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Dimmi dove sei

By pino scaccia | agosto 22, 2010

L’ultima invenzione (non riesco a definirla servizio) si chiama “Foursquare” ed ha già tre milioni di utenti. Tecnicamente è una geolocalizzazione, in pratica si tratta di condividere la propria posizione. Gli americani ne sono impazziti perchè c’è anche la gara (virtuale): chi frequenta di più un posto ne diventa il “sindaco”. La nuova moda è un boom, tanto che anche Facebook ha lanciato un’idea similare: “Places” per ora riservata solo agli Stati Uniti. Sfruttando il Gps si comunica la propria posizione. Altro che villaggio globale, qui siamo molto oltre. Altro che privacy, bella parola. Contro il nuovo “servizio” si è scagliata subito, giustamente, l’American Civil Liberties Union della California. “I dati sulla nostra posizione – scrive – sono legati alla nostra sicurezza. Diffonderli è un grosso rischio. Perchè un malintenzionato (e i social network ne sono pieni) non solo sa dove sei, ma sa anche dove non sei”. Poi l’accusa più grave: “Facebook ha introdotto la nuova funzionalità senza chiedere il consenso agli utenti. E le informazioni restano nel profilo”. Quello che insomma era un gioco si sta trasformando in una gabbia pericolosa. Inutile urlare alla libertà se poi non sappiamo difendere neppure la nostra.

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Topics: web | 3 Comments »

3 risposte per “Dimmi dove sei”

  1. Lucio Gialloreti scrive:
    agosto 22nd, 2010 alle 17:34

    Caro Pino e ti pareva che una delle più moderne “invenzioni” (mi limito alla virgolette per decenza!)non poteva che venire dalla grande America! il mio pensiero va a quell’esagerato regolamento (pomposamente “codice”) della Privacy – non ricordo se 146 0 148 articoli , che mi hanno fatto impazzire durante la mia attività amministrativa di direzione di ospedali , per poi essere , in buona sostanza vanificato! Ora quest’altra diavoleria , contraria ad ogni principio di riservatezza e sopprattutto di libertà! Che vergogna!!!

  2. ceglie scrive:
    agosto 22nd, 2010 alle 18:38

    Ciao Gabbiano, questo post mi spaventa, stiamo andando verso la nostra fine, io non ci sto! a una mia amica ho risposto in questo modo:
    http://ceglieterrestre.splinder.com/post/23185838/dallalba-al
    Cari amici non lasciatevi infuenzare dalla troppa tecnologia ci succhierà l’anima.
    Un saluto a tutta la torre

  3. Barbara Brunati scrive:
    agosto 22nd, 2010 alle 21:02

    il paradosso pare proprio risiedere nel fatto che se dati personali vengono richiesti per scopi seri (io penso sempre al mio ambito, l’hotel, dove i documenti servono per la registrazione) la gente storce il naso, e gli americani sono spesso in prima linea…se però, nella febbre di condividere a tutti i costi, si rivelano informazioni davvero sensibili, che senso ha?

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