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Le sorprese di Gheddafi

By pino scaccia | agosto 29, 2010

La notizia intanto è che è arrivato. Con Gheddafi niente è scontato. Le prime vittime delle sue sorprese sono i libici della sicurezza, pronti a ogni cambiamento improvviso di programma. Il personaggio giornalisticamente è succoso, certamente non annoia mai ma seguirlo è un problema, oltre che una fatica. E’ la quarta volta che “fratello leader”, come lo chiamano a Tripoli, viene in Italia e ci aspettiamo di tutto. L’altra volta ha fatto sfilare le ormai famose amazzoni, la sua scorta personale, e se ne è andato a cena senza preavviso a piazza del Popolo, attraversando a piedi il centro di Roma. Quando stava all’Aquila per il g8 un pomeriggio ha abbandonato i grandi della terra ed è andato a visitare un paesino di montagna, Antrodoco. Per non parlare della lunga inutile attesa di Fini che poi ha annullato l’incontro istituzionale. Stavolta è anche peggio perchè non c’è un cartellone pubblico e dunque chissà cosa si inventa. L’unico impegno fissato è per domani pomeriggio quando con Berlusconi inaugurerà una mostra fotografica sulla storia della Libia. E poi alla sera grande spettacolo di amicizia con trenta purosangue berberi che sfileranno insieme ai cavalli dei carabinieri. Il resto è rigorosamente top secret. Inshallah, insomma, come dicono dalle sue parti. Per la disperazione dei cronisti.

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Topics: libia | 28 Comments »

28 risposte per “Le sorprese di Gheddafi”

  1. Marco scrive:
    agosto 29th, 2010 alle 18:43

    Non capisco perché non si sia ancora parlato del problema degli immigrati che arrivano dalla Libia e di una possibile soluzione. Contano sempre e solo gli interessi economici?

  2. Meda scrive:
    agosto 29th, 2010 alle 18:50

    Il tormentone resta lo stesso: quando viene a Roma Gheddafi finge di dormire in tenda o in realtà lo attende la suite dell’Excelsior di via Veneto?

  3. pino scaccia scrive:
    agosto 29th, 2010 alle 20:40

    In realtà è abbastanza noto che non dorme in tenda, ma usa la tenda solo per le riunioni.

  4. ceglie scrive:
    agosto 30th, 2010 alle 08:34

    Quante store solo per un uomo un po’ stravagante, alla fine farà la nostra stessa fine.Un caro saluto a tutta la torre

  5. Antonio Piazza scrive:
    agosto 30th, 2010 alle 09:32

    “La notizia intanto è che è arrivato. Con Gheddafi niente è scontato”… con questa splendida rima lei ha già estrapolato il tutto. Occhio che Berlusconi potrebbe farci il nuovo tormentone visto che sta terminando il suo ennesimo album. :)

  6. Lara scrive:
    agosto 30th, 2010 alle 09:59

    Marco ha ragione. Perché nessuno dice che gli immigrati che arrivano in Libia dal deserto vengono poi espulsi appena fuori dal confine, nel nulla, a 50 gradi sotto il sole?

  7. pino scaccia scrive:
    agosto 30th, 2010 alle 11:53

    chiederò (eventualmente) i diritti d’autore

  8. rossini scrive:
    agosto 30th, 2010 alle 13:10

    Come mai lo si presenta quasi come una macchietta, e si omette di ricordare è che un dittatore ? In Libia non c’è libertà, uomini dei suoi servizi hanno commesso stragi e attentati (Lockerbie), senza dimenticare che inoltre ha dato ospitalità a centinaia di terroristi… Capisco che le ragioni economiche primeggiano, ma ricordare le cose fondamentali non sarebbe male.

  9. Matteo scrive:
    agosto 30th, 2010 alle 14:00

    Dico, ma siete tutti intorpiditi?

