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Afghanistan: il sondaggio

By pino scaccia | luglio 25, 2010

Un militare del contingente italiano in Afghanistan si è suicidato con un colpo d’arma da fuoco nel suo ufficio presso l’aeroporto di Kabul. L’uomo, di cui non sono state fornite le generalità, era tornato da poco da una licenza in Italia e prestava servizio a Kabul. E’ il primo caso fra gli italiani. Con la tragedia di oggi sale a 26 il numero dei nostri militari morti in Afghanistan dall’inizio della missione, nel 2004. Di questi la maggioranza è rimasta vittima di attentati, altri invece sono morti in incidenti, alcuni anche per malore.
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Risultati parziali: 40% immediatamente – 30% al massimo entro un anno – 21% quando ci saranno le condizioni – 9% mai. La missione italiana è confermata fino al 2013.

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Topics: afghanistan | 11 Comments »

11 risposte per “Afghanistan: il sondaggio”

  1. Lucio Gialloreti scrive:
    luglio 25th, 2010 alle 17:28

    Ecco ,caro Pino , ora si arriva anche al suicidio fra i militari del contingente italiano! Militari, per lo più, penso attirati dalla remunerazione dell’ingaggio, per una missione cosiddetta di “pace” , che non è affatto tale!
    Mi sono sempre chiesto che ci stiamo a fare lì!!!!??

  2. Stella scrive:
    luglio 25th, 2010 alle 17:47

    A me questa notizia spaventa molto e insinua in me un dubbio: tra i soldati americani in missione in Afghanistan sono frequentissimi i suicidi dopo il rientro in patria, a causa dello stress accumulato, delle situazioni vissute… E se anche i nostri ragazzi dovessero iniziare a risentirne? Non è una novità che nell’ultimo periodo gli attacchi nei nostri confronti si sono moltiplicati, sempre più spesso devono rispondere al fuoco, devono difendersi come meglio si può. E la guerra, sebbene da una posizione “difensiva”, non può non lasciare un segno indelebile in ragazzi dai 21/22 anni in su…

  3. silvi scrive:
    luglio 25th, 2010 alle 18:12

    Una domanda irrisolta ,senza risposta :che ci stiamo a fare lì?per essere riconosciuti come fedeli sudditi di una grande potenza che sempre piu’ mostra i propri deboli aspetti, per partecipare ad un banchetto che miseramente mostra rancide portate per un disegno che ,perlomeno io, non riesco a riconoscerne i peculiari motivi.
    Poi capita di leggere, di essere ,inevitabilmente coinvolti in visioni di societa’ che ,distanti migliaia di kilometri e di anni,di bimbi violentati ,di donne costrette ad indossare una veste come carcere in un assurdo carnevale di false ideologie travestite da assoluta ,fondamendalista religiosita’. E pensi se la tua “democrazia” possa bastare,possa riempire un ancestrale vuoto .E il vuoto investe pure noi con le nostre certezze ,con i nostri ritmi segnati da questo astruso benessere che non ti permette neppure di capire oltre.
    Dove non c’è il compimento di un pensiero non c’è neppure la necessita’ di andare oltre. Oltre i nostri schematismi ,oltre le menzogne ,oltre il male che si annida tra bandiere patriottiche a giustificare omicidi e dolore che da secoli pervadono i piu’ deboli.

  4. Lucio Gialloreti scrive:
    luglio 25th, 2010 alle 19:42

    La domanda era nel senso che non ci dovremmo
    stare ! Proprio per lo squallore dei motivi citati da Silvi.

