daranno una mano per aiutare i bambini. Se ci guardiamo intorno, la società è distratta e vuole divertirsi, non li condanno, piacerebbe anche a me alla mia età, ridere tutto il giorno e non soffrire, ma la mia anima si ribella, e mi da pizzichi sul il cuore, quello che mi dispiace, spesso si perde del tempo prezioso, e le anime innocenti vengono traghettate dalla piccola barca e, faranno la fine della piccola Aya. Anche se siamo a fine settimana e ci troviamo in un posto di vacanza, da dietro le lenti da sole, possiamo vedere gli angeli e anche i demoni…franca bassi

  10. ceglie scrive:
    giugno 30th, 2010 alle 23:20

    La storia vera di un seme

    “Il pinolo”

    In un piccolo paese, ricco di alberi molto grandi, viveva una bambina, i suoi riccioli si erano colorati al sole, le sue guance erano sempre rosse come due mele. Le piaceva saltellare insieme alle ranocchie e rincorrere i verdi ramarri. Spesso si addormentava sotto gli alberi, al risveglio riempiva il suo cesto di bacche di ogni tipo e faceva magnifici gioielli. Nella natura trovava mille tesori: sassolini cangianti, ghiande color d’ambra e pietre scheggiate, nella sua testolina c’erano sempre mille perché, si fermava per ore a vedere il colore delle foglie, che mutavano sotto i raggi del sole. Tutto il suo mondo era in quel piccolo fazzoletto di terra. La sua grande gioia era mettere dei semi e vedere nascere le piante; curiosa aspettava giorno dietro giorno, fino che il miracolo della natura le regalava la grande magia:”dalla bruna terra faceva capolino il piccolissimo germoglio”…. per la piccola bambina era una grande gioia scoprire come da un piccolo seme nasce la vita. Un giorno mentre camminava in una fitta pineta, raccolse un pugno di pinoli, le sue mani si macchiarono di marrone, con una pietra li aprì e le piacque mangiarli, ne rimase solo uno che conservò nella tasca del grembiulino. Dopo alcuni giorni lo mise in un pugno di terra e come sempre ogni mattina spiava da dietro la porta che fine aveva fatto il suo piccolo pinolo. Sentiva una grande emozione nel curiosare in quel pugno di terra marrone, ormai non era un semplice gioco, era qualcosa di più grande. Dopo un mese la pianticella già mostrava la sua bellezza e anche se era ancora minuscola si vedevano i suoi aculei rivolti verso il cielo.
    Nel piccolo fazzoletto crescevano altre piante e anche la bambina cresceva nel suo vestitino. Passarono tante nuvole tanti tramonti e all’ombra di una grandissima quercia il piccolo pino cresceva felice, al suo fianco crescevano due abeti e dei pini marini. Purtroppo un giorno arrivò uno strano ceffo, cominciò a comandare a spadroneggiare e sotto violente accettate eliminò la vecchia quercia, poi ad una ad una anche le altre piante sparirono dalla parete argillosa come la bellissima pianta di capperi. La violenza fatta al povero pino non si può descrivere, quanta cattiveria! gli spettava una morte lenta… appena i nuovi getti spuntavano, con rabbia venivano pezzati, dopo poco anche la chioma si ingiallì e il piccolo pino finì di vivere.
    Spesso mi chiedo perché sulla terra esistono terrestri che odiano le piante, non si rendono conto che anche loro sono creature viventi come noi? Ho tentato per tre anni di salvare il piccolo pino, ma non ci sono riuscita, mi è costato molto, ma per il grande dolore che è stato arrecato, un giorno la natura, gli alberi presenteranno il conto.franca bassi

    Un amico

    Addio mio piccolo seme
    abbiamo vissuto per anni
    all’ombra della bellissima
    Quercia.
    Ho tentato di salvarti
    ho fallito e questo
    mi ha fatto male.
    Oggi ti ho visto ferito!
    Ti porto con me nel mio cuore
    Un giorno la natura
    a chi è stato crudele
    presenterà il conto.
    Addio amici miei alberi
    forse un giorno ci
    incontreremo su una
    bellissima isola
    dove i vostri semi
    cresceranno indisturbati.
    franca bassi

    Scusate se ci sono sbagli, oggi ho visto ancora la crudeltà negli occhi, non sono tanto in vena di scrivere. Mi dispiace per il piccolo pino, ho lottato per anni e non ci sono riuscita a salvarlo. Spero domani di trovare qualcosa di pulito per voi alla mia Civita. Un saluto a tutta la torre

  11. laura scrive:
    luglio 7th, 2010 alle 12:36

    Bellissima e commovente! Ho ancora in me la dolce sensazione provocata da questa storia di Aya…Un viaggio di sofferenza,difficoltà,ma anche di sapori antichi,di valori persi e comunque recuperabili!!
    Grazie ‘gabbiano di frontiera’! Laura.

  12. ceglie scrive:
    luglio 9th, 2010 alle 11:44

    Per stare insieme a te Aya, non posso dimenticare.
    http://ceglieterrestre.splinder.com/post/22985323/il-ponte

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