    IL COMMENTO
    Gheddafi, un circo che ci umilia
    Nessun’altra diplomazia occidentale tollera e incoraggia gli eccessi pittoreschi di un dittatorello e degrada la propria capitale a circo. Ci dispiace anche per il presidente del Consiglio, la cui maschera italiana si sovrappone ormai a quella libica, indistinguibili nel pittoresco, nell’eccesso, nella vanità, nel farsi soggiogare dalle donne che pensano di dominare
    di FRANCESCO MERLO
    Una delle 500 hostess
    reclutate per accogliere Gheddafi

    ANCHE ieri c’era il picchetto in alta uniforme ai piedi della scaletta dalla quale sono scese due amazzoni nerborute e in mezzo a loro, come nell’avanspettacolo, l’omino tozzo e inadeguato, la caricatura del feroce Saladino. Scortato appunto da massaie rurali nel ruolo di mammifere in assetto di guerra. E va bene che alla fine ci si abitua a tutto, anche alla pagliacciata islamico-beduina che Gheddafi mette in scena ogni volta che viene a Roma, ma ancora ci umilia e davvero ci fa soffrire vedere quel reparto d’onore e sentire quelle fanfare patriottiche e osservare il nostro povero ministro degli Esteri ridotto al ruolo del servo di scena che si aggira tra le quinte, pronto ad aggiustare i pennacchi ai cavalli berberi o a slacciare un bottone alle pettorute o a dare l’ultimo tocco di brillantina al primo attore.

    È vero che ormai Roma, specie quella sonnolente di fine estate, accoglie Gheddafi come uno spettacolo del Sistina, con i trecento puledri che sembrano selezionati da Garinei e Giovannini, la tenda, la grottesca auto bianca, le divise che ricordano i vigili urbani azzimati a festa, e tutta la solita paccottiglia sempre uguale e sempre più noiosa ma, proprio perché ripetuta e consacrata, sempre più umiliante per il Paese, per i nostri carabinieri, per le istituzioni e per le grandi aziende, private e pubbliche, che pur legittimamente vogliono fare i loro affari con la Libia.

    Nessun’altra diplomazia occidentale tollera e incoraggia gli eccessi pittoreschi di un dittatorello e degrada la propria capitale a circo. Ci dispiace – e lo diciamo sinceramente – anche per il presidente del Consiglio, la cui maschera italiana si sovrappone ormai a quella libica, indistinguibili nel pittoresco, nell’eccesso, nella vanità, nel vagheggiare l’epica dell’immortalità, nel farsi soggiogare dalle donne che pensano di dominare.

    Di nuovo ieri Gheddafi si è esibito davanti a 500 ragazze, reclutate da un’agenzia di hostess, che hanno ascoltato i suoi gorgoglii gutturali tradotti da un interprete, le solite banalità sulla teologia e sulla libertà delle donne in Libia, il Corano regalato proprio come Berlusconi regala “L’amore vince sempre sull’odio”, quel libro agiografico e sepolcrale edito da Mondadori. È fuffa senza interesse anche per gli islamici ma è roba confezionata per andare in onda nella televisione di Tripoli. Il capotribù vuol far credere alla sua gente di avere sedotto, nientemeno, le donne italiane e di averle folgorate recitando il messaggio del profeta. Addirittura, con la regia dell’amico Berlusconi, tre di queste donne ieri si sono subito convertite, a gloria della mascolinità petrolchimica libica: “Italiane, convertitevi. Venite a Tripoli e sposate i miei uomini”.
    E di nuovo ci mortifica tutta questa organizzazione, il cerimoniale approntato dalla nostra diplomazia, con Gheddafi serio ed assorto che suggella la fulminea conversione di tre italiane libere e belle: un gesto di compunzione, gli occhi chiusi per un attimo, il capo piegato come un officiante sul calice. “L’Islam deve diventare la religione di tutta l’Europa” ha osato dire nella capitale del cattolicesimo, mentre l’Europa (con l’America) si mobilita per salvare la vita di una donna che rischia la lapidazione per avere fatto un figlio fuori dal matrimonio. Certo, l’Islam non è tutto fanatismo ma nello sguardo di Gheddafi c’è condensata la sua lunga vita di dittatore, di stratega del terrorismo, di tiranno che dal 1° settembre del 1969 opprime il suo popolo.

