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Quel piccolo uomo di Battisti

By pino scaccia | marzo 5, 2015

bra bisSul Manifesto, a proposito dell’espulsione dal Brasile del terrorista Cesare Battisti, Andrea Colombo scrive: “Quel che rende assurda l’ossessione italiana per l’ex detenuto diventato scrittore di successo è l’assenza di qualsiasi pericolosità sociale. Battisti ha cambiato vita, ha pagato i suoi crimini con anni di galera e con una vita spesa a fuggire da un Paese all’altro. Potrebbe bastare. Dovrebbe bastare”. Gli risponde prontamente Antonio Padellaro su Il Fatto: “Il problema è che su Battisti pende non “un’assurda ossessione”, bensì una condanna definitiva all’ergastolo per quattro omicidi”. Intanto, chiariamo: Battisti è uno scrittore assolutamente mediocre che tra l’altro è talmente ingenuo da fare ammissioni di colpevolezza anche sulla sua vita romanzata. Sono stato anni (insieme a Enrico Bellano) a inseguirlo in Brasile, ho seguito per notti intere le schermaglie noiosissime al Tribunal Federal, sono anche riuscito ad entrare in carcere e a visitare la sua cella, ma lui è sempre scappato, preferendo affidare le memorie ai giornali locali che non conoscono la sua storia e si bevono tutte le fandonie. Come per esempio quando scrive all’allora presidente Napolitano lamentandosi di non essere mai stato giudicato “seriamente” da un tribunale italiano. Gli rispondo qui per ricordare chi è questo ladruncolo diventato sanguinario rivoluzionario, senza mai essersi pentito nè chiedere perdono, ma soprattutto per rispetto alla storia e alle vittime. Nessuna “ossessione”, solo senso di giustiza.

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