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Quel quartiere di Islamabad pieno di gente allegra

By pino scaccia | maggio 4, 2011

L’ultima volta sono stato a Islamabad nel 2005, per il terremoto. Ma l’avevo conosciuta quattro anni prima, unica porta (in quel momento, subito dopo i talebani) per raggiungere Kabul. Strana città, dove per trovare la gente devi andare fuori, in un quartiere che si chiama Rawalpindi. Sapete dov’è? Attaccato ad Abbottabad dov’era la cittadella dell’inafferabile (?) Osama bin Laden. Mi pare curioso riproporre la mia “scoperta” di allora. Per capire magari che posto è.

(…) Andando qualche ora dopo, frastornati dal fuso, negli uffici delle Nazioni Unite per prenotare l’aereo di domani per Kabul, in realtà scopriamo che il deserto è interrotto, oltre che dai palazzi del potere, anche da qualche variopinto e sgangherato centro commerciale. Ma ancora mi manca Islamabad. Ho cambiato tassista. Provo con quest’altro: ma la città, voglio dire la gente dov’è? Mi risponde pronto: “Ci vuole un’ora di tempo, tanta pazienza per il traffico e mille rupie e ti ci porto”. Rinuncio a recuperare quelle quattro ore di sonno che mi mancano e accetto. E così conosco Rawalpindi. Un posto vivo, vivace, pieno di gente sicuramente senza molte cose ma che corre e sorride, che si saluta, mangia per strada in localini curiosi, dove ci sono bambini che gridano e commercianti che urlano. Vedo case emozionanti: vecchissime e struggenti, belle. C’è fango e puzza, ma in qualche maniera allegria. Per inciso, non c’è neppure l’ombra di un occidentale. Penso, a voce alta: finalmente ho conosciuto Islamabad. Il tassista mi guarda strano. “Ma questa non è Islamabad, è Rawalpindi. Qui abita la gente. A Islamabad ci sono solo palazzi”. Ho troppo sonno per capire. Mi sento un pizzico d’angoscia dentro: e se non trovassi neppure Kabul? Islamabad (Pakistan), dicembre 2001

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Topics: terrorismo | 1 Comment »

Una risposta per “Quel quartiere di Islamabad pieno di gente allegra”

  1. Giovanni Farzati scrive:
    maggio 4th, 2011 alle 22:35

    Aumenta la stanchezza, aumentano le domande che circolano nella testa; dov è la mia casa, la mia poltrona, il caffè, i libri, la musica che ti rilassa.

    Islamabad, ansia del viaggiatore a caccia di notizie, erba fresca per gli affamati media; una città spettrale, il vuoto, il perdersi, il non capire.

    C’è la possibilità di fare un buon servizio e poi filare a casa, coraggio, ci vuole coraggio a raccontare e a rimpire di parole un foglio bianco.

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