    Ebbene, è a lui che oggi Berlusconi di nuovo bacerà la mano, come ha già fatto a Tripoli. Berlusconi, lasciandosi andare con i suoi amici fidati, ha più volte detto di invidiare Muammar perché comanda e non ha lacci, non combatte con il giornalismo del proprio paese, non ha bisogno di fare leggi ad personam ma gli basta un solo editto tribale, non ha né Fini né Napolitano, non ha neppure bisogno di pagare le donne… È vero che gli esperti di Orientalistica sostengono che la tribù in Libia è matriarcale e che dunque la moglie di Gheddafi sarebbe la generalessa del colonnello, ma questo Berlusconi non lo sa, la sua Orientalistica è ferma a quella dell’avanspettacolo, al revival di Petrolini: “Vieni con Abdul che ti faccio vedere il tukul”.

    E infatti ogni volta che Berlusconi va a Tripoli Gheddafi fa di tutto per stupirlo con gli effetti speciali del potere assoluto, gli fa indossare la galabìa e lo fa assistere alle parate militari delle amazzoni, organizza il caravanserraglio di Mercedes piene di farina, orzo e datteri da distribuire agli affamati recitando il ruolo del salvatore, proprio come Berlusconi all’Aquila… E ha pure imposto nei passaporti libici la foto di Berlusconi. Se lo porta nel deserto di notte per mostrargli la magia del freddo glaciale, tutti e due ad aspettare l’alba e il sole che torni ad arroventare la tenda. E ogni volta alla tv libica il viso di Berlusconi diventa in dissolvenza il viso di Gheddafi, e va in onda Berlusconi contrito nel museo degli orrori commessi dagli italiani, e c’è sempre il solito Frattini accovacciato fuori dalla tenda ad aspettare, aspettare, aspettare. E poi il tramonto, la luna…

    Gheddafi a Roma fa quello che vuole non soltanto in cambio delle galere e dei campi di concentramento dove la polizia libica trattiene gli africani che vorrebbero fuggire verso l’Italia, e non solo perché i due fanno affari privati, come da tempo sospetta la stampa internazionale, e ora anche italiana. Il punto è che Berlusconi gli mette a disposizione tutto quello di cui ha bisogno l’eccentricità beduina perché con Gheddafi ha un patto antropologico. È una somiglianza tra capi che la storia conosce già, sono identità che finiscono con il confondersi: Trujllo e Franco, Pinochet e Videla, Ceausescu ed Enver Hoxha, Pol Pot e Kim il Sung… Non è l’ideologia a renderli somiglianti ma l’idea del potere, quello stesso che oggi lega Berlusconi e Gheddafi, Berlusconi e Chavez, Berlusconi e Putin. Ecco cosa offende e degrada l’Italia: l’Asse internazionale della Satrapia.

  10. Maria scrive:
    agosto 30th, 2010 alle 16:43

    Alla ragazza entusiasta dell’Islam che le permette di lavorare solo a casa ricordo che questo è invece un obbligo per le musulmane, mentre in Italia può scegliere liberamente di fare la casalinga mantenuta. Perchè buttare via la libertà conquistata a duro prezzo dalle vostre madri e nonne? Vuoi davvero finire con il velo, senza diritti, senza conto corrente, con la sola libertà di mettere al mondo una decina di figli o più e vivere in compagnia do altre 3 mogli?

  11. Maria scrive:
    agosto 30th, 2010 alle 17:02

    A proposito di cose fondamentali, mi porgo domande inquietanti: Perchè Gheddafi ci tiene tanto a venire in Italia a dare spettacolo della sua magnificenza? Perchè Berlusconi ci tiene tanto a dimostrare al mondo intero la sua amicizia con cotanto ospite? Non è questione di forma, di parate o di teatrini, purtroppo non c’è nulla da ridere.

