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Raccontare quelli che tornano dalla guerra

By pino scaccia | settembre 2, 2010

Alla 67.ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia lunedì prossimo, 6 settembre, sarà presentato fuori concorso per la sezione Controcampo Italiano il documentario “Ward 54″ di Monica Maggioni. Ward 54 è il braccio psichiatrico del Walter Reed, l’ospedale dei veterani di Washington D.C.

“Dopo anni passati a raccontare i soldati americani al fronte, ho cercato di capire cosa succede quando tornano a casa. Ho scoperto che per molti di loro gli incubi e le angosce della guerra sono ancora lì. Non solo. Vengono meno anche le certezze date dal vivere in branco. Spesso i ritorni sono storie di solitudine e impossibilitàdi trovare le parole per condividere quel che ti si è scavato dentro. E’ il viaggio in un incubo che è difficile capire per chi non c’è stato, non ha vissuto le stesse angosce, non ha guardato negli occhi lo stesso orrore. Questa è la storia di chi torna a casa e poi si perde”. Monica Maggioni Ward54

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Topics: iraq, reporter | 6 Comments »

6 risposte per “Raccontare quelli che tornano dalla guerra”

  1. ceglie scrive:
    settembre 3rd, 2010 alle 08:23

    Per Monica Maggioni, ottima giornalista, quel suo modo calmo di esporre i fatti, chiara come una sorgente di montagna. Per ward 54, deve essere tirribile morire nell’anima e restare vivi nella mente. “Quando si torna a casa, da una guerra, non si torna mai!” Ci sono morti che restano in terra straniera, altri che tornano con il corpo, ma restano appesi come la stampella vuota appesa alla finestra, senza uno straccio di abito da appendere.

  2. Lucio Gialloreti scrive:
    settembre 3rd, 2010 alle 09:54

    Dopo il poetico , bellissimo commento di Ceglie, resta poco o niente da dire,caro Pino. Una tua collega professionista del calibro della Maggioni non poteva non scandagliare cosa succede ai militari ,reduci da una delle tante guerre , ancorchè sia stata salva la vita!

  3. Laura scrive:
    settembre 3rd, 2010 alle 11:53

    Sì, la guerra ha distrutto tutto…c’è chi non è tornato, è rimasto lì in terra straniera senza una sepoltura, chi non è tornato a se stesso…è rimasto nell’orrore, nel dolore, nelle urla, nel sangue…in un vuoto opprimente nell’anima e nella mente, lasciandoli preda di quel che hanno vissuto,di quel che hanno subito e forse fatto subire…
    Soli a loro stessi, morti che vegetano in un limbo che sa di buio, di spari, attacchi ed odio senza senso…chiusi in un sussurro di morte, che lentamente li porterà via…dopo chi è già là…

    Laura.

  4. lorena scrive:
    settembre 3rd, 2010 alle 15:51

    alla fine della seconda guerra mondiale i manicomi italiani erano pieni dei cosidetti matti , gente che sia durante , sia dopo non ha retto lo strazio della guerra.
    Finirono in manicomio anche ragazzine sane solo per il fatto che le mamme erano lì, per timore di lasciarle per la strada nelle mani di strupatori , preferirono portarle con loro nell’inferno.
    Quando con la legge basaglia si cerco’ di mettere ordine allo scempio furono liberate diverse donne, ormai distrutte nella mente , che raccontavano il motivo del loro ricovero .

    Le guerre lasciano oltre ai morti , tanti dannati che non si sanno piu’ adattare ad una vita normale, oppure non sanno dimenticare l’orrore, sopravvivere alla paura è drammatico, e abbandonati al ritorno al loro destino, con un mondo fatto di alcoll, droga e fantasmi della mente , senza assistenza sanitaria , senza personale specializzato che possa seguirli a riaffrontare la vita , tanti giovani persi , forse la morte non è la punizione peggiore

  5. Antonietta scrive:
    settembre 30th, 2010 alle 07:04

    Gen.ma Monica, per me tu hai vinto l’OSCAR per la migliore tematica sbattuta VISIVAMENTE negli occhi, nella mente e nell’anima dei COMANDANTI. Speriamo che altri sappiano “vedere” e “cambiare le cose”.

  6. pino scaccia scrive:
    ottobre 2nd, 2010 alle 14:39

    In genere mi chiamano Pino ma fa niente: riferirò a Monica.

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