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Quando muore uno di noi

By pino scaccia | aprile 22, 2011

    

Quattro fotogiornalisti occidentali sono rimasti coinvolti nei combattimenti oggi a Misurata, due sono morti e altri due sono rimasti feriti. Le vittime sono Tim Hetherington e Chris Hondros, al fronte da pochi giorni per coprire l’assedio della città da parte delle forze leali a Gheddafi. I quattro reporter si trovavano in gruppo sulla Via Tripoli, la principale arteria di Misurata, la città a circa 200 chilometri ad est della capitale assediata da quasi due mesi dalle forze fedeli a Muammar Gheddafi. L’arteria è l’epicentro dei combattimenti fra governativi e insorti. Il gruppo sarebbe stato raggiunto da un colpo di mortaio. I feriti, secondo testimoni nell’ospedale di Misurata, sono gli inglesi Michael Brown e Guy Martin. I due reporter sono nomi molto conosciuti nell’ambiente del reportage forogiornalistico, entrambi più volte vincitori di importanti riconoscimenti internazionali. Hetherington, 41 anni di Liverpool, era anche il coautore di un documentario sulla vita di un plotone di soldati Usa in Afghanistan, “Restrepo”, nominato per l’Oscar quest’anno come miglior documentario. Il film era basato sull’esperienza sul campo di Hetherington che per Vanity Fair aveva vissuto con la squadra di militari incaricati di difendere una collina intitolata a un medico militare americano, Juan Restrepo, ucciso in battaglia. Nel 2007 aveva vinto il Word Press Photo con l’immagine di un soldato americano che si copriva il volto dopo un giorno di battaglia. Nel suo ultimo tweet, ieri alle 12,46, scriveva: “Nella città assediata di Misurata. Bombardamenti indiscriminati delle forze di Gheddafi. Nessun segno della Nato”. Chris Hondros, 41 anni di New York, è stato nominato finalista per il Pulitzer nel 2004 nella categoria Breaking News. Nel 2005 si era aggiudicato il premio Robert Capa, il più prestigioso riconoscimento di fotogiornalismo. Lavorava per Getty Images.

Ho visto con commozione le foto di Chris, che non conoscevo (la foto sopra è sua). Ci sono tanti bambini, come capita a chiunque di noi frequentando il mondo difficile. Abbiamo percorso, non insieme, le stesse strade: Iraq, Afghanistan, Nigeria, Albania fino alla Libia. Non ci siamo mai incontrati, ma è stato solo un caso. Quando muore uno di noi

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Topics: libia, reporter | 1 Comment »

Una risposta per “Quando muore uno di noi”

  1. Giovanni Farzati scrive:
    aprile 23rd, 2011 alle 21:00

    corriere è uguale correre, si, correre come i pazzi, scattare, sperare di vendere le foto, vita durissima quando i proiettili sibilano e la morte ti accarezza. delle volte la bastarda non ti accarezza, incazzta ti da un pugno e sei nell’altra lista, quella dei morti, facce spesso sconosciute che dopo diventano familiari al mondo comodo, intanto loro ci hanno rimesso la pelle..che schifo di mondo, reporter, siamo noi, un saluto a loro, guardare una stella nel cielo e dire, siete nel nostro cuore.

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