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Terremoti

By pino scaccia | maggio 30, 2012

Il terremoto l’ho conosciuto, senza alcun piacere, nel 1971. Stavo “in” Ancona, cominciavo a fare il giornalista ma soprattutto sono stato colpito da cittadino. La casa in piazza Roma lesionata, la vita in tenda a via Giordano Bruno, sfollato per mesi a Jesi. Eppure bisognava continuare a lavorare: mesi di scosse, un paio di botte terrificanti, le notti di paura in tipografia pur di far uscire il giornale, “Corriere Adriatico”. Brutta cosa il terremoto, impari subito che non è tanto pericolosa l’intensità quanto la durata e quando allora ti trema tutto intorno speri solo che finisca. Da allora ne ho vissuti molti altri come reporter (per il Tg1), anche all’estero. Almeno tre: a San Francisco, in Pakistan e in Iran, a Bam città d’arte, completamente rasa al suolo. E qui allora impari a stare vicino alla gente colpita, ma puoi solo intuirne il dolore. Il più lungo che ho seguito in Italia è stato quello di Colfiorito, insomma quello a metà tra le Marche e l’Umbria. Sarebbe troppo lungo elencare tutti i ricordi, ma sicuramente incancellabile è la paura più grande, a Cesi quando mi crollavano le case davanti e sentivo il terreno franarmi sotto i piedi, indifeso contro la natura. Non posso dimenticare però anche la straordinaria umanità delle donne che facevano la sfoja per i poveri fjoli, come se niente fosse. Le case di latta, come chiamavo i container, le tre scosse in diretta, una allo stadio di Gualdo Tadino quando sembrava finita, le ferite profonde di Nocera Umbra e Serravalle, le scene più strazianti e quelle più commoventi, quando si cerca di tornare nella casa che non c’è più per recuperare almeno i ricordi. Poi San Giuliano, con quelle piccole bare bianche e la rabbia per colpe forse non naturali. Come sempre, anche in questi giorni: le vittime in quei capannoni che non dovevano crollare. L’ultimo terremoto è stato quello dell’Aquila. Appena sceso dall’aereo dal paradiso del Brasile mi sono ritrovato un’ora dopo nell’inferno. Ci sono stato un mese di seguito, condividendo con il popolo abruzzese tutti i disagi e tutte le paure. Con la differenza però che a me il terremoto non ha tolto niente, a loro ha tolto tutto. Adesso il mio cuore naturalmente sta in Emilia.

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Topics: disastri | 1 Comment »

Una risposta per “Terremoti”

  1. ceglieterrestre scrive:
    giugno 1st, 2012 alle 09:18

    Ciao Gabbia’, nun li conto più da quanti teremòti me so sarvata.
    Er più forte che me ce so trovata drénto quelo de la Turchia, ce so stati orte 3000 morti. Quanno il 6 settembre 1975 so arivata Diyarbakir stracca me so oddormita drénto la machina sotto ‘n arbero. Ner sonno fonno me sentivo donnola me credevo d’inzognà che me trovavo su ‘n treno che derajava.
    Quanno la stracchezza è forte e crolli nun te regoli indove te trovi, te po puro cadè er Culisèo su la capoccia che nun te sveji.
    Quanno ho riaperto l’occhi solo porvere, er paese ‘n macèllo, fu er fraggèllo de Domminiddio pe quer poro paese.

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