  12. Tony scrive:
    agosto 31st, 2010 alle 10:25

    Evidentemente, quando gli interessi (che poi sono di pochi) prevalgono, tutto il resto lo si puo’ accantonare nei meandri della nostra coscienza (le stragi, la violenza contro chi la pensa diversamente, le minacce eccetera).
    Un investimento “miliardario” val bene la perdita di qualche vita umama o la schiavitu’ di qualche donna.
    Se vi piace tutto questo…

  13. Renata scrive:
    agosto 31st, 2010 alle 11:25

    Dire, come Gheddafi, che la religione islamica dovrà essere la futura religione dell’Europa, non è certamente folcloristico come vuol far credere la maggioranza.
    Non parliamo poi dell’umiliazione che noi donne non possiamo fare a meno di provare davanti ad una passerella di avvenenti ragazze che ambiscono a diventare seguaci di un personaggio tanto discusso e discutibile, in cambio di chissà quale gettone di presenza.
    Diventa sempre più umiliante e non può che suscitare sdegno e amarezza assistere a questo ripetersi di pagliacciate.

  14. Roberto scrive:
    agosto 31st, 2010 alle 11:44

    Quel circo ambulante che è il colonnello ed il suo seguito, come ogni buon circo ciò che cercano sono i quattrini, ogni volta che vien qua di riffa o di raffa chiede soldi, già mi sta sul groppone che le nuove generazioni, di cui faccio parte, debbano pagare i debiti coloniali, se così vogliamo chiamarli, delle vecchie, non dimentichiamoci i milioni di euro che dovremo pagarci nei prossimi anni con gli accordi di due anni fa! Questa sarebbe l’amicizia itlao libica, noi vi paghiamo anche se non c’entriamo niente con il colonialismo, voi continuate a ricordarci i danni del colonialismo ed a spillare quattrini; gli unici a beneficiare di qualcosa saranno forse gli industriali che sposteranno risorse e mezzi in Libia dove la manodopera cost amolto meno, intanto… noi paghiamo il biglietto del circo.

  15. Laura scrive:
    agosto 31st, 2010 alle 14:06

    Concordo con tutto quello che hanno ‘manifestato’ gli amici della Torre, specialmente con Maria!
    Per quanto riguarda Matteo, direi che ‘ha stoffa’…!
    Un saluto a tutta la Torre: siete fantastici!!!
    Ciao, Pino, ovunque tu sia…

    Laura.

  16. ferdi scrive:
    agosto 31st, 2010 alle 15:00

    Altro esempio lampante che “il fine giustifica i mezzi”! Forse è così che si può accumulare capitali, aziende, tv, girnali, ecc. , senza preoccuparci dell’altro ma solo dei propri interessi. Ma quando troveremo il coraggio di reagire a questo tipo di “condottieri dell’avere” ? Reagiamo solo se ci impongono la tessera del tifoso?

  17. patrizia scrive:
    agosto 31st, 2010 alle 16:36

    Ma perchè non fate mai i nomi dei ragazzi che vi seguono, riprendono le immagini, regolano suono e luci, insomma, delle vostre troupe?

  18. pino scaccia scrive:
    agosto 31st, 2010 alle 18:51

    Si fa per gli speciali, gli approfondimenti. Non possiamo mettere…i titoli di coda per ogni servizio al tg. E comunque ci sono vincoli contrattuali: immagini e montaggio si firmano.

  19. patrizia scrive:
    agosto 31st, 2010 alle 18:55

    Questo si sapeva, però, almeno ringraziarli…anche loro vivono “la disperazione dei cronisti” e l’imprevedibilità del personaggio di turno da seguire!

  20. pino scaccia scrive:
    agosto 31st, 2010 alle 21:15

    Certo! E sono preziosissimi. A livello personale li ringraziamo sempre. Ma ringraziarli pubblicamente come? Dai…

  21. walter scrive:
    settembre 1st, 2010 alle 00:58

    Non è possibile ringraziarli realizzando un servizio su di loro? anche loro purtroppo ci lasciano la pelle in qualche posto sperduto del pianeta(vedi tra gli ultimi Fabio Polenghi). Ciao Pino…a proposito, è arrivato il maraja? se ne è andato? scambio interculturale italo libico di ennè?

