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Una volta si diceva: brancolano nel buio

By pino scaccia | maggio 22, 2012

E alla fine cosa resta? Praticamente niente, o quasi niente. Le mille piste sull’attentato di Brindisi mano mano si assottigliano, addirittura le procure interessate litigano fra di loro, mentre la stampa stavolta non sta facendo una bella figura fra gaffes e mosse azzardate, come quella di riprendere la casa di un sospettato poi rivelatosi innocente in un’atmosfera allucinante, da linciaggio. Ognuno s’inventa un’ipotesi, si raccolgono i pareri anche di attori e cantanti (!) mentre un conduttore tv insiste sulla tecnica irakena confondendola con quella afghana. Nessuno naturalmente ha certezze e si propende per un nuovo “unabomber”, personalmente continuerei a non escludere la mano della mafia locale anche se sembra paradossale. Si dice: non hanno interesse ad attirare l’attenzione. Ma la SCU (sacra corona unita) è un’organizzazione criminale fuori dagli schemi. Intanto è nata proprio a Mesagne negli anni ’70. Non conosce regole e sta trasformando da tempo la zona in una sorta di guerriglia mediorientale, con molte azioni bombarole. Oltre all’attentato al presidente del comitato antiracket, non vanno sottovalutati altri segnali sempre a Mesagne: fucilate contro una palestra che non pagava il pizzo e le auto incendiate a due poliziotti impegnati guarda caso sul fronte antiusura. Naturalmente non va dimenticata la coincidenza con la marcia della legalità proprio nel giorno della tentata strage alla scuola. Certo, in genere usano la dinamite, non le bombole di gas, ma anche su questo ci sono molti dubbi. Dubbi, troppi.

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Topics: mafie, terrorismo | No Comments »

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