  5. franca scrive:
    luglio 25th, 2010 alle 23:48

    Credo che l’unica via percorribile sia quella di sostenere le autorità locali che si uniscano, o per lo meno si alleino, con il governo di Kabul. E per sostenerle occorre essere presenti sul terreno. Vuol dire avere rapporti con la popolazione, con gli anziani del villaggio, con i governatori delle province. Vuol dire creare posti di lavoro, costruire strade e scuole. Vuol dire proteggere la popolazione locale dagli attacchi di Talebani e banditi locali, evitando il più possibile vittime civili.
    E, nel frattempo, addestrare un esercito nazionale afgano, a cui affidare interamente la sicurezza locale per permetterci di tornare a casa. E’ un compito più difficile che mai, dato che l’estrema frammentazione etnica di quella “nazione” asiatica fa sì che sia molto difficile, per un cittadino di Herat, Kunduz o Kandahar, riconoscere un esercito di Kabul come il “proprio”. Difficile, ma non impossibile. Ma soprattutto, vale la pena di tentare. Ed è quello che i “nostri ragazzi” stanno facendo.

  6. pina scrive:
    luglio 26th, 2010 alle 00:36

    Ho votato immediatamente nel sondaggio.
    Ma boh penso sarà un po’ difficile:
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-06-14/scoperto-afghanistan-tesoro-sotto-101700.shtml

  7. silvi scrive:
    luglio 26th, 2010 alle 09:30

    Alla luce degli ultimi avvenimenti ,svelati dal sito americano wikileaks e riportato da grandi testate giornalistiche come il New York Times, ogni commento diventa superfluo.
    Una sola domanda:se i servizi segreti americani avevano dati inconfutabili sul doppio gioco pakistano perchè continuare a sostenerne il governo? Nessun commento nemmeno da quello che è emerso dai rapporti svelati. Talebani e americani che ,come in ogni guerra che si rispetti , fanno strage di civili inermi.

  8. ceglie scrive:
    luglio 26th, 2010 alle 10:16

    Le guerri ci donano fiori recisi
    le guerre ci donano anime smarrite!
    Le guerre non servono per vivere
    una breve vita di pace.

    franca bassi

  9. Giorgius scrive:
    luglio 26th, 2010 alle 19:05

    [Semi OT] Siamo oramai talmente globalizzati fino al collo che anche le tempeste tropicali che si vedevano solamente negli USA si manifestano da alcuni anni in terra italiana…

    Video 23/07 tempesta tropicale nel Veneto:
    http://www.youtube.com/watch?v=QWTDOdMNUa4
    http://www.youreporter.it/video_Bufera_a_Sant_Angelo_1

    Le guerre globalizzate viaggiano oramai in parallelo con le crisi economiche e con il terrorismo internazionale. Torna alla mente, per l’ennesima volta, la fatidica frase del vecchietto che diceva: “L’uomo non impara mai dai suoi sbagli; ci gira intorno, poi torna a sbagliare nel medesimo punto”.

  10. Barbara Brunati scrive:
    luglio 26th, 2010 alle 20:41

    A qualche giorno dalla tragica notizia della morte del militare continuoa pensare al fatto che fosse appena rientrato da una licenza.E mi chiedo: se il suo gesto fosse dovuto ad una situazione trovata a casa?Lo stress e la pressione che indubbiamente contraddistinguono una missione come quella in Afghanistan lascia un segno indelebile, ma non dobbiamo dimenticare che talvolta i nostri militari accettano incarichi all’estero per disporre di maggiori risorse e far così fronte a malattie e disabilità dei propri familiari. La preoccupazione per una persona cara e il timore di non poter più provvedere alle sue necessità potrebbe portare ad un gesto disperato.e questo non riesco a togliermelo dalla testa.

  11. silvi scrive:
    luglio 26th, 2010 alle 22:05

    @Giorgius :l’ho visto quell’inferno ,per fortuna solo sfiorato ma amici hanno la casa distrutta . Sembra che sempre piu’ accadranno episodi del genere. Le compagnie assicurative stanno stilando zone a rischio che naturalmente rimarrano escluse da copertura.Oggi Bertolaso è arrivato e si è prodigato nei complimenti in quanto, singolarmente ,ci si è messi all’opera senza aspettare nessuno e senza lamenti . Questo è il nostro carattere e la nostra mentalita’, nel bene e nel male……

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