  22. ceglie scrive:
    settembre 1st, 2010 alle 04:48

    Sono importantissimi gli operatori, si sa che esistono e, senza di loro…Vabbè! mo ch’è partito, le “vacanze romane ” so finite, giramo sto fojo!! tra ‘N po’ spunta er zole, er galletto fà chicchirichì!! A Gabbià, glièri, da ste parti, er sor Eolo ha carcato “er soffio”, pe’ poco, me portava su ‘Na ‘Navolata co’ tutto er trullo;) felice giorno a tutta la torre!;)

  23. patrizia scrive:
    settembre 1st, 2010 alle 07:05

    ad esempio….cominciando anche dal proprio blog?

  24. patrizia scrive:
    settembre 1st, 2010 alle 10:24

    ringraziarli rendendoli persone con un proprio nome e cognome, e non solo “gente di cui si sa dell’esistenza, degli innominati”….scusami se ho scelto questo blog, caro pino, per la mia battaglia…sembra una cosa diretta a te, ma non lo è. Lo spunto me lo ha dato l’ultima battuta di questo post…e l’aver visto troppe volte operatori, tecnici dei suoni, ecc ecc aspettare giornate intere i giornalisti per realizzare dirette o per portare a casa 20 secondi di battuta di personaggi imprevedibili, e rimanere pur sempre degli “innominati”. Si sa che esistono, però

  25. pino scaccia scrive:
    settembre 1st, 2010 alle 12:32

    Non è rivolta a me, ma la stai scrivendo a me. Non capisco il senso, sinceramente. In un lavoro in studio sono firmati nel rullo di coda anche gli aiuti degli assistenti dei vice elettricisti. Ci sono peraltro meccanismi precisi e regole contrattuali. Se si tratta di “service” non possono essere citati e non dipende certo da noi: il contratto non è individuale ma riguarda una società. Gli interni come sai sono firmati insieme al giornalista: immagini e montaggio. Così è l’accordo sindacale: non è prevista la firma per esempio degli specializzati di ripresa. Mi dispiace ma appunto sono accordi aziendali a cui dobbiamo sottoporci. Non sono innominati, non sono fantasmi: è gente preziosissima che lavora spesso duramente ma che lo fa per il lavoro non per la firma. Stare dietro a personaggi come Gheddafi poi è particolarmente faticoso ma è meno peggio che lavorare in miniera. Ho grande rispetto per chi lavora con me. Gli operatori che mi hanno seguito in guerra sono sempre citatissimi nel blog: Enrico Bellano, Paolo Carpi… E il compagno di tante avventure, Norberto Sanna, l’ho talmente citato da farlo diventare un personaggio tanto da dedicargli sul blog un profilo come i grandi protagonisti

    http://documenti.wordpress.com/2010/06/29/norberto-sanna/

    Apprezzo ma non capisco la tua battaglia. Insomma non va rivolta ai giornalisti. Non sono privilegiati, fanno semplicemente un altro lavoro. Comunque sempre fianco a fianco. Personalmente sono uno che arriva prima e va via dopo. Senza contare le responsabilità.

  26. patrizia scrive:
    settembre 1st, 2010 alle 12:52

    Va beh..mi scuso di aver scritto una cosa ‘di cui non si capisce il senso’ e, soprattutto, che abbia comunicato una cosa diversa da quella che intendevo comunicare.
    Buon proseguimento, non ‘intossicherò’ oltre queso bel posto. Inshallah

  27. luk75 scrive:
    settembre 1st, 2010 alle 13:25

    io penso che l’immagine dell’Italia abbia subito un’altra botta dopo questa orribile “pagliacciata”…

  28. pino scaccia scrive:
    settembre 1st, 2010 alle 13:29

    Il senso è chiarissimo. Non capisco invece gli obiettivi.

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